Diary of a dead man – A new dawn


Sono passate un paio di settimane dal nostro arrivo nella città. A parte un logoro cartello di benvenuto, la città ci ha accolto in maniera indifferente. La sensazione è che tutto sia stato ripulito, come una sorta di stasi temporale forzata.
Stamattina ho la testa pesante e la bocca impastata. Nei raid del giorno precedente abbiamo trovato una mezza bottiglia di whisky Black Label ed è stato un momento di festa. Sara ha cucinato qualcosa nel nostro rifugio, una stanza spartana in un seminterrato di periferia, e io ho innaffiato il tutto con bicchieri del liquido ambrato. Ho le gambe stanche e la piccola fessura nelle assi di legno inchiodate alle finestre lascia intravvedere una giornata uggiosa. Tiro le ginocchia vicino al petto per poter scrivere meglio e intanto guardo Sara distesa al mio fianco. Dorme beata. Il sacco a pelo a coprirle parte delle faccia. Un sarcofago di tela e piume. Giro lo sguardo e mi concentro fuori dalla finestra.
I giorni passati non sono andati affatto male: i giri di ricognizione, concentrici, ci hanno permesso di scoprire qualcosa di più sulla planimetria della parte di città in cui dormiamo e che sfruttiamo come base d’appoggio. La rada presenza di zombie è strana, ma probabilmente sono concentrati dove c’erano maggiori prede. Il quartiere deve essere stato accogliente ed immerso nel verde, una classica periferia borghese con villette e case a schiera di piccole dimensioni. Allo stato attuale, invece, ha una patina grigiastra di decadenza che lo circonda, come una coltre di fumo che stenta ad andarsene.
Sara si muove, ma si è solo girata nel letto. Fra poco dobbiamo andare, il sole dovrebbe essere abbastanza alto da permetterci di girare indisturbati alla ricerca di cibo.
Oggi ho in programma di spostarmi di più, di osare allontanarmi per più di un giorno dal nostro rifugio. Ormai sappiamo come muoverci ed il nostro scopo è di trovare delle persone, vive. Nonostante la nostra forza di volontà, non ce la possiamo fare da soli.
Sara si sveglia poco dopo, stirando le gambe e facendo scivolare in basso il sacco a pelo.
“Buongiorno”, le dico.
“Buongiorno a te” mi risponde.
Mi alzo dal letto. Secondo i miei calcoli siamo ad un buon punto della mattinata, il mio orologio è andato distrutto nell’ultimo giro. Siamo senza tempo. Effettivamente è abbastanza ironica come situazione.
“Dobbiamo muoverci e andare a controllare la zona occidentale. Vestiti velocemente e usciamo. Oggi viaggiamo leggeri”, le dico.
La vita sulla strada ha indurito il carattere di Sara. Non è più la persona spaventata e tremante che avevo conosciuto dal Prete. Adesso una vena di durezza si è instillata in lei, rendendola più calcolatrice. Ma non ha perso totalmente lo sguardo sereno.
Per fortuna.
In pochi minuti usciamo nella fresca aria mattutina. Il cielo è coperto da una coltre leggera di nubi che fa filtrare una strana luce soffusa. Ci incamminiamo verso il limite occidentale del quartiere.
Nonostante la tranquillità, costeggiamo il caseggiato. Anche perché con la coda dell’occhio potremmo sempre trovare qualcosa di interessante da raccogliere.
Lo zaino graffia sulle spalle ed il leggero cigolio delle cinghie è l’unico suono al di fuori dei nostri passi.
“Sembra che non ci sia nessuno neanche oggi.” sento il sussurro di Sara arrivare alle mie spalle. Mi giro.
“No, c’è una stranissima tranquillità in questo posto” le dico, parlando quasi più per me che a lei.
Continuo a tenere d’occhio l’orizzonte cercando, quasi volendo, movimento. Ma non c’è niente.
