Porno

Caro lascivo lettore, il tema che tratto non è quello che la tua mente ha già provveduto a focalizzare. Cioè, non è vero, non in termini espliciti. Diciamo che lo incontro e poi lo

Irvine Welsh – Porno

lascio la, così, come l’ultimo morso indigesto della rustichella all’Autogrill.
Ma visto che la parola PORNO ha fatto scattare sull’attenti il tuo senso più sviluppato (quello dell’umorismo e perversione – non essere volgare o scontato), mi dilungo e vi porto mano nella mano in questo mondo di perversione, film scadenti a luci rosse, sesso primordiale, superdotati panzoni con capelli a cavatappi e donne lascive. Ma soprattutto un concentrato di droghe, alcool, idee malsane e qualche vago ricordo d’umanità, così, gettato nel mezzo del racconto e lasciato a marcire.
Il PORNO di cui parlo oggi è quello trattato da Irvine Welsh e si presenta come un ideale seguito del celebratissimo e mai eguagliato (da altri autori) Trainspotting. Avevamo lasciato i nostri eroi (Rent, Begbie, Spud, Sickboy…) in situazioni esplosive, dei momenti di tensione e goffaggine e, soprattutto, con un senso di tradimento e sollievo.
Rent è domiciliato nel Vecchio Continente e più precisamente nella cara e libertina Olanda (i motivi dovete scoprirveli, mica posso raccontarvi tutto) ed è coinvolto in una relazione sentimentale disfunzionale con un’alter ego della cara Hazel.
Begbie è in prigione ma verrà rilasciato nel mentre della narrazione (causando non pochi danni con la sua personalità incendiaria e psicopatica). Spud è alle prese con i suoi demoni personali (nonché con un figlio avuto da Alison, altro personaggio presente in Trainspotting) e, infine, c’è Sickboy.
Simon Williamson aka Sickboy, in Porno, è il protagonista indiscusso.
Welsh ha delineato perfettamente il personaggio Sickboy – Simon in Trainspotting, mettendo bene in evidenza le sue caratteristiche principali (l’essere un pappone, lo sfruttamento emotivo e fisico delle persone, la menzogna, il vittimismo e la sua seconda personalità che ha la voce di Sean Connery).
In Porno, Sickboy è molti anni più vecchio, in forma fisica non propriamente brillante, ma non ha perso un’oncia della sua indole: come si dice, il lupo perde il pelo ma non il vizio. L’eroina, la droga IN per la generazione perduta degli eighties, è stata rimpiazzata dalla droga yuppie: la cocaina. Mr. Williamson ci si perde dentro, nascondendo alla vista del lettore il Simon e facendo riemergere Sickboy in tutto il suo malato splendore. Lo scopo principale di Sickboy è ritornare in pista, riemergere dall’anonimato, dall’essere diventato vecchio e fregato dal suo ex socio Renton, e questo si raggiunge unicamente con un piano eccezionale: dirigere un film porno amatoriale.
Per raggiungere questo scopo si avvale della preziosa collaborazione di diversi personaggi, fra cui Nikki Fuller-Smith (bella studentessa universitaria con un problema ad accettare il proprio corpo), Terry (personaggio conosciuto già ai tempi di Colla) e altri caratteri secondari che renderanno la realizzazione del film il “successo” che l’ego di Sickboy ha prospettato. Logicamente, essendo un libro di Welsh, la realizzazione del filmato (con tanto di scene scene orgiastiche, il sesso brutale e lo studio delle sequenze di montaggio) non è trattato con i guanti bianchi. Le azioni, gli avvenimenti sono distorti, beffardamente irrisi o storpiati, così da rendere anche l’espressione più cruda del sesso qualcosa di quasi “comico”, circondato da un’alone di burla e ribrezzo. Ma dentro, in fin dei conti, c’è anche tanta empatia. Non è percepibile sempre, ma qualche volta sembra ci sia una via d’uscita per la situazione tremenda in cui i personaggi si vanno a cacciare, come se l’autore avesse messo dei ganci a cui aggrapparsi per potersi tirar fuori dalle peste. Ed il fallimento dall’uscita dalla situazione incresciosa è una libera scelta, un perseverare nel lato oscuro. E capiamo che non poteva che accadere questo. E perdoniamo. O, almeno, sorridiamo.
Il finale e come si intrecciano le varie storie le lascio a voi, al vostro andare a scavare nelle miserie di questi personaggi. Sta a voi decidere se impersonare Renton o Begbie, se dare colpa a Nikki o scusare Sickboy; dipende da come lo leggete e se il sesso, in tutte le sue forme e tutte le sue declinazioni, non vi disturba.
Perché sotto il sesso c’è anche amore. Solo che in Scozia, e sotto la lente d’ingrandimento di Welsh, non ha la stessa definizione che dareste voi.

