Istantanee di un delitto

La stanza vuota del Commissariato sembrava respirare insieme a Elise Duval. Sola, con la testa appoggiata ai palmi, Elise fissava la lavagna illuminata cercando di trovare una connessione, un sottile legame, fra tutte le fotografie, le note, che aveva appeso nel corso delle settimane. Sbuffò sonoramente prima di alzarsi dalla sedia e sgranchirsi la schiena. I suoi colleghi se ne erano andati già da diverse ore, ma il Commissario Duval non aveva intenzione di mollare. Il suo fiuto le diceva che c’era qualcosa che non aveva visto e lei lo seguiva caparbiamente. Incrociò le mani in alto sopra la testa inarcando la schiena, così da ricavarne un dolce scricchiolare. Con un sorriso soddisfatto tirò fuori i fascicoli riguardanti il caso parigino e li esaminò per l’ennesima volta.
Elise era arrivata a capo del Commissariato cinque anni prima, seguendo la classica gavetta e mettendosi in luce per le sue doti di lavoratrice integerrima e ostinato segugio. Era consapevole di non avere il genio di altri suoi colleghi o la loro scaltrezza, ma quello che difettava in natura, lo aveva compensato con il duro lavoro e l’abnegazione. Sapeva cosa voleva e come raggiungerlo.
Nel corso degli anni Elise aveva ottenuto dei risultati pregevoli, ma il caso del serial killer aveva messo a dura prova lei, sotto pressione il Commissariato e, anche se non l’avrebbe mai ammesso pubblicamente, anche il suo matrimonio.
La stampa aveva messo gli omicidi del killer in prima pagina delle maggiori testate giornalistiche nazionali e dei tabloid scandalistici. I media romanzavano la sua storia, rendendola un intrigante romanzo ottocentesco, e avevano coniato un soprannome catchy, il Killer Innamorato, cosa che fece sorridere Elise visto che, per la Gendarmerie, il killer aveva solo il numero di fascicolo: 29812487.
La Duval aveva studiato il caso parigino nei dettagli tanto da diventare il capo della task force dedicata alla sua risoluzione. Conosceva approfonditamente ogni movimento di Simone, della sua amica Jeanne e tutto quello che era successo prima dell’omicidio. Aveva studiato le deposizioni, i referti autoptici, tutto. Aveva cercato nelle pieghe delle situazioni, nei meandri delle dimenticanze, ma non era emerso niente. Tutti avevano seguito la procedura. Il killer, Julien, sicuramente un nome falso pensò Elise, non si era nascosto. Era apparso alla luce del giorno, aveva flirtato con Simone nel bel mezzo di una Brasserie, e poi aveva incominciato a frequentare la ragazza. Elise sfogliò nervosamente gli appunti, cercando conferme nelle deposizioni di Jeanne o, almeno, qualche punto debole nella storia. A tutti gli effetti sembrava che il rapporto fra i due fosse solidissimo; anche se Jeanne aveva avuto qualche dubbio in un secondo tempo. Durante la deposizione aveva infatti dichiarato che era per questo motivo che aveva scritto a Simone un messaggio. Aveva avuto un sesto senso, niente da confermare qualcosa, solo una fugace sensazione.
Tutte queste informazioni, però, sembravano quasi secondarie rispetto al dettaglio più importante: il regalo. Il killer aveva posto sul corpo esangue della vittima una rosa rossa. Non essendoci nessuna compressione o rottura, si presume che sia stata posizionata in mezzo alle mani della ragazza post-mortem. Come fosse un regalo. Elemento poi ricorrente negli altri due casi successivi all’omicidio parigino. Elise sfogliò i rapporti spediti dai suoi colleghi inglesi e spagnoli. C’era una similitudine nella posizione post-mortem, sdraiate, e nell’elemento rituale del regalo. Elise scrisse velocemente un appunto a lato: Pegno d’amore. Rispetto al caso francese, in Spagna avevano trovato un usurato fermaglio francese rosso; in Inghilterra, invece, c’era una bambola di pezza. La bambola, vecchia e spartana, era un classico gioco da bambini del dopoguerra.
Elise sollevò lo sguardo, si stropicciò gli occhi e vide la sua immagine nello schermo del PC. Il riflesso mostrava una donna di quarantacinque anni, capelli mossi, lo sguardo vagamente triste ma fermo ed una stanchezza che traspariva dalle ombre dello schermo. Le dita flessuose si mossero in maniera inconsapevole verso i capelli, ravvivando la chioma e concedendosi un momento di vanità. Lo sguardo le cadde sull’anello e si fermò per un istante, così, a mezz’aria. Un movimento congelato, che si sciolse nel meditabondo giocare con una ciocca di capelli. Due pezzi del puzzle erano caduti e si erano incastrati perfettamente e, finalmente, aveva una pista da seguire dopo settimane di brancolare nel buio.
Digitò furiosamente sulla tastiera e si appuntò diverse frasi sull’agenda. Nei mesi precedenti l’omicidio di Simone, si erano verificate altre due morti sospette nella zona della Ile-De-France. Ad un primo esame non avevano nessuna connessione o movente similare. Catalogati come omicidi passionali, presentavano l’elemento particolare di dieci coltellate nello stomaco. Un dettaglio che, a quanto aveva visto, era ricorrente anche negli omicidi post-Simone. Questi erano un grosso punto esclamativo rosso non rinvenuto. Quello che differiva dal killer 29812487 era la mancanza dell’aspetto ritualistico del posizionamento della vittima e del regalo. Ma c’era un elemento comune, oltre alle dieci coltellate, ed era la tipologia di vittima scelta: una donna sola. Uccisa, spesso, dopo averla frequentata e corteggiata. Fatta sentire importante.
Elise si mangiucchiò una pellicina della mano destra mentre leggeva e spostava il documento Word con il touchpad.
“Non c’è motivo apparente”, pensò Elise.
Questo pensiero la rendeva inquieta. “Se la mancanza della ritualità, dello schema, non fosse altro che un primo tentativo, un bozzetto?” si disse ” Se i due delitti precedenti non fossero altro che un prepararsi alla scena madre, a quello che sta avvenendo adesso?”. Il pensiero quadrava: il killer si stava esercitando. Stava facendo pratica. Per questo motivo mancavano i dettagli caratterizzanti. Doveva ancora cercare sé stesso o, almeno, trovare come rappresentare quello che voleva.
L’unico modo per comprendere meglio le motivazioni del killer era di andare indietro nel tempo, alle radici di questi omicidi. Alla sorgente del male.
Ed il processo a ritroso non sarebbe stato indolore. Affrontando il male che impersonava il killer, avrebbe dovuto affrontare anche i demoni che si nascondevano nel suo animo. Alzandosi dalla sedia e spegnando tutte le apparecchiature e le luci della stanza, lasciò scivolare fra le labbra un’amara constatazione non sapeva quale dei due mali preferiva di più.
Chiuse la porta dietro di sé, sperando che alcune delle paure che le attanagliavano lo stomaco rimenessero sigillate al suo interno. Almeno per un po’ di tempo.

