Di cioccolato, cigni e ponti sull’acqua: Amsterdam e Bruges

Per vedere la prima parte cliccate QUA

Siamo sicuri che Amsterdam sia tutta canali, puttane e fattoni vari ed eventuali? In effetti no, ma sembrerebbe così. Lo ammetto. Grattando poco sotto la superficie sembra di essere nella Disneyland del divertimento extra-ordinario, ma la cittadina sui canali (che apprezzo molto di più di Venezia… perdonatemi, ma io e la città italiana abbiamo un rapporto complicato) riserva sorprese particolari. Inaspettate. Soprattutto quando ti svegli alle sette di mattina e alle otto meno dieci sei fuori, per strada, a sorseggiare un tè caldo e mangiucchiare un croissant alla cioccolata. In quei momenti vedi come Amsterdam sembri una di quelle vecchie prostitute che si sta nuovamente truccando per sembrare qualcosa di più: più giovane, più esplosiva, più volgare. In realtà sotto la coltre di fard, trucchi e matite, la Capitale si riscopre una bella ragazza timidamente costretta a mettersi a gambe all’aria per compiacere il pubblico che la guarda. Sono in questi momenti, quando passeggi con Daisy Duck imbacuccati nei giacconi invernali, che vedi l’acqua del canale che scorre sorniona in un riflesso timido di luce mattutina, che il ponte smette di essere un assembramento di formiche umane e diventa uno stupendo scorcio paesaggistico o che le casette, oscurate da miriadi di braccia/teste… diventano piccole novità da assaporare. Questo stallo, questo preparativo, dura unicamente poche ore per poi ritornare allo sfarzo pomposo e leggermente volgare che ha nei momenti di grande uso ed abuso ed è allora che Amsterdam non ti riconosce più e ti ingloba stordendoti.
Quando capisci questo, e la cara Daisy Duck ed il sottoscritto l’abbiamo capito, è il momento di prendere una pausa di riflessione. Dopo tre giorni di immersione senza ossigeno all’interno della città, bisogna uscirne per poterne apprezzare ancora il suo sfarzo tanto pacchiano quanto ricercato. I musei li abbiamo lasciati perdere, il numero di persone in fila era talmente alto da spaventarci e, detto fra di noi, non vedo l’utilità di passare ore ed ore in fila per poi entrare nel museo. Soprattutto quando il tempo gira sul bello ed il sole ti scalda il viso. Ma allora che fare?
Sono in questi momenti che la visione d’insieme di Daisy Duck supera il mio mero, e assolutamente meccanico, “mettere un piede

© Daisy Duck photo
Bruges
© Daisy Duck photo

davanti all’altro e girare”: usciamo direttamente dall’Olanda e ci dirigiamo in Belgio. Più precisamente nella cittadina di Bruges.
Troviamo un’offerta interessante per un viaggio nella cittadina belga e prenotiamo immediatamente un posto sul bus. Partenza alle nove di mattina e visita guidata.
Vorrei sottolineare una cosa: io ho una profonda avversione per i viaggi in bus. Mi sento in gabbia. Sentire che il tragitto durerà 3 ore (!!) è praticamente l’equivalente di dirmi: domani ti spariamo. Impacchetto la mia personale disperazione a seguito degli insulti amorevoli di Daisy Duck che mi ricorda, gentilmente e con il sorriso, di non fare il “rompipalle” (detto in altri termini, sia chiaro).
Il viaggio passa quasi tranquillo, grazie anche alla guida che ci narra diverse cose interessanti sui Paesi Bassi e sul Belgio. Il resto lo fa tutto il mio spirito zen e una bella dose di Black Label Society nelle orecchie.
In tre ore circa arriviamo in città e vi posso assicurare che è incantevole, se non fosse per la quantità di turisti per centimetro quadro. Una mandria di persone affollano tutte le vie principali ed in maniera bovina a quanto ho potuto apprezzare (visto che nelle strade laterali si trovano delle bellissime casette e scorci molto particolari). I viottoli si mescolano al proliferare del commercio di cioccolato e di bevande (birra), senza comunque far perdere splendore ad edifici costruiti a regola d’arte. Seguiamo la marea umana per questioni di guida, ma nel primo momento libero ce ne andiamo e giriamo come palline impazzite.
A Bruges viene fuori la doppia faccia che ci contraddistingue: il turista classico e quello meno convenzionale. Le due facce si alternano facendoci scoprire posti incredibili (con una luce stupenda che dipinge d’oro facciate intere e creando effetti dorati sulle vetrate decorate delle vecchie case), canali immersi in un paesaggio mozzafiato (sembra di essere ritornati nel medioevo – alla faccia di Venezia che sembra decadente e non in maniera elegante) e una quantità incredibile di cigni.
I cigni sono una delle rivelazioni di Bruges, portati qua nel passato che fu per ricordare la morte del migliore amico dell’imperatore (il quale è stato ucciso sotto gli occhi dello stesso sovrano); per ricordare alla città il misfatto, il potente impose che venissero importati una marea di cigni così che la città potesse avere sotto gli occhi il ricordo dell’amico (che portava, come stemma, il cigno… logico).

