Come vino rosso francese

Simone era una ragazza di una bellezza mozzafiato. Come scolpita in uno stupendo marmo bianco di Carrara, abbinava lo slancio tipico delle bellezze nordiche con la levigatezza e delicatezza delle sculture del Bernini. Le labbra morbide, gli occhi di un verde venato di marrone, ed un corpo che mozzava il fiato ad ogni maschio completavano una bellezza fuori dal comune. Magra senza esserne ossessionata, con un seno che si intuiva sotto una giacchetta sportiva, ed i capelli rossi che colavano leggeri sulle spalle, Simone non percorreva Parigi, lei danzava per le vie. Era talmente vibrante di vita, che l’atmosfera intorno a lei lo respirava e ne traeva beneficio, una luce riflessa di una grazia eccelsa.
Amava Parigi e l’amava soprattutto in quella stagione primaverile, quando la vita fioriva e tutto sembrava prepararsi per il grande balzo estivo. Passeggiare lungo la Senna era qualcosa che la riempiva di gioia, di sorridere. Avrebbe percorso quelle strade tutti i giorni se avesse potuto, se il lavoro all’agenzia pubblicitaria non la tenesse occupata per così tante ore al giorno.
Simone aveva un piccolo rituale: all’ora di pranzo lasciava tutti all’ufficio e si dirigeva in gran fretta ad una Brasserie. Qua amava sedersi in compagnia della gente, mangiucchiare qualcosina e farsi investire dalla vita circostante. Si ritrovava sempre a guardare le altre persone, studiarle. Questa piccole concessione alla curiosità le portava un segreto piacere: si sentiva testimone della vita della città e della sua gente. Dopo il pranzo leggero, ed occasionalmente qualche pagina da un libro quando non aveva voglia di godersi il panorama, si dirigeva verso il Caffè della sua amica Jeanne. Il “LeChat Noir”, questo era il nome del Caffé, era un bar piccolo ma grazioso, decorato con gusto e semplicità. La clientela simpatica e un’atmosfera rilassata ed informale erano perfetti per un break e ricaricarsi le pile. Simone, infatti, sfruttava questo momento di relax per aggiornare la sua dose di gossip e discussioni con Jeanne.
Questi due riti quotidiani erano una costante nella vita di Simone, un piacere quando la vita scivolava via tranquilla e un’ancora di salvezza quando tutto peggiorava.
Una mattina di maggio, entrando nella Brasserie, notò subito un viso che, nelle tante giornate passate ad osservare, non aveva mai notato. Simone pensò subito che era un ragazzo bello, ma non bello in senso ordinario, emanava qualcosa di particolare, di unico. Una sorta di fragranza che inebriava le donne intorno a lui. Simone lo guardò brevemente prima di gettarsi sul suo pranzo, ma non passò molto tempo prima che la curiosità la vinse e incominciò a guardare il ragazzo. Lui, dal canto suo, sembrava ignorarla completamente ed essere concentrato nella lettura di un libro, come se dentro ci fossero tutte le risposte ai quesiti del mondo. Dalla scrupolosità con cui si immergeva nella lettura, dal seguire le frasi con il dito fino al momento in cui alzava lo sguardo dal libro e rimaneva sognante a guardare il quadro dietro il bancone, tutto diceva che il libro era un vero capolavoro.
Simone sorrise, provando una piccola stilla d’invidia. Avrebbe dato qualsiasi cosa per sapere che libro stesse leggendo.
Ma il tempo era tiranno ed il lavoro la richiamò al qui ed ora, costringendola ad alzarsi e dirigersi verso l’uscita. Il pensiero, fugace, di non presentarsi al pomeriggio e rimanere a guardare ancora il ragazzo la fece arrossire. Accelerò il passo verso il marciapiede sorridendo fanciullescamente. Si fermò brevemente da Jeanne per un brevissimo resoconto dell’incontro e un paio di pettegolezzi, prima di rientrare al lavoro accompagnata dalla voce della sua migliore amica che le diceva: sei una sognatrice! Simone ridacchiò al pragmatismo di Jeanne.
Simone, però, era timida quando si parlava di ragazzi; era consapevole della sua bellezza e dell’effetto che faceva sui maschi e questo la metteva a disagio. Intuiva il loro sforzo per concentrarsi sul viso e su quello che diceva e non posizionare gli occhi ad altezza seno e rimanere in ammirazione. Questo comportamento la imbarazzava e infastidiva, perciò scappava prima di poter incontrare qualcuno, era sempre convinta che non l’avrebbero mai ascoltata realmente. I maschi volevano solo andare a letto con lei. Simone, dal canto suo, sognava un principe azzurro, anche se sapeva che era fantasia. Voleva qualcuno che la facesse sentire bene. Che si ricordasse degli anniversari, che le comprasse le rose. Non chiedeva molto, solo quella giusta dose di romanticismo necessario per una relazione.
