School of Rock – Black Sabbath (The Middle Era)

Per chi si fosse perso le precedenti puntate di School Of Rock, può cliccare sui link qua appresso ed andare a visitare gli articoli che hanno preceduto: The Ozzy Era e The Dio Era

I Black Sabbath sono una creatura quasi immortale. Iommi (ed in misura minore anche Geezer, il più fido fra i compari di Iommi) è passato attraverso le mode ed i decenni, portando avanti la sua idea di musica e di band. I Black Sabbath, nel periodo fra l’uscita di Dio all’entrata di Tony Martin nella band, passano un momento di sbandamento fisiologico condito, ovviamente, da litigi, abbandoni, cambi di line-up e chi più ne ha più ne metta.
La confusione maggiore, almeno per i fan, fu nel 1983 quando uscì l’album Born Again. A parte una copertina inguardabile (forte sì, ma non ha un minimo di gusto neanche a pagarla), la line-up vede l’entrata, alla voce, del cantante meno probabile nella storia dei Black Sabbath: Ian Gillan. Chi è Ian Gillan? L’ex cantante (a quel tempo) dei  “rivali” Deep Purple. Ian Gillan porta in dote la sua ugola d’acciaio, un’esperienza ed una presenza scenica invidiabile ma ha un look distante anni luce da quello dei Sabbath, tutto basato su vestiti in pelle e nero in abbondanza. Gillan è un rocker vecchio stile, un tipo da jeans e magliette, un tipo da Deep Purple, per la precisione. Le cronache ed i diretti interessati hanno confermato, in diverse interviste, che la comunione di intenti fra Ian ed i Sabbath è avvenuta in seguito ad una sbronza colossale (e, ovvio, per soldi). Una volta ripresi, i quattro musicisti si sono ritrovati costretti in questo progetto che, a conti fatti, nessuno voleva realmente. La formazione vede un rientro importante: Bill Ward dietro le pelli. Il batterista inglese, però, si limita a registrare il disco in studio, ma lascia l’incombenza del tour a Bev Bevan (ex Electric Light Orchestra). Come si può definire Born Again? Registrato male, il basso sembra esplodere nelle casse rispetto a tutti gli altri strumenti e la chitarra è quanto di più distorto e corrosivo si sia mai sentito nelle corde di Iommi, e abbastanza altalenante come qualità complessiva. Ci sono dei buoni brani (Zero The Hero, Disturbing The Priest, Thrashed, la title track…) ma il resto non è sempre della qualità eccelsa che ci si potrebbe aspettare da questo super-gruppo. La voce di Gillan è una sirena che percorre le canzoni e si amalgama a stento con le tonalità doom della band, per quanto tutti ci mettano del proprio per rendere il prodotto quantomeno decente. Nonostante la comunione difficile, Disturbing The Priest è una delle canzoni più oscure e disturbanti dai tempi di Ozzy Osbourne.
La collaborazione viene protratta anche nell’ampio tour a supporto del disco, cosa che avrebbero abortito immediatamente se avessero saputo in anticipo i risultati. Gillan è un corpo estraneo e lo sanno tutti, fan e band compresa. I problemi, però, non si limitano solo a questo particolare: Ian non conosceva i testi delle canzoni degli anni precedenti (con conseguente tappezzamento del palco con i fogli con le lyrics). A questo si aggiunge anche un elemento esterno: i Sabbath si portavano una scenografia (Stonehenge) talmente grande da non lasciare spazio ai musicisti e quando lo Stonehenge si muoveva, andava a coprire i testi sul pavimento costringendo Gillan a rincorrerli per il palco (stesso discorso anche per il ghiaccio secco scenico che copriva le lyrics sul pavimento). Le figure pessime della band si sommano nel corso del tour (pur se, ovviamente, intervallate anche da buone prestazioni). La summa delle “eresie” è avvenuta quando Gillan pretese, logicamente, di cantare Smoke On The Water dei “suoi” Deep Purple con i Black Sabbath. La canzone, con l’immortale riff hard rock che la fonda, esce dagli amplificatore triturata da distorsioni terrificanti e sottoposta ad un processo di Sabbath-izzazione da renderla quasi doom. Il misfatto è servito. Andate in pace.
