Diary of a dead man #5

Quello che riporto è il risultato della conversazione con Patrick.

Incontrare altre persone è stata un’esperienza fortissima, un colpo emotivo che non subivo da molto tempo. Mi ero abituato, mi ero sforzato di credere di essere rimasto da solo, principalmente per evitare di farmi coinvolgere, di provare qualcosa. Ho viaggiato a lungo e mi sono nascosto nell’ombra e nello sporco. Ero una bestia, prima di ritrovare la società. Questa ha le sembianze autoritarie di Patrick e la soffusa speranza mista a paura dei suoi compagni di viaggio. Anche loro sono viandanti del destino, naufraghi in un mondo che sta rigurgitando oscenità e morte. Ho cercato di avere il maggior numero di informazioni, di capire se la loro storia potesse essere la mia o, quantomeno, similare. Anche loro sono scappati da diversi rifugi “sicuri”, luoghi che per giorni avevano chiamato casa. L’attacco di zombie ha ridotto i loro ranghi di diversi elementi, lasciandoli in poche unità, fra cui un paio di bambini.
Patrick, con il suo fare fra il nervoso e l’autoritario, li ha guidati per campagne infestate da zombie e per città ricche di promesse e di predoni umani. Il dazio pagato a questi ultimi è stato forse più sgradevole dell’attacco zombie. La sfiducia si è infiltrata nelle menti molto prima del freddo pungente dell’inverno. Ero sicuro, ed infatti l’ho fatto presente, che Patrick fosse un ex militare. Tutto il suo portamento e la sicurezza nel maneggiare l’arma da fuoco lo caratterizzano come tale. Come risposta mi ha sgranato un sorriso sbilenco, seguito a breve giro di posta da una risata soffocata per non farci sentire dai non-morti che grattano sulle porte. Alla fine dell’accesso di riso, Patrick mi ha informato del mio errore, mi ha detto con le lacrime agli occhi che è un prete. Un umilissimo prete il cui Dio gli ha giocato un brutto scherzo, anche se non crede ci sia più un Dio che guarda verso questo mondo.
Mi ha confidato che sa usare il fucile unicamente perché suo zio lo portava a caccia quando era adolescente. Nel gruppo non ci sono militari o gente che sa sparare, si difendono con armi improvvisate e con la fiducia che pongono nelle doti di leader di Patrick. Ogni sua parola è un ordine, i consigli vengono presi come legge. Il livello di dipendenza delle persone che lo accompagnano è enorme, non fanno niente in autonomo; si limitano ad eseguire dei comandi e pendere dalle labbra del loro leader. Il quale, non si può negare, è dotato di grande carisma e presenza ieratica.
Mi ha detto che mi hanno visto correre verso la casa, il mio primo rifugio, e poi rimanere la. Patrick ha deciso che avrei potuto essere di aiuto, sopravvivere da soli in questo mondo deviato è un dono per poche persone, anche se non ne sono convinto. Hanno inviato una staffetta per avvertirmi di dirigermi verso di loro, ma li ho anticipati correndo nel vicolo. La staffetta era una bambina con scarpe di lacca.
Durante la conversazione ci sono stati attimi di tensione quando uno zombie è riuscito a sradicare un paio di assi a protezione delle finestre, rompendo anche il vetro. Patrick si è avventato sullo zombie, trafiggendoli il cervello con un paletto. Il lavoro di rinforzo della finestra ha portato via poco tempo, ma l’insicurezza è penetrata insieme al braccio purulento della cosa.
Patrick mi ha detto che fuori non sa cosa sta succedendo, sono passate settimane dall’ultima volta che ha visto qualcuno. Le staffette, altri due bambini, hanno riferito che ci sono alcuni locali apparentemente non razziati. Ma non hanno verificato. La paura ha mozzato loro le gambe e sono tornati a riferire. Immagina ci siano un paio di gruppi di persone che abitano nella stessa cittadina, ma non ha la minima idea di dove si siano rintanati. I contatti non esistono e, per quanto gli riguarda, non ci saranno.
La stanchezza ha incominciato ad aggrapparsi alle gambe, facendomi ciondolare la testa. La voce di Patrick è diventata più calda e lenta, come tenesse un sermone. Mi ha messo una mano sulla spalla, facendomi sentire benvoluto e protetto. Ho bevuto le sue parole con ingordigia, finalmente libero dalla paura di dover scappare ed arrivare al giorno dopo strappando la vita con i denti. Mi ha detto che sono il benvenuto, che ha apprezzato il tentativo di salvare la vita alla bambina. Le persone della casa si sono accoccolate sul fondo della poltrona, sottolineando ogni parola di Patrick con un mugolio sordo. Sono stato avvolto dalle persone, dal calore ed odore che emanavano. Ero indifeso ma protetto.
In quel momento Patrick ha tolto la mano dalla mia spalla e mi ha guardato negli occhi senza battere ciglio. Sondandomi nel profondo per poi accennare un vago sorriso. La sua mano si è posata distrattamente sul coltello che aveva al suo fianco.
Mi ha detto, con lo stesso tono lento e confortante, che hanno bisogno di me. Che li devo aiutare a cercare del cibo, che sta scarseggiando. Di farlo per la comunità.
La sua mano si è stretta intorno al bracciolo, le nocche sbiancate, mentre le persone intorno alla poltrona si sono avvicinate. Circondandomi. Un abbraccio colmo d’amore, ma così stretto da risultare quasi soffocante. Patrick si è portato dietro di me, dirigendosi verso una porta chiusa. Mentre passava mi ha sfiorato una spalla con una mano, distrattamente, ed in un sussurro ha detto di pensarci bene alla loro richiesta, pensarci tutta la notte. Valutare come voglio vivere e come morire. Che ha anche sacrificato una bambina per uno scopo più grande… Poi la voce si è persa.

