Rincorrendo la felicità

Siamo esseri sfortunati, noi umani. Ci arrabattiamo ogni giorno, ci scaviamo nelle viscere, tormentiamo, flagelliamo in maniera oscena per arrivare ad assaporare quel piccolo barlume di felicità. Una felicità transitoria, che ci disseta solo un minuto e poi, veloce ed invisibile, se ne va… lasciandoci assetati e desiderosi di assaggiarne ancora. In fin dei conti, perciò, scontenti. Infelici. Perché aver raggiunto un pochino di felicità ci permette di capire quanto è tragico essere fuori dal cono di luce, essere lontani da quel calore ozioso che provoca l’essere “felici”. Appagati. Miracolosamente in pace. Siamo equilibristi dei sentimenti, in fin dei conti. Camminiamo, un passo dietro l’altro, su un corda troppo sottile. Vorremmo poterci tenere a qualcosa, ma dobbiamo trasportare questo grande bastone che ci tiene in equilibrio, bilanciando i nostri movimenti ondulatori, il nostro tentennamento. E proseguiamo alla ricerca di un sorso di felicità. La ricerchiamo in ogni dove, scrostiamo strati su strati di indifferenza, di brutture, di cattivi sentimenti per provare a cercarla. Ci scortichiamo l’anima per avere una superficie corporea più grande da far aderire alla felicità. Più carne viva è all’aria aperta, maggiore è la felicità che possiamo provare quando, eventualmente, ne entriamo in contatto. Un processo masochista. Un farsi del male, mutilarsi, infliggersi punizioni psicologiche ed umiliazioni pur di essere felici. Felici? Perché? Se raggiungiamo questo sentimento e poi, inevitabilmente, scappa… perché dobbiamo rincorrerlo per tutta la vita. Perché non possiamo semplicemente percorrere la nostra strada, camminare più lentamente sul filo invisibile che abbiamo sotto i nostri piedi e assaporare pienamente il tragitto? Perché affannarsi a raggiungere quell’unico, illusorio, minimo, fugace momento di felicità pura, cristallina, irripetibile, quando potremmo goderci il momento, assaporare ogni singolo passo che facciamo, avanti ed avanti. Un movimento ondulatorio controllato, bilanciato da quest’asta che è il nostro cruccio e peso e, nello stesso tempo, la nostra salvezza. L’equilibrio.
Non lo so perché ho scritto questo pezzo, sinceramente. Volevo scrivere qualcosa d’altro, un testo divertente, ironico e, probabilmente, lo farò ancora… ma queste parole doveva uscire. Avevano un disperato bisogno di essere all’aria aperta per non assumere un significato pesante. Perdere il loro peso, acquistare levità intrinseca.
Vorrei aggiungere che non è un post triste, non lo sono. Mi faceva solo piacere riflettere, un secondo, su una cosa così importante. Alla mia maniera. Facendomi molte più domande che risposte, un gioco al massacro fra le varie sfaccettature di me stesso. Nel corso del tempo ho scoperto quante poche risposte, quante poche frecce nel mio arco posseggo. Ne scocco qualcuna nei momenti importanti, ceercando di trovare il centro del bersaglio o, al massimo, arrivare quanto più vicino ai segni colorati. Al centro della soluzione. E allora mi chiedo se non sono io che sono troppo distante dal bersaglio (o troppo in posizione laterale) o è questo che è troppo piccolo. Non penso siano le due cose contemporaneamente. Almeno lo spero.

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64 Replies to “Rincorrendo la felicità”

  1. Felicità a momenti, insomma. Ci affanniamo solo perchè quel momento (a mio parere non unico, ma occasionalmente ripetibile) di felicità sublima le brutture del mondo.

    1. Non lo so se è ripetibile. La felicità pura, incontaminata, perfetta è una, una sola. E forse la prima volta che la vedi. Il resto subirà sempre il paragone, il metro di giudizio di un sentimento che abbiamo provato e poi, in definitiva, perso e lasciato indietro.