Finito il tormento del tour con l’ex cantante dei Deep Purple (che rientrerà subito dopo alla casa madre), Iommi deve affrontare una nuova rivoluzione nei Sabbath.
I cantanti continuano a susseguirsi con una frequenza incredibile (nell’arco di un biennio, dal 1984 data di chiusura del tour con Ian al 1986 data di pubblicazione del nuovo disco della band, ne sono passati ben quattro!) e, dall’estate del 1984, Iommi deve affrontare anche l’abbandono del fido Geezer Butler, il quale si dichiara stufo della situazione e lascia la band. Dopo il tour con Bev Bevan, i Black Sabbath vedono rientrare, per l’ennesima volta ormai, Bill Ward. Il batterista inglese, abbastanza sobrio, vista la situazione disastrata del gruppo e non riconoscendo più i Black Sabbath, lascia la band. Questa volta per un lungo periodo di tempo.
Iommi si ritrova da solo a gestire tutta la situazione, con il dilemma se condannare a morte i suoi Black Sabbath o meno. Il chitarrista decide di mettersi a lavorare sul suo primo disco solista, convocando dei musicisti ad hoc per l’occasione. La band che contorna il baffuto chitarrista è composta da Glenn “The Voice of Rock” Hughes (ex Deep Purple anche lui) alla voce, Dave Spitz al basso, Eric Singer alla batteria e Geoff Nicholls alle tastiere (l’unico proveniente dal periodo Heaven and Hell).
La casa discografica fa pressioni su Iommi per far uscire il disco, inteso come LP solista, come prodotto dai Black Sabbath. Tony Iommi non ne è soddisfatto e fa pubblicare il disco con la scritta: Black Sabbath feat. Tony Iommi. L’album, pubblicato nel 1986, verrà intitolato Seventh Star.
Seventh Star presenta il solo Iommi in copertina ed è scritto interamente dal chitarrista stesso (lyrics e musiche). Il periodo tormentato si riflette nei testi che, pur andando a parlare di Egitto, di fede, di molti temi a lui cari in maniera astratta, tradiscono uno sconforto ed un tormento incredibile.
La voce di Hughes è buona, ma non raggiunge gli apici a cui ci aveva abituato nei Deep Purple (come nel disco Burn), ed anche la band, pur essendo professionale e preparata, registra un disco buono ma non in linea con gli standard sabbathiani. Questo è il motivo, anche, per cui Iommi voleva distanziare Seventh Star dalla discografia dei Black Sabbath. Questo è un disco diverso.
La band si mette on the road per la promozione del disco ma, dopo appena cinque date, Glenn Hughes viene licenziato in tronco da Iommi. Le condizioni di The Voice Of Rock sono pietose e non riesce ad essere un performer degno di tale nome a causa di una pesante dipendenza da cocaina. A questa condizione debilitante si aggiunge anche il problema di voce che lo perseguita, acuito anche da una rissa/malattia incorsa nel corso del tour.
Iommi, per completare la serie di concerti, pesca la carta Ray Gillen. Il cantante fa il suo lavoro in maniera dignitosa e viene confermato anche per la registrazione del disco successivo a firma Black Sabbath: The Eternal Idol.
Ma questa, cari miei, è un’altra storia.

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4 pensieri su “School of Rock – Black Sabbath (The Middle Era)

    1. Grazie mille Topper. Non lo so… a volte ci penso (e ti posso assicurare che l’ho scritto uno sui Sabbath… ma è scritto talmente male che mi vergogno di rileggerlo).
      Solo che sono più da cento metri piani che da maratona… se mi passi la metafora… eheheh

      1. Sì, ti capisco. Diciamo che sei più da 400 o 800 metri fatti bene. Per la maratona ci vuole molto allenamento solo per arrivare al traguardo. Il talento però c’è.

      2. Ecco, esatto. Dovrei provare a scrivere il tutto a blocchi, che è una buona idea… ma secondo me perde di coesione.
        Sono sicuro che son seghe mentali mie eh! 😀 eheh

Si!?

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