Galateo dell’insulto – Il fanculo è un figlio d’arte? (by Franciswolves)

Questa volta, cari i miei lettori, lascio la parola all’Esimio Prof. Franciswolves per la trattazione esaustiva di uno dei temi più controversi del Galateo dell’Insulto: il Fanculo. Istituzione autonoma o figlio d’arte? Questo dilemma è discusso e dibattuto dall’alba dei tempi, senza trovare degna conclusione allo scambio di pareri. Questo saggio del Gran Cav. Franciswolves, però, getta luce e chiarezza su questo aspetto della lingua italiana e, finalmente, sembra mettere un punto fermo nella trattazione.
Non indugio oltre e lascio la parola allo stimato collega.

Per chi volesse rinfrescarsi la memoria con il precedente articolo, redatto dal sottoscritto, basta cliccare su Galateo dell’Insulto.
Buona lettura.
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Nella lezione precedente il Dott. Avv. Zeus aveva elencato con lodevole dovizia di particolari i tratti peculiari, le tempistiche e le modalità del vaffanculo, colonna portante del galateo dell’insulto italico.
Nella puntata odierna vorrei spostare l’attenzione su una forma che dal vaffanculo è nata – senza voler risultare blasfemi, si potrebbe parlare di concezione adamitica – ma che con il passare degli anni ha sviluppato tratti distinti e distanti da quelli dell’illustre predecessore: mi riferisco al più breve ma altrettanto interessante fanculo.
Partirei da un approccio prettamente fonetico-morfologico. Il fanculo non dà luogo a quell’orgasmo fricativo labiodentale che, gli studiosi concordano, ha contribuito in maniera essenziale alla fortuna del vaffanculo e alla sua diffusione. Si registra inoltre la mancanza della gradevole, rotonda sensazione di compiacimento sonoro suscitata dalla composizione quadrisillabica (si pensi al vaffanculo di aldogiovannniegicomiana memoria). Ma l’assenza della prodigiosa combo consonantica v – f – f, affilata e ficcante al tempo stesso, non tragga in inganno: anche il fanculo sa far male. Molto male. Si osservi l’occlusiva velare sorda [k] che torreggia al centro della parola. La fricativa iniziale offre uno stacco attutito ma sufficientemente netto; la nasale, subdola, sembra tratteggiare un innocente spazio vuoto, ma crea in realtà un’enorme cassadi risonanza per la velare, che deflagra e disintegra tutto ciò che incontra. Il fanculo unisce il meccanismo trifasico tipico della catapulta (lancio, fase di volo, atterraggio) alla natura intrinseca della pistola silenziata, furtiva e fatale.
Perdonate la parentesi videoludica, ma si potrebbe azzardare un parallelismo tra il vaffanculo e Trevor Philips, personaggio chiave di GTA V, tanto folle quanto sanguinolento, e tra il fanculo e l’Agente 47, killer silenzioso della serie Hitman.
In secondo luogo, vorrei soffermarmi sui sentimenti che portano al fanculo, e che il fanculo stesso esprime. Facciamo un passo indietro: cosa porta al vaffanculo?
Rabbia, senza dubbio. Ma che tipo di rabbia? Una rabbia accecante, corposa. Il vaffanculo è un urlo che squarcia il silenzio della notte. Si può dire lo stesso per il fanculo? Non proprio. Più che di rabbia pura, il fanculo si nutre di sentimenti sgradevoli, certo, ma più striscianti, infidi, spesso e volentieri graduali. Se il vaffanculo è l’emicrania pulsante, la frattura scomposta, la ferita aperta, il fanculo è un giramento di testa, una tendinite annosa, una cicatrice che non vuole rimarginarsi. È una sensazione di nausea diffusa che col passare dei giorni non sfocia mai in un conato di vomito, ma resta lì, a galleggiare, a causare un malessere imprecisato che non richiede l’intervento del medico ma al tempo stesso non vuole saperne di svanire.
Giustamente l’on. rag. Zeus parlava del vaffanculo come di un epiteto «tonante».
Ebbene: il fanculo è meno aperto, meno appariscente, ma senza dubbio più rancoroso, e la modalità vocale con cui raggiunge al meglio il suo obiettivo è forse il sussurro. Perché dove il vaffanculo attacca a viso aperto un nemico ben preciso, il fanculo trova un’applicazione migliore in situazioni che richiedono ambiguità e circospezione. Il fanculo è nella bocca di chi, in riunione, sente un collega parlare a vanvera, ma sa che il capo è troppo vicino per potersi concedere un insulto più articolato. Una dichiarazione di intenti, senza dubbio, ma a mezza voce, tra sé e sé, un post-it immaginario che recita “ricordarsi di coprirlo di insulti alla prima occasione utile”.
Sempre sottovoce, il fanculo esprime anche stizza, e in questo senso è cruciale la minore durata rispetto al suo fratello maggiore.
L’auto che non parte, il treno perso per un pelo, la bici con una ruota a terra: serve qualcosa di secco, immediato, per sfogare subito la frustrazione: «Fanculo!».
Vorrei far notare, infine, come questa derivazione del vaffanculo presenti un innegabile legame linguistico-culturale con il celeberrimo fuck you anglosassone e con le sue varianti fuck it e fuck off. Stesso ritmo, simile cadenza, identica combinazione consonantica: per tutti questi motivi il fanculo appare più adatto del vaffanculo ad accostarsi all’insulto più usato in terra d’Albione e, con ogni probabilità, nel mondo.

