Schiuma sull’acqua

<< Ho comprato una borsa così carina, ma veramente. Una Dolce & Gabbana di grande stile. Un vero gioiello. Sapevo che potevo trovarla solo in quel negozio, ero andata in giro, si, ma quello è l’unico che fa per me; logico, poi, costa leggermente in più che altri negozi, sia chiaro… ma ha una qualità! E poi il gestore… il gestore è così garbato e a modo. Ti fa sentire come fossi a casa tua. Ti prende, ti fa i complimenti. Pensa te, non andavo in quel posto da qualche mese e ancora si ricordava di me! Di me! Io non ci credevo. Ha talmente tanta gente che va e viene, che serve, che consiglia e quando sono entrata c’è stato proprio quello sguardo, lo sguardo di una persona che dice: “so chi sei”. Mi sono sentita una regina…>> Le parole uscivano come una colata dalla bocca di Marla, non c’erano pause nella sua narrazione, nei suoi aneddoti. Il tono sempre leggermente sopra le righe, come se parlasse ad un’invisibile pubblico. E poi la gestualità, ampia e teatrale, supportata da un fisico che i quarant’anni non avevano minimamente toccato. Il trucco leggero e la tinta non troppo carica, riuscivano a farla restare giovane ma senza essere una caricatura di sé stessa. << Poi uscita dal negozio ho incontrato Claire! Oh mio DIo! Mi ha raccontato delle cose squisite! Veramente delle bombe! Una cosa incredibile. Ti avevo detto della sua infatuazione per quel bellimbusto di New York, vero? Ti avevo raccontato che l’aveva invitata a fare un weekend con lui… Ecco, si è innamorata!!>> Marla scandì innamorata caricando ogni singola parola di un accento particolarmente forte. <<E sono andati via e hanno fatto questo weekend in cui, per modo di dire, non sono mai usciti dalla stanza, non so se mi spiego>> Marla rise scioccamente << Con la dotazione che aveva questo ragazzotto e la sua naturale fantasia…>> La risata divenne scrosciante. Mise comicamente una mano sulla fronte come in segno di svenimento. Si mosse veloce sui suoi tacchi per andare a prendere una caraffa di tè freddo dal frigo da mettere sulla tavola imbandita. <<Mi ha raccontato tutti i dettagli, anche quelli più sordidi. Io non sono curiosa e non voglio mettere lingua dove non devo, ma Claire è una vera assatanata, quando si tratta di certe cose non si risparmia niente. Il poveretto deve essere uscito con la lingua a penzoloni! Altro che sessioni corte. In questo weekend ha fatto l’Olimpiade>> Gli occhi di Marla si illuminarono al ricordo delle parole di Claire, il suo impeto sessuale, le sue prodezze raccontate nei dettagli e tenendo, discretamente, una mano davanti alla bocca. Come se fare questo gesto servisse per filtrare le oscenità che stava dicendo e renderle più digeribili per il grande pubblico. Marla guardò in direzione di suo marito, Hank Fischer, squadrandolo e soppesandolo. Come se facesse un raffronto ideale fra il toy-boy di Clare e suo marito e capisse, in un solo istante, che suo marito partiva perdente. Hank, un ebreo americano di origini tedesche, era una persona estremamente tranquilla, pacata. Aveva un lavoro stabile in banca e questo, per lui, era fonte di ironia in quanto non amava particolarmente quel lavoro e avrebbe volentieri dedicato la sua vita a qualcosa di artistico. Come si sentiva di essere: un artista. Non un grigio burocrate, bancario o, comunque, impiegato. Voleva lavorare con la mente, non con le mani e contare soldi per altri. Era un uomo sulla quarantina, leggermente brizzolato, il che era un grido sia di maturità che di un sottile fascino. Il portamento elegante ed i vestiti curati erano un contorno di una figura affidabile e piacente. Era sposato da quindici anni con Marla, l’aveva vista quando era al College e poi, pian piano, si sono innamorati e sposati. Con il tempo Marla aveva preso le redini della famiglia, facendo e rimettendo insieme tutta la casa, le abitudini e le usanze. L’esplosività interiore ed esteriore di Marla avevano messo Hank in un ruolo subalterno, quasi senza parola. Un dipendente alle prese con un boss troppo attivo e troppo carismatico. Lui si era adagiato a questa situazione, non sapendo se per amore o per comodità, ascoltando i pettegolezzi di Marla, il suo tono sciocco e alto, il continuo riferirsi alle scappatelle sentimentali degli altri. La guardava silenzioso e annuendo a tempo. I suoi commenti non erano necessari, visto che Marla parlava per due persone. << Domani devo andare a vedermi con Sarah. Mi deve raccontare della sua serata con Michael. Devono esserci dei particolari stupendi! E voglio mettermi quel cappellino che mi sta un’amore…>> La voce di Marla divenne quasi stridente dalla felicità, un tono simile ad un fischio di una vecchia teiera. Intanto si spostò in cucina per mettere sul fuoco una grossa pentola d’acqua. <<Non vedo l’ora di incontrarla. Abbiamo appuntamento per le quattro in quel caffettino chic…>> La voce diventò indistinta mentre riempiva la pentola. Hank, meccanicamente, tirò fuori la pipa dalla tasca ed incominciò a pulirla, armeggiando dietro a tutti i componenti. Marla uscì dalla cucina, ticchettando felice al pensiero dell’incontro <<… e poi dobbiamo andare a quel centro benessere per un massaggio…>> sospese la frase quando vide Hank pulire la pipa <<Ma stai per fumare? Adesso? Prima di cena?>> Lo sguardo ed il tono si fecero disgustati. Hank mise via mestamente la pipa e guardò Marla come un cagnolino in attesa dell’osso. Lei non lo degnò di uno sguardo ulteriore e continuò a cicalare di questo e quello, senza sosta. Come se avesse quattro polmoni invece che i normali due.
<< Ah, Hank, mentre vieni a darmi un mano con la cena, portami qua anche tutti gli attrezzi da cucina che ho messo ad asciugare sul tavolo! Non vedi quanto sono splendenti? Ho trovato un prodotto miracoloso! Me l’ha consigliato Helene! Una manna dal cielo Hank!>>
Hank si alzò dalla poltrona, lentamente, e prese tutti gli attrezzi cautamente. Così da non farli cadere ed incorrere nell’ira di Marla.
<< Hank >> il grido risuonò come in una grotta << ricordati di spegnere la luce! Non vorrai pagare cifre astronomiche come ha fatto Carl l’altro mese>>.
Hank spense la luce e si avviò verso l’altra stanza dove c’era Marla, il rumore del microonde che andava. Tenne lo sguardo basso sugli attrezzi da cucina e si incamminò.