Proseguiamo inoltrandoci nel quartiere vicino. Sembra essere un vecchio sobborgo in cui si sia verificato uno incontro/scontro culturale. Per di più caotico. Rimaniamo affascinati dal susseguirsi, e alternarsi, di negozi orientali e ristoranti etnici, di case storiche e vecchi negozi dall’aria antica.
Indico la direzione a Sara, che mi tocca leggermente il fianco con la sua mano, comunicandomi che ha capito. Senza pensare allento le cinghie che tengono fissa la mazza da baseball. I passi di Sara sono serrati e mi seguono come un’ombra.
Perlustriamo la zona in maniera rigorosa. I locali più promettenti sono quelli meno interessanti, spesso sono già stati depredati. Sui portoni di alcune case sono state saldate sbarre di ferro verniciate di rosso. Mi sento protagonista de I Promessi Sposi e sorrido. Incurvo la schiena e fantastico di essere uno dei monatti nella Milano devastata dalla peste. Quasi desidero di avere una maschera con il becco ripieno di profumi ed una canna per testare i pazienti.
Un suono di passi sui vetri rotti mi riporta alla realtà. Come un camminare su gusci d’uova. Alzo la mano e anche Sara si ferma alle mie spalle. Mi guarda e si stringe nelle spalle. Non ha sentito niente. Ci appiattiamo contro il muro di un vecchio negozio di tendaggi e rimaniamo fermi, nell’aria umida, con le orecchie tese. Il silenzio cala sulla strada.
Sto per spostarmi, quando Sara mi trattiene la maglia e mi fa segno di fermarmi.
Il rumore di passi. Lo sento di nuovo. Vicino.
Mi indica un locale poco distante. Stringo la mazza lasciandola sospesa sull’asfalto mentre ci avviciniamo a quello che, un tempo, era un ristorante cinese molto kitsch. I rumori sono più distinti. Costeggiamo il muro fino alla vetrata, lasciandola sempre alla mia sinistra. Tenendo l’arma con la destra, getto una rapidissima occhiata all’interno dell’edificio.
La penombra rende difficoltoso focalizzare i particolari, ma non mi sfugge la figura di una persona che si aggira nel locale. I movimenti sono fluidi e circospetti. Un vivente. Il primo da settimane a questa parte.
Segnalo la scoperta a Sara che annuisce. E tira fuori il pesante martello, soppesandolo nella mano.
Ritorno a sbirciare nel locale e vedo che l’uomo è chino sulle macerie e sta scavando nella sporcizia.
Voglio informazioni. Sono vitali. Ma il gioco vale la candela? Decido per il si.
Irrompiamo nel locale, io davanti e Sara alle mie spalle. Pronti a vendere cara la pelle.
“Voltati. Voltati lentamente o ti stacco la testa dal collo. Lo giuro su Dio” ringhio nell’ombra .
La figura accucciata alza prontamente le mani, facendo cadere delle cianfrusaglie trovate nel locale. Si alza lentamente, provando evidente fatica nel compiere quel gesto.
La sorpresa è enorme quando ci si presenta davanti un vecchio uomo. La faccia adornata con una folta barba biancastra ed una calvizia avanzata malamente nascosta sotto un cappello in lana sfilacciato. Il viso è un reticolo di rughe, in cui lo sporco si è infiltrato lasciando tatuaggi scuri nei solchi della pelle. Gli occhi, nonostante siano annacquati dall’età avanzata, sono ancora vivaci. Mobili. La postura curva rivela che, in gioventù, doveva essere stato di grande altezza e prestanza fisica, ma la vecchiaia e le privazioni l’avevano piegato. Se non spiritualmente, sicuramente fisicamente.
“Non fatemi del male, ve ne prego”, disse. La sua voce è querula e increspata come il suo viso, “Non fatemi del male. Sono John. Per servirvi”, disse.
Accenna ad un piccolo inchino. Lo sguardo si abbassa, ma poi ritorna a guardarci con curiosità mista a spavento.
“Se non fai mosse stupide, non ti verrà fatto del male. Lo prometto. Vogliamo solo informazioni”, gli dico.
“Nossignori. Nessuna mossa stupida. Volete informazioni? Chiedetemi pure. Se avete abbastanza tempo, vi dirò tutto quello che volete sapere”, ci disse.

