Tony Iommi – Iron Man

Tony Iommi – Iron Man

Chi non conosce Tony Iommi alzi la mano! Ecco, ne vedo alcuni laggiù in fondo… un paio anche dietro a quel signore distinto… e diversi in quell’angolo dietro la colonna. Bene, abbassatela pure e andate fuori dall’aula. Grazie.
Per chi ha idea di chi sia Tony Iommi non c’è bisogno di spiegazioni eccelse: una vita dedicata alla musica ed ai suoi Black Sabbath. La storia narrata in Iron Man va a ripercorrere tutto il passato del grande Riffmaster soffermandosi sugli episodi della giovinezza, sull’incidente in fabbrica che gli ha cambiato per sempre la vita (la perdita di alcune falangi delle dita della mano destra e da questo episodio la nascita del suono peculiare della sua chitarra e della sua band), i gruppi che l’hanno visto protagonista (Earth, Mitology etc) e, infine, l’incontro che ha cambiato la storia della musica.
Qual’è questo incontro? Semplice, quello che ha unito a Tony Iommi i musicisti che hanno formato (e formano!), insieme a lui, il nucleo originale dei Black Sabbath: Terence “Geezer” Butler, Michael “Ozzy” Osbourne e William “Bill” Ward.
Tutto il percorso musicale che ha visto i quattro dagli esordi come Earth, alla nascita del “mostro” musicale Black Sabbath allo split del 1979 sono ben documentati da innumerevoli libri, ma il punto di vista del nostromo di questo enorme Juggernaut musicale è fondamentale per capire meglio le dinamiche della band.
Il passaggio dal suono blues/jazzy degli esordi al doom marcato di Master of Reality, dalla sperimentazione di Sabbath Bloody Sabbath ai problemi che hanno incominciato a funestare le attività della band da Sabotage in avanti sono esaminati con un piglio accurato ma non scevro di un umorismo ed ironia ben calibrata. Iommi si sofferma anche sullo split con Ozzy Osbourne dopo il deludente (nota dell’autore: questa è un’opinione del tutto personale!!) Never Say Die! e gli enormi problemi di droga (e alcool) di Ozzy e della band stessa.
Da questo punto in avanti il libro diventa un faro su un periodo più oscuro nella vita della band. Se il decennio con Ozzy è ampiamente conosciuto, gli anni che portano dall’incontro con Ronnie James Dio all’ultimo disco con Tony Martin sono stati descritti molto meno.
Iommi non si risparmia nei commenti sui frontman che hanno seguito all’eccentrico Ozzy e così si può vedere il suo commento su R.J.Dio (fa sempre sorridere sapere che Heaven and Hell era pensato come disco per Ozzy…), sulla partnership sfortunata con Ian Gillan dei “rivali” Deep Purple e con il debilitato Glenn Hughes e, infine, la collaborazione plurima con Tony Martin (uno dei più presenti dietro al microfono dopo Ozzy stesso). Tony Martin viene massacrato ampiamente nella biografia del mainman dei Sabbath, ma è innegabile che, nonostante i giudizi non proprio lusinghieri (a posteriori), sia stato sempre in grado di fare il suo lavoro con professionalità (a parte in Forbidden… ma è il disco stesso che è pessimo). Ci sono anche spunti sulle Reunion con Ozzy ed i mancati accordi per un nuovo disco con il Madman (che, alla fine, è uscito nel 2013… il primo in formazione quasi completa dal 1979). Vorrei sottolineare che c’è anche un’ampia parte di racconto dedicato a Ronnie James Dio e alla sua battaglia contro il cancro che l’ha portato via dai palchi e dalla musica in generale il 16 maggio di quattro anni fa.
Fortunatamente Iommi è abbastanza scaltro da raccontare le sue impressioni con abbastanza oggettività da rendere il racconto credibile e, nello stesso tempo, con sufficiente ironia (ed autoironia) da renderlo piacevole e leggibile. Non se ne può più di libri di pomposi ed irrealistici. Preferisco l’approccio più autoironico e leggero se devo scegliere, soprattutto se mi fa vedere gli errori della presunta rockstar.
Tony, oltre a passare in rassegna la sua vita musicale, traccia anche dei profondi solchi nella sua vita personale: le sue relazioni, sua moglie, la sua battaglia con una dipendenza da alcool e cocaina che si è protratta fino a non tanti anni fa e, soprattutto, la notizia che ha sconvolto il suo mondo. La scoperta di avere un tumore e la battaglia fatta per sopravvivere e continuare a produrre musica (eccellente, fra l’altro).
Il libro, Iron Man, è piacevole da leggere, critico e leggero nello stesso tempo e non ambisce ad essere il ritratto dell’oggettività proprio perché è una biografia di un musicista che non deve provare niente in ambito musicale. Si sa cosa ha fatto e non gli serve l’auto-celebrazione per condire una vita scialba. Iommi è Iommi, punto.
Ci sono molte curiosità e spunti di riflessione e, mi sento di confermarlo, questo libro andrebbe acquistato in coppia con quello scritto da Ozzy Osbourne (I Am Ozzy). Secondo me questi due libri, messi insieme, lanciano uno sguardo su uno dei gruppi più influenti al mondo e, sempre, con una dose di humour, e simpatia, contagiosa.
A mio parere questo è un libro da acquistare, anche solo perché il Riffmaster ha creato qualcosa di immortale con la sua sei corde.
E di questo fatto io non posso che essergli enormemente grato.