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14 Replies to “Istantanee di un delitto”

  1. Il bisogno di uccidere in questo romanzo è una fame insaziabile, è una rabbia che non si placa. Il killer ama ed è amato da ogni sua vittima eppure non basta questo sentimento a placare un bisogno assetato di sangue.
    Lo sa bene il Commissario Duval alla quale il caso è affidato e che potrebbe essere in grado d’indebolire la sua affermata posizione ma tutto sommato non è questo a preoccuparla. I casi da risolvere per lei sono due, due voragini che improvvisamente si sono aperte nelle sua vita e non sa ancora se sia più difficile risolvere il caso di un killer innamorato o il caso di chi nella vita innamorato sa di non esserlo più.
    Legge i referti e studia i verbali mentre ruota l’anello intorno all’anulare, la vita degli altri e la sua hanno perso improvvisamente i loro contorni, biciclette abbandonate sul prato i cui raggi girano a vuoto, in balia del vento.
    Il killer a sorpresa uccide dentro il suo folle piano. E come per ogni piano studiato nei minimi particolari compone le vittime nel loro stato migliore e a tutte, proprio a tutte, tra le braccia depone il suo regalo. Ultimo pegno d’amore.
    Già, l’amore. Si passa una mano tra le ciocche di capelli il Commissario Duval, uno sguardo ancora all’anello quasi a sincerarsi di una scomoda realtà, gli occhi sono un po’ umidi, il cuore accellera il suo battito attraverso un ricordo sbiadito e la felicità è qualcosa ormai sfuggito di mano.
    Chissà se il killer sarebbe stato magnanimo con lei, chissà se anche tra le sue mani sarebbe scivolato un ultimo pegno, in caso di una probabile scintilla.
    Pensando a questo non si accorge di accavallare le gambe sulla poltrona di pelle nera dietro la scrivania in un atteggiamento volutamente composto, addirittura ineccepibile.
    Non si sarebbe fatta trovare impreparata. In nessuno dei due casi. Al diavolo il battito.
    p.s. questo romanzo sta diventando un best seller, Grande Mitico Zeus! 😉

    1. Cara Affy. Visto che non sapevo come ringraziarti del tuo enorme e bellissimo commento… mi sono permesso di fare un piccolo omaggio.

      Guarda Istantanee di un delitto – Spin Off.

      Vedrai cosa intendo!! 🙂

      1. Fantastico, cosa posso dire? 🙂
        Mi lasci sempre senza parole:
        – per la bellezza dei pezzi musicali
        – per la trama dei racconti
        – per la paura degli zombie
        Grazie di cuore, davvero 😆

      2. Figurati! Mi sono divertito, l’ho scritto in 30 minuti? Ecco, diciamo che è stato un qualcosa di spontaneo post-pranzo 😉 un ringraziamento particolare!!

        Prego Affy, grazie a te di leggere sempre i miei scritti e commentarli sempre così bene!!!!

  2. I gialli sono i miei libri preferiti ed il fatto che tu abbia inserito la poliziotta mi ha quasi commossa :’)
    perché non scrivi un “libro vero” sul killer innamorato e questa Elise!?!? Cioè, la storia, i personaggi, le ambientazioni… sono bellissimi…
    come ho fatto a perdermi questi racconti per tanto tempo!?! :((( uffff

    1. Perché quasi commossa la poliziotta? Non pensavi ad una protagonista femmina?! 🙂
      Ah, non penso che questo del killer innamorato potrà mai essere un “libro vero” cara mia. Era nato tutto come racconto breve e lo sto tirando avanti già da molti articoli ahahah… prima o poi mi direte di piantarla 😛 😀

      1. Non piantarla -.-!!! ahahah mi esalta la storia, lo so che sembro pazza, ma mi piace troppo e ieri dopo aver letto tutti i racconti ero stra esaltata!!! È un giallo molto bello *.* posso dire che è un giallo!?

      2. Ok, non la pianto! 🙂
        Cercherò, allora, di proseguire ancora meglio. Cercherò nuove cose o, almeno, di fare bene quelle che faccio 🙂
        Non so se è un giallo… non sono bravo con queste definizioni… potrebbe essere noir? Non lo so sai?!

Si!?

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