Ringraziando ancora una volta l’egr. comm. Zeus per lo spazio concessomi, vi invito caldamente a portare il vostro contributo per ampliare la discussione e alzarne il livello qualitativo.

Grazie per l’attenzione.

Fra

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38 Replies to “Galateo dell’insulto – Il fanculo è un figlio d’arte? (by Franciswolves)”

    1. Oh, vedi? Anche te, come me, pensi che un vaffanculo sia il momento di passaggio fra il prima ed il dopo. Fra le sbarazzine risate giovanili e la serietà posata della maturità ahahah.
      Un vaffa per tutte le stagioni. Un evergreen

    1. Addirittura magnifico! :O Ti dirò: in realtà ho solo qualche base di linguistica e fonetica inglese e olandese (IPA alphabet e compagnia cantante, non hai idea delle madonne tirate in quei corsi). In qualche modo dovevo farmele venire utili, prima o poi 😀

  1. E, ad esempio, in che rapporto semantico è il (vaf)fanculo con il “Va’ a cagare”, utilizzato in qualche regione italica? Il ceppo linguistico d’origine è lo stesso? Lo sfogo finale pure?
    (Devo dire che però sono stata conquistata dalla parola adamitica)
    😀

    1. Per quanto riguarda la parola adamitica devi complimentarti con FrancisWolves, che ha prestato la sua penna per questo racconto.

      Per la tua prima richiesta, invece, ti lancio un guanto di sfida (che se non raccogli, ovviamente, dimmi dov’è caduto così me lo vengo a riprendere eheheh): perché non provi te a darci un tuo parere in merito? Il “Va’ a cagare”. Cosa ne dici? 😀

      1. Allora mi complimento con l’autorevole Prof. FrancisWolves, a cui magari dirò perché mi piace come parola! 😛

        Disponi di strumenti così potenti da lanciare guanti di sfida a così tanti chilometri? Questo potrebbe convincermi molto in fretta, visto che mi piacciono questi aggeggini carini. 😀

      2. Certamente. Complimentati con lui che ha svolto un lavoro egregio.

        Dipende quanti chilometri sono… ma diciamo che da quassù, l’Olimpo, ho un vantaggio nel lanciare guanti di sfida! 😀 eheheheh

    2. Vero che è bellissima, come parola?
      Per quanto riguarda il “va’ a cagare”, ci troviamo di fronte a un gran bel dilemma storico-linguistico. È quasi impossibile trovare una sua data di origine e diffusione, anche perché è un’espressione e non una singola parola. Ma poiché il verbo cagare, nella sua variante cacare, veniva usato già in epoca latina, penso che debba essere considerato come un probabile avo dei più moderni vaffanculo (origine stimata attorno al 1953) e fanculo (1980 circa). In ogni caso, come Zeus ha già detto, una tua dissertazione amplierebbe e alimenterebbe il discorso 🙂

  2. Queste riflessioni mi hanno dato piacere divino, tanto che ancora faccio le fusa.
    Mi permetto però di dissentire sul fanculo come corrispettivo del fuck you angloammericano, con rispetto parlando.
    Fanculo ha una sua connotazione di fastidio rabbiosetto, detto tra i denti, come giustamente fa notare l’esimio e celeberrimo luminare del turpiloquio prof. Franciswolves.
    “Fuck you” viene spesso usato, seguito da “, man !”, adoperando un’inflessione lamentosa, piagnucolosa, che sembra più una resa insofferente piuttosto che un insulto mirato. Un vaffanculo detto con la lacrima, che lascia trasparire umiliazione incontrollata.
    Se usato in modo secco, senza ulteriori aggiunte, ha invece il suono di un sibilo, uno schiaffo, un chiaro intento di augurare all’altro ciò che l’epiteto realmente significa: Fottiti.
    Ecco: fottiti è, dal mio gattesco punto di vista, l’espressione ficcante, tesa come una scudisciata, intrinsicamente ostile, sparata guardando dritto nelle palle degli occhi.
    Una dichiarazione di guerra.
    Perché di fronte ad un “Fottiti!”, l’opponente non può che reagire.