<< Sai Marla, ho visto la partita dei Saints mentre tu eri via con quella zoccola della tua amica Claire! Non la sopporto! Quella donna è un porto di mare>> Il tono di Hank era stanco, affaticato. << Fortunatamente che siete state via così tanto tempo, sentire quella demente che parla delle sue scopate e di quello che le passa per la testa, poco, è un vero strazio. Io non ce la farei a vivere con il nulla che ha nel cervello..>> Rise sarcasticamente alla sua battuta. Si mosse veloce per la cucina, cercando un mestolo per la pentola.
<< E poi, sinceramente, secondo te cosa mi interessa del prodotto di Helene. Andavano bene così anche prima, ma tu no! Devi spendere i miei soldi e poi farti bella con le amiche…>> Si accese la pipa, sbuffando fumo nella stanza.
<< Ah, Marla, domani voglio andare con i miei amici a giocare a poker e non starmene a casa ad aspettarti e poi, se abbiamo voglia, c’è quello strip club che ci interessa. E voglio anche lasciare sto lavoro di merda, che mi disgusta, voglio scrivere un libro, dipingere o fare qualcosa di artistico, non lo so… Cosa ne pensi?>>

Mentre aspettava una risposta, che non sarebbe mai arrivata, scremava il grasso schiumoso dal pelo dell’acqua e gli occhi lattiginosi del cranio di Marla lo guardavano da dentro la pentola, annuendo ritmicamente con il bollire dell’acqua.

