Diary of a dead man #9

Correre. Devo correre. Le urla isteriche mi inseguono, attaccandosi alla coscienza bruciando come acido. Ma io corro. Prendo la mano di Sara e la sento febbrile, malata. Ha gli occhi lucidi ed acquosi. Le dico che siamo in pericolo. Mi affaccio dal parapetto e vedo l’orda al piano terra. Dietro di me sempre il rumore di urla inumane. Ma fatalmente umane. Gli zombie si inerpicano sulle scale e noi gli scendiamo incontro. Chi arriva alla salvezza o al mattatoio è solo un questione di tempismo. Il quarto piano ha una via d’uscita, ma è bloccata. Provo a sfondarla a calci, ma il metallo non cede di un millimetro. Strattono Sara e riprendiamo la discesa. Gli zombie hanno guadagnato il secondo piano. Il loro fetore ci raggiunge, tagliandoci le gambe. Anche il terzo piano ha le uscite d’emergenza bloccate. Siamo in trappola. Topi in gabbia. Sara si appoggia mollemente sul parapetto. Grondante sudore. Mi muovo furente finché non noto un Caffè con terrazza. Scuoto Sara che si è addormentata e corriamo sulla terrazza. Affacciandoci vediamo che da su un cortiletto interno, situato diversi metri sotto di noi. Sulla destra c’è una delle scale antincendio, ha il pianerottolo ad un metro di distanza dal bordo della terrazza. Getto lo zaino sulla scala e salgo sul muretto pronto a saltare. Prendo lo slancio e faccio forza sulle gambe. Volo perfettamente verso la scala, ma non ho calcolato bene l’altezza del bordo. Sbatto la testa contro la parte inferiore del pianerottolo e, per pura fortuna, casco vicino allo zaino. Un rivolo di sangue mi divide la faccia a metà, mentre un bozzo grande come una pallina da golf si gonfia sulla fronte. Rimango stordito per qualche secondo prima di alzarmi, barcollando, e urlare a Sara di saltare. Lei si issa stancamente sul bordo e con tutte le sue forze si getta nel vuoto. Al contrario di me, grazie alla sua statura minuta riesce ad afferrarsi precariamente al metallo. Le cingo la vita con le braccia e la tiro giù. Sulla sua giacca rimane una Sindone con impressa parte del mio volto. Sorrido stancamente prima di accasciarmi per terra e vomitare. La testa fa un male cane, vedo le stelle e ho un occhio gonfio e mezzo chiuso. Mi pulisco al meglio dal sangue e proseguiamo la nostra discesa. Sentiamo gli zombie avventarsi ringhiando sulla terrazza. Guardo rapidamente in alto e li vedo tendersi sopra il muretto, ma continuo a scendere le scale. Arriviamo nel giardinetto interno. Con uno potente swing decapito uno zombie. Schizzi di sangue e materia cerebrale finiscono ovunque, lasciando la figura senza testa camminare per qualche secondo prima di crollare. Lo zombie indossa una divisa della divisione paracadutisti, probabilmente è uno dei soldati che intervenuti durante la prima ondata. Forse è rimasto bloccato qua dentro ed è morto di fame? O l’hanno morso? Non mi indago troppo in profondità e mi dirigo verso l’uscita. La porta è chiusa, ma fortunatamente ho con me gli attrezzi per scassinarla e un po’ di tempo per farlo. Nonostante l’odio profondo, mentalmente ringrazio Patrick per avermi insegnato quest’arte. Pochi minuti dopo siamo nel centro di un’area pedonale. Rimaniamo senza fiato dallo stato di degrado della piazza. Un tempo era stupenda, con panchine e statue di marmo e una moderna fontana. Adesso è simile ad un incrocio fra un campo di battaglia ed una discarica. Su tutta la piazza svettavano le carcasse dei Tank abbandonati ad arrugginire sotto la pioggia e la carneficina che è avvenuta. Le statue erano distrutte e la fontana ingombra di macerie, immondizia e aveva, su diverse parti, una preoccupante sfumatura rosso-bruna. I soldati non si sono limitati a sparare contro gli zombie, fermarli sul posto. Hanno cercato di distruggere le forme di vita presenti. Radere al suolo case, scuole e quanto vedessero per mettere fine alla vita. Uccidere preventivamente. La piazza era un cimitero a cielo aperto.
Sara mi fa notare che in lontananza ci sono diversi gruppi di zombie in movimento. Il gruppo più numeroso, a qualche centinaio di metri da noi, contava circa 20-30 non-morti. Troppi per due persone. Ma anche la moltitudine di zombie singoli, o in gruppi di due-tre, ci preoccupava non poco.
Lasciamo l’area pedonale alla ricerca di un’auto. Non passa molto tempo prima che gli zombie si avventino su di noi. Spingo Sara al riparo mentre cerco un’auto. Le prime sono distrutte o inutili. Lanciando qualche maledizione provo in rapida sequenza quattro modelli prima di salire su una vecchia Volkswagen che, come per incanto, decide di mettersi in moto. Sgommo e vado a prendere Sara, che è rimasta accucciata dietro ad un bidone. Mi fermo e carichiamo tutto sulla Volkswagen ma siamo troppo lenti. Entriamo in auto giusto in tempo prima che gli zombie ci raggiungano, accerchiandoci e bloccando la via. Facce rivoltanti premono contro i vetri. Artigli graffiano la carrozzeria, provocando uno stridio accapponante. Mi sfugge la frizione e la macchina, sobbalzando, si spegne. Sara sgrana gli occhi, che diventano tutto pupilla. L’espressione del puro terrore. Grida disperata mentre uno zombie sbatte la testa contro il suo finestrino, mostrando una fila di denti marci ed un occhio pendente.
Provo ad accendere la macchina, ma sento solo il rumore del motorino d’avviamento. Lo scricchiolio delle sospensioni. Il ringhio degli zombie misto alle urla di Sara. Sottovoce dico una preghiera a tutti gli dei esistenti. La Volkswagen si accende. Inserisco la prima e… la macchina si spegne di nuovo. Urlo. Altre testate contro i vetri. Altro sangue infetto che cola. Accendo la Volkswagen, metto la prima e… la macchina si spegne. Guardo Sara, tremante di febbre e paura. Mi accascio sul sedile e lascio cadere le braccia. Sento il freno a mano alzato. Bestemmio nuovamente. Il freno a mano! Idiota! Abbasso il freno a mano, accendo la macchina e controllo bene di inserire la prima e.. la macchina incomincia a muoversi. Ci blocchiamo nuovamente a causa del muro di corpi davanti a noi. Inserisco la retro, accelero e ci liberiamo dall’assedio investendo un paio di zombie. Sbattiamo contro un paio di auto prima di prendere le misure e girarci. Le bestie sbavanti si muovono verso di noi, ma quando raggiungono la nostra posizione noi siamo già fuggiti.
Sara si addormenta dopo qualche minuto, la febbre ed il terrore l’hanno sfinita. Brucia terribilmente. La copro con la mia giacca. L’autoradio continua a ronzare incessantemente senza trovare nessuna trasmissione. La spengo, così che il silenzio mi accolga. Guardo fuori dalla finestra e vedo case diroccate, macerie e gruppi di zombie che ciondolano senza meta. Ignoro tutto. Sono stanco.
Procediamo speditamente per vie trasversali, niente vialoni principali. Durante le mie precedenti perlustrazioni in cerca di cibo ho visto numerose macchine bloccate lungo le arterie principali e, se avessimo imboccato una di queste, avremmo fatto la stessa fine. Seguendo le vie secondarie usciamo dalla città in pochi minuti.
Un cartello ci indica che stiamo lasciando la città. Ironicamente ci augura di ritornare. Seguiamo la strada ancora per qualche minuto finché devo decidere che direzione prendere. Verso la montagna e qualche paesino o verso il fondovalle e la possibilità di centri medici e gruppi di persone?
Dove andare? Dove?

