E così sia – Nomad

Perdonatemi. Oggi è così. Poco da dire, pensieri confusi che si raffeddano nell’aria gelida della serata. C’è rabbia che cova sotto la cenere, insoddisfazione che ghermisce gli organi interni e ti rende elettrico. Sentire catene che legano gli arti alla terra, che fermano i tuoi passi e rallentano il tuo randomico vagare. Mente libera in un corpo imprigionato. Per questo ci muoviamo, ci scostiamo ogni volta che c’è anche solo il minimo sentore di una gabbia costruita con il tuo nome inciso sulla porta. Prigionieri in fuga. Non guardo indietro. Non mi volto, rimango a guardare la luna con la faccia sferzata dal vento gelido. Non arretrerò di un passo rispetto alla posizione che ho raggiunto perché, da questo piccolo promontorio, io posso vedere leggermente più distante di voi che rimanete ancorati alla vostra pianura.
Solo qualche centimetro più in alto per vedere molto di più. Per capire molto di più. E le vostre braccia che tentano di tirarmi giù, di indicarmi il fast food dell’ignoranza, il consumismo della dignità non hanno presa. Non mi raggiungono. Perché io non mi fermo. Io mi muovo, impercettibilmente, ma mi muovo. Avanti.
E così sia.

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16 Replies to “E così sia – Nomad”

    1. Direi che è quello che veniva dal mio cervello. Un gentleman dici? Si, ammetto che non ho calcato la mano sulla parte volgare che mi veniva… ma non la reputavo fondamentale per questo testo.

      Hai sentito la compilation!? Troppo linda e pulita?!

Si!?

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