Nelle settimane successive tornò alla stessa ora alla Brasserie, ma il ragazzo non c’era. Lo aspettò finché, ad un certo punto, Simone semplicemente lo dimenticò.
I mesi passarono veloci, fino ad arrivare ad un eccezionale luglio caldo. Simone era seduta ai tavoli all’aperto della Brasserie, quando lui ritornò e si sedette nello stesso tavolo della prima volta. Come se fosse l’operazione più naturale di sempre. Simone lo guardò stupita ma con un misto di felicità. Lui era tornato. Casualità? Lei non lo pensava. Lei pensava fosse il destino. Nelle successive giornate lo incontrò nuovamente sia alla Brasserie, sia da Jeanne. Il loro era un rapporto, se così si può chiamare, basato sugli sguardi. Sull’incrocio di occhiate furtive, da adolescenti timidi ed innamorati. Simone, da principessa delle favole, lasciò che fosse lui a fare la prima mossa.
Julien, questo era il suo nome, alla fine si presentò adducendo una banalissima scusa che fece sorridere tutti e due. Dall’esterno sembrava di vedere due ragazzini che, al ballo di maturità, cercano di non pestarsi i piedi a vicenda e teneramente si tengono a distanza e si curano dell’altro. Alla prima parola seguirono discorsi sempre più lunghi, più appassionati, più vivaci. Simone si lanciò entusiasticamente in questo rapporto e così lui.
Il primo appuntamento fuori a bere un caffè, il primo appuntamento al cinema, la cena romantica ed il mazzo di rose rosse, il primo bacio. Queste furono tutte esperienze per Simone. Non perché non l’avesse fatto prima, ma perché il trasporto con cui lo faceva era qualcosa di nuovo, di eccitante. E, dall’altra parte, c’era qualcuno che questo affetto, questo amore, lo comprendeva e lo ricambiava in maniera totale, piena. I loro sguardi si completavano, così come il loro spirito.
La prima notte a letto insieme, nell’intreccio dei corpi, nelle fughe d’amore, nei sudati respiri nell’oscuro della stanza, stretti uno fra le braccia dell’altro, fu degna di un film d’autore. Simone rabbrividì per la felicità, sentendo contemporaneamente le mani di Julien abbracciarla per scaldarla e trattenerla.
I mesi passarono e anche il primo anno. Simone aveva sempre i suoi ritmi e la sua routine, le sue discussioni ed il gossip con Jeanne, ma Julien era la prima persona che pensava quando si alzava e l’ultima a cui pensava quando si metteva a dormire. Era l’altra metà del suo cuore.
Una sera di maggio, con il paesaggio parigino completamente invaso dalla maestosità di una primavera inoltrata, Julien invitò Simone a casa. L’aveva chiamata prospettandole un programma da sogno: ricercata cena romantica ed un film classico che piaceva ad entrambi. Simone accettò con entusiasmo. Si incontrarono alle otto nell’appartamento di Julien. Le luci soffuse rendevano l’ambiente romantico, e Julien ne approfittò per stringere a sé Simone e baciarla prima appassionatamente e poi teneramente. Lei chiuse gli occhi in preda alla passione, sognando di volare via, di cornetti caldi alla mattina in terrazza con lui che legge il giornale, di gite in Cornovaglia in decapottabile e con un cagnolino al seguito, di figli. Tenne gli occhi chiusi per non farsi scappare questa immagine. Julien mormorò qualcosa che Simone non afferrò e aprì gli occhi guardandolo con uno sguardo talmente pieno d’amore incondizionato e tenero che torse le budella a Julien. Gli scesero persino delle lacrime sulle guance.
Lei lo stava ancora guardando quando lui, fissandola negli occhi, le trafisse lo stomaco con dieci coltellate. Il sangue formò una rosa rossa sulla camicia bianca di Simone, una macchia rossa come il vino francese.
La vita le scivolò via su una lama fredda come il ghiaccio, che contrastava così tanto con il tepore di una sera maggio.
Il telefonò suonò ripetutamente, senza risposta. Julien, il Killer Innamorato, se n’era andato, adagiando dolcemente Simone sul divano. Come se dormisse. Le mise una rosa nelle mani intrecciate, come un messaggio d’amore.
Sul cellulare di Simone, l’ultimo messaggio diceva:

