La Storia di Maynard Pertìn

Martin Payne era un giovane uomo, più vicino alla quarantina che alla trentina. Si teneva bene, anche se non faceva dell’auto-perfezionamento un modo di vivere o uno scopo ultimo della giornata. Vestiva casual, ricercando i vestiti ma non metteva niente che potesse farlo apparire troppo in vista o eccentrico, voleva essere come tutti gli altri. Anzi, voleva essere come gli altri e qualcosina in più. Amava i colori terra, il bruno, il rosso mattone e tutto quanto gli ricordasse il suo paese d’origine da cui se n’era andato. Aveva lasciato il paesino sulla scorta di un grande sogno che poi, scontratosi con la realtà, era diventato dapprima un incubo e poi realtà, quotidianità. Martin aveva studiato, si era applicato sempre con dedizione in modo da poter compensare le naturali mancanze con la volontà e la determinazione. Si era affaticato la vista sui libri, studiando giorno e notte, prendendo appunti che mai gli sarebbero serviti e che, infine, aveva buttato con malinconia nel bidone delle cose dimenticate. Lo studio aveva preteso il suo dazio, in tempo, in amicizie, in vista. Portava degli occhiali per poter vedere lontano e questo era ironico, secondo lui, sapeva quello che succedeva domani ma non aveva la minima idea di quello che lo aspettava nei giorni seguenti o come indirizzare la propria vita futura. Perciò gli occhiali erano anche un monito, un ricordo di quello che lui non sapeva. Di quello che lui ignorava. Un’affermazione della propria cecità sul futuro. Lo studio, un diploma tecnico seguito da una discreta avventura universitaria in economia, gli aveva portato apertura mentale e sapeva affrontare le situazioni contingenti con metodo e rigore, avere la risposta giusta era un punto di vanto per Martin. Questa sua propensione, però, non andò sfruttata nel senso che avrebbe voluto, o sognato, quando era piccolo e guardava le stelle con i Pink Floyd in sottofondo. Il lavoro che aveva trovato e a cui si era abbarbicato come un’edera era monotono e non richiedeva nessuna delle facoltà per cui era spiccato, nessuna delle letture per cui aveva perso la vista. Era qualcosa di normale, di banale, di monotono. E la monotonia lo stava inglobando, dettandogli i ritmi e gestendogli le priorità.
Martin si era creato una vita, normale, diciamo che potrebbe essere descritta come mediocre, e su questa si era adagiato. Navigando a vista su un percorso privo di grandi ostacoli, anche perché di grandi scelte non ne aveva mai fatte. Non aveva mai rischiato, non aveva mai gettato il cuore oltre l’ostacolo e provato a lasciare la strada tracciata. Se n’era guardato bene di fare queste azioni sconsiderate. Lo terrorizzavano. Non aveva mai amato. Non aveva mai amato veramente, Martin. Si era invaghito, forse aveva sentito il prudere di qualcosa di simile all’amore, ma non lo era. Amare significava rischiare e questo, per lui, era come morire. Un tradimento di una vita che lo voleva sotto traccia, senza picchi emotivi e senza vuoti paurosi.
Quella mattina Martin si alzò dal letto di buon’ora. Aveva un programma mattutino rigido e prestabilito, scostarsi significava perdere tempo prezioso in una routine che ormai era consolidata e funzionale al perfetto svolgimento di tutte le attività che lo portavano dal letto alla doccia. Dalla doccia alla cucina e al rito della colazione. La colazione era il momento di tranquillità prima di gettarsi in pasto alla folla che sciamava al lavoro e ai mezzi pubblici caotici, il grigio dei palazzi e l’odore di smog che lo accompagnava come un vecchio amico. Quella mattina, però, finito il rito della colazione e gettatosi in pasto alla folla, decise di deviare dal tracciato previsto. Era la prima volta che lo faceva da anni e questo era un caso, un evento enorme nella sua vita. I passi si mossero da soli, il primo a destra e l’altro a seguire e così via fino ad allontanarsi dal flusso principale della gente, poi via dalla via maestra fino a perdersi nei viottoli della città. Il grigio continuava ad adombrare il suo cammino e rendeva meno caldi i colori del suo vestito, ma così andava bene. Non voleva farsi notare.
