Undisputed Attitude

Sarà un post corto corto, come il concetto che voglio esprimere.
Secondo me sto vivendo una strana forma di punizione tantalica o di Sisifo, vedete voi. In ogni caso, la metà non è raggiungibile.
Perché ti chiedi, fermamente, quando il “hai fatto abbastanza?” è realmente così. Quale posizione ha questo “abbastanza”, dove si posiziona questa maledetta barra dell’abbastanza, quel limite in cui puoi dire, con sguardo sicuro, “si, ho fatto abbastanza”.
Il termine abbastanza, credetemi, è forse il più bastardo mai inventato dall’uomo, lo martoria dal giorno uno. Oltre ad essere un concetto totalmente opinabile, ha anche la proprietà di modellarsi, di levitare ad un centimetro dalla tua mano. Proprio come Tantalo che cerca di raggiungere il lago, bere, ma questo si prosciuga. O Sisifo che si fa un mazzo tanto per portare un sasso, enorme e pesante come Dio solo sa, fino in cima e poi questo continua a cadere e lui rincomincia. Non sei mai sulla cima a dire: “eccomi qua, avete visto?, ho fatto abbastanza, sono arrivato qua… non penso che avrei potuto fare molto di più considerate le circostanze”.
Ma in realtà il limite si sposta leggermente, un passo più avanti. Forse non lo vedi te, forse lo odori/percepisci, ma non lo vedi. Sicuramente, però, lo vedono gli altri. Lo giudicano, lo paragonano e tu sei la che ti chiedi se è mai possibile stringerla fra le mani questa maledetta asticella. E lasciartela alle spalle. Almeno quella. Tanto la prossima è a portata di mano, o forse è solo un paio di centimetri più in la. Vedrai che riesci a raggiungerla! O forse no?
Quanto è importante tentarci? Quanto è importante arrivarci? Sinceramente non lo capisco. E mentre studio e cerco di capirlo, cari miei, il sasso è nuovamente caduto a fondo valle e io devo scendere a riprenderlo per portarlo su e su, senza fermarmi mai.  Perché, te lo dico io, non hai fatto abbastanza e non lo farai mai. Per quanto tu ti sforzi, ci sarà sempre qualcuno che ti dice: “potevi fare, potevi dire, potevi pensare”. Potevo anche morire, se per questo, ma non ho tempo. Devo portare su questo dannatissimo sasso, che pesa. Tanto.
Se l’unità di misura di questo “abbastanza” mi fosse chiara, il sasso sarebbe comunque da portare su… ma vi giuro che sarebbe decisamente meno pesante.

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8 Replies to “Undisputed Attitude”

    1. Direi che questa è un’altra bella questione. Ma quello che rimane è sempre la stessa cosa: cosa è l’abbastanza? Chi lo giudica? Qual’è l’unità di misura?
      Se è il successo, a che costo? Se è l’insuccesso, invece?

  1. ola.
    l’abbastanza , che tormento, soprattutto per me.
    in primis , diamo la colpa di questa parola che ti sfianca l’anima agli altri, non sei abbastanza figo/intelligente/con soldi/impegnato/serio/attento ecc ecc ecc ( qui , personalmente , ci navigano i parenti-serpenti con sto c. di abbastanza).
    punto due, diamo la colpa direttamente a noi stessi ( chiamala se vuoi la classica zappa sui piedi).
    perchè, purtroppo , viviamo in società e ci confrontiamo ogni giorno con essa- quindi la paturnia del fare/non fare abbastanza ci viene in mente ogni giorno.
    fino a che il nostro fare abbastanza deve soddisfare aspettative dettate da altri non se ne viene fuori, hai voglia a riportare su il sasso.
    ma qui, c’è la possibilità di scelta, te ne freghi degli altri e vivi più o meno bene.
    la fregatura è che, dal momento che siamo esseri pensanti ( circa) , non siamo mai soddisfatti di noi stessi ( esempio del lavoro, mi fa schifo, non riesco a cambiarlo, non faccio abbastanza), nonostante si cerchi di essere sempre noi stessi e non scendere mai a compromessi, per forza di cose ce la meniamo su questo abbastanza, è un pò una cosa che hai addosso da quando nasci.
    siamo così bravi a farci del male a prescindere. a stare male se non facciamo abbastanza. a sentirci nessuno se non siamo abbastanza.
    unità di misura incalcolabile, dal momento che è la nostra testa ( e quella degli altri che ci giudicano)che dà la misura volta per volta di questo abbastanza, che fa pesare di più o di meno questo sasso.
    io non cerco di fare abbastanza, e non cerco di essere abbastanza. faccio quello che devo fare, possibilmente bene, e rimango me stessa e SONO me stessa il tempo più lungo possibile , ogni giorno.
    non è abbastanza , lo so.
    non sono abbastanza, lo so.
    ma conviverci è un attimino meno pesante.
    T.

    1. Torment 1 – Zeusstamina 0
      Non posso che approvare il tuo commento. Ragionamento splendido e scorrevolissimo che voglio suggerire a tutti di leggere. Veramente ottimo.
      Non mi dilungo troppo per un semplice motivo, rischierei di andare a diminuire la forza delle parole che hai detto te, perciò… LEGGETE QUA SOPRA… ottima risposta. Fa ragionare.

  2. ola
    *imbarazzo mode on*
    giusto per riportare tutto su una prospettiva giusta ( e non sentirmi improvvisamente dio in terra grazie alla tua risposta) il ragionamento mi è venuto leggendo il tuo post, quindi farina del tuo sacco , caro Cerby.
    come ti dicevo, se fai pensare hai centrato l’obiettivo di dire veramente qualcosa , e non è da tutti, davvero.
    è facile premere il tasto ” pubblica” , molto più difficile trovare qualcuno che preme il tasto ” commenta”.
    T.

    1. Citando i Carcass, non è farina del mio sacco… è The Dark Satanic Mills! ahaha.
      Comunque grazie per i complimenti.
      Concordo che è difficile commentare, anche per il sottoscritto… perché è un gesto di partecipazione. Ma tolto il primo imbarazzo, ehehe, diventa interessante il confronto! 😉
      Zeus

Si!?

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