Diary of a dead man – Revelations


Guardo il vecchio che, silente, aspetta la nostra domanda. Sara si avvicina al mio orecchio e mi sussurra di chiedere più informazioni sul conto dell’uomo.
“Non voglio trovarmi di fronte ad un nuovo Patrick, ok?”, sussurra.
Mi trovo d’accordo con lei.
“Vorrei avere più informazioni su di te, se non ti dispiace. Chi sei, John? Cosa facevi prima di questo casino?” gli dico.
Lo sguardo dell’anziano uomo si illumina per un secondo e poi ritorna vacuo, con quella tranquillità e saggezza che solo i vecchi hanno. Si passa le mani lorde di fuliggine sul viso, coprendo gli occhi e poi trascinandole verso il basso, come per schiarirsi la mente. Il risultato, però, lo rende simile ad un vecchio Alice Cooper con strisce di sporco che scendono leggere sotto gli occhi. Lascia cadere le mani e poi si siede su uno dei muretti del ristorante.
“Vogliate perdonarmi, ragazzi. Ma sono vecchio e restare in piedi per tanto tempo mi uccide” ci dice.
Sara si sposta alla mia destra e si appoggia ad un muro portante. In questo modo riesce a tenere d’occhio sia la vetrina sia John.
“Chi sono?” la voce di John è quasi un sussurro prima di riprendere consistenza e forza “Sono John e di professione, prima di questo grandissimo macello che stiamo vivendo, facevo l’insegnante di letteratura. Si, sono un professore. Sono nato una settantina di anni fa poco distante da qua e mi sono trasferito in questa città per poter insegnare quello che amo: i grandi classici, quello che, adesso come a suo tempo, mi stringeva il cuore. Ero sposato con una donna deliziosa, mia moglie, pace all’anima sua. Quando è arrivato l’apocalisse è stata contagiata e l’ho vista morire ben due volte. La prima morsa da esseri che avrebbero dovuto restare nella terra e dormire. La seconda per mano mia”.
Il racconto si fermò per un tempo apparentemente infinito. Non volevamo dire niente che rompesse quella fragile tensione.
Dopo un sospiro pesante come le catene che si portava nell’animo, John proseguì.
“L’ho dovuta uccidere con le mie mani perché si era rivoltata contro di me. Voleva mordermi. Era un’altra persona. E l’ho uccisa. Da quel momento mi sono perso. La devastazione causata dalla venuta degli zombie aveva messo a soqquadro la città, riducendola ad una incredibile tomba a cielo aperto. La gente moriva a velocità impressionante. E più morivano, più esseri demoniaci arrivavano. Si assembravano alle porte delle abitazioni, finché non riuscivano a trovare un varco…
Sento ancora le voci della gente, di amici, che urlano per la propria salvezza. Pregavano, sapete? Chiedevano pietà. Ma non c’è pietà quando il nemico è morto. Sono stati sbranati, tutti. Io sono scappato. Mi sono nascosto e sono riuscito a sopravvivere perché so sparare. Non benissimo, ma mi ha tenuto in vita in diverse occasioni. Insieme alla paura…”. La voce era secca come un legno lasciato al sole.
“Quando la situazione sembrava volgere al peggio, quando la devastazione era al massimo c’è stato un mutamento. Sempre più zombie venivano uccisi o rinchiusi. La città diventava viavia più vivibile, a parte qualche residuo di non-morti vaganti nelle strade. Niente di più. Sono dovuto avventurarmi fuori dal mio rifugio perché non avevo più provviste e ho trovato una città diversa. Ero affamato e disidratato e mi sono messo a cercare cibo ed acqua fra le rovine. Degli uomini mi hanno preso che rovistavo in un supermercato. Mi hanno catturato ed interrogato brutalmente, volevano sapere la mia professione. Appena hanno sentito che ero un’insegnante mi hanno bendato, legato e trascinato in una palazzina. Qua ho incontrato il loro capo. Colui che governa parte della città”.
“Perciò ci sono altre persone che governano questa città?” gli dico
“Si, quattro persone. I sovrani”
Mi sono voltato immediatamente verso Sara, lo sguardo stranito. Lei mi guarda con lo stesso sguardo interrogativo.
“Come quattro sovrani? Cosa è successo?” gli dico.
