Zeus Presenta – I miei mostri (pt. 3)

Per chi si fosse perso la prima puntata : rideafa. – Il Golem; e per chi volesse, ecco la seconda: rideafa. – Il Golem (pt.2)

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Il caldo abbracciava la cittadina, stringendola in una morsa opprimente. Da quando c’era memoria, non si vedeva un giugno così caldo come questo del 1724. Ogni mossa sembrava arrancare controcorrente. La lentezza era il ritmo su cui era impostata la vita e così proseguiva fino a sera quando, con le brezze fresche che scendevano dalle montagne, la città sembrava ritornare ad animarsi. Il fumo opprimente delle ciminiere veniva disperso ed anche gli animali randagi uscivano dai loro rifugi improvvisati.
Ma fu il 21 giugno il giorno che rimase nella memoria. Un nuovo cadavere era apparso e lasciato in bella vista e lo scandalo che ne derivò fu di proporzioni incredibili. Il Sig. Simmons fu trovato morto, nudo dalla vita in giù, in mezzo alla piazza della città. Sembrava seduto con il busto appoggiato alla fontana e la testa reclinata in un riposo improvviso, ma uno sguardo più attento poteva notare la serie di ematomi sul viso e sul corpo, fra cui l’orrendo trattamento a cui erano stati sottoposti i genitali dell’uomo.
Il Commissario, ignorando il senso di nausea alla bocca dello stomaco, scrisse sul suo diario: …sembravano calpestati. Non era rimasta che l’idea di quello che, un tempo, erano le pudenda dell’uomo. Adesso, al loro posto, c’era una macchia rossiccia e frammenti di carne. Spero, per il Sig. Simmons, che questo trattamento sia avvenuto post-mortem. In caso contrario, che il dolore l’abbia ucciso all’istante.
Le indagini del Commissario non portarono a nessun risultato evidente neanche questa volta. La differenza, però, era che le voci di corridoio, i sussurri fra i denti, indicavano rideafa. come la più probabile delle assassine. In città si sapeva della passione, anche violenta, del Sig. Simmons per rideafa. Nessuno si poteva scordare le sue attese ubriache sotto la casa, i suoi discorsi ed i plateali gesti da novello Romeo nei confronti della ragazza. Tutto questo, pur gettando essendo un rimprovero all’attitudine dissoluta del Sig. Simmons, era un cono di luce puntato in direzione di rideafa.

26.06.1724 – Diario di rideafa. 
Caro Kavafis. Che giornate che sto passando. Mi hanno formalmente accusata di essere la principale sospettata dell’omicidio del Sig. Simmons. Mi hanno interrogata e mi hanno detto che non potevo muovermi da casa mia fino a nuovo ordine. Poteri speciali, dicono. Ma io, Kavafis, te lo giuro solennemente: ho solo desiderato che morisse. Non l’avrei mai ammazzato. Non sono capace di questo. Cosa faccio adesso? Quel prepotente del Commissario Johnson è convinto del contrario e non so come difendermi. Aiuto Kavafis. Mi sento persa in questo momento. 

I giorni passavano e la morsa dell’indagine del Commissario Johnson sembrava stringersi intorno a rideafa. Gli indizi, i testimoni ed il movente portavano tutti all’abitazione dell’artista e questo aveva aizzato il segugio dentro l’animo di Johnson. Per l’occasione, il Commissario aveva promosso uno dei suoi allievi più promettenti, il Sig. Welbeck, al rango di secondo in comando. In questo modo, mentre Johnson si prodigava a cercare ogni minimo indizio relativo alla colpevolezza di rideafa., il Sig. Welbeck si muoveva nell’ombra alla ricerca di tutti quegli indizi che non venivano detti in sede ufficiale. Il suo compito, sotto la coperta comoda dell’incarico in incognito, gli permetteva di registrare le voci alimentate dall’alcool, dai pettegolezzi e dall’invidia.

29.06.1724 – Diario di rideafa. 
Sono un paio di giorni, Kavafis, che vedo più il Commissario Johnson che il mio atelier. sono sfinita. Le continue domande sulle mie ultime giornate sono sfiancanti ed il senso di minaccia che avverto quando esco in strada… rabbrividisco al solo pensiero. Caro Kavafis, sto incominciando a sospettare che sei stato veramente te ad uccidere il Sig. Simmons e, penso, anche gli altri. Sono stupidaggini, lo so, e mi sento febbricitante. Ma sono molte notti che questo pensiero ha fatto il nido nella mia testa e non mi lascia stare. Riuscissi a dormire, amico mio, sarebbe perfetto. Ma il Commissario trova le scuse più assurde per venire a casa mia per parlarmi e per svegliarmi… Non ce la faccio più Kavafis. Non so quanto posso durare prima di ammettere una colpa non mia.