      1. Non nel senso che noi possiamo replicarla, certo che no, ma nel senso che potrebbe ricapitare. Non puoi sapere cosa ti attende nella vita. Forse una felicità ancora più “perfetta” di quella precedente.

      2. Ecco, questo è un atteggiamento positivo! 🙂 il mio negativismo cosmico e storico me ne rende leggermente immune (e lo dico con la tristezza sulla punta delle dita).
        L’attesa di una “felicità ancora più perfetta di quella precedente”, a volte, è un’ansia esistenziale. Significa rincorrere qualcosa che non si riesce a raggiungere, un pochino come il levriero che corre dietro al coniglio di plastica all’ippodromo. Non capirmi male Claire, sono estremamente convinto che sia l’atteggiamento giusto. Forse ne sono sprovvisto io.

        Ps: ribadisco un concetto: non sono triste 🙂 questa mattina ho un tarlo in testa 🙂

      3. C’è una versione meno ansiosa. Non rincorro “il mio coniglio” con ansia, dovendolo andare a prendere, cercando spasmodicamente di raggiungerlo.Corro e basta, vivo insomma, cerco di vivere bene e quindi di correre bene, di stare allenata per trovarmelo dietro l’angolo quando meno me lo aspetto. Del resto adoro le sorprese.
        Ovviamente è una metafora, io e la parola correre non possiamo stare nella stessa frase XD

      4. Beh, non dirlo a me per il correre… ho la forma fisica di un frigo bar (non come stazza ehehe – ma come capacità di correre ahahahah).

        Comunque si, questo è il pensiero. Riuscire a muoversi e godersi il tragitto, così da non essere sottoposti “allo stress” di dover cercare quell’attimo di felicità piena ed unica. Se poi dietro l’angolo trovi questo sentimento ben venga. Assolutamente una cosa iper-positiva! 🙂

      5. Ecco, altra cosa tipica di Claire. Ogni tanto fa il colpo di testa e prova cose nuove. Dai, un verde. Non è da me … ma oggi si può fare. Oggi non sono in vene di frutta 🙂

      6. Tu? Tè verde? O.O cosa ti succede… 🙂 qua urgono aggiornamenti 😉 ehehe.
        Comunque che tipo di tè verde? Semplice, con bergamotto o altre tonalità (Jasmin, Menta, Limone…)? 😀

  2. “Più carne viva è all’aria aperta, maggiore è la felicità che possiamo provare quando, eventualmente, ne entriamo in contatto.”

    significa anche più dolore e sensibilità….

    Poi magari con il tempo uno scopre che la felicità non ha biosgno di carne viva esposta perchè risiede all’interno di noi. Il barbatrucco forse è sempre lì, noi cerchiamo fuori ed invece è dentro. Ma questo è solo un mio pensiero del martedì mattina. Come tu scrivi e pensi, io ti leggo e scrivo. Solo questo

    1. Già, infatti anche secondo me ci ostianiamo ad esporre a “violenza” (cerca di capirmi quando parlo di violenza… ) per poter cercare un briciolo di una felicità passeggera, pura e perfetta. Il prisma unico. Quello irripetibile. Poi, in realtà, basterebbe godersi il cammino, evitare di cercare quell’unico momento e assaporare tutti gli altri. Non cercandolo, non AGOGNANDO (ecco la parola che cercavo) per questo sentimento “perfetto”, si riesce a proseguire il percorso sereni, contenti e, in definitiva, anche felici. Forse è quel piccolo alone di “ignoranza” (e, anche qua, cerca di capirmi bene il termine ignoranza) che fornisce il sentimento…
      Mi fa piacere che “leggi e scrivi” Diamanta. Anche solo per riflettere, così, di martedì mattina… 🙂