“Si, quattro uomini, che si fanno chiamare i sovrani, governano la città. Si sono spartiti questo raggruppamento di case e lo governano con il pugno di ferro. Se non avete mai sentito parlare di loro, vuol dire che venite da fuori”.
Annuisco con la testa.
“Immaginavo” continua il vecchio “ma in questa città non ci si può muovere senza entrare in uno dei loro regni. Solo la periferia è senza governo, una landa desolata probabilmente piena di zombie e criminali. Io sono sopravvissuto perché sono istruito e serviva qualcuno come me. Uno che sapesse scrivere bene, che redigesse la storia del sovrano attuale. Io lo so fare. E mi hanno tenuto. Molti libri sono stati distrutti nel grande rogo della scorsa primavera e io sono una sorta di memoria storica. Spesso racconto i grandi classici ai servi del sovrano o al sovrano stesso, in modo tale da guadagnarmi qualcosa da mangiare”.
“Chi sono questi quattro sovrani?” chiede Sara.
“Domanda lecita, ragazza. Ma le identità non le so. Io conosco, superficialmente, solo quello per cui lavoro. Quello che so è che i quattro sovrani hanno fatto un accordo quando sono arrivati e si sono divisi i quartieri. Senza esagerare si può dire che hanno usato il muro di Berlino come esempio di gestione. Questi quattro signori hanno messo delle linee su una mappa e hanno deciso che, ognuno di loro, si sarebbe occupato della sua zona. Un regno autonomo. Ogni invasione sarebbe stata punita. Ci sono state delle guerre, all’inizio, ma poi si è trovato l’equilibrio che vedete adesso. Una fragile tregua che dura da diversi mesi ormai. Per distinguerre i territori, ognuno ha creato uno stemma personale, come i vecchi feudatari. Forse suggerito anche da me, lo ammetto. C’era la necessità di distinguersi, di averee una propria identità che, in un modo generico, rispecchiasse anche l’amministrazione del proprio quarto di regno. Per questo motivo si sono scelti degli stemmi personali, similari, ma personalizzati. Il primo ha scelto un cavallo bianco che regge un arco ed una corona. Il secondo un grosso stallone rosso con una spada. Il terzo sovrano prese un cavallo nero che regge un’antica bilancia. L’ultimo sovrano scelse, per sè, un cavallo verdastro, macilento con un grande teschio sullo sfondo” John raccontava questo con gli occhi quasi sbarrati. Come se sognasse.
“Io ho visto tutto. Ho aiutato a creare le divisioni e poi ho lavorato per il primo re. Quello con il cavallo bianco. Ognuno ha il suo modo di governare, di gestire la sua parte di città. Ho visto cose che non mi dimenticherò, migliaia di persone sterminate. Ridotte in schiavitù o trattate brutalmente. Ma non tutti sono così, ognuno fa quello che vuole. Libertà piena e potere assoluto”. Lacrime copiose scesero sul volto di John, disegnando dei canyon puliti nella pelle sporca.
La compassione mosse la mia mano e la poggiai sulla spalla di John. Solo che adesso bisognava trovare un modo per sopravvivere in questa città, cercando di non pestare i piedi a nessuno di questi re.
“Dove ci troviamo, John?” gli dico
“Siete nel territorio del sovrano con il cavallo bianco” la voce più sicura e ferma.
“Cosa dobbiamo fare? Ci presentiamo? Scappiamo? Se siamo ancora in tempo…” gli dico.
“No, scappare no, cari miei. Non so come avete fatto ad entrare e non esserer visti, ma due volte non potete farcela sicuramente. Dovete prendere una decisione, scegliere da quale sovrano andare e provare a restare vivi sotto la sua protezione… Come clandestini non potete rimanere. Mettono a morte chiunque non appartenga ad una o all’altra fazione…”.
John abbassa lo sguardo, concentrandosi sulle mani lerce.
L’aria pesante come un macigno. Mi avvicino a Sara in silenzio. Lei mi guarda ma non pronuncia verbo.
“Dove andiamo John? Chi scegliamo?”
“Non so chi consigliarvi, veramente. Dovete tentare, provare. Ognuno gestisce i nuovi arrivi come vuole e, ve lo dico sinceramente, non è detto che il sovrano bianco vi accoglierà esattamente come ha accolto me, anzi…” ci dice.

