Hey Pete – 4 years later

Non ci volevo credere.
Quando mi sono svegliato questa mattina mi sono accorto che sono passati ben 4 anni da quanto te, grande e grosso stronzone polacco, sei morto per un attacco di cuore. E lo dico con tutto l’affetto possibile. Ma ti rendi conto Pete? Smetti di bere e la prima cosa che fai cos’è? Morire.
Ironico, no?
Come ironica era (è) la tua musica. Ironica ed oscura. Profonda. A volte anche zanzarosa con quella chitarra sottostante sempre in distorsione. Quel vocione profondissimo e l’attitudine cazzara che ti ha sempre contraddistinto dietro il microfono. Sia esso quello del palco o quello del malcapitato intervistatore di turno.
Hey Pete. Ma lo sai? Sono quattro anni! E tu non canti più.
Io non credo di essermene accorto in questi giorni o questi mesi passati. Sarà che la tua musica, dannazione, continua a girare nel mio Ipod o nello stereo. Sarà per quello che stamattina, quando mi sono svegliato, non ho capito subito che erano passati quattro anni da quando hai lasciato questo mondo di miseria e tristezza e sei andato a fare compagnia alla grande sinfonia celeste (Darrell, Dio, Burton, Hendrix….etc etc). Dannazione a te ed al tuo basso.
Io non lo sapevo e tu me l’hai ricordato questa mattina.
Io non lo sapevo e l’ultimo ricordo che ho di te è quello di un Gods of Metal di molti anni fa. Tu ed i Type O Negative sul palco, io sotto come una furia dannata, un Berserker. Tu che canti una manciata di canzoni prima di vomitare l’anima sulla batteria e lasciare il palco, io che rimango profondamente deluso da questa cosa. Perché prima di quel momento, lo ammetto, non avevo mai visto i TON dal vivo. Mai.
Mi son preso botte da orbi per riuscire ad essere sotto palco per vedere questo concerto, per sentire canzoni come Christian Woman, Black N°1, Cinnamon Girl o qualsiasi altra canzone di Life Is Killing Me o degli altri dischi che avete registrato.
Anche Dead Again. Quante risate quando è uscito. Si sorrideva a leggere la classica macabra ironia dei TON e tu Pete che canti con un tono meno profondo di prima ma sempre coinvolgente. E noi a ridere. Dead Again. Sempre i soliti burloni. E Rasputin in copertina, giù risate.
E noi non avevamo capito che tu ci avevi anticipato qualcosa. Involontariamente sia chiaro.
Ma, Hey Pete, come potevamo saperlo noi? Come potevamo sapere che il tuo cuore, sempre stressato da uno stile di vita rock’n’roll, avrebbe deciso di smettere di battere e lasciare un vuoto musicale. Proprio sulla nostra sinistra del palco.
Lo si vede perchè ha la forma di un’enorme violoncello utilizzato come basso.
Ecco, dietro questa ingombrante ombra c’eri te. O ci sei te? Non lo so. Ormai mi confondo spesso e volentieri di questi tempi.
Ne sono morti troppi e tutti in troppo poco tempo per riuscire a capirci ancora qualcosa.
Sono stanco di dover scrivere commemorazioni per i miei eroi musicali. Sono veramente stufo. Probabilmente sto invecchiando io o state morendo troppo velocemente voi. La musica rimane ma è solo un’ombra del passato che continua ad echeggiare nel presente.
Te lo dico io, Pete, stamattina mi sarebbe piaciuto ascoltare un nuovo disco dei Type O Negative. Ma non posso.
Questa mattina mi sarebbe piaciuto sapere che c’era una nuova intervista da ascoltare. Ma non posso.
Questa mattina, Pete, non sarebbe stato da alzarsi. Solo rimanere a letto, con le tapparelle abbassate. Un fascio di luce fastidioso che entra. Il resto è buio. Ma non posso.
Dannazione Pete, questa mattina sono quattro anni che sei morto.
Quattro anni.
Ci mancherai sempre, gigante polacco.

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Si!?

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