Il tuo amore è così… toccante

Guardami,
guardami gettarmi a capofitto nel tuo abbraccio
agognare per sentire la stretta della mano
chela
cinghia del padrone
sul mio collo, intorno alla mia faccia
sono io che mi inginocchio, che prego e smuovo
un respiro profondo, di virtù nascosta,
sfacciata proposta.
Sentimi,
sentimi sul tuo corpo mentre mi piego,
come un stelo in una burrasca secca,
sbuffando e inspirando momenti di paura
lordura
che mi sporcano le narici, il gusto torbido
nel retro della bocca, sulla punta della lingua.
Ascoltami,
ascoltami mentre grido, mentre sibilo
mentre rinchiudo parole in sacchetti di plastica
gettandoli dalla finestra coprendomi gli occhi
come un Capodanno andato male,
senza i vestiti rossi, senza gli strass neri,
solo con collane viola, anelli purpurei.
Gustami,
gustami mentre verso lacrime amare,
in tazzine da caffé, in bicchieri fluté,
raccogliendo gemme di sale sulla punta delle dita
spalmandoli sulla pelle che tu adori
divori
cancellando anonimi grigiori
per costellazioni di viole su lisci declivi.
Secondo te sono io che ti corro incontro,
che mi infrango sul tuo corpo,
e dalla penombra tutto sembra avere un profilo
greco
neoclassico
probabilmente tardo-gotico,
imperioso, borioso, vanesio.
Nonostante il silenzio, so che non sei un uomo.

Allora, all’alba, mi chiedo:
ma come fai a guardarti allo specchio
e non soffocarti nel tuo stesso vomito?

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26 Replies to “Il tuo amore è così… toccante”

    1. Sfortunatamente non è un bel racconto, bello nel senso piacevole. Questo è un racconto di cattiveria.
      Ma sono contento che ti piaccia, che stimoli… che susciti emozioni (posso chiederti cosa?)

      🙂

  1. Esattamente, il bello non sempre sta nel “piacevole”. E’ un racconto di cattiveria che rende molto bene l’idea, e lascia passare le sensazioni, ecco perchè lo adoro, perchè parla al corpo e ai brividi. Difficile dare un nome o forse riconoscere le precise emozioni. Vedo colori e sento dolori, ho tolto un po’ di filtri in questo periodo e sulla pelle i segni restano impressi meglio …

    1. Bene Claire! Direi che ho preso al 100% allora.
      Sono sensazioni, stravolte, quelle che cerco di trasmettere. I brividi. Lo sporco. Il brutto ed il marcio.
      E l’insensato. Ecco perchè c’è il cambio di prospettiva, la domanda, l’errore di pensiero…

  2. Allora. Io l’ho letta più volte. Probabilmente la sensazione che ho avuto è sbagliata e probabilmente (anzi sicuramente) leggendo mi son fatta influenzare da varie “vicissitudini” che riguardano un passato ormai abbastanza lontano. Ma mi sono immaginata che il soggetto, l’IO della tua composizione, fosse una donna e che le “immagini” che hai descritto fossero, come dire, molto concrete. Non so se mi sono spiegata, ma non riesco ad essere più esplicita di cosi’.

    🙂

    1. No, non hai avuto nessuna impressione sbagliata. Hai letto bene sia il fatto che l’IO narrante non sono io (cioè lo scrittore), le immagini sono concrete (ovviamente, terrei a sottolineare, non sono io il protagonista attivo o passivo… riporto, come un giornale, un megafono che vuole dare voce).
      Ti sei spiegata benissimo perciò… mi sa che sono stato molto esplicito questa volta. Non credevo, ma penso di sì.

      1. No che non sbagli. Bisognerebbe sempre alzare la voce, invece di giustificare, di cercare di trovare una spiegazione quando non c’è e di far passare il tempo come se il tutto passasse alla scomparsa del livido.
        Quindi, sempre alzare la voce.
        Bravo Zeus 🙂

  3. Ho scoperto il trucco, ormai. Stavolta parto preparata: ti leggo a voce alta, gusto ogni singola parola mentre rotola sulla lingua, mentre scorre in gola. Mi ci butto, nelle tue frasi, direttamente di pancia, di petto (come si diceva la volta scorsa).
    Descrivi emozioni in un modo che mi toglie il respiro, che mi dà i brividi. Felice che tu stia indagando la tua vena poetica. Felice che non si tratti di “rosei” versi su cieli e fiorellini, ma sofferenti e dolorose parole. È qualcosa che ti avvicina alla parte più scura e nascosta di me.

    1. Ehehe… già, quello che scrivo, di cerebrale, non ha molto. Mai. O, forse, non sempre. Sicuro non in questo caso. Sto provando vie che mi erano sconosciute, che non ho mai sondato… scopro modalità di comunicazione.
      Ahahahaha, no, niente fiori e uccellini per me… eheheh… io sono più trucido. Anche se, in questo caso, c’è sofferenza e ribrezzo. Non c’è assolutamente “amore” come dice il titolo… eheh.
      La parte oscura (mia) ce l’ho ben presente 🙂

      1. Continua, continua a sondare, sei in un buon terreno 🙂
        Sì, stavolta sei stato piuttosto chiaro: la cattiveria, il disgusto, la violenza, l’assenza d’amore si percepiscono molto bene. Non è fraintendibile.

  4. Nice. Nice.
    Peccato per le emozioni tristi. Però le ultime parole sono stupende, perché hai scritto vomito.
    Scherzi a parte, ti capisco. Potrei solo dirti che tu sei Zeus, il dio del rutto, quindi puoi colpire con i tuoi fulmini chi vuoi!
    Ma non sarebbe onesto. Meglio urlare, sfogarsi con amici, scrivere per liberarsi del peso e lapidare qualcuno.

    1. Guarda Tiols, ti ringrazio per i complimenti.
      Il fatto è che non sono io il protagonista (né attivo, né passivo, né fortunello… se ti ricordi quella splendida vignetta con i cervi sul web… ehehehe). Io mi pongo come una sorta di megafono, un cinegiornale di ciò che ho sentito/letto… perciò è un reportage crudo.
      In questo post non c’è amore (ma, come fai te, l’uso dei tag ha la sua funzionalità nel proseguire il racconto), contrariamente a quanto c’è scritto nel titolo…

      1. Ah, ok. Allora la compassione nei tuoi confronti svanisce come krapfen gratis davanti a golosi ciccioni.
        Ciò nonostante, un ottimo reportage. Mi hai colpito.
        Di striscio però, sennò non ero qua a raccontarlo!

      2. Cazzo, no, volevo la compassione io… ahahahah. Ed i krapfen sono bbboni. Altrocheppalle. Comunque, da te, mi aspettavo piuttosto un “come tette in un campo nudisti”… cosa simile eheheheheh.

        Grazie Tiols, a volte, e mi va di culo, ci riesco anche a buttarli giù decentemente.

      3. Togli pure “a volte” e metti “spesso e volentieri”.
        E non ti va di culo. Non è questione di fortuna, ma di tette (mi rifaccio per i krapfen).

      4. Guarda che poi, ai complimenti, replico con i denti esposti ahahahahah.
        Direi, è sempre questione di tette (mi sembrava strano che non le nominassi…)

  5. è un orrore che suscita emozioni, questo tuo scritto.
    Ma non è sbagliato provare sentimenti, anche davanti agli eventi più cruenti e assurdi,a nzi.
    Dimostra umanità. Semplicemente umanità E non è poco.
    Complimenti a te, per queste bellissime parole.
    Un abbraccio,
    Ila.

Si!?

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