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32 Replies to “Schiuma sull’acqua”

  1. Oh accipicchia che ottusità quella Marla, che resistenza ha avuto Hank. Io già alla mimica e all’enfasi per l’acquisto della borsa D&G sarei clamorosamente crollata a tappeto … già ma la “pazienza certosina” è prerogativa maschile… fino allo scoppio!
    Però… quel finale … brrrrr … gli occhietti dentro la pentola … oh mamma mia PAURA 😉

    1. Si, anche io reggo a stento l’enfasi sulle borse, vestiti, shopping in generale! 😀 La pazienza certosina maschile, in questo caso, è un pochino un pretesto.. ma era necessario per lo scoppio finale! 😀 ahahaha.

      Comunque, a mio parere, fa quasi più paura il vuoto comunicativo fra i due che l’effettiva decapitazione. Ma io sono un romanticone 😛

      Ps: come sempre, grazie per essere passata e del tuo commento Affy!

    1. A me piace questo genere di “violenza”. Anche se, ammetto, che reputo più violento il comportamento della donna nei confronti dell’uomo, piuttosto che la violenza in sé. Quella è intrinsecamente qualcosa di estremo, i soprusi fatti dalla donna all’uomo (verbalmente e come attitudine) sono violenze morali.

      Guarda, dammi un parametro fino a dove ritieni giovane una persona, e ti dirò se sono giovane o meno! 😀 eheh.

      1. Diciamo che sotto i 30 sono giovani e sopra sono più vecchi? Ecco, allora io sono “più vecchio”, ma non troppo vecchio… ahahaha! Mi spiego in maniera pessima, lo so.

        Esatto, sono sempre reciproche. Non c’è mai solo il cattivo. Il cattivo è per farci sentire buoni… io voglio personaggi meno buono/cattivo. Ma sono perversioni mentali mie, logico! eheh

      2. Sì o anche due “più vecchi”. Dipende da come si vuol guardare la cosa. Tendenzialmente però vivo come se avessi 14 anni e non credo sia una cosa positiva…

      3. Preferisco ritenermi non più giovane! eheheh. Mi piacerebbe vivere come un adolescente, ma sinceramente gli adolescenti mi stanno sulle balle, perciò non ce la faccio, mi prenderei a pugni da solo 😀

      4. Ok! .) figurati. Io sono apertissimo al dialogo, se c’è qualcosa che vuoi sapere prego chiedimi pure! 😉
        Poi nei racconti ci metto dentro anche versioni un pochino annacquate di quello che penso… ma sono racconti 😉

      5. E’ giusto nei racconti tentare di allontanarsi da sé, è un ottimo esercizio. Piuttosto devo ancora inviarti la mail su Chicago, mea culpa, sono sempre incasinata.

      6. Si, provo a variare stile, ambientazione, modelli e via dicendo. Così, tanto per variare. Capisco che la versione che ho fatto di Simone è un po’, come dire, un cliché… ma volevo provare a fornire un certo feeling.
        Non preoccuparti per la mail, se e quando vuoi, mandala…tanto ne terzo capitolo non ho spazio per grandi descrizioni o cosa, perciò può arrivare anche dopo.

  2. ola!
    penso sia il post che mi ha fatta più ridere ( fa crudele?). l’ho iniziato cosi, tanto per, leggendo di questa starnazzante impicciona.
    poi arriva il marito. e li continuo a leggere dicendo tra me e me ” oh porello” ” mamma mia” “ma come fa” ” quanta pazienza” e cosi via.
    all’ ennesimo stridio gallinesco mi dico ” madò oh la ucciderei”.
    e il marito la uccide!
    che ridere guarda, mi ha divertita tantissimo! 😀
    T.

    1. Mi fa veramente piacere che l’hai apprezzato. Un pochino di brivido in una risata. Mi divertiva l’idea. E, dalle tue parole, sono contento che sia riuscito a trasmettere questo divertimento.
      Anche se, come ho già detto, la vera violenza è quella della moglie.. 😉

      1. Si, non lo so cosa è successo. Io l’ho effettivamente pubblicato alle ore 15… WordPress mi dice che l’ho postato 5 ore prima! Un vero miracolo. Quando era ancora in bozza!!
        Per questo motivo non si vede o ha problemi. Non lo so.

Si!?

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