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17 Replies to “Diary of a dead man #9”

    1. Sinceramente? Ho in mente la trama, ma poi dipende dalla votazione della gente! Questo è fondamentale per il raggiungimento degli scopi. Se si decide di andare a destra, la storia prosegue così… c’è poco da fare! Io ho in mente uno svolgimento, i capitoli arrivano in base alle scelte 🙂

      1. Ahhhh… preferirei mantenere un casto no-comment su questo aspetto. Non dico nulla 😀 sai com’è… un pochino di mistero deve rimanere nella trama 😉

  1. I due ragazzi scappano dall’inferno degli zombie, masse inumane sprofondate nell’orrore che tentano in ogni modo di fermare la loro corsa. Scappano pervasi da terrore puro anche quando le forze sembrano abbandonarli. E se le forze vengono meno è la paura a solcare le loro anime e a portarli in salvo attraverso un’ultima fuga, fuori dalla città, lontani da quell’odore nauseabondo simile a cadaveri marciti nel fango.
    Un capitolo ben illustrato dove l’adrenalina è un torrente che rompe gli argini durante la piena.
    Tu bravissimo come sempre. 😉

    1. Ecco Affy! Uno dei prossimi capitoli che scrivo, giuro, ti chiedo una special guest! 🙂 quello che scrivi nei commenti è talmente bello che riassume, amplifica, fa brillante e migliora quello che ho scritto io.
      Tirami le orecchie se per qualche sventurato motivo non venissi a fare *toc toc* alla tua porta (dicasi guerra nucleare, attacco di zombie, una nuova serie di Beautiful… cose di questo tipo) eheh 🙂

      Grazie Affy! Grazie mille 🙂

  2. ola.
    che paura 🙂 . fa senso vedermi a un palmo di naso dallo schermo a leggere come se non ci fosse un domani! bella l’idea del bar con terrazzino, già mi immaginavo i due a correre come galline senza testa per il C.C! che ansia che mi è venuta!
    e sia il fondovalle, vediamo se ci sono superstiti o solo orde fameliche ergo la fine del mondo!
    braverrimo!!!!
    T.

    1. Paura? 😀 ohhhh, direi che finalmente ci sto prendendo con il genere ehehhe. Beh, non è proprio campata in aria. Il caffè nei centri commerciali c’è sempre. E perché no? Una via d’uscita può essere ricavata senza scappare come dannati in giro. Senza una meta. Un pochino di sano realismo 🙂
      Si va verso il fondovalle? Bene bene… vediamo come vanno i voti 😉

  3. ola.
    per me era un’idea fantasiosa dal momento che io e i C.C stiamo come … non so come ma non ci vado in pratica mai , quindi figurati se so che c’è il bar ahaha. ma sai io sono quella che scapperebbe come una gallina senza testa , anche se a parole pare che sono una survivor con i fiocchi 🙂 ( … che già mi vedo che corro , scivolo, mi slogo la caviglia ecc ecc, insomma un pout pourri di sfiga e imbranataggine).
    speriamo vada il fondovalle!!!
    braverrimissimo!
    T.

    1. Ehehehe… so il tuo rapporto tormentato con i C.C. Ma avendo in mente i C.C. allora so come muovermi… non che ne frequento molti, ma quelli che ho visto li ho memorizzati un pochino. Qua dentro ce ne sono almeno due riportati… 🙂
      Comunque anche io sarei il primo della fila come aiutante-zombie ahahahahahahaha

      vedrai.. spero che il prossimo capitolo sia all’altezza di quelli appena passati 😀

Si!?

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