Di regionalismi e parlate locali

Lo ammetto, sono originale come una canzone di Gigi D’Alessio. Lo so. A volte, però, trovo che qualche blogger più ispirato di me si mette a scrivere cose divertenti ed intriganti e allora frego l’idea. Non vogliatemene male. Lo faccio senza scopo di lucro. Anzi, cito anche la fonte… come sempre il grande Pinocchio Non C’è Più con PILLOLE DI SAGGEZZA LIVORNESE.
Ecco, adesso che mi sono pulito la coscienza, posso continuare più leggero. Come tutti sapete io provengo da qualche parte d’Italia (non dico dove per motivi di riservatezza, non mia, ma della zona da cui provengo… mi hanno detto che non ha piacere che le faccia pubblicità, non sono proprio il modello di rappresentante che aveva previsto) e ho assorbito la bellezza di due o più culture. La prima, e ironicamente (per voi, ovvio), la più forte, è quella proveniente da oltre frontiera; la seconda è quella provinciale. Ma quella della provincia vicina. Non la mia. Che poi, nella mia di provincia, c’è un grandissimo mix di detti, parlate e via dicendo… così da catalogarla come un mix culturale strambo e affascinante.
Visto che parte dei detti provengono da una lingua che non tutti masticano, allora metto la traduzione in italiano. Questa è, logicamente, la traduzione letterale che suona divertente ma nella lingua originale (il tedesco) ha un suono decisamente più cupo e terribile eheheh.

– no stà a scaldarte el pis – (detto di paese) – non sta ad agitarti tanto

– se no l’è ‘na vera l’è n’anel – (detto provinciale) – se non è una fede è un semplice anello (che poi si utilizza in vari modi, ma soprattutto per dire che se non è questo, l’ovvio, è sicuramente un’altra cosa).

– no l’è supa, l’è pan bagnà – (detto contadino) – se non è zuppa è pane bagnato – anche in questo caso si può utilizzare il significato recondito del detto precedente.

– l’è le zime le prime che le sgorla – (detto contadino) – sono le cime le prime che tremano – è il più intelligente, quello “arrivato”, il primo che crolla.

– neve ai monti, neve ai mari, neve tutti a farve ciavare – (detto provinciale) – un piccolo ritornello divertente… “farvi ciavare” ha bisogno di traduzioni?

– sono a 180 – (detto tedesco) – nonostante la semplicità significa: sono incazzato come un biscio.

– ne ho il naso pieno – (detto tedesco) – anche in questo caso, nonostante l’apparente riferimento a condizioni di salute precarie, si riferisce ad un: ne ho le palle piene.

– adesso ti leggo i Leviti – (detto tedesco) – tratto sicuramente dalla Bibbia, il libro dei Leviti, questa espressione significa semplicemente: adesso ti riprendo, ti faccio un culo tanto (a parole), ti rimprovero.

– quel lì parla en ponta – (detto provinciale) – quella persona parla in maniera sofisticata.

– quel lì l’è studià – (detto provinciale) – quella persona ha una grande istruzione (a volte ha anche una valenza ironica)

– che omo che coca, che ghe ne vol zento per far ‘na broca – (detto provinciale) – che mezza sega, ce ne vogliono cento di quelli per fare una cosa semplicissima;

– ‘na pisada senza en pet l’è come en violin senza l’archet – (detto provinciale) – oddio, adesso come tradurlo, una pisciata senza scoreggiare è come un violino senza l’archetto. (Pura poesia, ndA ahahahahaha)

– ti te sei en mezo come el zobia – (detto provinciale) – stai un pochino fra le palle, come il giovedì (in mezzo alla settimana).

– donne e boi dei paesi toi – (detto provinciale) – meglio cercare donne e bestiame delle tue parti senza avventure esterne.

– fidete de la vòlp e anca del tass, ma no fidarte dele dòne dal cul bass – (detto provinciale) – puoi fidarti della volpe e anche del tasso, ma non delle donne dal culo basso;

Ok, questa è una selezione ma, come potete immaginare, c’è un vastissimo retroterra di detti, espressioni popolari da cui prendere spunto. Lo ammetto, e lo dico subito, ho preso solo le più divertenti che mi venivano in mente o che ho sentito usare… perciò non è che siamo tutti dei dementi minchioni. La saggezza popolare, comunque, è un’arma sempre efficace. Possiamo sempre contare su espressioni e detti che hanno le fondamenta nella tradizione, nell’esperienza. Un’esempio? Potete ben fidarvi dei meteo che vedete, ma qualcuno che vi dice:
– roso de sera, bel tempo se spera (nuvole o cielo rosso di sera, bel tempo si spera)
sai che ha ragione… non c’è dubbio.

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30 Replies to “Di regionalismi e parlate locali”

    1. Vedi? Alcuni li pensavo quasi locali… ma spesso è così che li spacciano eheheh.
      ps: no, mi sembra una cosa giusta. L’idea non è mia, in origine, perciò cito sempre da chi l’ho tratta… una forma di rispetto 🙂
      pps: la relazione clandestina, ormai, è nota mi sa… 😀

      1. Vedi? Allora ci capiamo perfettamente. Il proverbio, la saggezza contadina serve sempre… non la uso spessissimo ma so apprezzarla. Ci sono detti o usanze che, vuoi per esperienza o altro, sono meglio di previsioni o tante cose scientifiche di adesso 😉

        Allora la domanda è d’obbligo: come in italiano non li sai bene? In che lingua li sai allora? 😉

      2. Ah, capito! Certo, anche io ho provato a tradurre nel senso più vicino al significato che do io quando dico certe cose… o quando sento che le dicono eheheh

  1. Ti ho geograficamente collegato e ora ho delle lamentele da farti.
    L’ anno scorso ero in vacanza più o meno dalle tue parti. Io sono davvero una persona posata,è difficile che perda la calma specialmente con uno sconosciuto per di più molto più vecchio di me. Una tua dolce compaesana è riuscita a farmi incavolare come solo mia madre sa fare!