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37 Replies to “Tony Iommi – Iron Man”

  1. L’ho letto mesi fa subito dopo aver letto quello di Ozzy. Due libri che possono sembrare identici, visto che ripercorrono quasi le stesse vicende, ma in realtà diversissimi: ironico, dissacrante e quasi surreale quello di Ozzy; più intimo, riflessivo e molto “tecnico” quello di Tony. Due vere perle per gli amanti dell’heavy metal e di tutte le storie che lo circondano!
    Ottimo consiglio, bravo! 😉
    Buona settimana,
    un bacio,
    Ila.

    1. Io ho letto entrambi i libri un anno fa, circa… solo oggi ho fatto la recensione, non chiedermi perché del ritardo.
      Sono entrambi fondamentali, hai ragione. E mi piace come li hai descritti, anche se non tirerei via l’ironia di Iommi… il suo umorismo è più fine, ma è sempre presente. Ozzy è più caciarone!
      Buona settimana anche a te Ila 🙂

  2. Questa è la recensione che tocca a me e ovviamente sono in ritardo.
    Probabilmente dovrei uscire dall’aula, ma io me ne fotto e resto qui.
    Anche perchè non ho capito che c’entra Iron Man… forse devo rileggere.

    1. Tilla, Tilla… Tilla, Tilla…
      Oh Tilla…
      Tilla…

      Entrata in ritardo in aula e non mi sei pronta?! Devo fare questo benedetto corso di recupero? Iron Man è una canzone dei Black Sabbath Tilla O Tilla. Una traccia dall’album Paranoid. Riff immortale, pesantissimo, cadenzato. Praticamente il trademark del buon Iommi.

      1. Sai cosa stavo pensando Tilla?
        Che faccio un bel post sui Sabbath…

        E comunque il mio deprimermi, Mia Regina, non era rivolto alla tua persona ma il fatto che, ad ora, non lo conosce nessuno…

      2. Ma tu ti deprimi se qualcuno, sicuramente campagnolo e provincialotto e dal vago sentore di mitomane, non ha mai sentito nominare Jane Campion.

        Comunque lo specialone Black Sabbath me lo faccio, ritorno alle mie origini… e mi diverto un pochino. Anche perché, sinceramente, tutti quelli che ascoltano metal (nelle sue più varie forme) devono qualcosa a quest’uomo.

        Ma, son sicuro, son le mie classiche pippe mentali.

Si!?

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