La luce illumina unicamente frammenti di vita

Guardando dalla finestra della sala da pranzo, Jack Cunningham poteva vedere nell’ordine: il laghetto, la cascina in legno degli attrezzi e gli alberi del piccolo giardino davanti a casa. L’autunno era arrivato abbastanza presto quell’anno, dipingendo tutto il paesaggio di giallo e rosso vermiglio. Il tappeto d’erba del giardino era cosparso di una leggera coperta di foglie. La luce solare, in quel preciso istante, giocava strani scherzi ai suoi occhi, facendo sembrare il giardino nuovamente in fiore, carico com’era di tonalità e di punteggiature rosso-giallastre. Jack si perse a guardare il panorama, mani incrociate davanti al petto e gambe leggermente divaricate. Rose non era ancora rientrata a casa dal lavoro e questi erano i momenti che lui preferiva, non perché Rose fosse pesante o non gli piacesse averla per casa. Quello che apprezzava di quei minuti era la solitudine della casa, il silenzio che la avvolgeva lasciando un manto di tranquillità che sarebbe caduto appena lei sarebbe rientrata. Andò verso la cucina e mise sul fuoco una teiera per il tè pomeridiano e cercò con cura cosa bere, optando, infine, per un Gunpowder. Mise la confezione in metallo sulla base in mattoni di fianco al fuoco e preparò in maniera certosina il filtro contenente le foglie. Preparò la sua tazza mettendole vicino il vasetto del miele d’acacia e lo zucchero di canna. Guardò la pendola nella stanza da pranzo: segnava le cinque e mezza del pomeriggio. Decise che poteva incominciare a preparare la cena.
Si mosse veloce sui mattoni di cotto della cucina, una piccola delicatezza rustica che aveva fortemente voluto per dare un tocco di cascina toscana alla loro dimora. Prese il grembiule candido e lo cinse ai fianchi, continuando a camminare per la stanza raccogliendo gli ingredienti e le padelle per cucinare l’arrosto. Era andato quella mattina dal macellaio a prendere un pezzo di vitello e voleva dargli un giusto tributo. Accese il forno a 180° e prese a lavorare sulla carne, legandola diligentemente, mettendo salvia e rosmarino e massaggiandola con delicatezza con altre spezie. Versò dell’olio nel tegame e aspettò che arrivasse a temperatura prima di rosolare il vitello. In pochi minuti il profumo della carne inondò piacevolmente il viso di Jack.
Mentre il vitello rosolava, preparò le patate tagliandole a pezzetti quasi uguali. Prese una teglia bella capiente e, appena la carne fu rosolata, la mise in centro contornata dagli spicchi di patate. Dalla mensola prese qualche spezia per insaporire, aggiustò il sale e dosò l’aglio, a Rose non piaceva moltissimo. Cosparse il vitello con il fondo della rosolatura, del vino bianco e del brodo, che aveva preparato la sera precedente. Rimase qualche secondo a guardare il risultato, tuffando poi la mano nella saliera ed aggiungendo nuovamente un paio di grani e qualche rametto di rosmarino. Amava il gusto che dava alle patate. Poteva già sentirne sapore che si scioglieva in bocca.
La teiera, intanto, aveva incominciato a fischiare, così la spostò dal fuoco e preparò il tè. Rose arrivava tropo tardi per questa piccola cerimonia pomeridiana, perciò si perse nel vedere le foglie che scioglievano il loro gusto e colore nell’acqua fumante.
Nel frattempo il forno era arrivato a temperatura e Jack vi mise la teglia, posizionando un primo timer dopo trenta minuti. Fatto questo, prese la tazza di Gunpowder accompagnandola con la lettura di qualche pagina di un libro. L’aveva iniziato qualche giorno prima, trovando difficile seguirne la storia, ma poi, pian piano, la trama aveva incominciato ad infittirsi ed il ritmo narrativo, dapprima lento e sornione, si era velocizzato e fatto intrigante. Sorseggiando il tè e sfogliando avidamente le pagine, la prima mezzora passò in un lampo. Aprì il forno, irrorò il vitello con del brodo, mosse le patate per farle cuocere bene e richiuse.
Il secondo timer sarebbe scoccato dopo un’altra mezz’ora di tempo.
Si spostò nella stanza da pranzo e accese l’impianto Hi-Fi. Mise un vinile sul piatto prima di ritornare verso la cucina per controllare l’arrosto e prendere i piatti per il tavolo. Dopo qualche secondo la melodia del Bolero di Ravel si sparse per la casa, cullando i movimenti di Jack. La pendola segnava dopo le sei e trenta. Aveva calcolato i tempi alla perfezione, avrebbe finito tutto prima dell’arrivo di Rose. Scese velocemente in cantina per prendere un vino, scegliendolo accuratamente dalla piccola riserva che si era costruito nei mesi precedenti, e lo aprì per fargli prendere aria. Finì di apparecchiare la tavola aggiungendo alcune piccole ricercatezze stagionali come le castagne, delle piccole foglie rosse e un grappolo d’uva nera. Si spostò di qualche metro dal tavolo per rimirare il lavoro, prima di riassettare un tovagliolo disordinato.
