Alcool e sesso scadente a 99 cent

Il ronzio del frigorifero era una colonna sonora più che soddisfacente. Il resto era avvolto in un silenzio quasi teatrale che scendeva sulle spalle e accudiva ogni segreto, anche quello più vergognoso.
Intanto, in boxer bianchi e mano sotto l’elastico, Kurtis stava guardando la telvisione. Lo schermo rifletteva l’immagine di un uomo sulla quarantina, capello lungo fino le spalle ed una barba sfatta. L’aspetto trasandato risaltava, a chi l’avesse visto in quella condizione, anche dalla canottiera lisa e dal vago colore grigiastro e dai boxer larghi e, inequivocabilmente, del giorno prima. La mano libera si alternava fra il telecomando ed un bicchiere di whiskey. Il liquido ambrato decorava anche la superficie del tavolino di legno in larghe macchie scure.
Aspettando la fine della pubblicità, qualcosa simile ad uno yoghurt che fa cagare o simili, Kurtis si passò la mano sulla barba sentendola ispida ed unta.
Devo andarmi a rasare e lavarmi, pensò. Rimanendo comunque immobile sulla poltrona con la mano destra dentro l’elastico dei boxer.
Sentì, alle sue spalle, dei passi in avvicinamento. Il classico rumore di piedi nudi e leggermente sudati sul pavimento.
Che cazz… si è alzata! Le parole quasi gli sfuggirono di bocca.
Kurtis non fece neanche il tentativo di cambiare canale e lasciò in bella mostra una volgare pornostar che, con voce pesantemente accentata, prometteva emozioni intense a chi avesse telefonato in privato. Kurtis non provava vergogna per essere stato sorpreso a toccarsi davanti alla televisione.
I passi si arrestarono poco dietro Kurtis, seguiti da silenzio e il gesto di appoggiarsi sulla testiera della poltrona. Un leggerissimo sbuffo di polvere si alzò dalla fodera, riempiendo l’aria dell’odore di fumo vecchio.
Che vaccona! la voce senza corpo suonava impastata. Kurtis si chiese che fine avesse fatto la donna della sera prima ed evitò di proferire parola.
Sarò ben meglio io che quella puttanazza, no? Guardala, è un canotto. Ha le labbra che come due salami, sembra che l’abbiano presa a calci in faccia. Dai, ma smettila…
Non c’era rancore nelle parole. Era una voce monotona, come leggere l’elenco telefonico.
Almeno lei ne è conscia di essere una puttanazza, non credi? questo si materializzò sulla porta delle labbra di Kurtis, mentre la bocca pronunciava il più diplomatico Fatti i cazzi tuoi, una buona volta.
Un singulto di sorpresa fu la risposta della donna, la quale tirò via le mani dalla poltrona emettendo un fischio di disappunto. Il rancore, comunque, scemò in brevissimo tempo in una studiata indifferenza.
Dalla poltrona, Kurtis fu sicuro di riconoscere il rumore sgraziato della saliva che passa fra i denti.
Si starà mettendo un mignolo in bocca per tirarsi via chissà che schifo da in mezzo ai denti si…, pensò l’uomo torcendo il viso disgustato.
Hai almeno ancora un po’ di vino o birra, razza di coglione sessuomane?, si riconosceva astio e volgarità nelle parole della donna.
Guarda nel sacchetto vicino al tavolo e già che ci sei portamene una anche a me, ho sete.
Fottiti, 
la risposta della donna.
Mentre si muoveva verso il tavolo, lasciava ciondolare il culo sfatto davanti all’uomo seduto sul divano. Kurtis sentì un brivido percorrergli la schiena e fermarsi esattamente sotto la mano infilata nei boxer. Sentì crescere una eccitazione imponente.
Mentre la donna percorreva la stanza sculettando e piegandosi maliziosamente, la pornostar slavata alla televisione ripeteva in maniera ossessiva il numero di telefono, una sorta di mantra para-erotico. Il passo successivo, con il fiatone di un erotismo da filmetto da serie Z si lancia nella presentazione della nuova starlette: la non più giovane sembrava altrettanto vissuta e poco eccitante. La mancanza della minima indole sexy era però compensata dall’essere disinibita e non aver problemi a liberare dalla stretta del Wonderbra delle enormi tette siliconate e lucide come una sfera di cristallo.
Cazz…
La lattina di birra lo centrò in pieno petto togliendoli il fiato.
L’uomo tolse la mano dai boxer solo per evitare che la birra cadesse per terra. Alzò uno sguardo bovino alla donna ghignante vicino al tavolo e, con studiata lentezza, alzò la mano sinistra formando con indice, medio ed anulare un perfetto vaffanculo in gesti.
La donna lo ignorò e aprì la lattina con un secco rumore di metallo, bevendone il liquido giallastro e dal retrogusto metallico tipico delle sottomarche. Emise un sottile rutto, discreto, e guardò perplessa la marca e rimandava a territori tedeschi mai pervenuti.
Cristo, ma almeno prendere qualcosa che non sappia di merda, no eh?, la voce sibilante come quella di una vipera.
Quanto hai pagato, stronza? Ho messo io i soldi e prendo io quello che voglio, mi sembra chiaro no?, la risposta irata.
Direi che ti ho ripagato decentemente per questo tuo investimento. Lo irrise mentre sorseggiava ancora la brodaglia tiepida.