    1. Sua Gattosa Immensità! Che piacere vedere un suo commento a questo intervento del Gran Maestro FrancisWolves. Per tutta la disamina del problema, lascio volentieri la parola al suddetto Gran Cav. FrancisWolves e io mi prendo solo il merito di averlo ospitato.
      In ogni caso mi permetto, con tutta l’umiltà del caso, di chiederLe se vuole partecipare anche lei a queste puntate del Galateo dell’Insulto. Cosa ne pensa? Avrebbe un post dedicato in cui poter esprimere il suo gattesco punto di vista su qualsiasi argomento inerente al Galateo dell’Insulto.
      Cosa ne pensa? Accetta la sfida?
      Umilmente suo,
      Zeus

    2. Egregia, la ringrazio per il prezioso contributo. Riconosco che del “fuck you” mi sono servito per un parallelo soprattutto fonetico: la [f] iniziale e la [k] centrale creano lo stesso effetto sonoro, e in entrambi i casi sono seguiti da una [u:].
      Per quanto riguarda il “fottiti”, sono combattuto: da un lato, come lei giustamente spiega, sembra il perfetto equivalente del “fuck you”. Dall’altro lato, cinque lunghi anni di scuola di traduzione mi hanno portato a sviluppare una discreta idiosincrasia per tutti i “fottuto”, “maledetto” e “dannato” che per anni sono comparsi nelle versioni italiane di libri e film, facendoli sembrare tutti dei polizieschi di serie C. Quindi con ogni probabilità anche il “fottiti” è finito in quella categoria mentale, e per questo motivo nel trattare il fanculo l’ho bellamente ignorato: ha fatto bene a citarlo 🙂

      1. Esimio, di fronte a cotanta conoscenza abbasso il capino peloso e faccio un passo indietro con deferenza.
        Tutto ciò che Lei scrive è preziosità e ne farò tesoro qualora, trovandomi nella perfida Albione, mi sfuggisse un fuck dai baffi.
        Visto che si parla di immaginario collettivo di libri e films, vorrei citare una frase che ho sempre amato, sia in originale che tradotta, pur essendo tratta da un film schifido, che riesce a rendere bidimensionali anche attori come Glenn Close e Jeff Bridges. Il film è “Doppio taglio”, “Jagged edge”…e già ci sarebbe da dire sulla traduzione del titolo….
        Ma mi dilungo….
        “Fuck him, he was trash”:
        “Si fotta, era robaccia”.
        Ecco. L’insulto che diventa definitiva definizione. Anche in conto terzi.

  3. Non ho letto il post e non lo leggo perchè non è stato scritto dal mio Sire.
    A meno che non mi si garantisca che l’autore è bono.
    Solo in quel caso provvederò a leggere e postare commenti estremamente lunghi ed entusiasti.

    P.S. Se si potesse anche avere la previsione di un’ampia possibilità di riscontro, potrei anche seguirne il blog, aumentarne la visibilità, i like e i commenti. Anche creando nuove identità.

    1. Tilla cara, leggi pure il post. L’autore è bravo e sa spiegare il linguaggio giovanile meglio del sottoscritto che, logicamente, è più legato al caro e vecchio vaffanculo.

      P.S: tu sai che io benedico ognuna di queste tue azioni terroristiche con identità nuove e vecchie.

    1. Posso permettermi di farti la stessa richiesta che ho fatto a Bakaneko? Vuoi contribuire anche te al Galateo dell’Insulto con un post ad hoc dedicato ad uno degli aspetti dell’insulto che più ti ispirano? Cosa ne dici? Ti anticipo che il Va’ a cagare è già stato riservato da AmorePlatonico e Bakaneko darà il suo felino punto di vista…

      1. Tilla, Tilla, Tilla, Tilla (nota la ripetizione del nome per ben quattro volte).
        Non mi cadere sui fondamentali. Come fai a chiedermi a me, più bello di Adone, di giudicare qualcuno su WP? Dimmelo. Posso scrivere che è bravo, che è simpatica, che è frizzante, che è intelligente (a seconda del sesso)… ma bono? Io?
        Mi è impossibile, Tilla O Tilla.

  4. Ma che ne dite di una perla etrusca come ” VA ‘ A STRONCATTELO NNI CCULO”? La gente nordica non può competere col nostro aureo turpiloquio.. Sentite che intensità?? 🙂

    1. Cara Urania,
      grazie per il contributo! Sicuramente c’è della poesia in quanto tu dici e non posso che apprezzare l’esposizione (nonostante il mio essere profondamente nordico), bisognerebbe solo trovare la formula esplicativa non volgare, perchè in questo circolo la volgarità stona (come puoi vedere dalla raffinata esposizione di FrancisWolves)
      Eehehe 😀

      1. Scusa volevo farlo.. :P.. quindi perifrasi auliche.. hmmm. chiedo venia.. Anche le Muse di quando in quando s’ adontano..

      2. Ma figurati, mi è sinceramente piaciuta. Solo che, nella rubrica Galateo dell’Insulto, è divertente trovare dei modi raffinati per insultare la gente o, per lo meno, trovare delle fantasiose motivazioni letterarie/filosofiche/fisiche e comportamentali che portano all’insulto eheheh.
        Ma è puro divertimento! 😀

Si!?

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