22 pensieri su “Porno

    1. Grazie mille per il complimento! Veramente.
      Se devo essere iper-sincero ed onesto, IW è l’autore che fino ad adesso non mi ha mai deluso. Ogni suo racconto mi è piaciuto, aveva qualcosa da dire. Persino quelli più corti o diversi dai personaggi storici (quelli di Trainspotting). Colla, Il Lercio, Serpente a Sonagli, I Segreti Erotici dei Grandi Chef… etc etc, sono magnifici.

    1. In effetti è un “seguito” un pò particolare. Non riprende pienamente le atmosfere di Trainspotting, ma prende spunto da quello e fa invecchiare i personaggi. Il bello è che unisce sia quelli incontrati in Trainspotting sia quelli di Colla (che era una specie di prequel illegittimo eheh)

  1. herrjoemadamefreida

    Bella recensione! Ho letto un sacco di Welsh, penso sia in assoluto l’autore che preferisco. Il migliore direi che è Tolleranza Zero, seguito da Colla.
    Porno non mi è dispiaciuto, ma secondo me aveva bisogno di un’aggiustatina finale (ne parlo qui: http://freidajoe.wordpress.com/2013/10/25/leggere-porno-in-treno/). Certo rimane meglio di Skagboys, che mi è piaciuto ma risente di un po’ di moralismo che prima in Welsh non emergeva così sfacciatamente.

    1. Ciao!
      Prima di tutto grazie per essere passato dal mio blog. Mi sto guardando adesso il tuo e mi leggerò sicuramente il tuo articolo.
      Di Welsh apprezzo praticamente quasi tutto, tranne, forse quelli composti da racconti brevi.
      Colla, Trainspotting, Il Lercio, I Segreti Erotici dei Grandi Chef etc etc.. sono tutti racconti grandissimi.
      Skagboys mi è piaciuto, a dir la verità, è particolare perché racconta la “formazione della dipendenza” dei protagonisti.
      Moralismo? Non saprei… Perché, secondo te?

      Ps: ricambio più che volentieri il follow!!

      1. herrjoemadamefreida

        Grazie a te della risposta e dell’attenzione per il mio blog! 😉

        Anche io non apprezzo particolarmente i racconti brevi, perchè ho l’impressione che per stare nel numero ristretto di pagine Welsh si dia alla pazza gioia e finisca per stroppiare (esempio: il finale del racconto di Samantha di Ecstasy, quel racconto di cui non ricordo il nome che inizia con la madre di famiglia tranciata a metà dal treno, etc). Per contro, quando Welsh butta questa cosa sul ridere, stroppiare con grazia gli riesce bene: Lorraine va a Livingstone, il racconto di Boab…

        Anche a me Skagboys è piaciuto per la ricostruzione che fa della psiche dei protagonisti (epico Renton, in questo senso) e anche per la contestualizzazione storica.
        In che senso moralismo? Nel senso che Trainspotting mostrava realtà disgustose, ma con un senso di decadenza goliardico che sembrava goderne – e così, in realtà, arrivava molto più forte il messaggio “morale”. In Skagboys, invece, è molto più esplicito il giudizio negativo dell’autore nei confronti delle scelte dei protagonisti; e per questo, secondo me risulta meno efficace.
        Un po’ quello che rende Invisible Monsters di Palahniuk un po’ stucchevole e, in fin dei conti, meno godibile.

        Scusa la risposta chilometrica ma non trovo spesso persone con cui parlare di Irvine 😉

      2. Ma stai scherzando? Sono contentissimo di trovare qualcuno che ama Welsh e, vedo che l’hai citato, anche Palahniuk… deduco che lo apprezzi perché mi hai citato Invisible Monster e non un romanzo più conosciuto. Invisible non mi esata, sinceramente. Ho cercato di farmelo piacere, ma non ce l’ho fatta. Secondo me Chuck è scaduto da diverso tempo. L’ultimo vero bel romanzo è stato Rabbia, il resto mi ha deluso profondamente… tanto da non farmi più comprare un suo romanzo.