I suoi occhi fissarono una vecchia libreria e i suoi passi si diressero dentro. Senza rendersi conto di quello che stava facendo, Martin afferrò il pomello, lo girò ed entrò nel locale. Un buio soffice e pastoso lo avvolse, prima di svilupparsi in un fioco bagliore e poi una luce soffusa di lampade a basso voltaggio. La libreria era piena di scaffali colmi di libri fino a scoppiare. Nessuno di essi, però, era nuovo. Avevano tutti una patina di antichità attaccata, come un’etichetta invisibile. La polvere non si era posata, ma c’era nell’aria quel profumo di carta vecchia, secca, lasciata in disparte fra polvere e muffa. Ma la muffa non c’era. Guardò molti dei libri esposti, li consultò avidamente. Non ne prese nessuno però, finché non vide un libro adagiato su uno scaffale in fondo alla sala e la si diresse. Martin lo prese, guardò il titolo, lesse qualche riga iniziale e gli piacque. Voleva comprarselo e leggerselo con calma, possibilmente durante il rito della colazione. Pagò e capì che non poteva aspettare fino a domani per leggerlo, voleva assolutamente andare avanti e scoprire cosa succedeva. Il racconto lo aveva sedotto subito.
Rientrò a casa e si tolse il soprabito color castano chiaro, rimanendo solo con il maglione di cotone rosso ed i pantaloni bruni. Incominciò il libro, divorandolo in maniera avida, come un assetato ad una fontana. Le pagine narravano la storia di un uomo, giovane ma non troppo, di nome Maynard “Mayne” Partìn. Questo giovane uomo era abituato a vivere una vita tranquilla, pacata. I pericoli li aveva calcolati e cercava in ogni momento di pianificare gli aspetti basilari della sua vita. Il tutto per poter raggiungere uno scopo importante e fondamentale nella sua vita: la stabilità. Mayne non aveva una famiglia, si rifiutava di costringersi a questi riti; soprattutto perché, così era scritto “non voleva legarsi sentimentalmente, probabilmente perché non aveva mai imparato ad amare e non voleva imparare a soffrire”. Martin sorrise nel leggere queste parole. Vedeva molto di sé nella storia di questo Maynard. Rivedeva il suo passato, il suo essere giovane volonteroso più che geniale e dove non arrivava il lume della creatività, arrivava il metodo e la razionalità più brulla.
Maynard era un tessitore di accordi blandi e promesse vacue, non si permetteva mai di creare forti legami con nessuno, così da non stringere amicizia e non creare nemici. Voleva restare un numero ma non un numero visibile. Un numero che la gente non si ricorda. Questa invisibilità era il suo pane quotidiano, il burro che metteva sopra le fette della sua esistenza. Un condimento necessario affinché potesse andare avanti senza remore.
Maynard qualche volta si concedeva, a casa, da solo, un bicchiere di buon vino. Martin rise per questa prima discrepanza fra loro due, ma non prima di essersi preso un bicchiere di vino da accompagnare alla lettura del libro. E assaporando i sapori forti dell’uva che emanava il calice colmo di liquido rosso, continuò la lettura avidamente. Senza fermarsi, senza pausa alcuna. Ogni parola che leggeva lo portava ad agognare per quella successiva e poi quella ancora ed infine per la pagina dopo.
Verso la metà del libro, ed alla fine del capoverso, si fermò un secondo. Guardò la stanza dove era seduto e si meravigliò di quanto aveva raggiunto nella sua vita perdendo così tanto. O, in alternativa, quanto aveva perso nella sua vita guadagnando così tanto. Ma le riflessioni passarono in secondo piano, c’era ancora una metà del libro da leggere e voleva finirlo.
Girò pagina e la trovo bianca, come quella di fronte. Il respirò gli si bloccò in gola, come un blocco di ghiaccio. Martin sentì fisicamente un dolore al costato per l’emozione. Pensò ad un errore di stampa e fece scorrere le pagine sotto il pollice destro, sentendo la carta frusciare e smuovere l’aria intorno a lui. Le pagine successive, però, erano bianche come le prime due dopo la metà. Candide. Di un bianco accecante, intonso, senza nessun alone di vecchio, quel leggero riflesso giallastro che ha la carta quando rimane ferma per tanto tempo. Quando è vissuta.
Con il respiro mozzo continuò a girare le pagine nella speranza che, ad un certo punto, la storia di Maynard Pertìn ripartisse. Voleva che ripartisse. Che ci fosse un seguito, non un’interruzione. Ma il libro non lo ascoltava, continuava a rispondergli bianco e vuoto. Finché, sfogliando, non raggiunse l’ultima pagina del libro. Nel centro c’era una scritta, leggermente sbiadita, ma leggibile e riportava solo quattro lettere: FINE.
Martin Payne alzò gli occhi dal libro,  calmo. Si stava ancora chiedendo il significato di tutte quelle pagine bianche mentre un infarto fulminante lo colse. Improvviso. Indolore. Letale.
Una singola lacrima, postuma, gli scese sul viso. Ma questa non aveva importanza.
Aveva imparato la sofferenza prima di poter imparare l’amore.

