A day in the past

Dalle Cronache di Zeusstamina, A.D. 1207 

[Parte non leggibile nel Diario]
…Sono ore che cavalco con il mio destriero tedesco nelle vallate di questa landa quasi disabitata per quasi tutte le quattro stagioni che il buon Dio ha messo in terra. Finalmente vedo la carovana di pellegrini e mercanti, semplici curiosi e imbonitori e allora mi dirigo verso questo paese, rinomato e ricercato, in cui ogni anno si svolgono i Giochi Cavallereschi di Schluderns ed io non posso mancare. Narratore delle storie di chi non ha voce e del reietto. Dove prima si intravvedevano solo coltivazioni e forti contadini arsi dal sole e forgiati dal freddo, il mondo sembra aver concentrato le classi sociali più disparate. E da qua, da questo crocevia di persone ed esperienze, parte il mio racconto e la mia visione di un futuro che sarà.
Ci sono cavalieri e buffoni, mercanti di spezie e armature, falconieri e sovrani. Si respira (ed i miei vestiti ancora ne portano l’aroma) l’odore del legno che brucia, delle spezie che cascano distratte sulle braci e del maialetto da latte che arrostisce sulla griglia. Ho visto giovani garzoni che mescolavano, attenti e delicati, una pentola bollente contenente stufato e gulasch di carne. Girando lo sguardo non è raro trovarsi di fronte a corti imperiali, con tanto di madame e messeri, broccato e oro. La mia modestissima veste è un insulto al confronto del broccato rosso, dei pizzi e merletti e la fugace apparizione di una cotta di maglia distanzia il semplice servo della gleba dal signorotto locale. La presenza di qualche prete di ventura, un paio di crociati non fa che rendere la situazione decisamente più affascinante.
[Parte non leggibile del Diario]
…Mi sono seduto, cotto dal sole, ai piedi dell’arena e ho assistito ad una battaglia all’ultimo uomo, con spade e lance, picche e martelli da guerra. Il clangore del metallo sovrastava l’urlo dei colpiti ed il sole scaldava e arroventava animi e spirito guerresco. Poi la folla mi ha trascinato via, avviluppandomi e proteggendomi, facendomi scorrere davanti a frati infervorati che vendevano pozioni di cura miracolose e gentili venditrici della bevanda nordica per eccellenza: il Met. Il profumo del pane appena sfornato era un richiamo più che mai invitante, ma non cedo alle tentazioni di questa terra tanto strana quanto ospitale, il sorriso del fornaio non ha potere e dirigo i passi verso il cuoco e la sua griglia. E carne sia. Finito il pasto ed un silenzio mai assoluto, la folla riprende il suo vociare, gli schiamazzi e la concitazione, era stato veramente silenzio o ero solo io assorto? Meditando su questo mi dirigo nuovamente verso l’arena per guardare indomiti cavalieri che si sfidano in duello. Lancia in resta e avanti tutta. Prove d’abilità per conquistare la dama e colpi di spada per sancire il predominio sugli altri. Il ruggito della folla ad ogni lancia che si rompe ed ogni cavaliere disarcionato è miele per le orecchie del combattente, è fuoco per il successivo duello. I cavalli danzano, corrono, sembrano quasi non toccare terra quando sono tutt’uno con il loro padrone.
La giostra finisce e mi rituffo nuovamente nella fiumana, nutrendomi di tutti i sussurri e cicalecci che incontro nei vicoli e nelle viottole, finché non raggiungo il Caffè d’Oriente e mi sdraio sul morbido cuscino, gustandomi un tè alla mela di Córdoba. Accompagno la bevuta con una delicata baklava, con tutto il suo compendio di sapori del miele e della frutta secca. Non c’è spazio per l’Infedele e per Crociate verso Gerusalemme in questo frangente, l’oste è simpatico e narra di vie su cui vengono trasportate spezie e sete preziose, di luoghi distanti e di quanto è stupenda e tormentata la Città Santa, conquistata da poco dal generale Saladino. Sarà l’aroma delle foglie del tè, sarà il racconto di gesta ed eroi, ma il mio spirito spumava di voglia di conquista e battaglie.
Ma il sottoscritto non è altro che un semplice narratore, la penna affilata quando la spada è gestita male, e le battaglie le vedo da lontano, anche se il passaggio di cammelli e dromedari mi induce a pensare che gli ottomani non sono poi così distanti dalle nostre terre di confine. La bruma della sera incomincia a scendere e allora si vedono i fuochi alzarsi più forti e potenti, con calore e scintille ovunque. I templari si siedono intorno al focolare e raccontano storie e c’è la musica, la ghironda che suona ed la cornamusa ed il ritmo è pulsante. Le libagioni espandono le loro fragranze, il vitello cuoce lento e il brodo contadino (verdure di stagione, acqua e tanta passione) sta bollendo sornione. I combattimenti sono finiti, i feriti si stanno ristorando e curando, mentre i vincitori raccontano le loro imprese nelle principali osterie. La pioggia, che pian piano segue la bruma, come una sorella dispettosa, disperde pian piano il popolo.
Chi può si ritira nelle tende dell’accampamento, chi nel castello e chi, come il sottoscritto, non avendo un mecenate e neanche un ricco valvassore a cui porgere laudi e cantici, prende il suo poderoso destriero tedesco e si rimette in strada per tornare nel fondo valle. Sperando che la nebbia e la pioggia porti solo frescura e non l’annuncio della venuta dei normanni conquistatori.

[Parte non leggibile del Diario]

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