08.12.2004 – Il giorno in cui persi un quarto


Me lo ricordo ancora quel giorno: ero completamente ignaro di tutto. Non mento neanche a me stesso dicendomi: “io sapevo tutto”, “l’avevo sospettato”. No. Ero completamente ignaro e beato. Probabilmente stavo pensando a qualche esame dell’Università o a qualsiasi cosa fosse pressante o inutile in quel momento. Non ha importanza, sia chiaro. Avevo deciso che sarebbe stato un giorno tranquillo, probabilmente sono anche uscito o, forse, me ne stato tranquillamente in camera mia/davanti alla TV (che, a quel tempo, era ancora parte integrante della mia vita meditabonda).
Non ci fu nessun segnale, nessun fulmine, niente. Solo il silenzio. Ma questo è venuto dopo. Un silenzio che non è stato più colmato. L’ho sentito per radio o l’ho letto su internet: a Columbus (Ohio) il chitarrista dei Damageplan Dimebag Darell (ex Pantera), è stato ucciso durante uno show con dei colpi d’arma da fuoco. Il mondo crollò.
I Pantera erano, e sono anche adesso, uno dei gruppi cardine della mia formazione musicale. Hanno segnato un percorso indelebile. Le ritmiche fornite da Vinnie e Rex, il riffing ed i solo di Dimebag, le canzoni possenti, le vocals di Phil sono stati un metro di paragone per molti dei gruppi che vennero dopo. Mi hanno dato tanto. Mi hanno tirato su di morale quando vedevo solo nero e mi hanno dato forza quando, in un’occasione o nell’altra, avevo la necessità di trovare una spinta in più. La classica droga musicale. Mi ricordo che mettevo nel lettore CD, non avevo ancora l’Ipod, il disco Far Beyond Driven e mi ascoltavo Strenght Beyond Strenght a tutto volume. Assordandomi. Dandomi la scossa vitale. Un cartone nello stomaco ed il calcio nel culo prima di arrivare a lezione o affrontare un esame. Ero sotto doping.
Quando vagavo alla ricerca di me stesso, rientravo a casa e cercavo una soluzione, un’orecchio amico quando il resto non lo trovavo affidabile, ecco che mi venivano in soccorso bruciandomi l’anima con ritmiche serratissime ed un groove spaccasassi. La chitarra di Dimebag graffiava, ululava, mordeva l’anima. Aveva iniziato pulitissima, un filo d’acciaio nelle canzoni, per poi continuare ad ispessirsi, fino ad arrivare ad abbeverarsi alle foci dello sludge e sporcarsi con il fango sudista. L’ultima prova in studio, come Pantera, era un onere contrattuale, un dovere verso i fan e verso la “testardaggine” dei fratelli Darrell nel voler tenere in vita la LORO creatura. Ma non c’era anima. Non c’era nessun affetto. Solo freddi doveri contrattuali. Nessuno ci credeva veramente a Reinventing The Steel e si sente: la chitarra di Dimebag invece che ruggire mugola, il più delle volte su partiture non propriamente ispirate. Tutti volevano tirarsi via da quella situazione il più velocemente possibile e tornare a fare quello che volevano. Liberi l’uno dall’altro.
Seguivo le vicende dei Pantera con attenzione. Parteggiavo per Phil, logicamente. Non perché Dimebag non avesse le sue ragioni, anzi, a ben vedere, in quel periodo Anselmo non era lontanamente capace di ragionare decentemente. Darrell aveva la visione chiara delle cose, sapeva cosa voleva e dove voleva dirigere i suoi Pantera. Anselmo no, aveva in testa tante cose, i Superjoint Ritual, i Down, le droghe e l’alcool. Ottenebrato. Ma io parteggiavo per lui perché le sue parole mi prendevano lo stomaco e gli facevano fare i salti mortali. Perché lui era “chi parlava con me/per me” tramite i solchi del CD e non ero, probabilmente, in grado di percepire quanto la chitarra di Dimebag fosse urlata nello stesso modo. O, almeno, non volevo riconoscerlo. Si prendono posizioni stupide, a volte.
I Pantera si sciolsero e io seguii Anselmo nelle sue avventure, lasciando Dimebag da solo. Lo lasciai proseguire con i Damageplan, di cui feci la recensione, e la feci in maniera severa e quasi feroce. Non sono all’altezza della memoria dei Pantera. Dimebag ha perso il tocco. Non trovo più niente di quello che amavo, di quello per cui era lecito perdere un’ora della propria vita in ascolto silente di un CD. No, i Damageplan non erano quello che io cercavo e li ho lasciati da soli. Ed è per questo che non ho più sentito niente di Darrell. E non ho più seguito il tour che stava facendo. Avvicinandosi nuovamente al piacere di suonare. Il divertimento. Quello che era venuto a mancare per tanto tempo nell’ultimo periodo dei Pantera. E poi successe l’incredibile.
Uno squilibrato. Un completo pazzoide, durante il concerto dei Damageplan in Ohio, salì sul palco durante l’assolo del chitarrista e lo freddò con diversi colpi di pistola (ferendo ed uccidendo altra gente… prima di venire ucciso lui stesso).

