Soundtrack of the day (17)

Oggi va così, sull’onda dei ricordi e di musica immortale.
Quello che stupisce sempre è come l’assolo, per quanto lungo e torrenziale, non sia mai stancante, mai ripetitivo. Quando pensi che hanno potuto trovare tutto, ecco che arriva un nuovo solo, una slide che parte… E con incastri giostrati alla perfezione. Uno scambio di cortesie perfetto, dove finisce uno inizia l’altro. Il trio Collins – Rossington – Gaines è perfetto in merito, non ci sarà più Ed King a mettere i filler ed i solo come solo lui sa fare, ma il nuovo arrivato (Gaines) trasmette energia ed una qualità musicale da capogiro. Peccato che non abbia potuto mostrarla di più al pubblico, questo è il mio unico rimpianto. Poco dopo l’album Street Survivor, i Lynyrd Skynyrd abbandonano la terra per entrare nel regno del mito.
L’ironia è che da una grandissima tragedia, in cui sono morte diverse persone (fra cui lo stesso Gaines, sua sorella ed il cantante Ronnie Van Zant), ha permessoo alla band di passare dal livello di gruppo eccezionale (hanno messo Ko persino i The Who!, mica la prima band del quartiere…) nel pantheon dei gruppi da avere e riveriti incondizionatamente. Il problema è che li si conosce unicamente per Sweet Home Alabama… e non è neanche la loro canzone migliore!
Non so contare quanti gruppi hanno tentato di fare questo schema di canzone: inizio in minore, tranquillo, soffuso e poi un crescendo costante, imperioso, potente fino a sfociare in un solo talmente bello da far venire da piangere. Un brano perfetto. Incastonato nell’oro.
Ci sono band che hanno costruito la loro carriera sulle gesta dei Lynyrd, sul loro boogie-rock incendiario. Senza mai riuscire ad arrivare dove svettano gli dei. Dove solo i Lynyrd sapevano arrivare. Perché puoi anche copiare musica, strutture, impostazione (tre chitarre, pianoforte honky, voci femminili etc), ma se non hai quel qualcosa, quel feeling particolare, non sarai altro che una brutta copia. Brutto dirlo, ma è così.

Ah, giusto, dannazione a me. Allen Collins (quello vestito di uno sgargiante rosso nel video) è AUTODIDATTA. Ma maledizione, autodidatta e, nel primo disco, inventi il solo di Freebird? Ma scherziamo!? Mi volete prendere in giro!!! Non è giusto dare a lui tutto il talento e non lasciarne ad altri. Condividere sarebbe buono.

Grandi Lynyrd. Grandissimi.

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18 Replies to “Soundtrack of the day (17)”

    1. Free Bird è spettacolare. Ti fa girare un pochino l’anima sapere che Allen Collins, da autodidatta, si è creato un bagaglio musicale tale da permettergli di comporre questi gioielli….

  1. Rassegnati, la triade iniziale era empatica…. quello che è rimasto è andato avanti perendo negli anni… sono dell’idea che imitarli possa portare solo alla rovina… ma benchè tu abbia le tue ragioni… le case discografiche pensavano a far soldi e ad immortalare come “icona” quello che meglio di tutti rispecchiava gli ascolti del tempo… e di questo per chi ha memoria. Io adoro Simply man… che è poca cosa rispetto a Free Bird… Resto dell’idea che l’apprezzamento resta personale (come stai facendolo notare tu) a discapito di quello che clla piazza. 🙂 art saluto!!

    1. Guarda Art, la triade Collins-Rossington-King era stupenda, ma mi piace moltissimo anche la Collins-Rossington-Gaines, praticamente le due triadi di chitarra pre-disastro aereo. I Lynyrd Skynyrd post-incidente faccio fatica a riconoscerli. Cioè, bravi e sanno suonare, ma sono una cover band di sé stessi.
      Già, Sweet Home Alabama è stata riproposta moltissime volte e perciò è entrata nell’ideale comune di musica southern, ma gli Skynyrd hanno prodotto musica decisamente migliore (e la si trova sullo stesso disco di Sweet Home Alabama eh, mica serve andare a cercarla con la lente d’ingrandimento).
      Io adoro Simple Man, anzi, adoro tutto il primo disco (dove c’è proprio Simple Man e Free Bird) e non posso fare a meno del secondo (Second Helping). Praticamente sono un must-buy per tutti! 🙂
      Saluti art e grazie per il commento!! 🙂

    1. Free bird è un brano eccezionale. Nella versione live, poi, è talmente torrenziale da lasciarti senza fiato.
      Non so se ce l’hai, ma la versione che trovi su questa compilation, nel secondo Cd (http://en.wikipedia.org/wiki/Collectybles) è una versione di Free bird ancora meglio di quella su One More From The Road. Per il disco live hanno registrato, logicamente, più serate nello stesso posto e con la stessa scaletta. La versione, outtrack, che trovi su Collectybles è di gran lunga superiore per intensità! 🙂

      1. Devo controllare ma credo di averla e sono curioso di ascoltare le differenze.
        Sai, ho conosciuto “Free bird” circa dieci anni fa, credo, attraverso un film di Rob Zombie (che si è dimostrato un grande regista), “La casa del diavolo”. Tutta la colonna sonora di quel film è splendida. Così come altri dello stesso regista.