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17 Replies to “Diary of a dead man – A new dawn”

    1. Grazie 🙂
      Comunque non c’è questa opzione 😉 eheheheh… lo scopo principale è avere una risposta delle due fornite dal sondaggio per poter far andare avanti la storia! Sono le vostre risposte a indirizzare il proseguimento del racconto.

      1. Ok. Non volevo vanificare i tuoi sforzi, è che l’ho trovato perfetto così!
        Ma apprezzo anche le storie a bivi, perciò voterò.
        Sono sicura che mi piacerà anche il seguito!
        😉

      2. No, figurati 🙂 non costringo nessuno a votare, sia chiaro.
        Questo è un secondo ciclo di racconti ambientato in un mondo post-apocalittico.
        Il lettore, cioè voi, fate la storia che io poi andrò a narrare. Solo questo.

        Grazie per la fiducia a priori e per l’ansia da prestazione che mi hai messo addosso 😀 ahahahah

      3. Votato!
        E l’ansia da prestazione è cosa buona e giusta, che hai prodotto ottimamente finora.
        Dai, per quel che vale, hai la mia fiducia più completa!
        Son curiosissima!
        🙂

      4. Grazie mille!
        Il prossimo capitolo arriverà quanto prima (comunque fra uno e l’altro passa almeno una settimana), così vediamo come va avanti il tutto 😉

  1. ola!
    *saltellando sulla sedia mi appresto a commentare* 😀
    ieri sera , appena chiuso il negozio ho sbirciato sul telefono il tuo blog e non so con che forza di volontà non ho letto… stamattina mi sono alzata pian pianino per avere un attimo di tempo e di pace e di silenzio per poter leggere finalmente quello che aspettavo! ( senza fretta, eh …)
    bellissimo ritorno, noto con piacere immenso che il nostro protagonista sta diventando un ciccinin più cinico, la sopravvivenza ha preso decisamente il sopravvento sul suo buon cuore.
    Sara sta meglio e ne sono anche contenta.
    mi interessa l’anziano nonnino, ma vogliamo sapere perchè questa città è cosi vuota! ancora non uno zombie, stranissimo…
    grande ritorno e grande Zeus!
    ci voleva un racconto così, per iniziare bene il nuovo anno!
    braverrimo!
    T.

    1. Buongiorno T.
      Contento che ti sia piaciuto! Come tutte le persone, anche queste creature dell’immaginazione crescono con il passare del tempo, acquisiscono esperienza etc. Si formano legami umani (si può vedere il rapporto fra il protagonista e Sara).
      La città vuota è interessante eh? 😉 eheheheh. Bene, vediamo come vanno le votazioni e poi proseguo.

      Grazie mille per i complimenti. Adesso devo solo proseguire su questo percorso!!
      Zeus

  2. Apocalisse e pathos sono ancora gli ingredienti base del nuovo anno.
    Sono passate soltanto due settimane, i ragazzi si aggirano sospetti in una città che sembra deserta, sanno bene di non poter abbassare la guardia ma al momento c’è solo il vecchio John che può aiutare a sciogliere qualche loro interrogativo.
    E dunque ho votato … 😉
    Affy

    1. Grazie per il voto Affy!!!
      E, come sempre, è un piacere averti come appassionata di questa saga horror 😉
      questa volta ho aggiunto un paio di novità, personaggi che prima erano secondari (Sara) sono diventati principali e, per la prima volta, ci sono anche i dialoghi… un pochino di freschezza 😀 eheheheh

      Grazie mille Affy 🙂

Si!?

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