Bruges © Daisy Duck photo
Bruges
© Daisy Duck photo

Note culturali a parte, decidiamo di visitare la Chiesa in cui è contenuta una reliquia con il Sangue di Cristo. Dall’esterno non daresti alla chiesetta neanche mezzo euro (fa effettivamente abbastanza pietà), ma dentro è uno splendore di colori e forme. Rimaniamo a contemplare gli affreschi, le sculture, gli intagli per diverso tempo… mentre i fedeli visitano la reliquia. Ok, siamo andati anche noi a guardare, la curiosità era effettivamente tanta.
Usciti dalla Chiesa abbiamo girato per vie e stradine prima di gettare i nostri sforzi sui negozi di cioccolato e riempire un paio di borse dell’oro dei bei tempi. Felici e contenti ritorniamo al bus e con questo ritorna anche la mia ansia da imprigionamento (sempre riportata alla realtà dalla cara Daisy Duck che mi intima di smetterla – detto con altre parole).
Il rientro ad Amsterdam è un insieme di immagini immerse nell’oscurità, il profilo di un Paese che si sta addormentando proprio mentre la Capitale si risveglia e, usata e mezza svestita, si concede per l’assalto notturno. Le gambe sono aperte adesso e il dito ci fa segno di avvicinarci.
Lo ammetto, 11 ore e passa fra bus e visita in Belgio hanno preteso un dazio in fatto di stanchezza e poi, il giorno dopo, l’aereo ci attende per riportarci in Italia. Optiamo per una cena ad un locale portoghese e poi passeggiamo tranquillamente lungo i canali.
Amsterdam tenta di convincerci, si spoglia ancora di più, mostra una spalla nuda e alza la gonna oltre il limite, ma mi tolgo il cappello e dico “No, grazie”. Alzo la cerniera della giacca e ci dirigiamo verso l’Hotel per i preparativi e un meritatissimo riposo.

VELOCI CRONACHE DEL RITORNO:
– il volo è in ritardo a causa di un freno rotto. Vi posso assicurare che c’è del divertimento a volare sapendo che hanno sostituito i freni al momento.
– l’aeroporto dove atterriamo è immerso in un sole incredibile. L’abbiamo lasciato coccolato dal buio e da un primo accenno di luce mattutina e lo ritroviamo splendente e immerso nelle montagne che, severe e spolverate di neve, lo guardano in maniera protettiva.
– atterrati vengo preso da una fame da lupo nella steppa e, visto che ci attendono ancora due ore minimo di macchina, decidiamo di mangiare qualcosa. Il sottoscritto opta per una bistecca alle quattro di pomeriggio. Il paradiso è solo ad un passo, ve lo assicuro.
– dove all’andata c’era neve e slitte con i cani (esagero, ok), adesso c’è solo asfalto vagamente minaccioso e lucido di freddo. Il passo del giaguaro è consigliabile… come evitare le frenate… se non volete vedere un bel volo sul ghiaccio.
– entrato a casa mi prende lo sconforto. Come sempre. Ecco perché la canzone che più adatta al mio mood di ritorno è proprio QUESTA.

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21 Replies to “Di cioccolato, cigni e ponti sull’acqua: Amsterdam e Bruges”

  1. Se colei che t’accompagna è dotata dello straordinario superpotere “visione d’insieme” (ormai introvabile) sei un uomo seriamente fortunato.

    Fammi capire: Amsterdam “funziona” solo senza esseri umani in giro? E, soprattutto, ce devo andà sì o no?

    Ti sta proprio sulle palle Venezia eh.

    1. Direi che, tra l’altro, viaggiamo bene insieme, quando io mi incaponisco sulle cose, lei vede oltre e viceversa. Ottimo connubio quando cerchi di sfregare i corni contro il cemento ehehe.

