Il rituale del sole rosso

Guardalo lassù, irridente, quel sole insanguinato
e l’uomo morto che pende dalle due assi sul muro di casa mia
con l’odore di incenso come in una Chiesa, un’orazione funebre.
L’assenza è più pressante di un pervicace ingombro
un oleoso sudario che ricopre le parti molli del corpo
sfregiando ogni angolo, arrotondandolo in callose asperità.
E con il dito intinto di saliva e whisky
sposti la cenere del giorno dopo, del futuro che non sarà,
l’aborto di un’idea o del pensiero razionale.
Così eliminiamo il rituale di mangiare fiori di Loto e
scarnificare gli avambracci appendendo brani di pelle
levigata e vistosamente ricamata all’albero della saggezza.
Seduti a gambe incrociate, su un pavimento coperto di polvere d’ossa
corallo sbriciolato da mani rugose e sorrisi spenti,
potrai capire che, aprendo le braccia e guardando il tuo riflesso,
sgranato e fluttuante, non vedrai nessun angelo.
Nessun angelo.
Sono gli estremi lontani di una pazzia degenerativa, il suono di
connessioni nervose che crepitano e si spengono, di cataratte che
calano su occhi lattiginosi e sempre più ciechi e stanchi, di parole
acuminate che dilaniano trachea e corde vocali.
Sono i rantoli di polmoni collassati, di prolassi ed emorragie.
E le ombre riflesse sul muro, consistenti come metallo e
scure come un suicidio, lasciano tracce nere semicircolari
uniformemente disposte a contornare la tua figura.
Solo allora, in quell’esatto momento, vedrai la
forma dell’angelo che avevi in mente.

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14 Replies to “Il rituale del sole rosso”

    1. No no! Già chiamarla poesia è un complimento mica da poco (visto che ritengo siano solo tentativi e collage).
      Dovevo solo finire un trittico di tentativi, ecco… se no mancava una (in)degna conclusione 🙂

  1. “L’assenza è più pressante di un pervicace ingombro”…me la sgranocchio con gusto.
    Altissimo, che le tenebre siano sempre ombre compagne e sincere: nel buio scegli i colori che vuoi e decidi quanto lontano i tuoi occhi possono vedere.
    L’angelo è sempre angelo caduto, reietto del paradiso, ribelle alle regole e fasciato in piumaggi corvini.
    Indietreggio silente e rifletto sul Suo Verbo Sapiente.

    1. Cara bakaneko!
      Il suo commento, come sempre, mi rende particolarmente felice, Sua felina Magnificenza.
      Si, il buio è un compagno particolare. Nel dialetto del posto si dice: al buio tutti i gatti sono grigi.
      Solitamente il buio è più sincero, sai quello che trovi. Anche perché, dove c’è tanta luce, c’è sempre un’ombra no?
      L’angelo caduto, il reietto… l’antagonista. Ecco, questo termine mi piace. Il “Non Serviam”.

      Mi rimetto alle sue feline mani Bakaneko.
      Il suo,
      Zeus

  2. Sire ti trovo straordinariamente ispirato… Mi si acuisce la curiosità e sarebbero pronte una serie di domande che, tuttavia, non credo che porrò.

    Forse in ambito poetico questa è la più bella che ti ho letto.

    Però non fare il modesto: non ti si addice.

    1. Buongiorno Mia Regina, in effetti negli ultimi tempi sono abbastanza ispirato.
      Ti sorgono domande? Posso ardire di chiedere che tipo? Nel caso, ovvio, puoi sempre porle in privato… e sarò felice di rispondere ai tuoi quesiti.

      Grazie mille Tilla, personalmente mi piace molto l’inizio ed alcune immagini da manuale di anatomia della parte finale.

Si!?

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