R.I.P (Randomici Itineranti Pensieri)

Dovrei.
Dovrei alzarmi da questo tavolo. Prendere e andarmene. Mettere il cappello, chiudere la giacca e girare le spalle. Senza salutare. Senza un cenno di commiato.
Dovrei prendere e andare a cucinare, vestirmi, lavarmi i denti. Fare la spesa o lavare il pavimento. In silenzio e con costanza.
Ma non posso.
Non posso alzarmi perché ho un demone dentro che mi tiene attaccato alla sedia, incollandomi le mani sulla tastiera. Mi costringe a scrivere e io non posso che seguirlo, anche se, già lo so, non ho assolutamente nessuna conoscenza della parola che verrà fuori dopo… questa. Ecco, è questa. No, questa. Vedete? Infinito.
Dovrei muovermi e alzare la voce. Potente. Un urlo primordiale. Liberatorio. Costruire le dighe con i fiammiferi spenti che trovo per strada e poi puntellarli con stuzzicadenti e buone intenzioni. Nascondermi dietro una siepe di fragili sorrisi e parole costruttive.
Dovrei. Dovrei fare tante. Ma non le faccio. Mi fermo. Sale sulla terra.
Fornitemi un pochino di indifferenza in pillole, tranquillità al cucchiaio con una spolverata di cecità. Un contorno di tranquillo menefreghismo e sono a posto per questa giornata. E, probabilmente, anche per le prossime.
Dovrei anche avvertirvi di non credermi. Di lasciarmi perdere. Di non prestare attenzione.
Mettere un disclaimer in cui vi avverto: non credetegli!
Porta il germe dell’indifferenza, della disillusione. Influenzato dal pessimismo e dall’acidità.
Non credetegli.
Il clown dell’assurdo. Il serio dei momenti faceti. Fermo ed immobile osservando tutti che corrono. Di corsa quando tutti si fermano a guardare.
Il contrario ed il diseguale. L’uguale completamente diverso.
Non pronuncia frasi di circostanza e alla Regina risponde battendole un cinque e compie il baciamano alla popolana. Si inchina quando vede entrare l’ultimo della classe e rimane dritto ed sdegnoso quando varca il cancello il primo e più forte. Ribelle per professione scelta da altri. Conformista come vestito di tutti i giorni. Schifato come seconda pelle.
Chiudo gli occhi guardando dal balcone e li apro sperando che il paesaggio sia cambiato. Eterno illuso. Disilluso per scelta personale. Incoerente mai. O sempre. Ma piuttosto mai. Ed il paesaggio è cambiato. Il minuto prima non è più il minuto successivo. E questo è un cambiamento. Siamo nel qui ed ora di un momento diverso. Ed io continuo a guardare questo eterno presente immobile, spostandomi a destra o sinistra unicamente per trovare il prima e dopo.
Siamo nel teatro dell’assurdo. Il clown con il sorriso storto. Quello che ti spaventa perché, quando vai a letto, è sotto le coperte.
L’oscuro che porti in te. Il mostro nel cassetto. Il Sandman che ruba i sogni di quando eri un bambino.
Finalmente posso mettere sul tavolo la maschera della persona che sono e, sotto, c’è questo demonio verde che ride. Imperturbabile.
Ma è tempo di uscire. Lasciatemi giusto un paio di minuti per fissare nuovamente il viso all’osso e sono da voi. In mezzo a voi. Colui che vi sussurra la parola giusta. Il sorriso dimenticato da tempo. La lacrima persa per strada. Il velo di disprezzo che vi scalda le spalle.
Sono tutto.

40 pensieri su “R.I.P (Randomici Itineranti Pensieri)

  1. Mi piace questa realistica fase assai cruda!
    La risposta citando Pinocchio potrebbe essere un cazzomene – ma calza bene solo a metà.
    Sai che c’è? Io mi faccio un tè. Faccio un bel respiro svuotapolmoni e riparto. Il teatro dell’assurdo procede … sono troppe le maschere …

    1. Penso che sia l’atmosfera natalizia. Mi rende mansueto come un coccodrillo seduto su un cactus! 😀 ehehe.
      Ma si, concordo. Cazzomene e via con un tè. Una sorsata e siamo tutti tranquilli! 😉
      tanto c’è poco da fare. Bisogna arrivare al weekend no?

    1. Grazie per il bellissimo complimento. Penso che sei una delle pochissime persone (se non l’unica) che mi leggono che abbiano scritto: “…sei romantico fino all’osso”.

      Non so dove lo vedi 😀 ma ti ringrazio.

      1. nelle parole che usi, nel nero a protezione che metti, nelle frasi lasciate senza chiusura e nel “vedere”

        (ok ok lo ammetto ho la vista ai raggi x vedo fino all’osso)

      2. O.o giuro, non mi sono mai accorto di queste cose. Parlando con te sto scoprendo nuove cose, soprattutto tante indicazioni su come scrivo (hai visto che ho fatto gli spazi 😀 ehehe).

        (si, un pochino di inquietante c’è… ma non troppo).

      3. (si, ma è molto meno claustrofobico… che è uno degli effetti principe della mia scrittura. Oltre a quel fastidioso senso di nausea che produce).

        Certo, è indubbio. Solo che non saprei definire la cosa dal mio modo di scrivere. Per me è sempre quello. Io lo vedo, o credo di vederlo, in un certo modo. Gli altri lo percepiscono in maniera diversa 😉

      4. Se era interna o ero un verme solitario che dimorava nelle tue viscere o un demone che ti stava possedendo, e nessuna delle due mi appartiene 😛

        Ma si forse ho una parziale visione esterna del tuo interno, un pò come un interior design dell’anima 😉

      5. Ahahaha. No, guarda, il demone è già dentro. Non so come, non so dove. Ma è la. Malefico. O sono io o è lui. Dipende a chi voglio dare la colpa 😀 😛

        Ehehe… comunque la nozione: interior design dell’anima è STUPENDA 🙂

    1. Mmm… allora, grande ok, robusto (sfortunatamente no), barba (c’è… ma diciamo pizzo) e catene (sicuro, morali e fisiche… il vogatore è alle mie spalle).

      Spero non sia una brutta immagine comunque 😉

      1. Non sono palestrato 😀 ahahahah!! Pensa che non vado in palestra da quando ho dieci anni 😉
        Comunque magro e grande si… questi te li concedo 😀
        No no, niente canoa. Mezzi pubblici 😉

  2. mi piace molto questo tuo scritto. mi ha emozionata e ho ritrovato anche qualche somiglianza (come per esempio “Fermo ed immobile osservando tutti che corrono. Di corsa quando tutti si fermano a guardare.”)
    ciao,buon pomeriggio

    1. Grazie mille! Sono contentissimo di essere riuscito ad emozionarti con il mio scritto, ne sono orgoglioso 🙂
      Ti sei ritrovata in qualche spunto? 🙂 bello. Bello veramente. Con un pizzico di orgoglio posso dire che lo scritto da estremamente personale è diventato “leggermente” più generale.
      Buon pomeriggio!

Si!?

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