La donna incominciò a vezzeggiarsi come una piccola diva, sbeffeggiando le due zoccole sullo schermo. Incominciò a rovesciarsi la birra sul corpo cadente, che poi scivolò inerte sul seno non florido e per finire il suo tragitto in una pozza giallastra sul pavimento. Come piscio di cane.
Kurtis rispose ragliando come un mulo. Quella che avrebbe dovuto essere una risata, venne fuori come il suono di una chiave sul fianco di una macchina.
Ma cazzo, ti sei guardata o sei troppo stupida?, la risposta emerse dalle labbra come un cadavere sul fiume. Ma la tenne per sé.
Certo, cara, certo. Proprio la scopata del secolo, non credi?, questa fu la risposta che diede Kurtis. Il talento ingannatore dell’ubriaco.
Il grasso alcolizzato aprì la sua birra e la scolò quasi tutta d’un fiato. Rivoli gli scendevano ai lati della bocca lordandogli barba e cadendo sulla canottiera sporca. Ruttò poderosamente, sentendo il vago sentore di vomito, e del curry mangiato per cena, arrivargli alla soglia della gola. Lo ricacciò indietro con esperienza.
Si pulì la bocca con il dorso della mano e nascose il sapore acido con l’ultimo goccio di birra. Premette il metallo contro il petto e tirò la lattina contro la donna. Mancando il bersaglio.
La donna sogghignò sbrodolandosi nuovamente di birra. Era appiccicosa come la carta moschicida e sentiva la sbornia ritornare in auge. Il suo tiro, al contrario di quello di Kurtis, centrò in pieno il volto dell’uomo.
Ma sei stronza!? Guarda cazzo, guarda, ritirò la mano dalla fronte insanguinata, Guarda!! Il tono assunse un’accento lamentoso.
Ma cosa cazzo ti lamenti, caprone, che hai acquisito dignità adesso: sembri un Gesù dei poveri. Puoi sempre vantartene con i tuoi amici debosciati quando fate a gara a chi piscia più lungo!
Si, ma avrei comunque una schifosissima croce sulla schiena ed una Maddalena che rompe le palle. Rispose piccato Kurtis, irritato dal fatto che non riusciva mai a ribattere con efficacia a certe battute.
I minuti successivi si possono descrivere come un condensato di sesso selvaggio, afrore, macchie di sudore sulla poltrona ed urla maniacali. Mani unte sulla parete e bocche umide in ogni dove. I grugniti alcolizzati di Kurtis pareggiavano in intensità quelli della donna che, sotto di lui, inchiodava uno sguardo lascivo e voglioso sul petto villoso e sulla pancia prominente del suo uomo.
Scampoli di respiro mozzato ed eccitazione.
Il molesto battere sulla porta, in continuo aumento d’intensità, agì come un anticoncezionale artigianale.
Kurtis uscì malvolentieri dalla donna, lasciandola sfinita con il capo riverso sul tappeto polveroso e con i capelli unti ad incorniciarle il volto dai capillari distrutti dall’alcool e dallo sforzo, e si diresse nudo ed arrapato all’uscio. Aprì la porta senza neanche curarsi di coprire un’eccitazione evidente e simile ad un osceno dito puntato contro il perbenismo e la moralità.
La donna dall’altra parte della porta, uno scricciolo di mezza età, dai capelli striati di grigio ed uno sguardo irrequieto come quello di un roditore, aprì la bocca diverse volte senza riuscire a dire niente. Ipnotizzata da quell’obeso ubriacone, dal fiato fetido, lucido di sudore e con il membro eretto di fronte a lui.
Kurtis ruppe il silenzio, ansimando come un maratoneta asmatico.
Che cazzo vuole? Se è interessata a partecipare, deve prenotarsi per il prossimo round.
Il topo di mezza età arrossì fino a confondersi con la camicetta rossa che portava chiusa fino al collo.
Allora? Insistette.
No, ma cosa dice? Scusi ma… io e mio marito… sa…
Vuole partecipare con suo marito? Lei è perversa… sono un tipo tradizionale, io.
La guardò di sottecchi, sogghignando con i denti gialli in evidenza, e passandosi le mani sulla pancia prominente.
Ma no! Ma cosa dice! Stiamo cenando e la sentiamo urlare nel suo congresso carnale con quella donna…
La donnina lo guardò schifata prima di continuare con maggiore vigore e coraggio.
E si copra. Siamo in un condominio civile. Lei è un barbaro. Un ubriacone molesto!
Le ultime parole scoppiarono fuori dalla bocca della donna come un petardo a Capodanno.
L’uomo si appoggiò allo stipite della porta a braccia conserte, meditabondo. Per un battito di ciglia i due condomini si guadarono e si poteva quasi percepire che la donna, gettata al vento la ritrosia, si sarebbe messa in ginocchio davanti e lui e…
Una lattina scoppiò a qualche centimetro di distanza dall’orecchio di Kurtis, rovesciandoli addosso il liquido color paglia e bolle di schiuma. Diversi schizzi investirono anche la donna, lordandole la camicetta rossa e bagnandole il viso.
La parole della concubina si persero fra le risate convulse.
Cazzoooo! Hai buttato via un’altra birra. Ma sei deficiente!? Il ringhio di Kurtis superò la risata asinina proveniente dalla stanza adiacente.
Adesso vengo in camera e ti faccio vedere io se hai ancora voglia di ridere…
Si girò nuovamente verso il topo bagnato di fronte alla porta, scostandosi i capelli unti da davanti agli occhi.
Allora, vuoi entrare e partecipare alla festa o ti levi dalle palle?
La donnina, occhi rivolti al pavimento, seguì silenziosa l’obeso vicino di casa.

