Why so serious?

Do you wanna know how I got these scars? My father was a drinker…and a fiend. And one night, he goes off crazier than usual. Mommy gets the kitchen knife to defend herself. He doesn’t like that. Not…one…bit. So, me watching, he takes the knife to her, laughing while he does it. He turns to me, and he says, “Why so serious?” He comes at me with the knife — “Why so serious?” Sticks the blade in my mouth — “Let’s put a smile on that face!” And… why so serious?

Gettiamo la maschera. Subito. Mi piacerebbe, ve lo giuro, trattare di grandissimi temi come la politica, la fame nel mondo, lo spread o chissà quale cosa importantissima attanaglia le viscere del mondo e le coscienze dei cittadini. Purtroppo la mia esplosiva personalità di stampo sardonico, sarcastico e leggermente salmistrata con punte di zenzero non mi lascia scampo. Devo necessariamente gettare tutto in vacca e prendere la tangente anche quando il mio stimatissimo cervello si disegna dei grandissimi graffiti di stampo geo-politico. Maledetto me.
Vi dico inoltre, e lo affermo con onestà, che questa incapacità di gettarsi nella disamina di aspetti politici-religiosi e quanto di più serioso è sia una benedizione (chissà cosa diavolo riuscirei a tirar fuori, soprattutto di errori) sia come maledizione. Ma quello che posso affermare è che ci sono blogger decisamente molto più competenti del sottoscritto nel trattare certe tematiche, hanno spirito acuto e una penna aguzza, scevra di qualsiasi remora e clientelismo. Essi vanno al cuore della notizia e l’azzannano. Mangiano il cuore (della notizia) e se ne sentono rinvigoriti, capaci di proseguire nella loro crociata contro l’ingiusto, contro l’incomprensibile e, soprattutto, contro l’oscuro.
Persino in termini strettamente musicali, c’è chi sa di più, chi ha la notizia di prima mano, chi è effettivamente più preparato. Per questo motivo sono la punta di diamante, sono quelli che hanno il culto della personalità… il sottoscritto si limita a dare un’occhiata, una sbirciata alla situazione e, storpiando il panorama che gli si presenta davanti, lo ripropone sotto una personalissima lente d’ingrandimento. I pareri possono essere sbagliati, ma almeno hanno un’origine controllata: sono quelli del sottoscritto! So che li prodotti io, che hanno un fondamento malato e ne vado particolarmente fiero… finché, ovviamente, non mi decido di prenderli, ribaltarli e scherzarci sopra.
Alla domanda, se mai ci fosse, del senso di un articolo di questo tipo, la risposta è praticamente contenuta nel titolo stesso del post: why so serious?
Per una volta in assoluto avevo solo voglia di scrivere, far fluire parole una dietro l’altra, tranquille, come un fiume. In questo modo posso vedere l’effetto che fanno – prima di tutto su di me. Troppo spesso ci si pone uno scopo, un traguardo da raggiungere (ed è quello che faccio anche io, adesso che mi sono messo in testa di costruire un grande racconto con Diary of a dead man), che ci si dimentica il piacere di prendere una penna, nel caso la tastiera del Pc, e scrivere, liberamente. Solo per buttare fuori qualcosa. Quel qualcosa sono le parole inutilizzate, troppo utilizzate, che ho tolto dalla cesellatura dei precedenti articoli. Tutte queste parole, questi termini non potevano andare buttati, così mi sono deciso a metterli insieme e diluirli in questo articolo senza capo ne coda. Senza senso ma tutto profondo. Una contraddizione. Ruota su sé stesso dando l’impressione di avere effettivamente qualcosa da dire, per poi guardarti negli occhi e ridere di gusto quando scopri che quello che aveva da dire è contenuto unicamente sommando tutte le lettere capitali dell’articolo. O è una fandonia anche questa? Sarà il caso di andare a controllare? Io non ci perderei il tempo.
Perciò mi chiedo, con tutto quello che capita in giro, con la guerra, corruzione, attentati sanguinari, calcio corrotto, tempo inclemente, politici arraffoni, falsità varie… mi chiedo… WHY SO SERIOUS?

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13 Replies to “Why so serious?”

Si!?

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