Galateo dell’insulto

Mi sono sempre chiesto se c’è un codice nell’esternare il proprio disappunto, se bisogna seguire delle regole sociali affinché questo sia realmente appropriato e non, come succede spesso, un mero scoppio di Sindrome di Tourette.
Per questo motivo si potrebbe prendere come esempio una espressione gergale che contraddistingue il parlato delle persone: il vaffanculo.
Il vaffanculo è un stato dei fatti. Un punto di non ritorno. Spesso utilissimo per terminare conversazioni sgradevoli o per mettere un punto fermo nelle chiacchierate. Ha un suo charme ed un suo ineguagliabile apporto comunicativo.
Però bisogna saperlo usare bene. Dosarlo con cura, come il sale in cucina.
Troppi vaffanculo di seguito fanno perdere efficacia a quell’unico, lampante, luminosissimo, tridimensionale, vaffanculo che volete sparare in faccia al vostro/ai vostri ascoltatori. Troppi e questo scintillante punto fermo nella conversazione sembra unicamente uno dei tanti, diluisce la sua potenza.
Dall’altro lato, logico, è quando si gioca al ribasso. Come fare una partita di Football Americano e non placcare con decisione. Può andarti bene qualche volta, ma prima o poi la difesa passa. E tu hai il QB a terra con le ossa disfatte. E son problemi. Per questo motivo trattenersi dal mandare a fanculo una persona è una cosa nociva, come masticare colla. Meglio sputare subito quello che ti serve. Alla fine è quello che miri, tenerlo in canna per troppo tempo lo fa appassire come un fiore nascosto sotto una roccia.
Ugualmente, come nel sesso, l’uso del vaffanculo è intimamente relazionato con il tempismo. Spararlo fuori troppo presto nella conversazione è un vero danno sociale perché non permette che questa si immetta nella sua direzione malsana; il che porta ad un raddoppiamento della potenzialità del vaffanculo. Metterlo troppo tardi, beh, bisogna essere realisti che metterlo tardi è decisamente fuori tempo no? Non c’è tempo per un “oh, scusa, sono arrivato tardi”, ci vuole tempismo. Se no va a finire che si rientra nella grande lista delle battute da scale. Cosa sono le battute da scale? Sono quelle battute fulminanti, dissacranti, perfettamente bilanciate che ti vengono in mente quando sei uscito di casa o sei andato via da 5 minuti dalla situazione che lo richiede. Praticamente quando sei sulle scale in procinto di andartene. Tornare indietro è inutile. Perciò te la tieni, metti la tua bellissima coda fra le gambe e cammini a chiappe strette fino a casa. Il momento è passato bello mio.
Altra nota importante, ovviamente, è quella del timbro di voce. Il vaffanculo va regolato, non può essere utilizzato come fosse una battuta spiritosa o una parentesi nella conversazione (…blablablablabla.. ah, vaffanculo..blablablabla…). No. Non ci siamo. Sono sicuro che anche voi, quando vi accingete a tirar fuori una delle vostre perle di insulto, volete che sia chiaro e tondo. Tonante, no?
(** N.B. – saggiamente Gintoki ha rivalutato il vaffanculo camuffato, potete leggere la sua opinione nei commenti sottostanti**)
Ecco, perciò evitiamo la voce da gattino indifeso, un miagolio non è certo il miglior accompagnamento per una dichiarazione d’intenti come il vaffanculo. Ci vuole più carisma. Se ce l’hai te, ce l’ha anche lui e quando ce l’ha lui… beh, avete fra le mani un vero motto di sfida. Il martello degli dei.
Perciò evitiamo quelle tonalità che vengono sentite unicamente dai pipistrelli e puntiamo su un tono sicuro (non mi interessa se è maschile o femminile, l’importante è che sia sicuro), lisciato da eventuali escrescenze emotive (non vorrete mica passare come il bambino/la bambina piagnucoloso/a che dice le parolacce e poi se ne vergogna!!), rotolato sotto la lingua come un vecchio malto scozzese dal sapore vagamente speziato e fumoso e scolpito tanto da essere affilato al punto giusto. Un punteruolo di marmo bianco inciso con tutto il vostro acre dissapore e odio. Ecco, così dovrebbe uscire il vaffanculo. Lucido, bianco, tonante, sicuro e ricolmo di un sottile odio.
Il vaffanculo sportivo, per questioni legate all’etichetta, non rientra nella trattazione. Non mi soffermo neanche su questo tipo di esternazioni. Il suo utilizzo sbagliato è come presentarsi alla prima dell’Opera con le pinne da sommozzatore, il cappello di paglia e i pantaloni di pelle con le chiappe bucate alla Manowar. Una vera e propria oscenità. E io non ci sto.