      No, Amsterdam è una bella città. Ma io sono un paesano e dopo un po’ la troppa gente mi rende nervoso (anche se mi piace essere in mezzo alle persone). Solo che scoprire la città quando tutti dormono è bello, quando puoi assaporarne il gusto “più intimo”. Quello che non puoi ammirare quando c’è il turbinio dell’umanità in mezzo.

      Vacci vacci. Secondo me ti diverti 😉 ehehe.

      A me Venezia sta proprio sui maroni… ma non è detto che non ci ritorno, anche solo per provare a me stesso che posso soffrire 😀 ahahahah

      1. No, guarda, non è questione d’esser paesani. Io sono cittadina ma vado girando per deserti e brughiere desolate.

        Di sicuro farei un sacco di acquisti ad Amsterdam.

      2. Ah, pensavo fosse una caratteristica tutta mia 😀

        Ho quasi timore a chiederti cosa acquisti… ma visto che non provo paura, lo chiedo: cosa acquisti?

  2. A Bruges mi piacerebbe moltissimo andarci! *___*
    A proposito di cioccolata… Quando andai ad amsterdam sola, in un momento in cui 1.ero stancherrima 2. pioveva 3. mi sentivo molto triste, entrai in una specie di bakery a caso vicino piazza Dam e mi presi una cioccolata calda con so che aroma e la panna montata sopra, ovviamente. Troppo buona.

    1. Bruges merita, ma prova ad andarci fuori dai classici periodi turistici se no ti spari un colpo. La cittadina è stupenda, se vuoi un assaggio in film prova a guardarti “In Bruges” (titolo inglese, in italiano è In Bruges – La Coscienza dell’Assassino).

      Ahahahah… non so perché ma ho capito, forse, dove sei andata a finire. Proprio in piazza Dam c’è un negozio che “spaccia” cioccolate calde a nastro. Io non ho approfittato, ma ho visto diverse persone entrarci 🙂 perciò mi sa di aver capito dove l’hai presa 😀 [a spanne eh!]

  3. Cose che ho imparato dal viaggio di Zeus: a Zeus non piace stare in mezzo alla gente, a Zeus non piacciono gli autobus, Zeus ha una morosa fighissima! 🙂

    1. In effetti stare in mezzo alla gente mi piace… ma sto incominciando ad essere più tranquillo 😀 [se dici che è colpa dell’età prendo armi e bagagli e vengo a casa tua a picchiarti 😀 eheheh]; non amo i viaggi in bus, neanche un pochino!!
      Sulla morosa non mi sbilancio perché sarei poco obiettivo ma riferisco i complimenti 😀

  4. Pure Brugge! Tanta roba questa fuga nordica 🙂
    Anche a me è capitato di ammirarla immersa nel sole, ed è effettivamente un gran bello spettacolo. Mi è piaciuta molto di più di Bruxelles, fa un po’ te 😀

    1. Già, abbiamo preso la palla al balzo e ci siamo andati.
      Effettivamente molto interessante. Volevamo fare anche Antwerpen… ma il tempo era tiranno e dovevamo scegliere cosa vedere (e, come puoi vedere, Bruges è stata la meta designata).
      Ma penso che le altre città del Belgio seguiranno… eheheh 😉

  5. Della serie devo andare a Bruges. Merita per il solo fatto che c’è Cioccolato e Birra.
    Per come sono fatto, mi fionderei anche a Pizzo Calabro o a Turbigo basta che ci sia tanto cioccolato e tanta birra.

    Comunque, ammazza la vacanza, bel viaggettino, complimenti 😉

    1. Bruges te la consiglio vivamente. Ottimo posto (tantissima gente, perciò prova ad andare in periodi non strettamente turistici… boh… non chiedermi quando ehehe). Tanta cioccolata si, tantissima birra (ma per quello puoi anche andare in Germania eheh – per la birra, logico).

      Grazie. Si, non ne faccio spesso e mi/ci sono/siamo concessi una vacanza attiva 🙂

      1. La vacanza attiva è l’unica vacanza possibile, almeno dal mio punto di vista. Aggiungo Bruges alla liste di mete da vedere, che ormai è una lista infinita… che tristezza che è la mai vita ahahah 😀

      2. Si, da me attiva significa far qualcosa in vacanza e non restare in una SPA per eternità 😀 non ce la faccio proprio ehehe.. Amo girare, visitare e, spesso, faccio tutto a piedi. Senza usare bus o via dicendo.

        Metti metti!! 😉
        Figurati, non è che giro come una trottola io!! 😀 ehehehe

Si!?

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