Theory Of Possibility

Mano con sfera riflettente – Escher

Forse è un collegamento, forse solo un’angolatura diversa o una divagazione sul tema. Se si guarda i uno specchio che da su uno specchio, quante realtà si vedono? Una, nessuna, centomila (grazie Pirandello)? Ma quale è quella vera, quella che più ti rappresenta? Quella del primo sguardo nello specchio o quella riflessa o il riflesso dello stesso che si riflette? Se ci si ragiona un secondo, così, fuori dagli schemi, probabilmente questa è la migliore visione di sé stessi in terza persona. Perciò si potrebbe anche iniziare un piccolo gioco e dire:
– se fossi più serio
– se fossi più arguto
– se fossi più puntuale
– se fossi più intransigente
– se fossi più subdolo
– se fossi più arrogante
– se fossi più altezzoso
– se fossi meno sorridente
– se fossi più arrivista
– se fossi più ricercato
– se fossi meno sognatore
– se fossi meno realista
– se fossi più falso
– se fossi meno generoso
– se fossi più egoista
– se fossi categorico
– se fossi più credente
– se riuscissi a dormire di più
– se riuscissi a guardare il sole senza accecarmi
– se potessi bere senza stordirmi
– se corressi senza affaticarmi
– se mancassi ad una scadenza
– se…

Cosa sarei?

Sicuramente non me stesso.

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25 Replies to “Theory Of Possibility”

      1. buon per te allora. La mia curiosità è legata proprio al fatto che queste sono domande che anch’io mi pongo spesso..e spesso mi trovo costretto a scendere a compromessi con me stesso

      2. Non dico che non devo scendere a compromessi (in ambito lavorativo – sfortunatamente c’è sempre una certa schizofrenia in merito a lavoro-extralavoro), ma cambiare? No, quello no.

  1. E’ sempre il “non essere abbastanza qualcosa” o l'”essere troppo qualcosa” valutato con parametri poco chiari. Il gioco dei “se” lo faccio spesso anch’io. Ma avere una chiara identificazione del se’ mi sembra già molto.

    1. Assolutamente, infatti introduco dicendo che è un collegamento, un qualcosa che prosegue un discorso (che è logicamente Undisputed Attitude). Ci sono volte in cui è rilassante, confortante, mettersi a fare un gioco dei se. Delle probabilità.
      Il fatto è che so con certezza cosa voglio come persona, quello che contrasta è proprio l’essere così con alcuni aspetti lavorativi.

      1. Il contrasto tra il se’ e l’aspetto che si dovrebbe avere nel proprio lavoro è uno dei problemi più diffusi da quel che ho visto. A parimerito con i contrasti e le frustrazioni familiari.

      2. Assolutamente. Il fatto è che il lavoro è proprio estraniante. Non so se hai il lavoro dei tuoi sogni, ma le caratteristiche che richiedono certi lavori sono completamente diverse da quelle che ti contraddistinguono come persona. Capisco che non puoi essere completamente te stesso, ma proprio snaturarti è una cosa frustrante.

      3. No, “dei miei sogni” non ho un fico secco (nemmeno più i sogni mi sa), ma comprendo perfettamente la frustrazione che deriva dallo snaturarsi causato dal lavoro. Può diventare un vero incubo che assorbe qualsiasi altro aspetto della vita. Riesce a cancellare qualsiasi piacere.

      4. Ah bene (tristemente, logico). Praticamente è quasi impossibile questa situazione, o ci credi fermamente in quello che stai facendo o no. In questo secondo caso, se hai dei dubbi, sono momenti pesanti. Poi, ti dico, non è sempre una croce (cioè, lo è… ma a volte è trasportabile), a volte funziona anche…

    1. Questa è una bella domanda! 🙂 Non lo so, ti faccio una domanda a sua volta.. ma con tutti questi riflessi, non c’è il rischio che si annacqui qualcosa? Che non sei più te al 100%? Diciamo che ogni riflesso porta via un 0,0000000000…1% di te, cosa ne rimane alla fine, anche se è un 99,99999999999…% non sarà mai completo.
      Food For Thoughts! 😀

      1. dipende dai punti di vista .. per me ogni riflesso non toglie, ma mette in risalto una parte in particolare ogni volta, che altrimenti non noteresti.
        Così un riflesso accentua di volta in volta lo o,oooooooooo…1% di me, quindi mi ritrovo sorprendentemente a conoscermi molto di più ad ogni specchio …. 😀

      2. Risposta illuminata cara mia! 🙂 forse ho io una visione pessimistica (che non ho mai nascosto, sia chiaro) e perciò vedo nel riflesso solo una pallida rappresentazione di ciò che uno è… messa come la dici te è estremamente interessante, visto che fornisce una sorta di sfaccettatura di personalità. Sarà che io non apprezzo… forse non sono solo capace di vederle 😀

      3. la mia non è detto che sia una versione ottimistica .. (anche io sono molto pessimista), potrebbe succedere che non mi piace quello che vedo e rivedo nei riflessi …. quindi ti lascio immaginare la conclusione .. del conoscersi e riconoscersi sempre di più .. ma in un modo che non ti piace 😀

      4. L’avevo interpretata nella versione positiva! 😀 non volevo credere di trovare qualcuno con il pessimismo cosmico che ho io eheheheh 😀 comunque certo che vedersi e rivedersi con tutti i difetti (fisici o caratteriali e via dicendo) non è assolutamente bello!!!

