Diary of a dead man #4

Il raid è durato non più di due minuti, confuso in una nebbia di grida, spari, grugniti e suoni secchi di ossa che si spezzano. Non sono nato eroe, non mi sono mai ritenuto tale. Ho cercato unicamente di salvare una vita umana indifesa. L’uomo col fucile vede le mie intenzioni e capisce. Annuisce lentamente e alza la mano in segno di saluto.
Sono scattato verso la bambina, in un turbinio incontrollato di colpi di mazza da baseball e artigli che graffiavano la pelle. Putridi fiotti di sangue hanno incominciato a scorrere sull’asfalto, mescolandosi con i corpi deformati degli zombie abbattuti. Il fetore è rivoltante. Ho sfondando costole, setti nasali, mandibole e tutto quello che capitava a tiro. Il rumore inquietante di noci rotte miste ad un tonalità più liquida, viscida, è quello che mi ricordo di più; insieme all’improvviso fischio delle pallottole di grosso calibro dal fucile dello sconosciuto. I proiettili hanno centrato i non-morti più vicini alla bambina, schiantandoli sul posto come rami spezzati. Le grida forsennate della bimba si sono presto mischiate al ringhio canino degli zombie, in continuo avvicinamento, insensibili a paura o dolore.
Un nuovo colpo di fucile sradica la mandibola ad uno zombie, sbattendolo qualche passo più distante. Afferro di colpo la bambina, urlandole di alzarsi, di correre se vuole salvarsi. Lei mi guarda disorientata ma ubbidisce quasi subito. Il fischio di una pallottola ha rotto il momento sfondando l’osso frontale di una delle cose.
L’orda ci assale con demente brutalità. Decine di zombie affamati ringhiano belluinamente, resi folli dalla vista del sangue, dai rumori e dall’odore di carne umana viva. L’aggressione è sanguinaria ed ha rischiato più volte di spazzarci via, ad ogni mio colpo inflitto corrisponde un zombie che avanza. In preda alla frenesia, sfracello il cranio di uno zombie martellandolo ripetutamente con la mazza da baseball.  Lasciando temporaneamente la mano della bimba. Perdendola nella mischia.
L’ho vista quasi subito. Le braccia spalancate e con il sangue che sgorga da profonde e frastagliate lacerazioni. La bambina ha le convulsioni, piange e, con le sue scarpine di lacca, scalcia debolmente gli zombie che la stanno divorando viva. Lacrime si mischiano al sangue e al muco, lasciandole solchi sul viso.
Alcuni di loro, però, mi assalgono, costringendomi ad arretrare e difendermi selvaggiamente. La mia unica salvezza è l’uomo con il fucile. Corro verso di lui.
Il gutturale ringhio degli zombie si smorza mentre strappano pezzi di tessuto sanguinante dalla bimba. Un ultimo, misericordioso, colpo è infine partito dal fucile, creando una dolorosa ma splendida rosa di sangue dove prima c’era la bambina. Bestemmiando mi sono gettato nel rifugio che lo sconosciuto mi ha indicato. La porta si chiude, sono salvo. Solo allora sono caduto sulle ginocchia, singhiozzando e stringendo convulsamente la mazza scheggiata e viscida di sangue. L’uomo, che ho poi scoperto chiamarsi Patrick, mi ha messo una mano sulla spalla senza dire niente. Il primo contatto umano da diversi mesi a questa parte è stato a suo modo rassicurante.
Ho alzato lo sguardo verso di lui, che mi ha fatto segno di seguirlo nel buio di un corridoio fino ad arrivare ad una stanza grande, illuminata gradevolmente da grosse candele. Patrick ha posato fucile e giacca, estraendo delle munizioni dalla tasca dei pantaloni. Solo allora mi sono accorto che la stanza non era vuota, ma c’erano diverse persone che andavano e venivano dalla stanza adibita a cucina.
Ho appoggiato la mazza da baseball al muro, lasciando cadere in terra la giacca lisa e lorda di sangue e cerebro, dicendo la mia prima parola: – Grazie!
Patrick ha sorriso e non ha detto niente. Si è girato verso le altre persone, ha raccontato brevemente l’accaduto, accolto da sospiri e qualche imprecazione, e ha detto unicamente di aggiungere un posto a tavola. Come se mi avesse sempre aspettato.
Patrick, un ragazzo fra i 35 e 40 anni, alto, magro, con basette e pizzo folto, mi ha accompagnato al tavolo. Mi ha presentato alcuni dei presenti. Sempre con un sorriso sbilenco sul viso ed una sottile inflessione sarcastica nella voce.
L’ho guardato muoversi e parlare con la gente, creature disperse in un mare in tempesta. L’ho battezzato subito come il leader del gruppo. Dai vestiti, una sdrucita e sudata maglia dei Chicago Bulls e dei pantaloni militari, dal portamento eretto, rigido, e la testa rasata, non poteva che essere un ex militare o un paramilitare.
L’arrivo del cibo caldo mi ha distolto dal flusso di pensieri. La fame, nascosta sotto gli strati di paura e delirio, è riemersa facendosi sentire prepotentemente e suscitando non pochi sorrisi nei miei nuovi commensali.
L’ora di sedersi a tavola. Il cibo caldo. Gente che parla sottovoce e Patrick, dalla capotavola, che guarda tutti con quel suo strano sorriso.
Prima di cena gli sento dire qualcosa, per me un ricordo sepolto nelle sabbie del tempo: una benedizione al cibo. Amen.
Finito il pasto ci siamo seduti su delle vecchie poltrone, più che mai deciso a ricevere informazioni ed aggiornamenti.