Simone! Scappa!
Julien è pericoloso!!
Jeanne

Annunci

75 Replies to “Come vino rosso francese”

    1. Grazie mille! Volevo che il lettore si appassionasse a Simone. Un misto di voyeur e di affetto.
      Al momento l’ho pensato come un racconto breve, sinceramente, ma non si sa mai. Potrei fare altri racconti con il Killer Innamorato come protagonista. Non ci avevo pensato.

      1. Grazie del suggerimento. Se mi dici così, provo a sviluppare il personaggio del Killer Innamorato (che, attualmente, è solo abbozzato) per creare un paio di capitoli ulteriori.

  1. Questo racconto, proprio come fosse vino rosso francese, me lo sono bevuto tutto d’un fiato. Pensando a Parigi. A quel senso di leggerezza che sprigionano gli occhi quando si specchiano sui tavolini dei Caffè o quando incontrano ragazze con la bellezza di Simone.
    Tutti i vini rossi, bevuti a digiuno, mi hanno sempre lasciato un senso di pesantezza.
    Questo vino mi ha lasciato invece un senso di leggerezza che mi piacerebbe ritrovare in un nuovo racconto su Julien, una mente languida e diabolica, liquida e densa capace di stordire ancora, come uno di quei sassi bianchi e piatti che mi divertiva un tempo far rimbalzare a pelo d’acqua.
    Bravissimo ZeusscRRRittore! 😉

    1. Grazie mille. Mi fa piacere che questo vino, forte e speziato, non ti sia rimasto sullo stomaco. Si vede che, l’amaro, era nascosto bene sotto il fruttato del vino e delle uve migliori 🙂
      Per quanto riguarda il personaggio di Julien, non so cosa dirti. Anche un’altro blogger (Shootanidea) mi ha chiesto altre puntate di questo Killer Innamorato. Non lo so, avevo pensato ad un racconto breve, bruciante. Non volevo caricarmi di troppi racconti aperti (al momento due!), ma visto che lo richiedete, posso pensare ad aumentare il numero dei racconti brevi dedicati a lui. Schegge solitarie, senza nesso particolare, senza il To Be Continued.

      Grazie mille per i complimenti Affy! 🙂

    1. ahahaha! Ammetto di si. Anche se, a volte, mi trovo a pensare che c’è molta più violenza nell’ordinario che nello scoppio omicida (es. Schiuma sull’acqua – secondo me c’era molta più violenza nel comportamento della donna… poi, logico, il gesto è eclatante, ma…).

  2. :O Nooooo, cavolo …. una che come me si nutre di crime vari ESIGE un seguito, dai, dai, dai … Il Killer della rosa rossa *__* (Ok, stasera a letto senza criminla minds – che è meglio 😀 )

    1. Mi sembra che ci sia una grande richiesta per questo Killer Innamorato. Dovrò seriamente mettermi a pensare a qualcosa durante i viaggi in bus! 😀 andare al lavoro può essere stimolante… poi si arriva al lavoro…ehehe.
      (ma no, vai di Criminal Minds!!)

  3. Io sono un piccolo mostro intriso di sudicio realismo: sono contenta che l’abbia fatta fuori. Le eteree sognatrici di principi azzurri con rose connesse e anniversario incorporato credo esistano solo in certi immaginari e in qualche tipieda realtà che grazie al cielo può prendere coscienza di cosa sia davvero l’amore.
    Ma, ripeto, sono un piccolo mostro.

    1. Ma figurati! Non sei mica un mostro, ci sono tante persone che non vogliono queste cose idealizzate e un pochino estreme (nel senso dell’innamoramento). Ci sono coppie che vogliono questo, l’anniversario, la cena, le rose e altre che, invece, si affidano ad altri gesti.
      Non svelando l’acqua calda, un personaggio più “romantico”, più “buono”, fa saltare all’occhio immediatamente il marcio che c’è nel Killer. L’omicidio diventa qualcosa di ancora più brutale. O, almeno, è quello che ho cercato di fornire io come visione! 🙂
      Perciò ripeto: non sei un piccolo mostro!! 😉

  4. Bello, ma sapevo fin dall’inizio che non ci sarebbe stato lieto fine. Mi sono piaciuti entrambi i personaggi, certo quello di Simone era più che abbozzato, quello del Killer no…
    Mi piacerebbe che scrivessi un seguito per capire il perché del gesto di lui: follia oppure altro motivo? Ma anche per descrivere il personaggio stesso.
    La descrizione di lei è degna di un libro bellissimo.
    Come al solito, complimentissimi 🙂 😉

