Swingin’ Bullets – Cap. I

Il Dancin’ Mule non era mai stato uno dei bar più importanti della Chicago dell’epoca. Sarà stata la posizione leggermente decentrata o l’arredamento povero, ma non ha mai raggiunto i picchi di popolarità di altri bar o jazz-club. La notorietà è arrivata unicamente quando qualche famoso musicista della scena jazz si è addentrato per annegare la delusione nell’alcool, finendo privo di sensi nei vicoli dietro al Mule. Non c’è pietà per nessuno, soprattutto se sei un musicista jazz nero.
La grande chance del locale è arrivata con il Volstead Act ed il conseguente proibizionismo, convertendosi in uno Speak-easy ed entrando in gioco più grande della sua minuscola fama. La clandestinità aveva donato a questo posto una luce malsana ed una fama in rapida ascesa, soprattutto per le quantità di alcool di contrabbando che veniva venduto.
Quella sera l’aria del Mule era satura del gracchiare della radio a cui si mischiavano conversazioni e risate. Il fumo acre di sigarette a basso costo creava una spessa cortina che proteggeva l’intimità delle persone, formando un’atmosfera surreale simile ad una nebbiosa Londra ottocentesca.
L’arredamento spartano, ma con qualche orpello pacchiano in bella vista, ospitava una quindicina di persone impegnate, per lo più, a scommettersi il salario ai dadi o alle carte. Il continuo brusio, le imprecazioni dei giocatori erano una classica colonna sonora del Mule. L’unico posto riparato alla vista era nell’angolo lontano del locale. Un vecchio separé, un tempo pensato per i clienti più prestigiosi, era ora occupato da un uomo grasso e volgare, mollemente adagiato su una logora poltrona in pelle, e da una giovane ragazza. Da dietro il separé si sentiva il suo vociare civettuolo che si mescolava sensualmente a quello baritonale e malizioso dell’uomo.
Il barista, uno snello cinquantenne, cerca di soddisfare al meglio la clientela, versando continuamente shot di Moonshine o pinte di birra chiara annacquata. Al Dancin’ Mule, l’alcool rimaneva la merce più richiesta, insieme alla compagnia femminile. Con buona pace della polizia e degli agenti federali.
<< Scusa, ma mi stai ascoltando?>>
La voce squillante di Helena si infilò improvvisamente nei pensieri di Mike O’Neill. La ragazza doveva aver incominciato a parlare diversi minuti prima, ma lui si era estraniato quasi subito. Il suo sguardo era catalizzato dalle botti di Whiskey e dal liquido ambrato che da esse sgorgava.
Mike è quello che si potrebbe considerare un incrocio fra un pitbull ed un essere umano. Mascella forte con un accenno di barba ed una corporatura compatta e prestante. Il viso era però ingentilito da due occhi profondi e vagamente tristi, sempre in movimento, alla ricerca di qualcosa. Così come le mani, costrette a restare incrociate per evitare che si muovano per conto loro o che accarezzino la rivoltella mollemente penzolante dalla fondina sotto la giacca. I capelli rosso-biondastri lo caratterizzavano come un immigrato irlandese, ma era la sua smodata passione per l’alcool e, quando smetteva gli abiti del funzionario di polizia, qualche rissa, che lo definivano come tale.
<<Miiike. Mi senti? Se non vuoi parlare dillo. Dimmi chiaramente che non mi ami, che sei stufo di me. Maledetto. Ho vissuto al tuo fianco anche nei giorni più difficili…>>
le parole di Helena vennero sovrastate da un improvviso brindisi della gente di fianco e da un suo singulto strozzato…
<<ero vicino a te quando è morto tuo padre, quando pensavano fossi corrotto e ti evitavano tutti. Io c’ero. E tu mi hai tradita, hai vissuto per mesi una doppia vita…>>
Un nuovo scoppio di pianto.
Mike si girò sentendo salire un’elettricità virulenta, lontanissima dall’essere amore. Era pura rabbia, contro sé stesso più che contro le accuse che Helena gli stava gettando in faccia. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma la vergogna gli bloccava le parole in gola. Incapace di tenere le mani ferme, afferrò con tutte le sue forze i pantaloni.
<< … sei andato a letto con un’altra! Ti rendi conto? Mi dicevi che eri fuori per servizio, mi dicevi che mi amavi e per tutto questo tempo andavi a casa di quella sgualdrina! Ti odio. Sei un uomo pessimo, incapace di amare. Di amare me, perché il tuo lavoro, oh Dio, il tuo lavoro lo ami, vero?>>
La rabbia stava prendendo il posto della delusione nella voce di Helena. Il tono diventò indisponente e volgare. Le parole, dapprima incastrate dietro la diga delle labbra serrate e dei denti stretti, uscivano a cascata, sputate fuori con violenza. La curva dolce della bocca della ragazza si contorse in un ghigno malefico dicendo le ultime parole. Lei non tolse per un secondo gli occhi dal viso di Mike, il quale non la degnò di un’occhiata. Il solo sintomo di una tempesta interiore era l’aumentare del Whiskey bevuto.
<< … sei un uomo misero Mike. Un maiale. Maniaco e alcolizzato…>>
Le frasi uscivano come proiettili. Ogni proiettile una bevuta.
<<Non vali niente. Secondo me sei anche corrotto. Si, sei un poliziotto corrotto. Bastardo! Tuo figlio è morto per questo, lo sai vero? Lo sai?>>
Il Mule si fermò muto di fronte all’isteria di Helena. La sottile figura della ragazza vibrava d’ira mentre puntava un dito nei confronti di Mike. Accusatori.
Il silenzio artificiale amplificò oltremodo i due sonori schiaffi di Mike. Risuonarono come due rami secchi spezzati a metà. Un terzo rimase, invece, sospeso nella sua mano callosa. La ragazza lo guardò stranita, la guancia arrossata e con il labbro inferiore guarnito da alcuni rubini di sangue. La sospensione si ruppe quando anche il terzo schiaffo partì. Un manrovescio assestato con disprezzo. L’anello di Mike colpì con forza il naso ed il labbro della fidanzata, spaccandoli. Il sangue non tardò ad uscire dalle ferite.
Non ci fu nessun commento mentre Helena, shockata dai colpi ricevuti, si copriva la faccia con un fazzolettino e usciva come un uragano dal locale.
Mike la guardò correre via paralizzato dalla propria furia e stordito dai troppi Mooshine. Lo stupore degli avventori lasciò velocemente il passo all’indifferenza e la serata riprese il suo corso, con scommesse e partite a carte, sbronze e urla. Dopo un paio di lanci di dadi e un accenno di rissa con un nerboruto operaio, Mike decise che doveva andarsene dal Mule. Doveva uscire e trovare la sua fidanzata, non si sarebbe mai più dovuta rivolgere a lui in quel modo! Per di più di fronte ad altra gente.
Il pensiero lo tormentava, rodendolo dall’interno. L’alcool amplificava ogni sensazione, trasformando il disappunto in odio. Si incamminò verso l’appartamento di Helena, inciampando pesantemente lungo il tragitto. Gli sguardi schifati delle persone che lo incontravano non lo scalfivano minimamente.
Il caseggiato, cinque piani in un sobborgo di Chicago, si stagliava stancamente lungo le ombre della notte. Pochi inquilini erano svegli in quel quartiere operaio; gli orari massacranti delle fabbriche richiedevano il loro dazio in termini di energia.
L’Irlandese si appoggiò pesantemente alla porta della ragazza, colpendola violentemente. Come risposta ricevette unicamente il silenzio.
Il buio assoluto lo accolse come una soffice coperta mentre entrava barcollando nell’appartamento.

