Led Zeppelin – Il martello degli dei (Arcana Editore)

Approccio sempre con estrema cautela i prodotti della Arcana Editore. Non per la qualità intrinseca dei libri che offrono, in fin dei conti i Led Zeppelin sono un bel leggere, ma per la qualità della traduzione degli scritti. I troppi refusi ed errori sono un po’ irritanti e mi rendono insofferente nel corso della lettura del libro.
Lo so, sono un rompicoglioni di dimensioni stratosferiche, ma non ci posso fare niente.
Il libro in questione, Il Martello degli Dei, uscito per la prima volta nel 1985 e nel 1988 in Italia (poi ristampato proprio dalla Arcana nel 2002), è la storia dei Led Zeppelin da quando gli Zeppelin non erano ancora tali. Questo significa risalire la corrente della storia fino a toccare con mano le esperienze di Page negli Yardbirds e, prima ancora, come session man in studio fino ad arrivare alla sua giovinezza (come quella dei suoi fidi compagni di viaggio – i Led Zeppelin sono, e rimarranno, principalmente una creatura di Jimmy Page). Proprio nell’infanzia musicale, e non, della band c’è la genesi di questo libro che ripercorre tutti gli episodi più importanti della epopea Zeppelin-iana e fornisce uno sguardo anche alla parte discografica con recensioni dedicate ai singoli album usciti a nome della band.
La narrazione è agilissima e strutturata in modo tale da rendere avvincente ogni singolo episodio. Il lettore non viene mai lasciato a secco di spunti, insider, interviste, immagini, risate e tutto il bello (e brutto) della vita “on the road” della band.
Stephen Davies, l’autore, getta luce sul decollo dello Zeppelin più famoso al mondo e lo racconta innalzarsi nel cielo e nella popolarità con album di sempre più crescente appeal come Led Zeppelin I, II, III e quello senza nome (o ZOSO / Led Zeppelin IV). Il momento di criticità arriva ovviamente con i successivi dischi in studio: Houses of the Holy, l’ambizioso Physical Graffitti ed il duro Presence sono uno spaccato di vita dei Led Zeppelin. Un cambio di attitudine anche nel proporre la propria musica (su tutti Presence ed il suo feeling quasi “punk” per quanto certi spigoli sono acuminati rispetto al calore blues sprigionato dalle precedenti prove in studio) che è il riflesso del cambio dei quattro membri della band. Le droghe, l’alcool, la popolarità incredibile, le pressioni a cui erano sottoposti ed il party 24/7 stavano incominciando a mietere le prime vittime in termini di concentrazione e spunti. Quello che non si può negare è che, nonostante i fisici risentissero di feste sempre più estreme e di un hype esagerato (non nel senso di immeritato, ma proprio fuori dalla norma), la qualità media dei dischi del periodo è più che buona e, negli LP sopra elencati, ci sono delle perle incredibili (ovviamente si può discutere ampiamente sulla qualità dell’ultimo disco in studio: In Through The Outdoor).
La band inglese, però, era un vero ciclone su palco ed è la che hanno forgiato il loro nome: sulle assi dei palchi americani ed internazionali. Sotto i riflettori e con gli amplificatori a palla i quattro ragazzi della campagna inglese riuscivano a creare una messa rock di proporzioni epiche. Un vero gioiello. Un martello degli dei.
La narrazione della storia dei Led Zeppelin non può prescindere dai contributi, e ricordi, di chi li contornava: le guardie del corpo (che offrono un loro personale contributo alla creazione del mito), i giornalisti, le groupie ma, soprattutto, il loro mastodontico e carismatico manager Peter Grant.
Il gigantesco e intimidatorio manager è sicuramente colui che sta dietro al grande successo di Page&Co. Le sue modalità di promozione della band, il suo carisma ed i suoi modi da gangster, come poneva la band nei confronti dei media e le sue attività protezionistiche sono diventate scuola per i futuri manager. Vengono anche fatti notare alcuni grossolani errori: la fallimentare creazione dell’etichetta discografica dei Led Zeppelin (che ha permesso ai Bad Company di emergere nel mondo musicale “che conta”) e diverse scelte sbagliate nell’ultima parte della carriera della band inglese.
Il Martello degli Dei descrive anche i momenti più duri della vita della band: l’infortunio di Plant, la morte di suo figlio, i problemi di droga di Page e la sua fascinazione per il satanismo/occultismo, i problemi di alcool di Bonham e tutto il circo sempre più grande e più debosciato che circonda la band.
Il libro, però, non si ferma con l’evento che ha messo fine ai Led Zeppelin (la morte di John Bonham nel 1980), ma prosegue lanciando uno sguardo anche alle attività successive: il progetto Page-Plant, Unledded e via dicendo.

