Diary of a dead man #7

Se non ci fosse una certa dose di caso, non saremmo su questa terra. Questo è sicuro.
Ho ragionato per un paio di giorni sugli eventi accaduti e sulle parole di Sara, ma non sono riuscito a togliermi dalla mente che dietro quella porta ci sono delle risposte che Patrick non vuole darmi. E io devo averle. A tutti i costi.
La sorte, come detto, ha voluto che avessi l’opportunità di fare chiarezza sulla questione circa una settimana dopo. Una serie di attacchi di zombie hanno messo a dura prova la resistenza, fisica e psicologica, delle persone del rifugio. Uno dei viandanti aveva sbadatamente lasciato la porta aperta, lasciando una pericolosa falla da dove gli esseri sono entrati a frotte. Gli zombie hanno portato con sé il terrore e morte. La prima ondata ha compiuto un massacro sbranando diverse persone e ferendone almeno un altro paio. Il sangue lordava il pavimento e i muri erano coperti da schizzi purpurei. A questo attacco ne sono seguiti altri, richiedendoci turni supplementari di ronda. Da quel momento non c’è stata più tregua, loro continuavano a pressare tentando di entrare. Ogni rumore era un pericolo e sono riuscito a dormire non più di 3-4 ore per notte. I nervi in casa erano a fior di pelle, causando grosse liti e momenti di forte tensione. L’altra sera un’orda più massiccia del solito si è abbattuta contro uno dei rattoppi improvvisati alla casa, mettendoci in grossa difficoltà. Due volontari sono usciti per cercare di richiamare gli zombie e poi riparare il danno, ma altri non-morti sono emersi dal buio alle loro spalle lacerandogli un polpaccio con i denti. Le grida di dolore e l’odore del sangue hanno richiamato altre bestie. Patrick ed io abbiamo cercato di riportare dentro il sopravvissuto, ma non c’è stato niente da fare. Era paralizzato dal panico ed è stato attaccato senza pietà. L’ultima visione che ho avuto sono i suoi intestini sanguinolenti nella bocca famelica di quelle cose. Siamo arretrati velocemente ma non abbastanza. Patrick è entrato nel rifugio per primo, mentre io lo coprivo. Al mio turno di entrare un gruppo di zombie mi ha accerchiato. Ho spaccato qualche cranio facendomi una piccola breccia, giusto per rientrare. Ma le braccia purulente mi tenevano e non sono riuscito a chiudere la porta del rifugio, permettendo agli zombie di sciamare nella stanza. SONO ENTRATI!
Il terrore è dilagato, facendo più vittime di quelle massacrate dai denti degli immondi.
Ho incominciato a fracassare crani e mutilare corpi a ripetizione, finché le braccia non mi hanno più risposto. Trascinavo la mazza, invece che colpire, difendendomi più con la forza della disperazione che con le forze fisiche. Anche il Prete era in difficoltà, il fucile in casa era inservibile e non aveva più munizioni della rivoltella. Con la coda dell’occhio ho visto Sara combattere dispratamente contro due zombie mutilati. In pochi colpi è riuscita a metterli fuori gioco, ma la stanchezza ed il terrore hanno preteso il loro dazio lasciandola sfinita contro la porta devastata della stanza di Patrick. Sono corso verso di lei per portarla al riparo.
Gli zombie avevano fiutato la carne viva e continuavano a sciamare, ringhiando in maniera oscena. Patrick è stato costretto, insieme ad un paio di persone della casa, di rifugiarsi dall’altro lato della stanza ed arroccarsi dentro una vecchia stanza polverosa. Le bestie non-morte si sono accalcate contro la loro porta, graffiandola e spingendo. Altri zombie si sono mossi verso di noi, così ho preso Sara per mano e ci siamo gettati nella stanza di Patrick, bloccando la porta. Un primo, provvidenziale, riparo. Il rumore di unghie che si spezzano, i colpi ed il rantolo sordo, morboso, degli zombie è incominciato poco dopo.
La porta non sarebbe durata per sempre, dovevamo cercare una soluzione e anche rapidamente. Mi sono reso conto, per la prima volta da quando avevo messo piede dentro casa, che quello non era un classico appartamento, ma un piccolo albergo. L’insegna era stata immagazzinata nella stanza di Patrick. Quella dove eravamo noi era la stanza adiacente la cucina, una sorta di sala-ristoro per i dipendenti della cucina. L’ambiente aveva poco arredamento: oltre ad un paio di brande e il mobiletto dietro la porta, c’erano alcuni ripiani, un grande armadio scuro sul fondo e due porte, una che dava sulla cucina e l’altra verso l’esterno. Mi sono mosso come una bestia in gabbia, non c’era traccia di nessuna attività sospetta di Patrick. Non ho visto la classica “pistola fumante”. L’ambiente era pulito, per lo standard attuale, e spartano quanto bastava per un ex-prete.
Ma la cosa peggiore era che noi eravamo in trappola.
Dovevamo uscire velocemente, se no quella stanza si sarebbe trasformata nella nostra tomba. Sara si è messa dietro la porta d’entrata, arma in mano e occhi sul legno. Ho armeggiato dietro la porta che dava sulla cucina, ma qualcuno doveva averla bloccata e non c’era verso di smuoverla senza sfasciarla. Ogni rumore era un azzardo e non potevamo rischiare l’eventualità di un assalto. L’unica chance di uscire vivi da questa situazione era aprire quella che dava sull’esterno e tentare la fortuna in strada. Ho aperto la porta forzandone la serratura. Controllato il vialetto, ho chiamato Sara e siamo scappati da quella che stava diventando una trappola per topi. Giusto in tempo! Gli zombie avevano quasi divelto l’altra porta con il loro peso.
Sulla nostra sinistra, il vicolo era chiuso da un alto muro disastrato. Un grosso bidone, che emanava un fetore terribile di decomposizione, occupava gran parte della sua facciata. La parete di fronte apparteneva ad un centro commerciale. Da questa emergevano, come vene metallizzate, i tubi dell’aria condizionata e le grondaie. A metà della lunghezza della parete c’era l’uscita di emergenza. Il fondo del viale era chiuso da una rete di metallo sventrata.
Numerose impronte andavano e venivano dalla porta del centro commerciale a quella del rifugio. Un via-vai costante. Sussurrando ho detto a Sara che il Prete doveva aver trovato qualcosa la dentro. Ero sicuro che, visti i frequenti pellegrinaggi, c’era la risposta alle mie domande.
Ci siamo mossi, ma a pochi metri dalla porta abbiamo visto l’immagine in controluce di un gruppo di zombie addossato alla rete. Avevamo i minuti contati prima di un nuovo attacco. Tornare nella stanza o affrontare i non-morti sulla strada? Dovevo decidere. Subito.
Ho strattonato la porta di servizio e ho spinto Sara all’interno, seguendola da vicino.
Il sonoro clack della chiusura è stato l’ultimo rumore che abbiamo sentito prima di essere inghiottiti dal buio silenzioso del centro commerciale.