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20 Replies to “La Storia di Maynard Pertìn”

  1. Sono tornata a rileggere questa storia che mi aveva colpita ad una prima lettura.
    Mi aveva e mi colpisce ancora perchè credo che siano tante le persone che “dimenticano” di vivere, proprio come Martin.
    E’ un racconto che indubbiamente fa riflettere. La capacità di condizionare la propria esistenza negandosi la felicità. Sembra assurdo poter applicare questa resistenza eppure è così.
    E poi quelle pagine bianche del libro, quella storia di vita volutamente non scritta, non alimentata, che destabilizza la maggioranza dei lettori perchè oscura qualsiasi pensiero.
    Lascia un po’ di amaro la storia e la vita di Martin, mannaggia.
    Buona domenica Zeuss 😉

    1. Come sempre, i tuoi commenti sono un arricchimento di quello che ho scritto. La storia é volutamente speculare nel suo andamento (non con la mia vita, sia chiaro… ma quella fra Martin e Maynard/Mayne…). C´e una tragicitá di fondo, questo non lo nego. Le pagine bianche, non scritte, posso arrivare ad un doppio significato: si sta parlando ancora di Maynard o si sta parlando di Martin. Il dubbio mi é venuto anche a me… e vedi un pó te che l´ho scritta questa storia 🙂
      Buona domenica Affy e come sempre,
      grazie di essere passata!!
      Zeus

  2. Ma quanto sei prolifico! Molto bello! Come sempre adoro la tua capacità descrittiva e in questo caso lo scavo psicologico del personaggio ben delineato. Peraltro proprio la tipologia del personaggio mi colpisce perchè è tra gli esempi di esecrabile nei cui confronti sono intollerante: chi non rischia mai, chi non si mette in gioco emotivamente ed è incapace di vivere. Ovvio che abbia gradito particolarmente il finale.

    1. Mi sto stupendo anche io di quanto scrivo e, ultimamente, mi si formano in testa storie su storie. A parte i due lavori più grossi, sto pensando ad altre due storielle interessanti.. spero che mi arrivino davanti agli occhi i dettagli e poi scrivo.
      Grazie mille per le belle parole, mi ha fatto un piacere immenso che hai notato che il personaggio era quantomeno in tre dimensioni, al posto che essere solo abbozzato.
      Anche io non li tollero, ma mi fanno un po’ di tristezza, perciò il finale è sicuramente tragico, ma con un pizzico di agrodolce… 🙂

  3. Ti consiglio di leggere i libri di una scrittrice svedese di nome Camilla Lackberg, scrive gialli e, per me, ti somiglia molto nel modo di scrivere, per il modo in cui entra dentro la testa dei personaggi. Ha un modo di scrivere semplice ma molto coinvolgente, proprio come te. La principessa di ghiaccio, suo primo romanzo, è stato una sorpresa per me. Comunque, mi ha stupito la drammaticità di questo racconto.
    Pensavo che in libreria avrebbe incontrato la donna della sua vita, l’amore 🙂 Che sciocca romanticona che sono!
    Coma la solito, scrivi benissimo!

    1. Camilla Lackberg!? Mai sentita sai!? :/ [e qua potrei incominciare a citare Il Nome della Rosa con un bel PENITENZIAGITE]. Appena le mie finanze si rimettono in sesto e non sembrano più il Titanic, allora vedrò di procurarmi questo libro o uno di questa scrittrice.
      Veramente, mi imbarazzi, tutti questi complimenti in un solo commento. Oddio. Grazie. Non so cosa dire! 🙂
      Il racconto è drammatico, si. Questo me ne rendo conto, forse una volta riuscirò a scrivere qualcosa di più allegro! 😀 eheheh. L’amore in libreria?! Tipo Serendipity o qualcosa di questo tipo? Hihihi… noooooo… io che scrivo di innamoramenti in libreria?! 😛
      Grazie ancora!

      1. Sono una serie, per cui inizia da quello se no non avresti un quadro completo 🙂 Durante i libri, i personaggi hanno una crescita personale molto interessante. Dai, scrivi un racconto d’amore? ahaha
        Riguardo alle finanze, figurati che non lavoro ancora. Vado in giro coi buchi nelle maglie, però coi pochi soldi che ho mi prendo libri. Ora è un periodo del cavolo, sto mettendo i soldi da parte. Mia mamma rompe che vuole darmi soldi per comprarmi qualcosa di decente 😀 POvera donna

      2. Ah! Vedi quante cose imparo parlando con le persone?! 🙂 questa è una cosa che mi piace. Conoscere cose.
        Vedrò di recuperare qualcosa!
        Io scrivere un racconto d’amore?! 😀 ahaha… chi lo sa! Ma poi ho una vena un pochino “deviata” e saltano sempre fuori mostri, sangue, killer, omicidi o qualcosa di strano! Non lo so, devo smettere di guardarmi queste cose alla TV! 😀 ahahahah

