Swingin’ Bullets – Cap. II

Mike combatté i demoni dell’alcool per tutta la notte. Rincorsero i sogni e li strapparono, dipinsero incubi e graffiarono la mente. L’irlandese si girò sul divano in una pozza di sudore. Il sonno era perso, non rimaneva che alzarsi e farla finita con quel tormento. Il buio del soggiorno era denso, tagliato malamente da qualche fascio lunare che, timidamente, entrava dalle tende tirate. Mike si diresse a tentoni verso la cucina, alla ricerca di qualcosa da bere o, almeno, un po’ di pace. Il tragitto non fu privo di incidenti e grugnì quando sbatté goffamente la gamba contro un mobiletto.
La serata al Mule, pensò, era stata un vero disastro. Voleva solo tranquillità dopo settimane di notti insonni e paura dovute al suo mestiere di infiltrato e quella psicotica di Helena quasi aveva mandato tutto all’aria. Emise un sordo rantolo, carico di catrame e depressione. La fortuna degli Speak-easy è che tutti si fanno gli affari propri e si sono girati più per la scena teatrale della fidanzata che per il contenuto delle parole. Questo, almeno, è quello che sperava nel profondo del cuore. In caso contrario, l’avrebbe scoperto presto.
La cucina, un piccolo antro ricavato dalla stanza da pranzo, aveva una finestra che dava su uno oscuro vialetto. Mike si affacciò, guardando mestamente il panorama cittadino. Il silenzio era interrotto unicamente da qualche gatto in calore che combatteva per la sua donna. Questo portò un sorriso sulle labbra di Mike.
Nonostante i polmoni in fiamme, si tastò il taschino della camicia e tirò fuori l’ennesima sigaretta e con gesto plateale scagliò il pacchetto verde delle Lucky Strike fuori dalla finestra. Il giorno successivo sarebbe stato rischioso, avrebbe dovuto fare rapporto ai suoi superiori e questo è sempre un buco nella maglia della sua copertura.
L’appuntamento, un arresto in flagranza, era previsto per le otto e mezza, ma la discussione non sarebbe durata molto: le prove che aveva erano indiziarie ancora, Mike voleva di più, voleva la pistola fumante di Al Capone.
Mike espirò una nuvola di fumo grigiastro, guardandola dirigersi pigramente verso i piani superiori.
<< Almeno sarà bel tempo domani>> pensò.
Finito di fumare ritornò sul divano; voleva provare a dormire un paio d’ore, ma Il sonno era ormai passato, lasciando Mike stanco ed irrequieto. Stufo di rigirarsi sul divano, si alzò e incominciò a prepararsi, non senza maledire l’idea di essere andato a casa di Helena invece che la sua. Non aveva nessun vestito di ricambio e doveva continuare ad usare quelli indossati il giorno precedente.
Uscì di casa gettando uno sguardo alla stanza della fidanzata, ma optò per non entrare. Avrebbe proseguito la litigata la sera, su questo non c’erano dubbi.
Chicago, quella mattina, prometteva un tempo tipicamente primaverile. La brezza fresca che soffiava nei vicoli sarebbe stata ben presto sostituita da un sole sornione che lasciava in dote un caldo timido. Mike si incamminò lentamente verso il suo appartamento per prendere la sua nuova Ford Model A e dirigersi all’appuntamento. Sorridendo nel guardare il profilo controluce delle case, si accese una nuova sigaretta e accelerò il passo. Se fosse arrivato a casa sua per tempo si sarebbe potuto gustare una colazione da Mama Mia!, la tavola calda tenuta da quella feccia italiana. Nonostante la madre di origini italiane, Mike li odiava terribilmente; ma le loro colazioni erano decisamente le migliori.