Giugno finì in un silenzio innaturale. La cittadina stentava a rialzarsi, i colpi inflitti dal sole e dagli omicidi avevano minato la città nel suo essere. Il nucleo stesso della cittadina sembrava gemere e dolersi della situazione. Nel frattempo il Sig. Welbeck continuava il suo lavoro oscuro e delicatissimo. Raccoglieva e catalogava, stralciava e ritornava a sondare in profondità i bassifondi. Quello che desiderava era sporcarsi la mani dell’oscurità che permeava il cuore dell’uomo.

05.07.1724 – Diario di rideafa. 
Sono sfinita, Kavafis. O confesso quello che non ho fatto o devo trovare una soluzione. Non reggo più il Commissario Johnson. Mi da il tormento. Che Dio lo possa uccidere. 

L’afa aveva raggiunto livelli intollerabili e, mescolandosi alla cappa di smog, permeava l’aria di un odore sgradevole e nocivo. L’orizzonte, per quanto assolato, risultava sempre filtrato attraverso una lente sfocata e color seppia. La popolazione si rifugiava all’ombra delle case o cercava fugace refrigerio nell’acqua, spruzzata con avidità su colli roventi, fronti accaldate e facce bruciate. Fu in questo clima torrido che rimbalzò la notizia dell’omicidio del Commissario Johnson.
Il tenace poliziotto fu trovato disteso a terra sulla strada verso casa, schiacciato da una pesante trave. Il legno, evidentemente trovato in uno dei cantieri edili che si trovavano nelle vicinanze, era posizionato sul corpo del Sig. Johnson come la parte superiore di una croce. Il viso, contratto in una smorfia di terrore irrazionale, era sprofondato nel terriccio secco.
La scoperta shockante fu fatta da un mercante di fuori città che, visto il cadavere lasciato sulla strada, si diresse velocemente a parlare con il Sig. Welbeck sul ritrovamento.

12.07.1724 – Diario di rideafa. 
Sono stata io Kavafis? Dimmelo. Sono io che ti do gli ordini? Ormai penso che sia questo il legame, o la maledizione, che ci lega. Il Commissario è morto, schiacciato da una pesante trave e lasciato sulla strada. Sono confusa e convinta che, in questo orrido omicidio, ci sia anche la mia mano. Ho paura di sognare e di desiderare qualcosa. “Attenzione a quello che desideri, potrebbe realizzarsi”. Io devo andarmene. Fuggire nel corso della notte. Trovare la salvezza lontano da questa città rovente e da tutto quello che mi circonda. Sento un peso enorme sulla coscienza. Vedo le mie mani macchiate dal loro sangue.

I giorni seguenti furono frenetici. La polizia aveva stretto i ranghi sotto la direzione congiunta del Saggio Barry e del Sig. Welbeck promosso, ad iterim, a capo del distretto. La nuova direzione della polizia era improntata ad un uso spregiudicato di confessioni estorte con il ricatto e la minaccia e metodi al limite dell’illegalità. Il Saggio Barry, per tutto il corso della prima parte dell’indagine, finse di non accorgersi dei comportamenti eccessivi del Sig. Welbeck; voleva risultati e li voleva il prima possibile. Avrebbe spiegato il suo silenzio in seguito, giustificandolo come volontà di giustizia. Ma era un problema successivo. Nonostante i metodi poco ortodossi, il nuovo Commissario non riuscì a trovare nessuna pistola fumante, a parte una serie di impronte gigantesche nei dintorni del cadavere che conducevano fino…

18.07.1724 – Diario di rideafa. 
Caro Kavafis, questo sarà uno dei miei ultimi messaggi. Ho la certezza, ormai, che la polizia sia sulle mie, o tue, tracce. Sono un paio di giorni che le guardie stazionano davanti a casa mia e controllano ogni mio minimo movimento. Mi sono decisa e ho impacchettato alcune cose, scappo da questa città. Ti dovrò lasciare qua, mio Kavafis; non posso portarti con me. Non tutto almeno. Adeso vado e preparo la mia uscita di scena. Se non ci sentiamo più, addio amico mio. Ti lascio ancora una cosa..