        Guarda, io sto leggiucchiando due libri… vestiti non li compro da mesi! 😀

      3. Ma poi tu hai le spese della casa, come minimo hai anche la macchina, nel senso hai delle cose da “mantenere”, è ovvio che non puoi spendere tutto in libri o cose del genere. IO, ti dirò, credevo di non amare gli horror e cose del genere… e poi mi attacco alle serie tv e …zac! Anche se io ho una predilezione per i polizieschi o gialli dove si ride anche. Elementary, Sherloch, Psych è un po’ strobedata ma fa ridere, poi serie tv che scopro a caso. Ma poi ho doivuto vedere anche The walking Dead e alla fine dell’ultima serie, ero delusa perché non si vedevano mai zombie ahahah Poi mi piace anche breaking Bad. ma a me piace un po’ tutto, basta che siano cose fatte bene.

      4. Si, ci sono cose da mantenere che, ovviamente, portano via parte del budget mensile! 😉
        Comunque, come ho detto, sono un divoratore di serie Tv. The Walking Dead è una serie che ho scoperto grazie ad un mio amico, prima ero scettico… una volta vista mi sono innamorato proprio perché non è un classico zombie-movie o qualcosa di simile. Non era l’intenzione del regista (e del creatore dei fumetti): quello che voleva è far vedere come si comportano, le relazioni, degli esseri umani sottoposti ad una situazione come quella. Gli zombie sono solo un contorno, in effetti.

      5. Anche io, l’ho scoperta grazie al mio Principe Consorte, solo che era già la terza serie, così mi sono vista di fila la prima e la seconda, la prima mi è piaciuta tantissimo. Ieri ho visto la nuova puntata e mi è piaciuta 🙂

        Si, avevo capito anche io che non era l’intenzione del regista fare un film sugli zombie, però a volte è un po’…mmm… un po’…

      6. Ehehe.. il Principe Consorte! Fantastico! Direi che è un appellativo più che mai regale in questo caso!
        Io sono in attesa di vedere la prima della quarta, anche perché io non ho la Tv, perciò devo aspettare sempre un po’ di tempo prima di gustarmi le anteprime!! Io le ho amate tutte fino ad adesso, la seconda era un pochino di passaggio, ma aveva la sua forza.
        Non ti convince l’idea di concentrarsi sull’evoluzione delle persone e non sugli zombie? Secondo me è una grandissima cosa… finalmente qualcosa di diverso 🙂

      7. ma nemmeno io ho la tv! Comunque, si l’idea è buona, ma certe volte mi sono fatta delle dormite eccellenti 😀 Non so come mai, ma mi ha annoiato. SOno abituata a vedere un altro genere, capisci!? IO guardo Castle e rido, rido, rido…

      8. Ah, vedi te?! Questa è una caratteristica importante (non avere la Tv!).
        Comunque, noooooooooooooo (senti l’urlo? senti l’eco?) ti sei addormentata? Noooo!!! Ma nessuno ti ha scrollato leggermente? Messo la mano fredda sul naso?! 😀 eheheh
        Tu guardi Castle!? 😀 ahahahah… e io rido, rido, rido…

      9. Si, lo guardo!!! Mi fa ridere e poi Stana Katic è una gran figa!
        Non avere la tv è fondamentale!
        E no, nessuno mi svegliava, anche perché da sveglia parlo di continuo, mentre guardo le serie chiedo cose, faccio supposizioni, ecc, indi per cui chi è con me spera con tutto il cuore che io cada tra le braccia di Morfeo.

      10. Mai visto! 😀 comunque non è nei miei piani attualmente… sto seguendo con ansia Person of interest e altre 3-4-5 serie televisive di punta, ancora una e divento sociopatico!
        Ah, ok, allora capisco perché ti lasciano dormire! Sei un’investigatrice!! Io durante le serie o i film, se sono in compagnia, rido e scherzo o, peggio, mi burlo dei personaggi 😀

      11. person of interest ❤ ❤ ❤ LO adoro.
        Giù le mani dal mio Finchino ❤
        Quali vedi!? Dai, dammi l'ispirazione, sono quasi a secco sono in astinenza.
        Si anche io faccio così, guarda caso mi trovo tutte persone, quando guardo i film, mute e silenziose, se provo a parlare iniziano a sbuffare o peggio. Ma io non demordo!!! 😦 solo al cinema sto zitta 🙂

      12. Serie Tv consigliate? Facciamo che mando email? 😉 così almeno butto giù la lista semplice e veloce! 🙂
        Anche io al cinema sto zitto, ma non sempre…

Si!?

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