        Per quanto riguarda Welsh:
        concordo con te sui racconti brevi, secondo me non riesce a farne uscire la storia. Non so perché. Welsh funziona perfettamente quando ha spazio e tempo per creare tutta l’impalcatura della narrazione. Nel romanzo breve è bravo (si vede che ha qualità) ma non è il suo top. O, almeno, non riesco ad apprezzarlo appieno io. 😀
        Hai ragione sull’approccio che hai detto. Ma, secondo me, ci sono delle ragioni di fondo per cui ha scritto in questa maniera. Non penso che sia il buonismo di fondo o qualche scelta meno anticonformista. Secondo me l’impostazione è data dal far vedere che non si nasce cattivi, anzi. Questo è un punto che voleva sottolineare. Molti romanzi deviati, da drogati, fanno vedere i personaggi che sono disadattati (già in colla ti faceva vedere che non erano delle brutte persone, ma lo sono diventate… Begbie che era deviato, ma ancora nel contenibile). In Skagboys è partito da questo presupposto, facendo degradare le persone e poi presentandocele abbruttite in Trainspotting e peggiori in Porno. Secondo motivo, ma è valutazione personale, è che questo è un romanzo della maturità, Trainspotting della giovinezza. Influenze e percorsi diversi. Adesso non vive neanche più in Scozia, perciò c’è un ambiente totalmente diverso (vedi il romanzo Crime? Scusa, il nome non me lo ricordo… quello con il poliziotto corrotto che cerca la bambina… non Il Lercio, ovvio).

        Scusa risposta chilometrica… ma hai trovato un fan di Welsh!! ehehehe

  2. herrjoemadamefreida

    con un po’ di ritardo eccomi qui a rispondere 😉

    Palahniuk in realtà lo conosco poco, ho iniziato con Invisible Monsters e sono rimasta delusa – non che sia brutto, ma non mi convince (anche di questo ho scritto nella recensione perchè non mi ha esaltato). Ho letto poi Diary, e non mi è dispiaciuto, però di nuovo ho trovato quel gusto per le coincidenze assurde e le trame al limite della credibilità che in Invisible Monsters pensavo derivasse dall’essere un’opera prima. Tra i due preferisco Diary, ma rimane troppo sopra le righe per piacermi davvero – il che, detto da una che legge Douglas Adams, può suonare strano; il problema è nei presupposti, e forse ho sbagliato io ad aspettarmi in Palahniuk qualcosa di più concretamente ambientato nel mondo reale.

    Per Welsh:
    Sono d’accordo con tutto quello che hai detto (anche se non ho finito di leggere il Lercio e Crime mi manca – riparerò!). Tuttavia, il fatto che “cattivi non si nasce”, secondo me, era già perfettamente chiaro in Tolleranza Zero. Per carità, sono stata ben contenta di leggere ancora di Rents e allegra compagnia, e ripeto che nel complesso Skagboys mi è piaciuto… ma forse, di questo romanzo non ce n’era un così estremo bisogno, ecco.

    1. Ma figurati, tutti abbiamo millemila impegni. Grazie per aver risposto! 🙂
      Se posso consigliarti, io leggerei Fight Club di Palahniuk e Rabbia. Il resto, dopo Rabbia, è a parer mio molto scadente. Cioè, non mi ha preso per niente. Ho cercato di farmelo piacere perché Palahniuk era uno dei miei scrittori preferiti (ecco, posso aggiungere anche Cavie che prima mi ero dimenticato) e gli ho dato possibilità, tante, ma poi mi ha tradito un paio di volte e non volevo buttare via i soldi (ah, aggiungi anche Soffocare ahahah).
      Sai che non conosco Douglas Adams?! Devo andare a Googelarlo! 😀

      Per quanto riguarda Welsh. Capisco perfettamente il tuo punto di vista e sono convinto anche io che di Skagboys, forse, non se ne sentiva molto la mancanza. Il racconto è strutturato bene (Welsh sa fare bene le cose, non c’è niente da dire), ma tre romanzi sullo stesso gruppo di persone è buono ma non è indispensabile. Già con Colla era andato indietro nel tempo (quando avrò finito i millemila libri che ho da leggere mi sa che è il suo turno per essere riletto). Io sono comunque sempre fiducioso sul buon Irvine. Fino ad adesso non ho trovato cadute di stile ed è uno dei pochi che leggo da una vita ad avere uno scritto comunque costante e che non si è fatto inghiottire dal vortice del successo di Trainspotting (anzi!!). Palahniuk non ha retto, ecco, dopo Fight Club non ha più prodotto un vero capolavoro. Welsh, al contrario, è arrivato ancora con dei libri di assoluto splendore. Ma io sono un fan, perciò ho un giudizio leggermente deviato 😉 ehehehe

Si!?

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