    1. Noooooo!!!! La prevedibilità no!! 😀 Solo perché sono una persona cattiva e brutale?! 😀
      Si, ho prestato più attenzione a descrivere Simone che il Killer, questo è vero.
      Un seguito? Direi che è una probabilità più che buona ormai, è stato richiesto da diverse persone 🙂 [cosa che mi rende estremamente orgoglioso, sia chiaro].
      Comunque quando ci sarà, cerco di fare qualcosa di un po’ particolare… ci sto pensando su! 😉
      Grazie per i complimenti!! 🙂

      1. Ma nooo! Non perché sei prevedibile, ma perché era inquietante fin dall’inizio 😀

        Allora, non vedo l’ora di leggere il seguito. Come vedi, non sono solo io che ti mette pressione 🙂 scriviscriviscrivscrivi ahahah 🙂

      2. Sono inquietante quando scrivo cose zuccherose!! 😛 ahahahahahahahahahah Lo so, sempre detto, se iniziavo con una cosa tipo: “e allora le mozzò un braccio e lo mise in un panino” era un inizio più pacato!!! 😀 ahahahahahahah.

        Già, il Killer Innamorato è un personaggio che ha riscosso successo! Incredibile!! 😀 Ah, non annuncio quando lo pubblico, così almeno non sai se è quello con questo killer o solo un racconto a caso!! 😀

      3. IO di solito, entro nel tuo blog a giorni alterni. Lascio accumulare i tuoi scritti, per poi godermeli dilatati nel tempo 😀 Così almeno ho da leggere, finché non pubblichi altro 😀
        È giusto tenere sulla corda 🙂

      4. Domanda: ho pubblicato il terzo capitolo di Swingin… ma WordPress mi fa casini oggi. Lo si vede o meno? Io non riesco a capirlo… me lo da pubblicato prima dell’orario che l’ho pubblicato realmente O.o

      5. 🙂 eheheh… spero ti piaccia questo capitolo ha avuto un parto leggermente lungo, perció é quello su cui nutro qualche sospetto, non lo so. è forte, se no non l´avrei pubblicato, ma… Forse perchè é un capitolo di passaggio… vediamo… 😀

      6. Ahahahahaha! Un “Ehi tu!” molto significativo! 😀 ahahahah. Non preoccuparti, continua! 🙂 poi quando calerà la mia vendetta… 😀 (volevo fare una citazione da Pulp Fiction, ma poi mi sembrava troppo trita!)

      7. ahahahah ricordo. ricordo bene. Ho visto questo film per la prima volta l’anno scorso. Sono molot fiera di me, sono riuscita a superare la mia repulsione verso Uma. ahaha

      8. Si, mi sta molto antipatica!!! ahahaha è una brava attrice, devo riconoscerlo 😀

        Mi è piaciuto molto quel film, lo adoro!

        Ci sono film e libri che finché non mi sento pronta, non riesco a vedere. Non so perché!

      9. Vuoi la mia teoria!?! Perchè non sei te che scegli i libri o i film o la musica, é lei che ti sceglie che ti dice leggimi, ascoltami, guardami. Puoi sforzarti per anni, ma non ti piacerá mai… ma quell´unica volta, sarä emozione! 🙂

        Comunque: attualmente mi sto fustigando perché dici che Uma é antipatica. aahahahahah

      1. Ehehe. Grazie! 🙂

        Guarda, penso al tuo bisogno di melensa stucchevolezza e ti piazzo questa canzone come colonna sonora del testo, così almeno non ti rovino la giornata!!! 😉

  5. Da come scrivi, da come rispondi ai commenti sai di simpatico.
    Quando ho letto questo per la prima volta, una decina di giorni fa, arrivato alla fine ho pensato, questo non la deve passar liscia (tu, mica il killer).
    Confermo, anche oggi che l’ho riletto.
    Buon segno.

    1. Grazie mille! 😀
      Per quanto riguarda il killer (non io), non posso assicurarti che la passerà liscia o meno. Si va avanti in maniera miope in queste lande desolate! 😉 vediamo cosa riserva il futuro! 🙂

      Grazie per averlo letto, grazie veramente per averlo addirittura riletto!! 🙂

      1. Beh, no, non è che l’ascetismo si propaga anche al tè ehehehe. Solo che al momento non ho voglia di tè, ma domani mattina, per colazione… 😉
        A cosa? Ad arrivare alla mia condizione di illuminazione buddistica? 😀

        Si, scrivo solo sul mio blog (a parte, logico, le recensioni metal che faccio il per la webzine TheMurderInn – ma è tutta un’altra cosa)

      1. Eheh… via email, addirittura?! 😀
        p.s: non so perché, ma mi sembrava di averlo capito 😉
        p.p.s: se vuoi darmi l’email, puoi mandarla al mio indirizzo , quello dove si spediscono le richieste per il Dottore

Si!?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...