Quando il timer suonò la seconda volta, punse la carne e ne uscì un liquido chiaro, era perfettamente cotto e poteva levarlo dal forno. Tirò via le patate e avvolse l’arrosto nell’alluminio per tenerlo in caldo. Mentre filtrava il liquido di cottura in una padella, sentì il rumore delle chiavi nella toppa. Rose stava rientrando, tempismo perfetto! Si girò brevemente per salutarla, mentre lei lo guardava e gli mandava un bacio al volo andando direttamente verso la stanza a cambiarsi. Finito di addensare il sugo, tagliò l’arrosto in fette uguali e lo dispose con le patate su un piatto finemente decorato. Nel momento stesso in cui usciva dalla cucina, Rose stava rientrando in sala da pranzo. Levati i severi panni del manager d’azienda, Rose ritornava ad essere quella stupenda donna dai capelli rossi che aveva colpito Jack diversi mesi prima.
Posò l’arrosto sul tavolo e si avvicinò a Rose, baciandola delicatamente sulle labbra. Le prese la mano e facendole fare una piroetta scherzosa, le diede il vino. Rose sorrise, illuminando Jack e la stanza di una serenità confortevole.
Si scambiarono le rispettive novità mentre Jack serviva l’arrosto. Versò ancora un filo di vino per Rose, che accettò sfiorandogli leggermente la mano con le dita. Lei gli raccontò della sua giornata e delle decisioni importanti che avrebbe dovuto prendere l’indomani, Jack diede il suo parere su certe questioni, provando ad approfondire certi argomenti. Da parte sua, le raccontò la sua giornata a casa, il primo giorno di vacanza da mesi, la tranquillità della passeggiata per il parco, il tempo passato al mercato a scegliere gli ingredienti per la cena e la decisione di rimettere a posto la cascina con gli attrezzi. Questa era una battuta ricorrente, visto che erano settimane che Jack prometteva di farlo e non riusciva a trovare il tempo per mettersi al lavoro. Finalmente, disse lui con un sorriso, sarebbe stato il momento. Le disse che nel pomeriggio era andato al laghetto e aveva messo a posto il bordo, ripulendolo dalle foglie morte e aveva creato anche una piccola corona d’erba come augurio per il raccolto e la stagione autunnale. Rose lo guardò sorridendo, commentando divertita a questa improvvisa svolta bucolica. Jack le strizzò l’occhio e le fece una smorfia ridendo.
La cena proseguì con battute e racconti. Jack si alzò solo per mettere il vinile delle Quattro Stagioni di Vivaldi e per servire il dessert.
Mentre Jack ripuliva il tavolo, Rose lo importunava civettuola. Le piacevano i momenti di complicità con il suo fidanzato. Concordarono che era il turno di Jack di lavare i piatti. Rose lo prese in giro bonariamente, pizzicandogli il sedere mentre gli passava dietro con il cesto del pane. Jack si voltò a trequarti per cercare di intercettarla, ma la sua mano afferrò l’aria e le risate di Rose che si spostavano verso al sala.
Lui le propose di andare a fare un giro nel parco. La luna piena gettava una luce bianca sul prato, facendo brillare le foglie umide e tramutando lo stagno in uno specchio argenteo. Si vestirono e uscirono nella fresca aria settembrina. Jack le mostrò i lavori che aveva fatto durante il giorno e la portò a vedere la corona che aveva costruito. Il rumore dei passi sulle foglie erano l’unico suono di quella sera.
Andarono alla cascina e Jack le promise di occuparsene il giorno seguente. Lo sguardo di sbieco, fra il serioso e il burlesco, fu l’unica risposta di Rose. Arrivarono fino alla piccola panchina vicino all’albero e qua si fermarono. Lei l’aveva comprata l’estate precedente per potersi godere la frescura durante le giornate più calde. Non erano molte, ma averla comprata era una buona scusa per uscire a leggersi un libro e stare tranquilli.
Si sedettero a godendosi il suono del silenzio. La luna illuminava il paesaggio di una luce fredda, facendo sembrare il bosco davanti a loro una creazione delle fiabe. I raggi di luna si perdevano nelle fronte degli alberi scomponendosi in una ragnatela di luci soffuse e ombre scure. C’era una sensazione di pace.