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34 Replies to “Alcool e sesso scadente a 99 cent”

  1. Oh…
    Stupore.
    Perfetto l’equilibrio, l’atmosfera manco te lo dico.
    Oh…

    A Tilla piace molto.
    Tilla ha avuto un’idea: pagarti e trattare sul prezzo. A Tilla piace molto trattare. Tilla ora si ruba questo raccontino.

    Oddio ho ricominciato a parlare in terza persona. Non scrivere più cose così!

    1. Oh
      Tilla Tilla Tilla
      Oh
      Tilla Tilla Tilla
      Sono contento che questo piccolo squarcio di anormalità ti sia piaciuto.

      Pagarmi e trattare sul prezzo? Guarda che io sono peggio di un commerciante nel Gran Bazar ad Istanbul. Molto peggio. Perciò la trattativa sarà all’ultimo sangue e non, come i novelli combattenti, al primo.
      Rubi il racconto? Mi rimetto nelle tue pregiate mani e mi dirai cosa ne vorrai fare.

      Ok, smetto. Se riesco. Forse.

  2. Non esistono più i condomini di una volta…
    Fingo di imporporarmi le guance d’imbarazzo, ma il gesto è vano, in quanto pelose.
    Dall’alto dell’Olimpo Lei vanta una visuale voyeristica da leccarsi i baffi. Ah, quante storie potrebbe narrare a noi, poveri mortali ominidi e felinidi!

    1. No, questo è vero. I condomini di una volta, quelli dove trovavi i Vianello, non ci sono più.
      Non c’è imbarazzo, il felino non si imbarazza… guarda perplesso, partecipa con indifferenza o, nel massimo della felicità, fa le fusa e chiede crocchette.
      Da quassù, cara Bakaneko, si vedono cose che gli umani non vedono… ma che son ben conosciute ai felini più attenti.

      1. Oddio. Mi dolgo e mi pento per te. Sapessi dove ho studiato io…
        (comunque è risaputo che chi studia nelle strutture gestite da preti o suore è votato a blasfemia ed ateismo spinto)

      2. Ci credo, sfortunatamente ci credo…
        Per quale motivo, cara Regina dei Felini, sono un Dio pagano e altro?!
        Ai posteri l’ardue sentenza…

      3. Ahahahahahah, un certo tipo di percorso!
        Ma è un percorso consapevole, atto a migliorarsi, a trovare se stessi, a comprendersi e a comprendere, nudi di fronte alla propria anima, pronti a dare prima ancora di ricevere?

      4. Si, certo, un certo tipo di percorso.
        Sicuramente è consapevole, votato al miglioramento (e non all’accettazione inevitabile), alla conoscenza (e non alla cecità indotta), a comprendersi e comprendere (cosa difficile quando non si guarda più in la del proprio naso) e spesso si da prima di ricevere… visto che il “paradiso” non è lassù, ma si cerca di vivere bene qua…

      1. Vero, anche Bukowski che però forse, spesso, era un tantino più volgare, unico aspetto che non mi è mai piaciuto dei suoi scritti.

      2. Si, Bukowski ci va giù pesante, non c’è che dire. Anche se a me piace (non sempre, ma spesso ha buoni scritti).
        Comunque ti ringrazio ancora per il complimento con Welsh.

Si!?

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