A Stephen Davies non si può rimproverare nulla. Il libro scorre bene, è piacevole da leggere e apre uno spiraglio ampio ed interessante su una delle band più influenti e importanti di sempre. Prova a dare un taglio giornalistico, ma non ci riesce molto bene a mio avviso. Il Martello degli Dei non ha la caratura del libro oggettivo per eccellenza o giornalistico ed asettico, è un racconto in cui si partecipa attivamente, cosa che ne è il punto di forza ed il punto debole. Il punto di forza perché è coinvolgente e ti permette di entrare nel carrozzone al seguito di Plant e compari, il punto debole perché prima di fornire un resoconto sulla band, aumenta a sua volta l’hype intorno al gruppo stesso. Ne amplifica i tratti caricaturali, quelli più plateali. Quelli più appetibili dal pubblico e dal glamour. Lasciando, a volte, la musica sullo sfondo.

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13 Replies to “Led Zeppelin – Il martello degli dei (Arcana Editore)”

  1. Interessante. Sai, a libri del genere ho sempre fatto fatica ad accostarmici. Non lo so, forse è proprio per quell’idea di “romanzo” e non di cronaca di cui parli? Non lo so, non lo so. La prossima volta che passo in libreria lo cerco e lo sfoglio

    1. Già, anche io ho questo problema. Molti dei libri musicali sono romanzati e accentuano il lato caricaturale dei musicisti più che rendere merito alla musica. L’unico che, fino ad adesso, è stato il più oggettivo (anche per il tema iper-scottante) è stato Come Lupi Fra Le Pecore (il libro dedicato al Black Metal di stampo nazionalsocialista… ci tengo a sottolineare che non supporto o approvo cotanta ideologia!!! Mi raccomando).

  2. Divinità con l’orecchio musicale divino e, naturalmente, di beltà irraggiungibile,
    ho letto con diligenza la sua recensione dei meravigliosi Led e preso nota sul mio taccuino dai bordi rossi.
    Ne approfitto per depositare un caloroso saluto e un inchino, in attesa di qualche suo post corposone sulle amenità della vita. Anche un bel raccontino gotico gotico, con qualche spina bagnata di sangue. Umano. Ma non c’era bisogno di dirlo, nevvero?

    1. Mia cara Bakaneko! Prendi nota che il libro, pur essendo romanzato, ha un bel piglio e si fa leggere più che bene.
      I Led Zeppelin sono di tuo gradimento? Diecimila punti karma a te. Mi inchino e cerco immediatamente le crocchette migliori ed un posto dove farti riposare.
      Un mio post gotico e sanguinante? Ah, ne sto partorendo uno (anche se è difficile) e sto ideando un racconto lercio e marcio come il penultimo che ho fatto… Ma è stato un weekend difficile.
      Ho perso parte del mio cuore Bakaneko…. un tuo fratello di specie mi ha lasciato.

      1. Sul gotico Lei mi rende, caro Zeus: riesce a contrarre la scrittura in omogenea oscurità.

        La mia colonia di gatti ed io miagoliamo un lamento d’addio in onore del fratello peloso. Da parte mia, empatico affetto. Un micio in casa è tripudio grande.

      2. Grazie Bakaneko. Un tuo parere è gradito e accettato con gioia. Spero di riuscire a migliorarmi ancora nei prossimi racconti. Sempre un passo avanti.

        Grazie. Ammetto che non vederlo più mi manca. E tanto dopo 12 anni di scorribande insieme.

    1. Ah ok, mi sembra corretto sai? Anche perché la prossima non è che esce poi tanto in la nel tempo (dicasi oggi).
      Altro? Sai che la tua sola presenza su questo blog è qualcosa che riempie lo spirito…

  3. Wow! Nemmeno ne conoscevo l’esistenza! Rischiavo di perdermi questo post, sempre perfetto per la qualità delle informazioni. Metto il libro nella mia wishlist!

Si!?

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