… alla casa di rideafa. Il Sig. Welbeck, mani in tasca e sigaretta fra le labbra, sorrise soddisfatto pensando che si vedeva una luce in fondo a quel tunnel oscuro. Forse non era stata rideafa. in prima persona, ma non c’erano dubbi che era lei la mandante dei brutali assassini prepetrati in questa città. Il Sig. Welbeck, con rapide e secche indicazioni, dispose il cordone di poliziotti intorno all’abitazione. Sarà stata l’eccitazione del momento, o una fugace disattenzione, che lasciò scoperta un’uscita secondaria, coperta da vecchi materiali di scarto e approssimativamente mimetizzata dietro le fronde di un cespuglio rigoglioso. Si può descrivere in qualunque modo, ma questa fu la fortuna di rideafa., che scelse proprio questa via per fuggire dalla casa e lasciarsi l’orrore alle spalle. Con solo un bagaglio leggero sulle spalle, la ragazza fuggì senza più guardarsi alle spalle. Scappò da una città che non l’aveva accettata in pieno e dalla presenza di Kavafis che, in parte, si portò con sé. Nonostante la ritrosia iniziale ed i dubbi, prima di uscire di casa passò dallo studio dove era contenuto il Golem e armeggiò velocemente sulla nuca del gigante. Si portò con sé un piccolo pezzo, una giuntura in materiale pregiato, che posò delicatamente in un panno sul fondo della sacca da viaggio. Pochi minuti dopo la sua uscita, la sera divampò dei colori dell’inferno. Il rosso, il giallo e l’arancio acceso lottavano e si accapigliavano sullo sfondo blu della volta celeste. Il crepitare del fuoco che, silenziosamente stava mangiando le fondamenta della casa, eruttò in tutta la sua potenza. Una colonna di fiamme e detriti esplose nei dintorni, bruciando convulsamente tutto quello che trovava e facendo arretrare spaventati i poliziotti a guardia della casa. Chi guardava nella direzione dell’atelier, poteva vedere il fuoco che divorava l’abitazione con la brutalità di un carnivoro famelico.
Il Sig. Welbeck si mosse, come ipnotizzato, verso il centro dell’incendio. Aveva dedicato gli ultimi mesi sul caso del gigante assassino e di questa artista schiva e riservata e, adesso, vedeva il risultato del suo lavoro, della sua abnegazione, andare in fumo. Era certo che dentro stavano bruciando le prove schiaccianti della colpevolezza di rideafa. Doveva trovarle per dare un senso alle notti insonni ed alla morte del Sig. Johnson. In un moto di improvviso coraggio, strappò una coperta dal davanzale di una casa vicina e se la mise come scialle sulla testa. Non passarono neanche pochi secondi che i suoi colleghi lo videro correre verso l’abbraccio bruciante delle fiamme.
Dentro la casa vide solo la rovina, i mobili in fiamme ed il resto era cenere e distruzione. Sapeva la disposizione della casa dagli appunti del Sig. Johnson e perciò non perse tempo e corse velocemente nella stanza dove era contenuta la statua in metallo e qua vide. E rimase senza fiato.
La statua, arroventata e di un rosso talmente acceso da assomigliare ad un sole in miniatura, e le braci che mordevano  le pagine del diario. Coprendosi ancora di più il volto con la coperta di lana, si avventò su quest’ultimo e lo calpestò furiosamente per spegnere le fiamme. Non riuscì a fare molto, l’incendio era già troppo avanzato per riuscire a salvare qualcosa.
L’ultima cosa che vide, prima che divenisse cenere, era l’ultima pagina del diario dove era scritto quanto segue:

Caro Kavafis,
quello che chiami vuoto,
io non riesco a sentirlo.
ho qui nel mio metroquadro –
i cui recinti sono nient’altro
che spighe di grano e fiorellini di campo –
la tua gamba sinistra,
così il braccio, la mano,
l’occhio, il piede,
una narice, un sopracciglio,
infine il cuore.
a proposito di questo,
proprio ieri io e il tuo cuore,
eravamo l’uno accanto all’altra,
giocavamo a nascondere una briciola di pane
in una delle mie mani chiuse a pugno,
stringevo fortissimo,
il tuo cuore ne indicava una,
ma svogliatamente,
perché ciò che contava era
sciogliere un voto d’amore  che non abbiamo mantenuto,
aprirmi le mani e liberarci.
ogni volta che il tuo cuore mi tocca le mani,
le mani si allungano,
e non ho più solo il mio metroquadro,
la tua gamba sinistra,
e il braccio, la mano,
l’occhio, il piede,
una narice, un sopracciglio,
ma, ancora, altro spazio di te;
non hanno più alcun potere
le spalle a voltarsi,
i tagli e i punti di sutura poi saltati.
l’assenza del cuore,
forse ti manca il tuo cuore,
ma in questo non abbiamo,
e poi abbiamo,
il medesimo muscolo.
eppure non lo so,
se anche tu parli con il mio cuore,
se giocate a liberarvi,
se lasci che ti sfiori le mani,
e osservarle allungarsi nella mia direzione,
cercarmi;
se così fosse arriverò da te, tu da me,
sarò tutta, anche tu sarai tutto.
Così Kavafis,
a pensarci bene quello che chiami vuoto,
ora,
non è nient’altro che una metà di un intero.