La scelta è difficile. La responsabilità è vostra e solo vostra. Decidete con cura!!!
A voi la parola. 

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22 Replies to “Diary of a dead man – Revelations”

      1. Lo so, ma cerco di fare, quanto meno, il sovrano illuminato! 😀
        Vorrei accontentarti (sarà vero? non faccio spoiler, anzi, molto probabilmente sto mentendo… o no? eheheh), ma lascio la parola ai lettori.

        ps: grazie mille per il voto e la lettura!!

  1. Se a John un passato da professore è riuscito a garantirgli la salvezza stesso destino non tocca ai due ragazzi. 😦
    Tra i quattro sceglierei il territorio governato dal sovrano con il cavallo nero che regge un’antica bilancia. Mi appello al fatto che la bilancia rappresenta la giustizia, quel saper pesare gli eventi in modo equo senza palesi ingiustizie. E poi il cavallo nero ha un’eleganza, un incedere da capitano valoroso, colui che ti porterà in salvo, un po’ Zorro, Principe Nero, Diabolik ed è di tutto questo che i due ragazzi hanno bisogno, di salvezza. Un re che sia un valoroso condottiero, un super eroe, insomma, un paladino della giustizia!
    Il cavallo bianco è “out” -almeno sembra-, il cavallo rosso stallone lo immagino un territorio governato da un sovrano prevalentemente incentrato su se stesso, pronto a distrarsi facilmente pensando alla sua personale gloria anzichè occuparsi degli altri con una spaderella come parvenza, il cavallo verdastro e macilento ha così bisogno lui di soccorso e poi quel teschio sembra un ammonimento per noi lettori con potere decisionale “vedi con me che fine farai?” … eheheheheh
    Stavolta Zeus il compito è difficile, si gioca sulla sorte dei ragazzi che a me stanno oltremodo simpatici. 😆
    Comunque vada … vedi di non far scherzi e volgi tutto al positivo, sempre! 😉
    ti abbraccio
    Affy

    1. Cara Affy, che posso dire!? Sono sempre incantanto dai tuoi commenti 🙂
      La scelta è effettivamente difficile, informazioni poche, si va tutto a pelle, a sensazioni. Forse indizi. La bilancia è segno di giustizia? Lo stallone rosso di orgoglio ed egoismo? Il cavallo verdastro è un monito di morte?! Queste sono sensazioni o solo rappresentazioni?
      Anche alcuni animali si mascherano da quello più pericoloso per sembrare feroci, quando in realtà non lo sono… Sembianze… O realtà?!
      I ragazzi non sono io a mandarli incontro ai pericoli cara Affy, siete voi che li muovete… io mi limito a scriverne le gesta, i passaggi 🙂
      perciò rivolgo a te/voi l’invito: fate attenzione!!!! 🙂

      Grazie del commento super Affy, come sempre!!!

  2. Uuuuuh … spettacolo! Adoro questa storia 😀 Bianco! Tutta la vita, sono già lì del resto, c’è John … qlcs si possono inventare, dai! La cosa buffa è che al momento siamo al 33% … hihihi … speriamo si sbilancino le votazioni ^_^

    1. Grazie mille Claire!! 🙂
      Bianco? Qua c’è una bella indecisione eh? I voti sono scarsi, spero che aumentino nei prossimi giorni per dare più pepe alla storia 🙂 ne sono fiducioso!!!

      Grazie per il supporto!!! 🙂

    1. Mmm… dalle mie poche capacità su WP io vedo unicamente le percentuali di voto (esattamente quello che potete vedere anche voi). Sinceramente non so se riesco a vedere chi a votato cosa, sai?

      Grazie per il voto!

  3. Peccato che, chissà come mai, questa storia si sia interrotta… Ma a quanto pare riesci lo stesso a stare in mezzo ai tuoi amati zombie, in un modo o nell’altro 😉

    (Un po’ di malinconia nel notare che, a parte la Torment, le facce che c’erano non si mostrano più dalle tue parti – se non sbaglio)

    Bello bello bello, c’è tutto: azione, dilemmi etici, budella in bella vista, claustrofobia e agorafobia, cattivi odori…

    1. Già, questa storia si è interrotta perché… boh… probabilmente avevo perso lo smalto nello scrivere. O forse solo la voglia. Con gli zombie vado e torno, sono poco costante. Ieri ho pubblicato, avevo voglia di scrivere qualche cosa divertente (insieme al racconto per redbavon) e così ho tirato fuori un nuovo capitolo per il blog Eaten Back To Life.
      (Sì, chi commentava non c’è più… penso sia una questione di ricambio o di “scambio”… forse non commento più chi mi commentava o chi commentava non trova più stimoli in quello che scrivo.. non saprei).

      Forse riprenderò una storia interattiva. Chi lo sa. A volte mi piace stupire e, soprattutto, stupirmi.

Si!?

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