Diary of a dead man – SPIN OFF – The Christmas Mayhem

Il suono dell’organo risuonava all’interno della navata della Chiesa. Il solo propagarsi delle note, che rimbalzavano contro le mura d’arenaria, infrangendosi contro gli archi a sesto acuto per finire arrotolate contro le esuberanze barocche faceva crescere nel petto una sensazione di divino. Di santità in terra. A tutto questo si aggiunse l’aroma dell’incenso che lentamente saliva dal turibolo fumigante.
Diverse persone erano sedute o in piedi fra i banchi ed accompagnavano la predica muovendosi a tempo, congiungendo le braccia o accompagnando i canti con un basso mantra. La penombra all’interno della Chiesa lasciava intravvedere solo le loro sagome, delle ombre nell’ombra. Non c’era elettricità da diversi mesi, da subito dopo lo scoppio dell’epidemia. La sola fonte di illuminazione erano delle rade e tremolanti candele. La voce del parroco era stentorea mentre recitava le preghiere, ieratica mentre cantava i salmi e le canzoni di Chiesa. Il suo scopo era coinvolgere e, a quanto sembrava, ci stava riuscendo.
Quest’anno il prete aveva avuto un’idea stupenda: chiedere ad alcune persone del paese di offrirsi volontarie per il presepe vivente. Aveva pensato che, se Dio avesse nuovamente guardato in basso, avrebbe visto questa spontanea manifestazione d’amore… facendo finire l’epidemia. Fra la gente scovò una perfetta Madonna e così anche un Giuseppe, scavato e sofferente, ma con un lato umano accentuato. Gesù bambino fu scoperto solo all’ultimo secondo. Riuscì anche a convincere alcuni fedeli ad impersonare i pastori in adorazione. Sospirando pensò che questo era il suo capolavoro di amore e fede.
Mentre le note dell’organo sfumavano, iniziò il suo sermone natalizio e le sue parole colpirono come proiettili i presenti. Parole d’amore, parole di fede e speranza. Il Natale da concepire come la festa della nascita, una luce nell’oscurità, e non come festa consumistica. Anche se, ormai, quest’ultimo termine aveva perso significato.
Non è vero, cari fratelli e sorelle?“, la voce del parroco risuonò nella navata.
La risposta arrivò indistinta alle sue orecchie, coperta com’era dall’introduzione di un’altra canzone all’organo. Nel suo cuore sentiva che i fedeli volevano un ritorno alla spiritualità e l’abbandono delle pratiche pagane fomentate dal dio denaro.
Inspirò aria nei polmoni e cantò la canzone programmata. Ormai erano anni che questo prete di mezza età celebrava la messa della vigilia di Natale. Il rito, per lui, non aveva segreti. Amava l’atmosfera raccolta che si formava la sera del 24 dicembre. Il buio fuori dalle vetrate. Il silenzio. Il fatto che solo i più pii fra i fedeli entravano in Chiesa e ascoltavano le sue parole. Il giorno successivo la Chiesa sarebbe stata piena di persone che venivano principalmente per consuetudine. Non c’era una motivazione spirituale, solo una mera usanza tramandata negli anni.
Cantiamo tutti insieme l’inno a pagina 87!” incitò il parroco e riprese il suo canto, assaporando ogni parola ad occhi chiusi. Le voci sottostanti si persero nelle pieghe maestose dell’organo.
Finito il canto si mosse velocemente per il rito della comunione. A causa dell’epidemia tutte le scorte di particole erano finite, ma le aveva sostituite con dei pezzi di pane. Girò velocemente per i banchi, chiedendo chi volesse la comunione. I presenti risposero enfaticamente allungando le mani.
Finito il giro, il parroco si permise un secondo di auto-celebrazione e guardò gli addobbi della Chiesa. Si complimentò con sé stesso per la buona riuscita, promettendosi di trattare il tutto con cautela per usarlo l’anno successivo. Inspirò una profonda boccata d’aria speziata dalle note dell’incenso.
L’atmosfera fu turbata da un’improvviso impasto del suono dell’organo. Il prete ritornò velocemente all’altare e spense il registratore. Le pile, le ultime che aveva conservato così gelosamente, erano finite. Il silenzio calò nella Chiesa.
Si sentiva stanco e decise di concludere la Messa velocemente. Un rapido saluto, le frasi di rito e poi poteva tornarsene a casa sua. Le persone presenti rimasero ai banchi o al presepe vivente, muovendosi lentamente sul posto.
Il parroco rientrò velocemente in sagrestia per cambiarsi e chiudere la porta che dava sull’esterno, e poi andò verso la navata centrale. Aveva ancora un lavoro da svolgere prima di potersene andare a dormire.
Constatò, con il cuore gonfio di gioia, che le persone c’erano ancora. La fede era un collante miracoloso.
Si avvicinò ad una delle ombre, il cui profilo mostrava una signora curva sul banco.
Come sta oggi, Signora O’Donnell?