Dopo una colazione leggera al Mama Mia! ed il rituale della lettura del Chicago Tribune, partì alla volta dell’incrocio fra la W. Austin Avenue e la N. Jefferson St. Da questo punto poteva vedere il ponte sopra il Chicago River, il luogo dell’incontro. L’irlandese parcheggiò ad un centinaio di metri dal luogo dell’appuntamento e approfittò del leggero anticipo per farsi una camminata e respirare l’aria frizzante della primavera.
Un brivido dietro la nuca l’avvertì di qualcosa. Mike aveva imparato a non sottovalutare i segnali e, soprattutto, a prestare attenzione maniacale ai dettagli. Erano già un paio di minuti che una Stanley 262 nera lo stava seguendo a passo d’uomo fermandosi, infine, qualche metro dietro a lui. Dall’auto scesero due uomini: il primo, un marcantonio in camicia bianca e vestito sportivo, si fermò di fianco all’auto in atteggiamento studiatamente casuale; il secondo uomo, invece, un quarantenne, leggermente claudicante dal lato sinistro e vestito elegantemente, diede qualche indicazione al pilota e all’altro bestione prima di incamminarsi nella sua direzione.
A Mike sfuggì un’imprecazione sottovoce. Il quarantenne non era altro che Frank Capuano, detto Handsome per una vistosa ferita di guerra sul viso, nonché uno degli scagnozzi di Capone e suo partner nei lavori sporchi.
Frank allargò teatralmente le braccia, rivolgendosi a Mike con il suo pesante accento meridionale.
<< Marco! Marco, fratello mio. Cosa fai in giro a quest’ora?>>
Mike si stampò sul viso un sorriso, si aggiustò il cappello e mimò il gesto del paesaggio.
<<Ah! Cammini. Bravo figliolo. Bravo. Anche io vorrei poter camminare in giro, ma questa dannata gamba mi da tormento…>>, lasciò volutamente la frase in sospeso per accentuare l’effetto drammatico di quanto aveva detto.
Mike sapeva perfettamente che le condizioni di salute di Frank non erano assolutamente così gravi e l’uomo d’onore di Capone era temibile e infido. L’italo-americano si avvicinò sorridendo e pose le mani sulle braccia del suo compagno irlandese ed in segno di fraterno rispetto lo baciò due volte.
<< Salute anche a te Frank, cosa ci fate voi gentiluomini in giro per la città a quest’ora?>>
<< Ci hanno mandato al tuo appartamento a prenderti e non ti abbiamo trovato… stavamo ritornando indietro e guarda chi vediamo camminare? Il nostro Marco. Che fortuna, eh?>>. Il sorriso di Frank si fece più grande e splendente, ma i suoi occhi non stavano ridendo. Non lo facevano mai. Scrutavano attraverso la fessura delle palpebre.
Dopo la pausa, Frank continuò:
<< Perdonami la scortesia, non è da me. Per favore, sali in macchina, Marco caro. Abbiamo appuntamento fra poco e sai quanto odia i ritardi>>.
Il lui in questione, Mike lo sapeva, altri non era che Frank Nitti, The Enforcer, il vice di Alphonse Capone.
L’irlandese annuì e seguì Capuano sulla Stanley, ringraziando i Santi che non aveva incontrato il suo contatto alla polizia.
Il problema, adesso, diventava più grande: come avrebbe comunicato alla sua squadra che non si sarebbe presentato all’appuntamento senza destare sospetti? Come avrebbe informato della sua posizione?
Con queste domande che giravano per la testa, si accomodò a fianco del marcantonio sul sedile posteriore dell’auto.
Sarebbe stata una lunga, lunga giornata.