    1. Mi hai collegato? 😀 😛 come hai fatto? ahahahah. Anche se non è propriamente difficile 😉
      Eri in vacanza qua e non me l’hai detto? Comunque, a volte, riescono a farti esplodere… hanno questa caratteristica speciale. Poi, logico, dipende dove sei andata 🙂

      1. Non ti conoscevo ancora,se no sarei venuta a pascolare con te!:)
        In un piccolo paesino super turistico.Dovete imparare da noi romagnoli(che poi tecnicamente non la sono)!

      2. Ah bene! 😉 spero che il paesino fosse bello e, spero, che non ti confondi con le due province (se hai azzeccato la mia, ovvio). ahahahahah.
        Da voi romagnoli? Si, un pochino d’apertura servirebbe… anche la piadina ovvio.. ahahahah XD

        ps: comunque attendo info via mail sul paese 😉

      3. Ho individuato la regione,credo,la provincia mi risulta difficile!
        Dopo ti scrivo,ti devo tipo dire una marea di cose. Sono presa dallo studio e sono giorni che non accendo il pc,ma vagolo per blog con il telefono!

      4. Ehehe.. ok, ma ti assicuro che la provincia è semplice 😉
        Ok, figurati. Io sono in vacanza e cazzeggio come un re (come puoi notare dalle risposte in real time ahahah). Allora attendo aggiornamenti quando hai tempo e voglia!! 🙂

      5. Cavolo allora ho sbagliato regione!La scelta era ovviamente tra due.

        Se vuoi venire a farmi lavatrici,spesa,ecc fai pure eh! Questa sera,prometto!:)

      6. Ah, mi sembra strano che non te l’ho detto 😀 eheheh. Comunque è stra-semplice la mia 😀

        Scusa, non ho capito… lavache? Spesache? 😛 io no capire… 😉
        Ok cara amicicia! Così mi dirai anche come va giù la compilation ehehe

  2. Molto divertente. Adoro i detti dialettali e soprattutto le parole assolutamente lontane dall’italiano. Tra le varie espressioni usate da mia mamma ce n’è una che ripeteva mio nonno (provincia di Milano): la par quela che la dis el rusari al inferno, per riferirsi ad una donna molto brutta e decisamente antipatica.
    In merito invece alle donne dal culo basso: io cello’ praticamente attaccato alla nuca, ma non mi fiderei comunque di me. 🙂

    1. E pensa te che sono anche bello come un dio!! 😀 ehehehe.
      Scherzo, grazie mille e sono contento che ti sia piaciuto… i detti locali sono fantastici, trovi delle perle di saggezza nascoste sotto stupidate da chilo! 😀

  3. Ecco dovresti essere un omaccione alto, barbuto, sorridente, con mani grandi, simpatico, socievole, intelligente, riflessivo, possibilmente con occhi azzurri, generoso, un po pazzo, e potrei pure andare avanti ma credo che un’idea te la sei fatta.
    Diciamo che la simpatia sta dalla tua, che oggi come oggi non è così scontato.

    Ora che le mie quattro cazzate le ho dette, ti auguro buon natale e vado a farcire dei datteri che se no mi linciano.

    Ciao!

    1. Rispondo solo ora a questo commento visto che ero via!
      Vediamo quante di queste cose hai preso…mm… alto c’è, barbuto c’è (pizzo va bene?), simpatico diciamo di si, socievole si, intelligente non lo so (diciamo che non navigo nella stupidità più assoluta toh ehehe), riflessivo boh, penso, non saprei, ci penso su ok? 🙂 , niente occhi azzurri ehehe…

      Grazie per i complimenti, veramente!

      Come sono andati i datteri?! 😀 eheheheh

      Ciao

  4. Decisamente nordico.. e simpaticissimo.. e più simpatico dei tuoi conterranei.. Anche io adoro la saggezza popolare! e la uso a piene mani.. e il turpiloquio poi.. che v’ho dico a fa’ ? Son Toscana!

    Sta’ a vedere che hai fluenti chiome bionde 😉 ?

    1. Ah grazie! Conosci i miei conterranei? Non sono male, veramente. Solo che, qualche volta, sono un po’ chiusi. Ma sono ottime persone 😉
      La saggezza popolare è una perla. C’è poco da fare. Ci sono detti e proverbi che sono immortali, hanno la scienza terrena, quella del popolo, quella che non ti fa, per esempio, seguire le trasmissioni televisive per vedere le previsioni ma guardare fuori dalla finestra (cosa ti dice il cielo, gli uccelli o altro). Ma questo è solo l’esempio più stupido, logico 🙂

      Ahhhh cara Urania, no, mi dispiace. Niente fluenti chiome bionde… 😀

  5. Un pizzo può sempre crescer barba, direi.
    Datteri? Ho richieste anche per stasera e domani e svariate prenotazioni per il natale prossimo.
    Che non sai che palle farcire ottomilionididatteri..
    Ahahah, blogger stay tuned!

Si!?

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