  3. ho riflettuto molto anche io sulla felicità…sul definirla in qualche modo, su che cos’è per me, su quante cose può essere e su quando/quanto sono felice. concordo che la felicità sia proprio un attimo fugace. il tempo di pensare, renderti conto di quanto sei felice che già non lo sei più, perché la consapevolezza ti fa pensare a quanto durerà o a cosa succederà. credo che riuscire a vivere sereni con se stessi sia già un importante obiettivo. grazie per aver condiviso le tue riflessioni in questo bel post anche se doveva essere un altro in origine (talvolta capita anche a me di partire in un modo e poi di trasformare l’idea iniziale).
    ciao, buona giornata

    1. Si, avevo pensato di parlare d’altro. Scrivere una cosa super-ironica e divertente (almeno per me eheheh), ma poi, stamattina in bus, mi sono messo a pensare… e il post è uscito diverso. Particolare. Secondo me godersi il percorso è più importante della meta da raggiungere. Vivere tranquilli con sé stessi è fondamentale. L’attimo di felicità, paradossalmente, è qualcosa di più “pericoloso”. Poi lo ricerchi, invano, per tutto il resto della vita. Punti a questo momento, lo cerchi, ti torturi e quando “sei effettivamente felice” non riconosci i sintomi, perché stai cercando altro!

      Grazie a te per il commento!!! 🙂

  4. Sono d’accordo, la felicità non deve essere vissuta come la ricerca di uno o più momenti in cui assaporare determinate sensazioni particolarmente piacevoli; a mio parere la felicità è uno stile di vita in cui, chi possiede valori morali e vive quindi in modo corretto, ha modo di apprezzare continuamente sensazioni e stati d’animo propri di questo modo di vivere.

    Un saluto

    1. Prima di tutto, grazie mille per la visita al mio blog e grazie per il tuo commento.
      In effetti è questo quello su cui stavo ragionando. Cerchiamo ostinatamente una felicità irraggiungibile (che poi si rivela demoralizzante a causa della brevità) e non ci godiamo il percorso, il tragitto. Una felicità a portata di mano.

      Saluti,
      Zeus

    1. Infatti il senso è questo… si continua a correre e farsi del male per raggiugerla senza apprezzare il solo camminare e godersi il momento presente. Paradossale, ma tendiamo sempre a correrci dietro.

      1. poco tempo fa ho rischiato di mandare a puttane una cosa preziosa della mia vita solo per una stupida idea di felicità.

        ci ho messo 31 per capirlo, ma adesso so che la cosa che ossessiona l’uomo non la felicità, ma l’idea che ha della felicità.

  5. Io mi faccio tante domande,in continuazione. Di nessuna-o quasi- trovo mai la risposta. E mi piace così.
    Non lo so. Ho pensato a questo,mentre leggevo.
    Bello. 🙂

    1. Già, anche io mi pongo tantissime domande. Le risposte sono optional, anche se, effettivamente, si è sempre il giudice più severo di sé stessi. E le risposte che ci si danno sono le più brutali possibili (o le più accondiscendenti).

      Grazie mille 🙂

      1. macchè..ultimamente la mia insonnia si è fatta più bastarda..spero di arrivare ad un punto di stanchezza tale, da inziare pure io a crollare in pochi secondi 🙂

    1. Ecco, potrebbe essere. Bersaglio mobile, non ci avevo pensato.
      Grazie mille per i complimenti!! 🙂

      ps: oddio che domande, in pubblico!! 🙂 😉
      prima di rispondere, posso chiedere il perché di queste domande?! 😀

      1. ahahhahaha
        scusami hai ragione .. non rispondere ..
        era solo curiosità .. mentre leggevo immaginavo la faccia di un tuo ipotetico figlio .. sai che figata se mio padre scrivesse un post così!!!! haahhaahah

      2. Eheeheheh! 😀 no no, domanda lecita! 😉
        comunque no, né una né l’altra.. .ehehe

        Dai che mi hai messo in modalità curioso: perché lo reputi una figata se l’avesse scritto un padre?! 😀

        Scusami, ma è interessante come cosa…

Si!?

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