Perciò ricordatevi le 3 caratteristiche per un perfetto vaffanculo:
*Quantità
*Tempismo
* Tonalità

Io sono della scuola di pensiero che non serva la motivazione. Se avete sulla lingua il vaffanculo è perché, molto probabilmente, la vostra controparte se l’è meritato. Perciò non c’è motivazione che tenga: odio, ribrezzo, fastidio, insofferenza… etc etc. Sono unicamente delle mere scuse. Il vaffanculo è privo di scuse. Il vaffanculo è un biglietto da visita con i ricami d’oro.
Inoltre, mi raccomando per quelli che hanno la tendenza ad agitarsi come se un’anaconda si fosse infilata nei pantaloni, il vaffanculo ha potere anche senza essere esagitati. La postura è tutto. Passivamente aggressivo. Soporiferamente ma violentemente asociale, aggressivamente latente o chissà quale altra combinazione. Tutto a posto. Ma è la postura quella che serve e da il tocco nobiliare. Li sta la differenza fra il professionista ed il principiante.
Perciò aggiungiamo anche un’altra voce e saliamo alle 5 caratteristiche del vaffanculo

*Quantità
*Tempismo
*Tonalità
*Assenza di scuse
* Postura

Bene, la lezione di oggi è finita. Vi ringrazio per l’attenzione. Non so se ci sarà un’altra puntata, dipende dal mio spirito.

In seguito ad un illuminante intervento di Tilla Durieux, devo immettere una sesta regola a quelle precedentemente descritte.

* Quantità
* Tempismo
* Tonalità
* Assenza di scuse
* Postura
* Indifferenza intrinseca del gesto (Tilla Durieux Lex)

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27 Replies to “Galateo dell’insulto”

  1. Schopenhauer ti fa un baffo!

    Comunque, dissento su un particolare: non sottovaluterei il vaffanculo camuffato, quello che sembra una battuta spiritosa ma non lo è o quello infilato nel mezzo del discorso.

    In certi casi trovo che sia utile, perché viene recepito anche se camuffato. Mette nella condizione l’interlocutore di riceverlo senza poter replicare, perché se lo fa è lui il bambino che s’offende per lo scherzo. Intanto però ha dovuto incassare il colpo. Lo paragonerei alla stretta di mano stritolatrice, per dare l’idea. Ti sto solo stringendo la mano, agli occhi altrui, un gesto amichevole. Ma in realtà ci sto mettendo la forza di Hulk.

    Non so se ho reso l’idea del vaffanculo camuffato.

    Tipo, esempio: un conoscente rompiscatole che ti dice “eh però mai che mi chiami quando organizzi qualcosa”
    “ahahaha, ma vaffanculo, chiamami tu se vuoi partecipare”

    sembra un contesto goliardico, intanto però ti mando a quel paese perché mi dai fastidio facendo così

    1. E se me lo dice un gatto, come posso non credere che gli faccio un baffo? 😀 ahah… ok, battuta da censurare, ma l’idea c’era! ahahahahahah
      Secondo te il vaffanculo camuffato è degno di nota? Perciò si potrebbe elevare anche quello a forma d’arte e perciò regolamentarlo con i 5 principi del vaffanculo (che sembrano le tre regole della robotica di Asimov, ma non stiamo a sottolineare queste cose)?
      Il vaffanculo camuffato ha i suoi pro, lo ammetto, potrebbe essere il punto e virgola nella frase, l’accento dato ad una conversazione che sta diventando monotona ed irritante. Si, potrebbe essere. In questo caso il vaffanculo, perciò, non ha le caratteristiche tonanti ma deve seguire un principio leggermente diverso. Deve avere una propria tonalità, tempismo etc etc.
      Bene Gin, mi sembra che siamo d’accordo e, battendo il martelletto sul tavolo, mi sento di concordare con il tuo punto di vista.
      La causa è vinta! ahahahah