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15 pensieri su “Diary of a dead man #7

  1. Torment

    ola!
    prima il dovere dopo il piacere : troppi aggettivi Cerby in questo capitolo , niente di che , ovviamente , ma rallenta un pò la lettura.
    CMD ( come-volevasi-dimostrare) stiamo li con il Patrick( brutto e cattivo) e tracchete ecco l’orda famelica. ( che però NON ha ucciso Patrick e me ne rammarico)
    quindi, il gruppo decimato, e la stanza di Patrick vuota.
    per una volta mi aggrego e voglio vedere cosa c’è nel centro commerciale ( anche perchè andare via con un’ orda dietro il c. anche no).
    accamparsi nemmeno, si sa cosa succede SOPRATTUTTO nei centri commerciali.
    vedremo!!!
    finalmente hai fatto il 7 capitolo, giuro, non ce la facevo più ad aspettare!
    T.

    1. Dici? E si che l’ho scremato di quasi 700 parole dalla prima stesura! 🙂 provo a dargli uno sguardo ulteriore.
      Grazie per la critica.
      Bene, vediamo come va il voto e se porta alla perlustrazione, così sia! 🙂
      Comunque cosa ti avevo detto? Non dare niente per scontato… tu pensavi che dentro la stanza ci fosse il Demonio in persona, invece… 😉 eheheh.

      Eh, i motivi del ritardo li sai, il prossimo capitolo arriverà prossima settimana (se non cade il mondo, logico).

      Zeus

  2. Torment

    ola.
    non do niente per scontato (sisi crediamoci). stadifatto ( tutto attaccato) che comunque la stanza porta a una porta che porta al C.C, quindi li forse si nasconde l’immonda verità!
    sperem che non cada il mondo allora!
    bravo 🙂
    T.

  3. L’ha ribloggato su Music For Travelerse ha commentato:

    Siamo ad un punto cruciale. Un centro commerciale abbandonato, l’oscurità, la minaccia che incombe, un mistero da risolvere e una salvezza a portata di mano. Cosa scegliere? Quale decisione prendere? Ci sono scelte che, a volte, causano un effetto domino. Siate prudenti.
    Fate la vostra scelta.

  4. E’ una scelta dove in gioco è il destino dei due, a me tenta troppo capire le mosse di Patrick e quindi opto per la prima ipotesi.
    Questo racconto porta a spasso l’adrenalina eh?
    Sto leggendolo in ufficio e trattengo a stento le smorfie. E’ difficile però …
    un abbraccio 😉

    1. Eh, da tutti i commenti noto che questo Patrick è un personaggio “dibattuto” e che crea una forte curiosità 🙂
      Sto cercando di alternare un pochino svolgimento classico con qualche parte più “sanguinolenta”, più “classico zombie-movie” 😀 eheheh… se creo le smorfie, il risultato è abbastanza vicino 😉 ehehe

      Grazie mille del commento Affy! 🙂

Si!?

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