A VOI LA PAROLA!! 

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33 Replies to “Diary of a dead man #4”

      1. Figurati! Un piacere. Sto portando avanti questa piccola idea/follia di un racconto. E chi lo legge, mi aiuta a scriverlo indirizzando alcuni eventi.
        Se vuoi un riepilogo, gli altri capitoli, li trovi sopra come Diary of a dead man – The Story!

      1. Oddio quando mi si chiede cosa penso di qualcosa mi viene l’ansia…
        Comunque mi pare che andando avanti sia sempre meglio. E’ molto convulso e mosso.
        Sono curiosa relativamente agli altri personaggi.

      2. Ma no! Non c’è risposta giusta o sbagliata 🙂
        Solo un tuo parere.
        Grazie mille per il complimento, veramente. Sono contento che si percepisca quello che volevo dire.
        Se la votazione finale rimane così, sarai accontentata! eheh.

  1. Vuoi dire qualcosa in merito?
    Sì …. ce l’hai per caso i sali? 😦
    Il primo malore me lo ha offerto la fotografia …. ho strabuzzato gli occhi e mi si sono piegate le ginocchiette con un sinistro scricchiolio. Gasp, me misera e tapina. Sentivo che dovevo comunque leggere, andare avanti. La salivazione cominciava ad azzerarsi alle prime righe. Sentore di avvisaglie dell’incombente pericolo nel quale mi stavo addentrando. Il raid, un uomo col fucile, la povera bambina con le scarpette di lacca e quegli orridi zombie avrebbe steso chiunque poi il sorriso di Patrick mi ha allargato il cuore, qualcosa di positivo si faceva largo nella mia mente.
    A una persona babbalucca come me che ha creduto fermamente a Babbo Natale ed alla Befana ben oltre la tenera età bisogna scrivere al primo rigo “questo è un racconto mica è una storia vera” senza esordire subito con quelle ossa che si spezzano come grissini nel giro di soli due minuti grazie ad un raid. Mamma che paura ho provato!
    Premesso tutto ciò:
    VISTO che non ci sono i sali richiesti;
    CONSIDERATO che ne ho assolutamente bisogno;
    RITENUTA la storia elettrizzante sotto ogni punto di vista;
    TENUTO CONTO che il lettore può dar consigli su questa idea/follia partita alla grande;
    ACCERTATO che la trama si infittisce di intrigante mistero;
    MI AUTORIZZO per le motivazioni sopra esposte ad assentarmi per un brevissimo periodo e ritornare in grande forma, sali permettendo, per dire la mia.

    In poche parole … se non leggo tutti i precedenti cosa posso mai capire?
    Torno per mettere il pallino, abbi pazienza, l’ho scritto vero che sono babbalucca? 😉

    1. Grazie mille per tutti i complimenti. Veramente. Per la gentilezza del tuo commento, i sali sono a carico mio, non preoccuparti.
      Sono realmente contento che ti sia piaciuto e ti abbia colpito (sia nella parte più sanguinolenta e violenta, sia nell’attimo di umanità che è filtrato). La storia, come hai detto giustamente, è in partenza, si sta svolgendo pian piano… ogni filo che ho inserito (ed inserirò) nell’ordito arriverà a destinazione, verrà chiarito o messo a morte (come tutte le cose della vita).
      Ovviamente l’inizio con ossa e sangue era causato dalla decisione precedente (anzi, colgo l’occasione per ringraziare chi ha votato!!) e ha portato alla scelta di gettarsi ad aiutare la bambina.

