Zakk Wylde – Bringing Metal To The Children

Zakk Wylde – Bringing Metal To The Children

Cosa posso dire? Appena ho visto il libro Bringing Metal To The Children, scritto da Zakk Wylde in collaborazione con il giornalista Eric Hendrikx, mi sono detto: questo è mio! Punto.
Il motivo è semplicissimo, ho sempre apprezzato Zakk, da quando era alla corte di Ozzy fino al suo passaggio solista (Pride & Glory e l’album solista Book of Shadows) ad arrivare alla sua creatura più affascinante e possente, la Black Label Society.
Per questo motivo mi sono fiondato come l’orso sul miele appena l’ho visto. Risultato? Soddisfazione totale. E tante, tante, risate.
La lettura è semplicemente scorrevole e divertente, non ci sono parti pesanti o lungaggini non necessarie, Zakk&Hendrikx puntano sulla velocità (capitoli brevi e ricchi di aneddoti e commenti) e sulla fortissima componente ironica/iconica.
La figura del barbuto chitarrista del New Jersey viene elevata al rango di guerriero vichingo, un Metal-God (mi perdoni, per il momento, il buon Rob Halford per aver scomodato il suo nickname) dalla possenza enorme e dalla potenza sessuale comprovata e mai soddisfatta. Nello stesso tempo, però, la stessa figura iconica, distante e intoccabile, viene corrosa e distrutta da una incredibile dose di ironia ed autoironia, componente che non guasta mai nella lettura e nelle biografie delle superstar della musica.

Il non prendersi sul serio è veramente il punto di forza di questo Bringing Metal To The Children, insieme ai momenti più denigranti della vita on the road (le regole del tour bus, le groupie, i consigli per sopravvivere come musicista) e ad alcune fra le pagine più irriverenti della musica heavy. Bisogna ammettere che alla risate, a volte, si mischiano le “lacrime” o, per lo meno, i rimpianti, quando il discorso va a parlare di Brother Dimebag (R.I.P); il ricordo delle bevute e dell’amore di Dimebag per il divertimento alcolico e per la musica sono qualcosa che ci mancherà a noi fan.

Sicuramente c’è una buona dose di complicità nella scrittura del libro, Hendrikx interpreta perfettamente il pensiero di Wylde viaggiando su un tenore a metà strada fra l’epico (l’introduzione ai capitoli è sempre in inglese “antico”) e scrittura agile e giovanile; il tutto condito dagli irriverenti commenti post-scrittura dello stesso Wylde che denigra ampiamente il lavoro del suo scrittore e dei suoi compagni di viaggio nella Black Label Society ( De Servio, il suo bassista, è il bersaglio principale e privilegiato per tutte le battute sarcastiche e umoristiche del racconto, nonché concentrato di tutte le virtù negative… sempre a parere del buon Zakk).
L’aver bilanciato in maniera rilassata appunti di viaggio (le prime esperienze con la band di Ozzy, gli scherzi del Madman, le bevute assassine con amici e conoscenti) con consigli più o meno seri (il rapporto con l’industria discografica, il suo impegno come musicista, le regole fondamentali della Black Label Society: SDMF e Get It Fucking Done – GIFD), facilita la lettura e l’appeal di un prodotto da viaggio e da relax.
L’aver riportato anche episodi non proprio edificanti della vita da tour (vedasi il capito a proposito dell’uso del bagno del tour bus per delucidazioni) e momenti in cui il nostro smette i panni del Guitar Hero, non fa altro che umanizzare una figura da molti ritenuta troppo distante (come spesso si tende a fare quando si guardano le superstar della musica… non sono mai persone come noi, sono come noi, ma meglio di noi… se riesco a spiegarmi). L’essere sceso dal podio ed essere entrato con tutti e due i piedi nello sporco, nelle situazioni incresciose, nel ridicolo ci rende molto più simpatico Zakk e si parteggia con lui. Sempre.
Ulteriore, ma non ultimo, aspetto positivo è la scelta di gettare luce su aspetti della vita da tour scansati da altri reporter e giornalisti di biografie. Il cono di luce non si sofferma sul classico, sulla vita da piccolo genio della musica e poi le traversie… Bringing Metal To The Children è un libro diretto ed espone al ridicolo ed all’ironia anche mostri sacri come Ozzy (seppur con l’amore che prova Zakk per Mr.Osbourne) e chi lo circonda. Gli scherzi di merda (nel vero senso della parola) di Ozzy e compagnia, la trovata delle pompe comprate nei sexy-shop, la sessualità sempre strabordante e irriverente del protagonista (saziata, a sue parole, dalla disponibile Barbaranne – moglie, manager, madre dei figli di Zakk Wylde… nonché complice di tutte le sparate del chitarrista), il problema del mangiare pre-concerto, sono solo alcuni degli episodi che altri giornalisti avrebbero tralasciato per non intaccare l’iconografia della star; Hendrikx (e Wylde) fanno il contrario: fondano tutto su questo. E vincono, prendendosi qualche calcolatissimo rischio.

In definitiva, posso consigliare Bringing Metal To The Children? Assolutamente si. Garantisce qualche ora di divertimento puro (non so nella versione italiana, ma l’uso dei termini nella versione inglese è spettacolare) e una buona compagnia per il viaggio. Se dovessi paragonarlo ad un’altra biografia direi che è più simile a I Am Ozzy che ai seriosissimi panegirici dedicati ai musicisti e questo, a parere di un affamato divoratore di scritti musicali, è solo un bene.

Enjoy.

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