[THE END]

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27 Replies to “Zeus Presenta – I miei mostri (pt. 3)”

      1. Oddio, bravo… bravino, anzi, appena decente… così così.
        Insomma, si vede che ti sei impegnato, ti sei applicato. Un premio per la volontà, ecco.

        Argh.

      2. Grazie, un tuo appena decente o così così è un riconoscimento prezioso. Più di lodi sperticate da altre persone O Salomonica Regina.

        Lo so e me lo dicevano: è bravo, ma non si applica eh.

      1. Mi stai dando per scontata, eh? Dillo, dillo che mi stai dando per scontata!
        Scusa, avevo bisogno di un attacco isterico per principianti…

        Mio Signore, tu vuoi farmi credere che la poesia finale l’hai scritta tu? No, non che io metta in dubbio le tue capacità… ma ho bisogno di rompere le palle perchè sento che mi dai per scontata o almeno devo avere qualcosa per cui cagare il cazzo ed essere isterica.

        Cmq a me dispiace molto per il Golem. Se li faceva fuori tutti e amen io ero contenta. Tanto rideA era salva.

        Ascolto i Rotting Christ e ti penso mio Sire…
        …. e sento che mi dai per scontata!

      2. No, poesia non l’ho scritta io sia mai… ANZI, colgo l’occasione per dire che la poesia provenie direttamente dal blog di rideafa.!! Mi sembrava talmente intonata, talmente perfetta per il mood del racconto che l’ho incorporata. E poi, diciamolo, in un racconto dove c’è lei come protagonista e non inserire niente di suo… era un delitto.

        Tu sai, O Mia Turbolenta Signora, che con me hai carta bianca su tutto.

        L’apocalisse gentilmente fornito dal Golem era una delle opzioni, ma volevo far vivere rideafa. e fornire un finale più grandioso e tragico… poteva andare..

        Tu ascolti i Rotting Christ e mi pensi… ed è cosa giusta (anche io, stamane, mi son ascoltato un dischello della band… vedi che connessione profonda e spirituale?)

        Non ti do per scontata, O Tenebrosa Signora.

    1. Già. Non mi sembrava corretto farti fare una brutta fine *sorrido*

      E poi, chi te lo dice, potrebbe esserci un giorno in cui voi un’altra storia e capiremo che ho fatto bene a salvarti no?

      1. mh, diciamo che però ho una buona (sufficiente, via, buona è eccesso di presunzione) affabulazione.
        quindi riuscivo a svangarla da bimba non facendo più capire còse della realtà fenomenica alla mia mamma. non mentivo, rielaboravo e depistavo.

        per dire.

        però, si. sono noiosamente trasparente.
        anche se sono astemia.

      1. Parzialmente o no comunque bisogna ammettere che ci vuole bravura per scrivere così! Anche se hai uno spunto non è detto che tu sia in grado di svilupparlo. Quello che mi piace è che si riesce molto
        bene ad immaginare questa storia per questo pensavo ai fumetti( sarà che ho anche una fervida fantasia)

      2. Già, ho preso uno spunto conosciuto e l’ho trasformato… adattato forse è il termine più corretto.
        Quello che cerco di fare (a volte riuscendoci, altre no) è proprio il sentimento che hai avuto te. Riuscire a far immaginare la storia, creare questo “film” nella testa che ti permette di essere “dentro la storia”.
        Diciamo che provo a far muovere i personaggi (e ci sto provando di volta in volta) e non solo pensare di farli muovere. Ecco.

        Ti dirò, mi farebbe piacere vedere il fumetto di questa storia 🙂

    1. Hara lo sai che Zeus mi da per scontata? Lo sai? Ti rendi conto???

      Ma, venendo a noi, ti ricordi quel progettino per aprile di Tilla Diabolica che ti riguarda?
      Ho ordito trame ed è andato in porto. Poi ti farò sapere dettagli.

      1. Purtroppo certi uomini non capiscono quali bellezze si trovano davanti e snobbano. Capisci? snobbano, guardano in giro loro. Tzè.

        Zeus, vergognati!

        Sei la mia orditrice di trame preferita!!!!

Si!?

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