Per risposta ricevette unicamente un rantolo sordo e vomitevole. La Signora O’Donnell si sporse velocemente verso l’uomo e cercò di prenderlo con una mano ad artiglio. Le unghie bluastre ed il fetore che si levavano dalla carne putrefatta erano nauseabondi. Cercò di mordere il parroco, ma le catene che la tenevano attaccata al banco non lasciavano troppo spazio al movimento. L’uomo controllò il lucchetto e poi carezzevole disse:
Sono contento che sia tutto ok, Signora O’Donnell. Sono veramente contento“.
Dalle file vicino si levarono altri rauchi grugniti. Il fetore di marcio si levava prepotente dai banchi della Chiesa. Molte figure erano incatenate ai banchi, come animali. Alla vista del prete incominciarono a graffiare disperatamente il legno e lacerarsi la pelle contro il metallo delle catene. Non provavano dolore. Solo una fame animalesca. Volevano carne viva. Volevano il parroco sotto i loro denti.
L’uomo riprese il suo giro di controllo. Verificò che tutti i lucchetti fossero ben chiusi. Venti o più persone erano legate i banchi. Venti morti ritornati in vita. Assicurò meglio una catena alla vita del Signor Smith. Quello che un tempo era un rubicondo fabbro di paese adesso era un ripugnante zombie flaccido. Nella foga animalesca della clausura si era strappato un braccio, che adesso giaceva in una pozza di liquidi sulla panca. Appena il prete si avvicinò per eliminare l’arto, il Signor Smith attaccò ed azzannò l’aria qualche centimetro di distanza dai capelli dell’uomo. Il prete si ritrasse velocemente, lamentandosi sottovoce.
Ma, Signor Smith, cosa mi combina? Perde un braccio e cerca di mordermi? Si contenga un pochino! Guardi che lo dico a sua moglie!!“. La voce indispettita del parroco scosse la tranquilla pace della Chiesa. Mentre parlava indicò con l’indice la figura accartocciata nel banco vicino al Signor Smith. Come richiamata, anche questo corpo cercò di emergere dall’ombra. Mosse le braccia cascanti ma le catene la bloccarono al suo posto. Un grugnito furente fuoriuscì dalla gola della Sig.ra Smith.
Il parroco si allontanò dai banchi ed andò verso il Presepe vivente. Anche qua i partecipanti erano ancora disciplinatamente al loro posto, ma appena fiutarono carne viva ulularono. Le catene ressero la scossa dell’attacco improvviso. Lo scricchiolio di ossa e articolazioni provocò un brivido lungo la schiena del sacerdote. Controllò nuovamente i nodi ed i vari lucchetti delle catene. Non voleva sorprese domani. Voleva avere un presepe vivente di prima categoria. Lanciò un’occhiata fugace dentro la mangiatoia del bambino mentre stringeva le corde che lo legavano sul fondo. Un artiglio si levò dalla paglia, afferrando l’aria con foga omicida.
Il sacerdote guardò i suoi fedeli con ammirazione. Nonostante fossero settimane a digiuno, non erano ancora morti. Sarebbe stato un Natale da ricordare.
Se solo ci fossero state altre persone presenti… avrebbero sicuramente apprezzato lo sforzo“. Una vaga malinconia lo colse mentre pensava questa cosa. Era l’ultimo realmente vivo del paesino, ma aveva una missione. La sua missione. Aveva costretto diversi fedeli alla reclusione pur di non spopolare la sua parrocchia. Li aveva incatenati. Non voleva che scappassero. Dovevano assicurare la loro vita nelle mani di Dio.
Sovrappensiero si avvicinò alla Madonna del presepe. Il non-morto, che un tempo era una studentessa universitaria dai capelli neri, attaccò immediatamente. Afferrò il braccio del prete, avvicinando il viso distorto a quello del prete. L’uomo mise la mano libera intorno al collo dello zombie, sentendone l’innaturale vita sotto la putredine. Le dita scivolarono lentamente negli strati di carne decomposta fino a toccare la trachea. Allentò la prese, ma mantenne il braccio rigido per distanziarsi da quell’essere immondo. Colpì la ragazza, o quello che rimaneva, con un calcio al ventre scaraventandola indietro. Libero dalla morsa ritornò a distanza di sicurezza.
Controllò il braccio, vedendo il segno di dove erano affondate le unghie dello zombie.
Sono veramente stanco stasera. Meglio che me ne vada” sospirò. In cambio ricevette un digrignare di denti.
Finito il giro di controllo si allontanò dai banchi. Chiuse la porta della Chiesa e con essa anche la morte al suo interno.
Inspirò l’aria frizzante della nottata e controllò l’orario, era ben dopo mezzanotte. Aveva finito presto oggi.
Buon Natale, caro mio“, si disse. Scartò un sigaro che aveva tenuto come regalo e se lo accese.
Lo sbuffo di fumo riempì l’aria dell’aroma del tabacco e contornò la figura del parroco. Si mosse in una nebbiolina di fumo e non si voltò più a guardare l’Inferno che aveva alle sue spalle.
Sarebbe tornato domani. Aveva una messa da celebrare. E dei fedeli da redimere.
Si incamminò verso casa sua, mormorando sottovoce “Buon Natale, caro mio. Buon Natale“.