      Ti anticipo solo una cosa: la possibilità di scelta dura unicamente una settimana. Poi viene chiusa e vedo i risultati. La storia si muove in base a quello che hanno votato i lettori.

      Se ti può far piacere, per avere tutti i capitoli arretrati insieme, trovi una pagina chiamata: Diary of a dead man – The Story. Ci sono tutte le parti che ho scritto fino ad adesso.

      Grazie mille, veramente, per essere passata, per aver letto e commentato in maniera così gentile e, se la forza ti sorregge (eheh), per andare a guardare i capitoli precedenti.

      Ps: ma figurati babbalucca!!! Sei gentilissima e scrupolosa!! 🙂

  2. E’ ormai questione di sopravvivenza e il provvidenziale arrivo di Patrick sembra offrire al protagonista una insperata via di fuga. Viene accolto dentro il rifugio senza particolare entusiasmo da parte dei presenti ma fatto comunque rifocillare con cibo caldo alla loro tavola.
    Penso che a questo punto sia fondamentale per il protagonista capire in quale ambiente, in quale casa si trovi, chi sono quelle persone che lo stanno osservando, se può trovarsi o meno in un clima di ostilità o di fiducia …. wow, doppio wow e triplo wow …che curiosità ho adesso di capire come questa storia si evolverà! 🙂
    Mi sono seduta come loro in poltrona e aspetto … fai pure con comodo io non ho premura! 😉
    p.s. la mia scelta è stata “Informazioni su Patrick e la gente nella casa”.
    E’ ganzissimo questo racconto … ora che l’ho letto dal principio non ho più paura! 😆
    Complimenti hai una bella fantasia!

  3. Grazie mille per i complimenti! 🙂 Veramente.
    Come non hai più paura?! 😀 noooooooo, allora devo rimediare, devo renderlo più oscuro e terrorizzante. Eheh.
    Sto cercando di elaborare una trama un pochino complicata, non sempre le scelte fatte portano al risultato sperato e non sempre la fiducia che poniamo nelle persone è ricambiata nello stesso modo. Siamo in un mondo post-apocalittico, sia il mondo sia le persone sono cambiate. E quello che sto cercando di dire non è che ci sono gli zombie (logico, ci sono!! E tanti! E feroci e sanguinari), ma anche le persone, le idee e tutto è cambiato. Spero, nel corso del racconto, di riuscire a far trasparire questa idea che ho in mente 🙂

    Ovviamente questo racconto è ispirato liberamente a serie tv come The Walking Dead o film come 28 giorni dopo, ma ci sono anche altre influenze che prima o poi verranno fuori!

    Fate la vostra scelta, si possono scoprire cose veramente interessanti (e qua si crea la frenetica attesa 😀 ahahaha)

  4. ola, ed eccoci qui, dopo la lettura e il voto del quarto capitolo.
    ora.
    come ti dicevo giusto ieri , in caso di outbreak , alla fine diventi un cinico/paranoico/crudele/aggiungi aggettivo che preferisci.
    il fatto poi che , il nostro protagonista decida di salvare la bambina ( a furor di voto), mi ha fatto sorgere il dubbio che la mia teoria del cinismo ecc fosse un pò troppo estrema.
    invece , sorpresa delle sorprese, il nostro va e fa MA, succede l’impensabile. succede quello che nei film non succede mai – perchè deve finire bene / ci vuole la morale / ci sono cose che NON devono succedere.
    la pargoletta fa una bruttissima fine e lo ammetto , ci sono rimasta male.
    credevo in una fine tenera , tipo che camminano come in The Road , con l’orizzonte sconfinato illuminato da un tramonto malato.
    invece qua arrivi te e mi rovini l’happy ending.
    momenti al cardiopalma , gli occhi cercano di focalizare/analizzare/leggere il più velocemente possibile chi/cosa/come/dove , e le righe si susseguono quasi come fossi li, in un angolino, a vedere cosa sta succedendo.
    bello, bello.
    agitazione ai massimi livelli in certi punti, a volte un pò prolisso nell’utilizzo di aggettivi ( ma so che ci stai già lavorando).
    il mio voto?
    voglio informazioni su quello che è successo prima , tenendo fede al mio cinismo iniziale.
    è una lotta alla sopravvivenza, e te lo dico , questo Patrick non mi convince…forse militare ( sa qualcosa?magari era in uno dei classici posti sicuri prima che l’infezione propagasse su scala enorme? magari è scappato da un posto di blocco?), e di sicuro, se succeddesse, col c… che ti dico dove sono le scorte di cibo e armi finchè non sono sicura di chi sei e del fatto che non mi sparerai nella schiena appena mi giro.
    la fiducia in questi casi te la devi più che meritare. e io sono dell’idea che sarà difficile ottenerla.
    queste le prime, emotive, impressioni.
    ciao cerby 🙂
    T.