      1. Esatto. Praticamente è un piccolo gruppo ristretto in cui si discute, in maniera logicamente molto elevata ed impegnata, sull’utilizzo più giusto ed efficace del vaffa.
        Un circolo eletto! ahahahah

      2. Ahahah mi immagino queste riunioni segrete al lume delle candele, dove si accede con una bussata convenzionale e una parola d’ordine, roba che solleticherebbe la fantasia di Adam Kadmon e Sandro Giacobbo

      3. Tengo Sandro per sfregio all’autorità! 😀 ahahahah
        Comunque sia, direi che potrebbe essere una cosa di questo tipo. Anche se avevo pensato più ad una tipologia di mascheramento alla Eyes Wide Shut… la colonna sonora inquietante, le maschere e via dicendo. E poi il brandy, i sigari, i cilindri (per noi lord) ed il ventaglio (per le signore) e via dicendo….

    1. Ahaha! Grazie Pinocchio, il fatto è che, i suddetti non rispettano le regole cardine del galateo dell’insulto. Per questo motivo, se mai arrivasse una chiamata in merito, dovrei rinunciare.
      Mi sento estremamente nobile in questo caso! 😀

  2. Magnifico prontuario Sire… posso permettermi un piccolo appunto, al quale, ovviamente, poter dar seguito con un vaffanculo?
    Io tendenzialmente ometterei il sottile odio e l’aggressività. Ci tengo sempre moltissimo che sia chiaro che quell’esortazione ad andare implichi una totale (eventualmente sopravvenuta) carenza di interesse verso l’esortato, tranne quello di invitarlo ad andar lontano. E’ importante che resti evidente la circostanza che qualsiasi reazione possa intervenire a seguito dell’esortazione, sarà del tutto ininfluente e irrilevante. Ricapitolando: non solo te ne vai affanculo, ma me ne sbatto completamente le palle di te.

    1. Il tuo commento mi riempie il cuore di gioia Mia Regina. Tu puoi permetterti appunti, note, glosse, disquisizioni ed anche revisioni (senza la fastidiosissima graffetta di Word però).
      Il tuo punto di vista mi piace. Avevo pensato di immettere nel vaffanculo una tonalità odiosa, non pensando che la sua potenza ed il suo vero momento culmine non sta nell’odio che trasmette… ma nell’indifferenza di cui è portatore.
      Decisamente un vaffanculo che segue le regole prescritte, le 5 regole cardine, non può esimersi dall’essere un segno di completo disinteresse per l’altra persona e per le sorti presenti e future dell’altra persona. Per questo motivo, in tuo onore, aggiungo la Tilla Durieux Lex (Dura Lex), la regola dell’indifferenza intrinseca al vaffanculo.

      * Quantità
      * Tempismo
      * Tonalità
      * Assenza di scuse
      * Postura
      * Indifferenza intrinseca del gesto (TIlla Durieux Lex)

      Così ho detto. E così sia.

  3. Altissimo, la mia natura felina mi spinge a fare un distinguo: l’umano necessita del Verbo per esprimere un concetto definitivo come il vaffanculo (non ce ne sono altri, ché, si sa, un vaffanculo perdonato é un vaffanculo sprecato).
    Il felino, semplicemente, va. Occorre guardare attraverso, come se l’interlocutore fosse fatto di arietta odorosina, con il baffo sollevato e lo snariciamento di superiore compatimento. Ci si dedica a cinque minuti buoni di igiene personale, fregandosene gattosamente del crescente nervosismo altrui, si mostra genuino interesse per un pelucco nero sul pavimento bianco e, per un istante infinito, ci si tramuta in sfinge. Lì, lì, tutto il vaffanculo è espresso nella sua più squisita e sempiterna accezione.
    L’altro tenterà di evidenziare la propria presenza, fors’anche con una mano tesa e tremante. Ed è in quell’attimo che, panterosamente, si va. Senza voltarsi. Stiracchiandosi, magari. Verso nuovi lidi, nuovi croccantini, nuovi divani.