E da quel momento sono rimasto orfano. Orfano di qualcuno che, per cecità, avevo abbandonato con tanta superficialità.

Ma non voglio pensare che sono passati nove anni da quel giorno e io ancora mi chiedo come fai a morire così.
Voglio ricordarlo per quello che, con la sua chitarra, mi ha dato nei momenti in cui ne avevo bisogno. Il divertimento visibile, palpabile, che metteva nel suonare. Le emozioni. La forza. La potenza. Il fatto, inconscio, che quando cammini con un Cd dei Pantera nelle orecchie, beh, hai la schiena più dritta, lo sguardo più fiero, il mento qualche millimetro più in alto. E sorridi. Perché, anche se non vuoi, è questo quello che deve darti un disco fatto bene: benessere (qualunque sia la sensazione che stai cercando, questo è il raggiungimento di tale scopo).
Lo voglio ricordare così. Sono passati nove anni e ancora una volta leviamo il bicchiere ricolmo di Black Tooth Grin.
E sappiamo che così deve essere. Ed intanto, in casa, girano i Pantera. Un omaggio nell’omaggio.
Grazie.

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2 Replies to “08.12.2004 – Il giorno in cui persi un quarto”

  1. ola.
    non volevo commentare. perchè mi pareva superfluo. perchè mi pareva un post troppo intimo, tuo e di nessun altro.
    ma purtroppo non posso non commentare.
    mi sembra ieri, ero a lavoro, c’ era la radio accesa. nel brusio della gente in negozio avevo solo sentito sparatoria/pantera.
    ho chiamato Walther dal lavoro, non avevo internet, alla radio non dicevano nulla.
    mi ha confermato proprio cosi : si C. mi dispiace, è morto.
    ho lasciato il mio quarto di me in quell’istante. mi pareva di morire, giuro.
    ho pensato che non avrei mai potuto sperare in una reunion, un concerto dei Pantera, quel gruppo che , dopo i Maiden, è il mio preferito in assoluto.
    non avrei mai più ascoltato un cd allo stesso modo, perchè Dimebag era morto.ucciso da un pazzo.
    e io ero qua, inebetita, e si , piangevo come se non ci fosse un domani.
    ho passato settimane in lutto, manco fosse un parente dirai te.
    era più di un parente per me. era ed è ancora una parte importantissima della mia vita.
    quello che sono lo devo anche ai pantera. pare una banalità ma so che capirai che non è cosi, e che sto scrivendo di getto senza pensare molto bene a quello che sto digitando.
    il tatuaggio che ho per Dime è un memento.
    FOREVER STRONGER THAN ALL.
    RIP.
    miseria che post che mi ha squarciato il cuore. davvero. ripensare a tutto è pazzesco, quanti anni che sono passati cavolocavolocavolo.
    T.

Si!?

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