Ritrovarono Rose il giorno dopo. Non si era mai assentata al lavoro senza avvertire. L’avevano cercata ripetutamente sul telefono. Dopo diverse ore mandarono uno dei chauffeur aziendali a prenderla. Suonò e bussò alla porta, senza risposta. Sbirciò castamente dalla finestra e vide che la porta-finestra era aperta e questo lo insospettì. Si permise di entrare nella proprietà di Rose Nicholson per controllare se la signora stava bene. Cercò in casa senza risultato. Poi la cercò in giardino e alla cascina. La vide presso la panchina. Era distesa a terra, come se dormisse. Aveva lo sguardo beato, tranquillo ed una bellissima corona d’erba sul capo. Le braccia intrecciate sul petto tenevano una piccola bambola antica di pezza, come un regalo. Le foglie intorno al suo corpo, come una coperta gialla e rossa, erano macchiate dal sangue proveniente da una decina di ferite allo stomaco.

Di lui, nessuna traccia.

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31 Replies to “La luce illumina unicamente frammenti di vita”

  1. Jack mi sorprende quando si muove in cucina mentre aspetta che Rose torni dal lavoro.
    Mi sorprende nella meticolosa preparazione del tè pomeridiano e nella cottura dell’arrosto per la cena.
    Nella scelta accurata delle opere musicali che spaziano tra i migliori artisti. E nel luogo dove lasciar riposare le membra assolutamente stanche.
    Io penso che l’amore sia imperfetto ma Jack smentisce questa mia riflessione. Ancora una volta mi dimostra che anche Rose deve appartenergli, completamente e per sempre.
    In modo perfetto l’amore per Rose compie il suo rituale. Jack mi sorprende quando anzichè una veretta al dito pone una corona sul capo della sua donna. Un pegno fedele per quell’amore perfetto.

    Come Jack anche tu non smetti di sorprendere … bravissimo Zeuss. 😉

    1. Grazie mille Affy! 🙂
      Anche io penso che l’amore sia imperfetto… ma siamo sicuri che quello che ho descritto sia amore? Visto che la parte riguardante l’amore fra due persone è risolta in “poche” righe… mentre il piacere personale occupa quasi il 70% del racconto… 🙂 Egoismo o amore? Ah, questa è una bella domanda. La stessa che ho gettato nel racconto.
      Questo Jack – Juan – Julien è un personaggio camaleontico, ebbene si, non menzionato, solo accennato, come un paio di sfumature di colore. Un Killer Innamorato che emerge e sparisce, che si fa vedere e poi ritorna nell’ombra (che poi, in effetti, è un pochino il senso del titolo). Ha dei tratti comuni ogni volta, ma il resto cambia, muta, è un gioco di specchi.

      Sono realmente contento che ti sia piaciuto e che sia stato in grado di sorprendere.
      Grazie ancora Affy 🙂

  2. Funziona bene questo killer. Temo però tu debba ormai fornire qualche piccolo dettaglio al riguardo, un pensiero, un ricordo, un pezzettino di qualcosa.
    Personalmente, poi, apprezzerei una descrizione più dettagliata della crime scene (ma io son macabra) e l’inserimento di una firma ricorrente.
    Sì, lo so, son spaccaballe, ma solo perchè mi piace 🙂