      2. La versione su Collectyble è più sporca, più ruvida, forse anche con qualche errore in più, ma è impetuosa. L’altra è quasi troppo raffinata (ma è il termine sbagliato).
        Grande Rob Zombie. Ho visto i suoi film e ammetto che sceglie sempre della grande musica!!

  2. Inarrivabile Signore di bellezza divinamente perfetta, dovendola venerare a dovere, ascolto con ligia disciplina e diligente fervore la musica che si ama nell’Olimpo e dico:
    il nome della band è uno scioglilingua pari soltanto all’ormai celeberrimo oh, che orrore oh che orrore, etc. etc.
    suonano daddio, ed è per questo che sono nelle hit che più in alto dell’Olimpo non si può, nevvero?
    l’autodidatta lo è anche nella scelta del look. What a pity…
    questa musica del sud mi fa desiderare di espandermi e insidiare colonie feline in ogni dove.

    1. Sua Gattosa Immensità! Il nome della band è effettivamente uno scioglilingua ma è un qualcosa di piccolo in confronto alla sua bravura nel produrre note e melodie.
      Già, questo gruppo mi è caro (almeno fino al 1977… la seconda versione mi lascia leggermente più freddo nei suoi confronti) ed è per questo che io, con tanta audacia, lo promuovo. Sicuro di trovare orecchie e vibrisse attente al suono che da queste chitarre esce.
      Il look, cara banakeno, è tipicamente seventies e da mercatino delle pulci!
      A me, questo suono, fa venire voglia di sedermi sotto un portico, con un banjo, un cappello di paglia ed uno stelo di paglia fra i denti. E le gambe sul parapetto della veranda.

      1. …con la confezione da sei di birre, quelle col tappo che si svita, le paglie arrotolate a mano e le ragazzuole con i vestitini stampati a fiori e i texani nei piedi…no, forse questo fa un po’ troppo footloose, con le canottiere sudate e le quadriglie ballate sulla terra rossa.
        Merito un fulmine divino.

      2. Perché non una confezione di Coors Light? La vera birra del redneck incallito. Io sono per questo genere di cose, un fienile in lontananza, un trattore all’orizzonte, qualche scappatella al bar per bere l’ultimo bruciabudella fatto in casa e le ragazze che ballano la quadriglia con il cappello da cowboy ed i redneck sdraiati sul cofano dei pickup!

      3. E io che La immaginavo con la lunga barba bianca, la possanza antica di chi ha visto cose nel cosmo e il profilo greco…ora immagino crini biondi, biancore caucasico e glabro nonché pancetta alcoolica che fa capolino dai jeans con il cinturone di pelle e la fibbia a testa di bufalo. Ho urgenza di comprarmi i chaps con le frange…

      4. Sua gattosa immensità, la lunga barba bianca è l’iconografia classica, non mi sono mai standardizzato! Ma per quanto riguarda la versione redneck, la pancetta alcolica non sussiste. Ma diciamo che, nell’insieme dell’immedesimazione ci può stare, insieme alla sputacchiera per tabacco ed il cane, rigorosamente un Black o un Terminator, un nome possente, al mio fianco.
        Necessito di stivali lisi ma di gran classe.

      5. E nomi come Schitzo o Butcher? Semplici, rigorosi, facili da ricordare eppur espliciti. Che incutono il giusto timore.
        Se fossi cane, mi chiamerei Lazy Bum.

      6. Ecco, nomi così. O anche qualcosa di temibile come SkullCrusher o cosa simile. O SonofHell… mette paura ed è anche anticlericale. Cosa ne dici?
        Stamattina mi sento musicale, se fossi un cane mi chiamerei SuperjointRitual

      7. Per essere un cane divino, Sonofhell è un nome altamente provocatorio, anzi Altamente provocatorio, quindi perfetto. Naturalmente, deve avere almeno quattro o cinque cicatrici, su questo non transigo.

        …i SuperjointRitual vengono trasmessi anche nell’Olimpo? Certo, per raggiungere il più alto livello di distaccata e ultraterrena magnanimità…

      8. La provocazione è una delle cose che più mi sollazzano nel mio ultraterreno vivere. L’Olimpo ha ogni tipo di divertimento, ma dopo eoni di tempo, incominciano a stufare anche quelli. Perciò lancio provocazioni e creo Cerbero. Diciamo che spazio fra esperimenti di genetica e divertimenti vari ed eventuali.

        I SuperJoint Ritual vengono trasmessi, logicamente, anche qua. La magnanimità, nel momento della trasmissione, è ai massimi storici…

Si!?

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