    1. Hola Torment! 😀
      Grande commento, non mi aspettavo da meno da te!
      Non posso sbilanciarmi su certi punti che hai citato, per non fare l’effetto spoiler su una linea di racconto che ho in mente, ma sicuramente una buona dose di realismo è necessario anche nella fantasia più assoluta. Consideriamo una cosa: non stiamo parlando di elfi o nani, ma di zombie. Perciò l’ambientazione non è un castello fatato ma una città che potremmo conoscere.
      Per il resto, mi scuso, ma non posso dilungarmi oltre con affermazioni del tipo “hai ragione / hai torto” per ovvie ragioni che capirai.
      Grazie per la critica costruttiva: l’uso degli aggettivi è una delle cose su cui dovrò lavorare con calma, raffinando ulteriormente la scrittura, perciò spero che nei prossimi capitoli si vedrà già un miglioramento in merito.
      Ho capito le motivazioni del voto, ragionevoli e sensate… quello che non posso dire se sono giuste o meno. Motivo? Sempre quello già espresso 😀 se no svelo il trucco e si vede che c’è il doppio fondo nella scatola del mago! 🙂 eheheheh

      Grazie ancora!! Attendo altri commenti ed indicazioni!!!

  5. Leggo sempre con interesse il tuo blog….e avrei una richiesta… se posso…mi piacerebbe facesse il suo ingresso nella storia un uomo vestito da pagliaccio… o almeno con il naso rosso di ordinanza … una via di mezzo tra Rob Zombie e Sbirulino…tra il malinconico e lo scanzonato… mi affido alla tua creatività…

    1. Caro lettore,
      ho enormemente gradito il suo commento e terrò in seria considerazione la sua proposta *il rumore che sente è quello del DELETE sul suo scritto, non si preoccupi*.
      Nonostante l’uso e abuso di personaggi da pagliaccio (IT), potrei pensare all’inserimento, in suo onore, di cotanto carattere, così da farLe seguire con ancora maggiore interesse questo racconto!
      Farò del mio meglio per (non) deluderla!

      Cordiali saluti.
      In fede,
      Zeusstamina

    1. Ehehe,, mi piace lo spirito guerrafondaio che esce da certe persone! tipo che le vedi il giorno prima ad aiutare una signora con la spesa e due giorni dopo con il mitra in ufficio 😀 ahahahah.
      grazie per il commento comunque!!! 🙂

      1. Grazie mille! 🙂 ci sto mettendo veramente tutto per restare coerente con l’universo zombie “reale”, non quello troppo fumettistico.
        Spero di riuscire a far rimanere alta la tensione anche nei prossimi capitoli.

  6. ola.
    sisisisi lo so che non puoi dire nulla altrimenti rovini pure a me l’effetto sorpresa.
    la cascata di domande arriva dritta dall’agitazione del voler sapere – e questo è un bene- se non mi venivano le domande voleva dire che il tuo racconto non mi aveva lasciato niente!
    ora vedremo chi sono questi figuri che sono comparsi nella storia, e , rileggendo, ribadisco che sto Patrick non mi convince ( mumble mumble).
    T.

    1. Ottimo!
      Sono contento che il racconto ti abbia lasciato qualcosa. Il prossimo capitolo sarà dedito a diverse spiegazioni.
      Patrick non ti convince. Come diceva un vecchio adagio: anche se sei paranoico, non vuol dire che non ti stiano comunque inseguendo! 😉
      Zeus

Si!?

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