Thy Kingdom

Se le tue mani giunte fossero dei cavi d’acciaio
la tensione che passa dal mio sguardo al tuo
creerebbe un ponte elettromagnetico
tale da accendere il gesto spento con cui getti i tuoi occhi nei miei.
Sulle mani distese a ponte,
fra lo spazio che separa il tuo respiro affannoso
dal mio intonso silenzio,
si vedranno segni di croci impresse nella pelle
calde come appena stampate, fredde come un ricordo lasciato fuori dalla porta
e se le seguirai al lume di quella candela
che sussulta ogni volta che una stella muore
che muore appena chiudi gli occhi
noterai che sono una mappa che porta dalle tue parole
fino al mio diaframma
condensando istanti in fredde spine da appuntare sul bavero
della giacca che indossavi nelle giornate d’inverno.
Con quella corona che pende obliqua, spaccando il meridiano del tuo viso
lasciando denti come scogliere di Dover su un lato
e i rimorsi intrappolati fra battiti di ciglia dall’altro
saluti i fiori che nascono e li uccidi il momento dopo;
mentre la mia corona, con quelle usurate spine brune,
che mordono fameliche la pelle,
tratteggia linee di demarcazione rossastre,
come lingue di cotone rosso che scendono
tuffandosi nei pori della pelle, nel concavo del collo,
nell’attaccatura delle spalle, sempre più giù per la schiena
come il mantello che mi hanno regalato quando sono passato
gettando rami di palma unti nell’olio d’oliva.
Se le mie mani strette fossero cavi d’acciaio
non sarebbero tanto forti quanto le parole dette quando stai fuggendo
e scritte su un vetro coperto di condensa mattutina,
cancellate dalla manica svolazzante di un bambino distratto.
Se fosse il Mio Regno, costruirei un muro alto
dove non si possa vedere dentro se non bussando sullo stipite della porta,
se fosse il Tuo Regno, costruirei un muro alto
dove non ti si potrebbe vedere se non bussando sullo stipite della porta.

Ho solo dimenticato dove ho messo la pietra d’angolo,
per questo motivo mi trovi seduto sul tronco d’albero
a guardarti mentre congiungi le mani cercando di fermare un raggio di luna.

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15 Replies to “Thy Kingdom”

  1. Ecco, mio Signore, sono contenta che tu sia tornato. Senti che pacatezza in questa frase facilona e banalotta?
    Mi riesce difficile oggi discernermi e discernere l’esterno. Mi sembra tu abbia scritto la “cosa” migliore ch’io ti abbia mai letto. Recupero un cervello che devo aver lasciato infilato sotto i cuscini del divano, recupero il lumino della ragione che, in realtà, non mi abbandona mai. E mi sembra che, sì, sia meravigliosa.
    Che sia stata l’interruzione o i mutamenti (piacevoli o purtroppo spiacevoli) dell’essere, il frutto partorito è dolce e succoso.
    L’ho innaffiato di lacrime, ma sembra che oggi non possa essere altrimenti. Magari, in qualche modo, esalteranno la luminescenza delle tue parole.
    Mi piacerebbe commentarti alcune frasi, proprio nel dettaglio, ma verrei fuori io in quei commenti e invece queste parole devono essere tutte tue.

    1. Regina, ti ringrazio molto dei complimenti. Sentire che, dopo moltissimi scritti, sono riuscito a superarmi ancora, ad avanzare nel mio processo di “crescita” come mestierante delle parole è qualcosa che mi rende orgoglioso.
      Se acquistano luminescenza, cara Tilla, è soprattutto merito di quelle lacrime fidati… le mie parole hanno sempre il retrogusto strano, come quando mangi un frutto e, sul retro della lingua, senti l’amaro e non sai se è il frutto o il marcio. Ecco. Le mie parole sono così, anche quando sono luminose, sono oscure nello stesso tempo.
      Se vuoi commentare, come ben sai, c’è l’altrove.

  2. Oh, tutto ciò è meraviglioso. Usi le parole in modo estremamente evocativo, ti circondano. E’ un po’ come viverle in prima persona, quelle emozioni, sensazioni, immagini.

    (contenta del tuo ritorno).

  3. Lo leggo. Non ha senso, non capisco. Lo rileggo, niente da fare, non ci arrivo, non di testa. Ci riprovo, di petto, e allora sì… Ecco il frutto, ecco l’amaro in fondo alla lingua…

    1. Ah sì, razionalmente non ci si capisce un’acca di quello che scrivo. Non ha senso logico (almeno apparente, forse solo per me…). Ma con “la pancia” o di petto, come dici te, allora qualcosa, forse, lo dice… si nascondono queste parole, queste immagini… dannate loro.

Si!?

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