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33 Replies to “Swingin’ Bullets – Cap. II”

    1. Felicissimo di averti sorpresa 🙂
      Si, la storia è fittizia, logico, ma i personaggi, vie, dettagli, alcuni nomi (altri sono inventati per la storia) sono tutti veri.
      Sto facendo un sacco di ricerche (ho una mappa di Chicago del 1920 per aiutarmi con i posti) per aumentare i particolari “corretti”!
      Grazie per i complimenti 🙂 grazie mille.

      1. Si, per questo racconto (più che per Diary of a dead man) sto facendo diverse ricerche, per mettere il maggior numero di particolari giusti (poi, ovvio, non sono uno studioso e sicuramente ci sono gli errori… ma quelli evitabili almeno li lascio stare 😀 eheh)

    1. Veramente?! 😀 questo è un vero onore!! Posso permettermi di chiedere se per studio/lavoro o vacanza? 🙂
      Io non sono mai stato in America, perciò è tutto frutto di fantasia (alcuni personaggi, logicamente gli eventi della storia, ma non tutti… ehehe), ricerche…

      Questo è un complimento che mi rende estremamente orgoglioso! Se hai qualche commento, suggerimento e via dicendo, scrivimi (su WP o via mail, come vuoi)! Ne sarei felice.

      1. Lavoro/studio! ^^
        In realtà mi mette molto anZia andarci per una settimana, ma ‘sta tua storia capita al momento giusto, e fa aumentare i lati positivi dell’andarci rispetto a quelli negativi!

      2. Ah, ottimo! Una settimana in quel di Chicago 🙂 sinceramente non so immaginarmi l’America sai? L’ho sempre guardata con sospetto, una nazione senza storia… ma ha qualcosa che ti rapisce, forse l’immaginazione.
        Sono contento che questa storia sia un piacere da leggere. Se anche distoglie un secondo dagli aspetti negativi, direi che ho fatto veramente quello che mi ero prefissato: divertire!
        Poi mi racconterai questa Chicago, almeno te che ci sei stata in realtà! 🙂

      3. Yes! Almeno vediamo se le vie son cambiate dal 1928 al 2013!! ehehehe.
        Prova a cercare il Four Deuces… il bar di Al Capone eheh 😉 anche se, a quanto ho letto, è completamente distrutto…

  1. Mi piace sempre di più! Fai delle descrizioni che si respirano, sai?
    Dovresti andarci a Chicago: è una città meravigliosa, ti rimane sul viso l’odore dei grattacieli e dei tralicci di ferro nero su cui corre una metropolitana sopraelevata e il Lago Michigan ha dei colori incredibili.

    1. Grazie, grazie mille!! Veramente. Sono contentissimo che ti piaccia e che riesco a rendere vera l’atmosfera. Un complimento enorme per me.

      Ovviamente, visto che sei stata a Chicago, puoi contribuire con delle note. Cosa dici? Se mi mandi dei particolari via mail, posso controllare se corrispondono (cioè se vie o così) nel 1928 e poi inserire sensazioni, odori… etc etc.
      Cosa dici?

      1. Si, posso mandarti qualche idea sui luoghi, in alcuni casi è facile scoprire se allora ci fossero. Però con le sensazioni non so. Ti scrivo appena posso.

      2. Grazie mille! In ogni caso un tuo contributo è sempre ben accetto! Fai pure con calma, al momento sto ancora pensando come rendere in maniera decente il terzo capitolo 🙂

      1. Anche quello si, ma l’ho visto tempo fa e non mi ha preso, ma penso che l’ho visto troppo velocemente. Devo riprenderlo in mano 😉
        Per Le Storie non conosco.. ma guarderò 🙂

  2. .. il palazzo alla gotham city che ho postato sul mio blog è la sede del chicago tribune.
    Cmq io mica l’ho capito qual’era l’incrocio che dicevi °____°
    Mo ci vuole una bella scena ambientata nel loop, sotto alle rotaie della metropolitana! 😀

    1. Ma va? Ecco, vedi? Tu sei andata e potresti descrivere molto meglio le cose che ho scritto io 🙂
      Comunque l’incrocio l’ho trovato su una vecchia piantina del 1920, secondo me c’è la possibilità che il nome delle strade sia cambiato o che io, nella mia totale mancanza di conoscenza, abbia preso di Chicago di Vattelapesca invece che quello americano 😀 ahahahahah
      La scena sotto le rotaie? Ci potrebbe stare… devo solo vedere quando sono state introdotte a Chicago, se non è antistorico 😉

      1. Non lo so quando sono state costruite .__.
        Comunque il loop dai primi del 900 era il quartiere degli “affari” a Chicago, mi hanno detto!
        Sta lontanissima… Ma se hai la possibilità sappi che merita un casino di essere vista.:D

      2. Devo googelare!! 😀 comunque devo vedere bene questo quartiere degli affari. Forse ci si potrebbe ambientare qualcosa, ma è già difficilissimo riuscire a mettere insieme un racconto storicamente il più corretto possibile ahahah… quasi quasi ti chiedo una mano! 😉

        Già, sta lontanissima… ma più per i miei soldi che come Km ehheheheh

      3. Grazie mille cara! Se ho bisogno chiedo senza esitare.
        Mi riesce sempre difficile portare avanti un personaggio femminile senza scadere nel “banale” (non fraintendermi, senza cadere nei cliché)… incredibile, devo migliorarmi in questa parte di narrazione

Si!?

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