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17 Replies to “Swingin’ Bullets – Cap. I”

    1. Troppo gentile! Grazie.
      Nooooo, dietro questo nickname ci sono solo io e nessun autore super-segreto! 😀 sarebbe veramente bello riuscire a scrivere i libri che la gente ama leggere, ma per il momento è solo un passatempo, un divertimento mio.
      Grazie mille per i complimenti comunque 🙂 spero che anche i prossimi capitoli ti piaceranno come questo.

      1. era uno dei miei miei film mentali: uno scrittore famosissimo che per divertirsi scrive storie su un blog 🙂 comunque i prossimi capitoli saranno anche meglio, già lo so!

      2. Tipo uno Stephen King o qualcuno di simile che scrive in incognito? 😀 eheheh. No, no, tutto quello che leggi è mio e con l’aiuto di quello che leggo, vedo e via dicendo 😉

        Grazie per il supporto!! Mi da una spinta notevole a far sempre meglio 🙂

      3. Grazie 🙂 io, invece, sono ispirata dal tuo modo di scrivere e da quello degli altri blogger bravi come te…
        magari un giorno scriverò anche io come voi 🙂

      4. E io ti posso assicurare che sto imparando da tutti, te compresa. Fidati 🙂 ogni volta che leggo un post o un’idea ne sono arricchito e questo è fondamentale. Un esempio? Il tuo racconto dell’università mi ha fatto ripensare al mio percorso universitario 😉
        Per scrivere? Buttati!! Io ho fatto così, mi sono buttato. E sto imparando a nuotare 😉

    1. Grazie mille!! 🙂
      Sono felicissimo che ti sia piaciuto questo primo capitolo. Farò del mio meglio per far si che i prossimi siano altrettanto belli (ma cercherò, logicamente, di migliorarli ancora).
      Grazie ancora.

    1. Sfortunatamente mai stato a Chicago (neanche in America, se per questo…). Ho visto solo film o letto libri! 🙂 eheh.
      Grazie per i complimenti. Si, il secondo capitolo arriverà, con qualche sorpresa 🙂 eheh

  1. ola!
    eccolo qua il primo capitolo che mi accennavi!
    bello bello, mi piace questa patina di marcio che trasuda da ogni frase 🙂
    in attesa del secondo capitolo!
    T.

    1. Ehehe.. si ho messo giù anche questa storia che chiedeva a gran voce di uscire dal mio cervello!! eheheh.
      Il secondo capitolo è già in lavorazione (insieme ad un terzo…), ci saranno alcuni colpi di scena (spero ahah).

Si!?

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