    1. Mia Gattosa Immensità! Quale onore il suo contributo. Praticamente il vaffanculo perfetto. Avendo una predilezione mai nascosta per la natura felina, il suo studio sulla gestualità gattesca non può che portarmi a posizionare il cono di luce proprio sulla sua risposta.
      Il gatto ha classe da vendere quando si tratta di mandare a farsi un giro la persona. Non si scomoda, non si svende, non trasudano emozioni particolari. Il gesto è quello che domina. La sua natura di animale dotato naturalmente dell’opzione “avviso di chiamata”, che gli permette di fregarsene di qualsiasi tipo di comunicazione dell’umano, è un dono raro e perfetto. Il fatto che riesca a mandarti lontano con il solo gesto di pulirsi le terga o di guardare con totale interesse un punto rivolto in direzione contraria al soggetto irato è qualcosa di estremamente poetico.
      Il voltarsi ed andare, sordo alle proteste ed all’ira dell’altra persona, è proprio il tratto definitivo del gatto.
      Sia lode al felino.
      Grazie bakanek0 per il suo contributo. Grazie.

  4. Esimio,

    Ho davvero apprezzato la sua lezione, così come i contributi dei suoi validi assistenti.
    Le scrivo per spezzare una lancia in favore del più breve, ma non meno efficace “fanculo”. A differenza del suo fratello maggiore, il fanculo non dà luogo a un orgasmo fricativo labiodentale, questo è palese, ma la sua composizione morfologica è tale da evocare sentimenti non meno interessanti. Il vaffanculo riempie la bocca, spesso sfruttando la sua composizione quadrisillabica: penso al vaffa di aldogiovannniegicomiana memoria. Il fanculo è forse meno soddisfacente ma più subdolo, più secco, più rancoroso. Se il vaffanculo è una mannaia, il fanculo è un pistola silenziata. Inoltre quest’ultimo ha una natura duplice: oltre alla rabbia, può esprimere stizza (in luogo del più diffuso “merda”). Infine, si noti anche il parallelismo sonoro con l’anglosassone “fuck it” o “fuck you”, anch’esso icastico e multiuso.

    Distinti saluti,

    Fra

    1. Egregio,
      il Suo contributo giunge più che mai ad hoc. Non posso che complimentarmi con Lei per la trattazione e tutte le prove a supporto della sua più che fondata teoria.
      Il mio studio sul vaffanculo è logicamente legato ad un processo quasi “nobiliare”, mentre il più diretto e, come dice Lei, rancoroso “fanculo”, ha un accezione decisamente più street-style. Lungi da me dal sottostimare questa versione, solo che, a mio parere, come prima entrata del galateo dell’insulto dovevo portare il Padre Nobile e non il Figlio Iconoclasta.
      Mi farebbe piacere avere una Sua partecipazione, nel formato del trattato d’approfondimento, legato proprio al tema del “fanculo”. Sono sicuro che riuscirà a trasmettere i valori che accompagnano un sano, robusto, tagliente fanculo al mondo.

      Cordiali saluti,
      Zeus

  5. Mi sta chiedendo un saggio sull’argomento? Potrei seriamente prendere in considerazione l’idea di scriverlo. Nel caso riuscissi a stendere un testo quantomeno discreto, a quale indirizzo posso inviarglielo?

    1. Si, la sto esortando a scrivere un saggio sull’argomento! Secondo me un Suo contributo potrebbe essere illuminante.
      L’indirizzo lo trova o nel mio gravatar o nella mail con cui vedrà la risposta (l’indirizzo gmail).

Si!?

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