    1. Grazie mille per complimenti e critiche (e sai che sono sincero per entrambi). In effetti ho già pensato a come inserire dettagli, solo che voglio farlo in maniera particolare. Sarà tutta una scoperta e questa mi è venuta in mente qualche giorno fa!
      La descrizione dettagliata delle scene macabre eheh…immaginavo che ci fosse questa richiesta, ma non so se è intonato con il personaggio, sinceramente. Se vuoi il macabro, c’è il racconto MEAT. Quello proseguirà brutale 😀
      La firma ricorrente c’è: una persona sdraiata, braccia incrociate intorno al petto, un regalo fra le mani e dieci coltellate nello stomaco. Inoltre c’è un piccolo particolare ricorrente e sta nel nome 🙂

      Mi raccomando, continua a farmi le critiche, mi aiutano a sviluppare meglio il personaggio ed il racconto (grazie a te ho migliorato quello precedente).

      Grazie, veramente

      1. Veramente non erano critiche 😦 Quando critico qualcosa t’assicuro che sono ben diversa.
        Macabro non significa splatter.
        Faccio un esempio: mi descrivi il cadavere come dormiente con un’espressione serena. Gli occhi quindi sono chiusi? E la bocca? Le labbra come sono? E com’è vestita? E le gambe come sono? La luce come la illumina?
        La crime scene è fondamentale quanto l’arrosto. E può essere d’una bellezza poetica.

      2. Ok 😀 suggerimenti 🙂
        capito cosa intendi te per macabro e come lo concepisci. Diciamo che c’è un misto di poesia e morbosità (se mi passi il termine). Avevo iniziato pensando di non fornire “grandi descrizioni” della morte del personaggio, una sorta di “disinteresse” per il fine vita della persona. Ma il cambio non è fuori dai miei pensieri. Diciamo, fino ad adesso il racconto è andato avanti con tre storie diverse, interpretate in maniera diversa con l’accento su questioni particolari, uniche per ciascun racconto.
        Potrei andare su questa tipologia nel quarto o quinto racconto. Nel quarto puntavo ad un’altra cosa, quella che ti accennavo prima. Nel quinto potrei andare a sondare questa parte del racconto, perché no? 🙂

        Non sei spaccaballe, figurati. Se lo pensassi, lo direi 😉 eheheh

  3. bellissima l’ambientazione..
    tra i tre questo è il mio preferito, riesci a far vedere quello che scrivi, ho sentito il profumo dell’arrosto con le patate e il calore di quella casa..
    Grande Doc!
    p.s. stasera ho mangiato patate e rosmarino al forno, mi devo preoccupare?:-)

    1. Grazie mille. Sono contentissimo che si veda la crescita (mia) e del personaggio 🙂 mi rendi estremamente felice.

      ps: veramente? 😀 ehehehe. Non preoccuparti. Quando incomincio ad indovinare cosa indossi e cosa stai ascoltando al momento, allora forse è meglio che spengo webcam e microfoni e scappo!! 😀 😉 [scherzo, prima che ti spaventi ehehe]

    1. Grazie mille!! 🙂
      sono contentissimo che ti piaccia e che sia riuscito a migliorarmi ancora.
      Le motivazioni stanno arrivando (le sto scrivendo in questi giorni)… eheheheh… solo che devo buttare giù tutte le idee bene. Come sai l’avevo pensato come racconto breve e poi l’ho fatto crescere come un figliolo… 🙂 eheh

  4. Bellissimo questo!!! L’hai scritto nel periodo della mia scomparsa, mi sa 😀
    mi sono persa dei bei racconti, ma mi sto rimettendo in pari.
    Sei proprio un talento, ora vado subito a leggere gli altri!

    1. Si, questo è uno degli articoli scritti “di recente” (che poi, di recente, è un termine sbagliato visto che ha diversi mesi sulle spalle ehehe).
      Grazie mille per tutti i complimenti.

      Guarda, se vuoi trovare tutte le storie che ho scritto puoi cercarle nella cartella RACCONTI… sono tutte la 🙂

      1. eh si, infatti, ora devo rimettermi in pari. Ho scoperto (sono scarsissima a capire come funzionano i siti) come ricevere gli aggiornamenti di tutti i blog che mi piacciono, così adesso anche dal nuovo pc riesco a leggere tutto… aLtrimenti non ci riuscivo 😦 dopo tante peregrinazioni sul sito, ce l’ho fatta!!! a volte mi sento proprio una tonta.

Si!?

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