Ma sono convinto che ho capito male, le parole si sono perse nell’aria, non ha detto questo… ha detto: “salvato”. O, no?

La scelta adesso spetta a voi!
Cosa farà il nostro protagonista? La notte è lunga e si può ragionare. Fare o non fare. Il dubbio è fratello della paura. Ma un pasto caldo e la compagnia delle persone….
Come sempre: non c’è una scelta giusta o sbagliata, solo una scelta.

17 pensieri su “Diary of a dead man #5

  1. Torment

    olaaaaaaa!!!
    ( salti e piroette di me medesima come fossi una trapezista).
    eccolo qua il capitolo nuovo! ora, vorrei darmi una calmata e commentare in maniera brillante/arguta/interessante… ma non ci riesco!
    bellissimissimissimo!
    e qui arriva la conferma che non sei un dio dorato( tua cit.) ma dentro di te cova il male.
    dentro di te cova la cattiveria. ma proprio la cattiveria vera e pura .( altro che poser.)
    capitolo bellissimo che conferma che Patrick NON mi convince proprio per niente, ma, un PRETE!!!
    con tutti i tipi di persona che poteva essere è un prete!! quando l’ ho letto mi è cascata letteralmente la mascella.giuro.
    un prete perfido( come chi lo ha inventato), e oltre che perfido è pure cattivo come la rogna( beh capisci cosa voglio dire – non mi viene altro termine), odioso, saccente , crudele ecc.
    e poi ha sacrificato, si caro mio povero uomo in una landa desolata piena di vaganti, ha detto proprio cosi, quindi se ti rimane un pò di amor proprio e se ti si risveglia il cinismo e l’autoconservazione, prendi le tue gambe e via, andale, go away.
    perderli è meglio che trovarli! un prete cattivo con la gente che lo segue manco fossero a Waco, susu scappare!
    Cerby, ti sei superato.
    T.

    1. Sono contento che hai apprezzato e, soprattutto, che non c’è stato un po’ di shock nel leggere che Patrick è un prete.
      Sulle sue qualità, tu lo definisci malefico, non posso dire niente. Come tu puoi ben immaginare. Sono sensazioni a pelle che derivano dalla lettura.
      Interessante il tuo riferimento a Waco… anche qua non mi posso spingere a dire niente, ma è notevole come collegamento. Chapeau. Che poi queste mie parole siano solo un tentativo di gettare altri fumogeni sulla strada, eheh, questo non ti è dato saperlo! 😉

      Grazie per il tuo commento Torment, come sempre.

      Zeus

  2. Ussignor resto spiazzata da Patrick altro che militare, non credo però possa avere una personalità malefica.
    Io voglio dargli fiducia perchè credo che abbia veramente a cuore il bene della comunità e perchè, non so, ma le parole, il suo comportamento mi hanno convinta sia sincero.
    Il racconto si fa intrigante, la trama s’infittisce, non ci resta che attendere 😉
    Bravo Zeus

    1. Grazie mille per essere passata! 🙂 mi fa sempre piacere vedere un tuo commento e, ancora di più, di essere riuscito a spiazzare le aspettative dei lettori.
      Per un racconto contorto e “malato” è un complimento non da poco ehehe!
      Non posso fare spoiler, ma come ho sempre detto: non ci sono decisioni giuste o sbagliate, solo decisioni. Vediamo dove portano! 🙂

      Grazie Affy! 😉

Si!?

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