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9 Replies to “Diary of a dead man – SPIN OFF – The Christmas Mayhem”

  1. Un atto di clemenza, alla vigilia di Natale, ha attraversato la mente del parroco.
    Volutamente ha omesso di recitare una frase. “Scambiatevi un segno di pace”.
    Questo è stato il regalo che il parroco ha loro concesso: impedire un ignobile banchetto per festeggiare la nascita di Gesù.

    Buon Natale Zeus 😉

    1. Tu sei troppo buona Affy, il tuo spirito è stato assalito dall’anima natalizia. Mi fa piacere che hai dato questa interpretazione al testo, io non l’avevo notata! 🙂
      La mia finalità, da cattiva persona qual sono, era tutt’altra 😀 eheheh. Ma io sono cattivo, questo lo so.

      Buone Feste Affy!!! Mangia e più non posso, riposati e passa in allegria questi giorni!
      Ci rivediamo presto! 🙂

  2. ola!
    sono sveglia a orari indecenti non per andare a Messa ma perchè la mia dolce metà russa come un’indemoniato quindi caffè+pc+leggiamo il post che tanto aspettavo! *fine del momento familiare*
    che carinoooooooo!!! che bello sto regalo de nadal!
    e leggevo e dicevo ehvabbè il parroco, la messa , xmas mayhem, quindi arriverà un’orda e li ucciderà tutti…e invece no!
    cavolo che idea MALSANA che ti è venuta, ma si sa , oramai a Lui fai i dispettucci 🙂
    braverrimo!
    almeno sta giornata inizia con un sorriso sghignante ( con risata luciferina tra me e me).
    e , ancora, buone e meritate ferie!
    T.

    1. Buondì,
      anche io sveglio da diverse ore ormai… anche se devo ancora partire con una vagonata di cose da fare!! O_o

      Comunque, contento che ti sia piaciuto questo racconto. Un piccolo regalo di Natale agli amanti degli zombie eheheh. L’idea dell’orda era “troppo scontata”, cioè, tutti si sarebbero aspettati la malvagità che entra nella Chiesa… invece è proprio il parroco ad essere malvagio come una bestia (anche se, lo ammetto, quando parla sembra buono buono… o forse sono io che lo vedo cattivo? boh…).
      Io dispetti a Lui?! Naaaaaaaaaaaaaa 😛

      Bene, vado a lavorare che è meglio… sarà giornata lunga questa! 🙂
      Grazie mille e buone feste!! 🙂

Si!?

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