  2. Non riesco a percepire me stessa attraverso uno specchio se non per constatarne la fisicità.
    La consapevolezza di ciò che sono non me la rende uno specchio a meno che non siamo di fronte ad uno specchio con determinati poteri con il quale interagire a mò di gioco.
    Se … riuscissi ad accettare quello che non mi piace di me comprendendo con indulgenza i miei difetti e convivendoci pacificamente penso che senza bisogno di alcuno specchio avrei la risposta ad ogni malcontento.
    E poi … vedere “tre me” nello stesso momento sarebbe già di per sè un problema grandissimo, senza soluzione di rimando e a me ‘sta cosa m’inquieta un po’. Con “una me” sono al giusto compromesso, con “tre me” sarei allo sbando.
    Adesso mi fuma il cervello ed ho voglia di andare davanti il primo specchio che trovo. Perchè vedere gli anelli di fumo riflessi deve essere una sensazione bellissima. Su un terzo specchio sarei anche capace di vedermi svampare come una pira accesa.
    Se fossi diversa sarei un’altra e il dubbio che mi assale è: se quell’altra alla stessa domanda si trovasse ad essere me con chi dovrebbe prendersela: con lo specchio o con me?
    Io non sapendo come ho fatto a finire in questo arcano … comincio a correre, è un po’ da vigliacchi lo so … ma anche l’altra avrebbe fatto lo stesso per cui siamo destinate ad incontrarci appena ci fermeremo.
    Scusa il caos, ho le idee aggrovigliate come un nido di poiana pfuiii …. quanto mi piacerebbe avere uno specchio, qui adesso … per vedere sui capelli come mi sta!
    Tolgo il distubo, sorry …. ti lascio un abbraccio che se lo metti davanti ad uno specchio ne vedi tre.
    ciao 😉

  3. Ma che disturbo!!! 🙂 bellissimo contributo. Mi ha fatto piacere che sei passata qua e hai condiviso la tua idea. Grazie mille.
    Che poi è interessante vedere come ognuno interpreta questa cosa dello specchio. Riflette, ma riflette cosa? Chi vuole vederci qualcosa di positivo, chi qualcosa di negativo. Chi non pensa che sia necessario o che sia solo dannoso… comunque sia il riflesso è una componente difficile, perché apre un mondo di se e possibilità a cui non siamo preparati.
    Se fossi qualcosa, cosa sarei? Vedi, se guardi allo specchio cosa vedi? Vedi quello che vorresti essere o quello che sei? Difficile. L’immagine che abbiamo di noi, quando ci specchiamo, è “compromessa” dall’idea che abbiamo di noi. E ci influenza nello sguardo.
    (Chiedo perdono per i concetti non completamente lineari, ma sono pensieri del momento!!).
    Questo significa che vediamo quello che vogliamo vedere o quello che non vogliamo vedere? Quanto siamo onesti? Che bella domanda.
    Per questo mi chiedo cosa sarei se fossi meno di qualcosa e più di altro. Altro, questo sicuro. Meglio? Peggio? Secondo me peggio, ma io sono un pessimo giudice di me stesso.
    Ecco, mi si incasinano i pensieri e devo prendere il pettine per sciogliere i nodi 😀 ehehehe. Devo andare a lisciarmi i pensieri! 🙂
    Grazie per essere passata, veramente!
    Un inchino (che allo specchio, citandoti, ne vedi una schiera regale).
    Ciao 🙂

  4. scusa se non c’entra molto, ma quando ho letto: “se riuscissi a dormire di più”… mi sono venuta in mente io e ho pensato che se fossi riuscita a dormire di più, probabilmente non sarei me stessa, dato che metà della “cultura” che ho (forse!) me la sono fatta di notte, in quelle lunghe ore in cui non riesco a chiudere occhio e in cui, fin da piccola, dovevo pur fare qualcosa… Leggevo! Sudiavo! Guardavo film! Spulciavo nella musica di papà! Ecc Ecc. I miei sono sempre stati abituati a sentirmi girottolare per casa. HO appena realizzato che se avessi dormito, non saprei un … Bip… di niente!

    1. Guarda, ti capisco benissimo! Io ho costruito buona parte della mia “cultura” durante la sera/notte. I libri che ho letto, gli studi che ho fatto (quante nottate a studiare per l’università quando l’esame si avvicinava!!), la musica che ho ascoltato, chiudendo gli occhi e soffermandomi sui passaggi, sulla melodia. I film! Come non ricordarsi dei film che ho visto, che hanno portato ad appassionarmi a libri e viceversa!
      E poi il non dormire ha assunto anche il significato della preoccupazione, del crescere, dello stress. Dei ragionamenti notturni e dei sogni d’evasione (dalla realtà).
      Abbiamo in comune una cultura notturna 🙂

Si!?

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