A matter of water and hops (aka Monaco-trip)

Ebbene si, eccoci qua all’ultimo sfiancante appuntamento con queste benedette ferie. Forse nessuno l’ha notato, ma sono durate pochissimo e ho scritto tre articoli, questo significa, in poche parole, costruire castelli d’aria e zucchero filato.
Quest’ultimo articolo, però, vuole gettare un’ombra di riflessione sulla mia permanenza monegasca (ahaha – ma non scherziamo!). Diciamo che punto a chiudere un discorso che si stava trascinando lentamente verso un destino poco glorioso, un pochino come quando esco la mattina per prendere il bus ed andare al lavoro. Stesso spirito ed allegria, un concentrato di Usain Bolt e Pringles.
Il girovagare senza meta è una cosa fondamentale, soprattutto perché è bello perdersi e seguire il corso delle macchine, delle anatre o dei pollini che seguono il vento. Non avere una bussola permette di lasciare a casa molti pensieri. Seguendo questa filosofia di vita, mi sono avventurato al di la della famosa (?! – cioè, ragazzi, ne ho parlato nello scorso articolo, QUA… un po’ d’attenzione per favore) Siegestor. L’oltre confine mentale mi ha fatto vedere una parte di Monaco centro che non avevo mai avuto il piacere di conoscere e, ammettiamolo, non aveva niente da dire… le romanticherie da romanzo Harmony le lascio da parte. Il bello di questa parte della città è che, seguendo pian piano l’acciottolato, si poteva arrivare all’Università e poi, girando a destra, entrare pian piano nel grandissimo parco: l’Englischer Garden (solo per darvi la dimensione di questo parco… è il doppio di Central Park di NY… mica del giardinetto dietro casa mia). Arrivato qua potrei mettermi a descrivere la bellezza della vegetazione, il relax etc, ma in verità è che seguendo unicamente il vento mi sono perso nei viottoli. Fortunatamente avevo una bella colonna sonora (adatta all’occasione, sia chiaro) e la stanchezza non mi azzannava le caviglie. Finché ho ritrovato una quantità di persone enormi che camminavano in processione religiosa e mi sono messo a seguirle. Sapete benissimo quanto apprezzo le varianti religiosi, oltre per il mio mai domo spirito messianico, e perciò non potevano che essere il miele per questo bolso orso che sono. Il pellegrinaggio arrivava fino alla Chinesischer Turm (che potete vedere in tutto il suo splendore cliccando QUESTO link) e, conseguentemente, ad una distesa enorme di panchine, tavolate, odore di grigliata, birra a fiumi, polli allo spiedo e insalata di patate. Ragazzi miei, sono quasi svenuto dalla commozione. Mi sono inginocchiato per terra, ho levato le mani verso il cielo ringraziando il potente dio HofBraeu (dio del luppolo) e mi sono diretto penitente verso il bancone delle birre per provarne una. Metti te che ci sia qualcosa di differente rispetto a quella del giorno prima.
Risultato della ricerca ampiamente scientifica? Non ci sono differenze, solo che questa birra era la versione estiva e perciò molto più leggera e bevibile rispetto a certi polpettoni in formato acquoso che ti rifilano. Sfortunatamente avevo già mangiato, perciò il Sacro Maiale non poteva essere sacrificato all’altare della mia tavola, ma tant’è.
Pur essendo un orario compreso fra le tre e le quattro del pomeriggio, c’era una quantità enorme di gente che andava e veniva, si sedeva e rideva e prendeva il sole (un po’ quello che ho fatto io, solo che ero la da solo e ridere da solo non è bello, anche perché poi chiamano la Croce Verde e spiega te che sei solo contento di essere all’aria aperta in un posto che è Monaco ma che non gli assomiglia minimamente – loro annuiscono e ti portano a combattere la battaglia di Waterloo nel più vicino manicomio).
Non posso farci niente, i tedeschi hanno un gusto tutto loro per le feste, ma è un gusto che apprezzo particolarmente. Soprattutto quando non c’è l’alcolizzato cronico che mi sbava su una gamba e cerca di spiegarmi delle teorie tutte sue su qualcosa tutto suo che io non capisco. Anche in questo caso un sorriso di circostanza non fa altro che portare altre parole a rimorchio. Maledetta gentilezza.
Il giorno termina, mio malgrado, andando a visitare l’ennesima birreria della città, mangiando un altro bel pezzo di carne (sia lodato il bovino!) e un’ottima Radler. Poi, fra una cosa e l’altra (dicasi preparazione bagagli) è tempo di andare a nanna.
Domani si riparte verso Sud. Si ritorna a casa e da P (e regali ce ne sono logicamente anche per lei).
Il viaggio di ritorno, comprensivo di quantità industriali di borse di plastica, viene allietato da una selezione musicale ad ampio spettro melodico… una serie di Cd dei R.E.M. da far impallidire un juke-box; all’attivo ci sono brani come QUESTO (che ammettiamolo è abbastanza particolare anche per i R.E.M., pur mantenendo le componenti melodiche riconoscibilissime) o come QUESTO. Ci vuole un po’ di tranquillità. Questo è sicuro. Poi si sono arrivati anche i brani più pesanti, non preoccupatevi eheh.
Mando gli ultimi messaggi di arrivo (“ok, sono a casa” – “viaggio andato bene, ci sentiamo grazie”), fermo la macchina e prendo tutte le mie cose.
Salgo le scale con un sentimento stranissimo nelle viscere. Un filo di sudore mi scende lungo la schiena. Tutto troppo silenzioso. Tutto troppo tranquillo.
Tiro fuori le chiavi e apro la porta… un filo di sole gioca con luci ed ombre e l’aria è immobile. Ma il mio occhio cade sul pavimento a sinistra.
Vedo dei boxer per terra. E dei calzini da uomo atterrati minacciosamente sulle mie scarpe. Un paio di pantaloni corti sbirciano ironici dall’angolo del bagno aiutati da una maglietta nera… e il mio cuore si ferma. Un solo, unico, solitario colpo al cuore. Le ginocchia mi tremano. Ho la bocca secca e mi è difficile anche solo muovermi. No, no, no… non è possibile. Le borse mi cadono dalle mani rimbalzando sul pavimento e compongono un tetris di vestiti e regali. Una lama di luce disegna un sorriso triste sulla mia faccia riflessa nello specchio.
un solo grido mi esce da quel deserto che è la mia bocca:

NOOOOOOOO…. HO DIMENTICATO DI METTERE A POSTO TUTTO E FARE LA LAVATRICE PRIMA DI PARTIRE!!!!! 

CHE IO SIA DANNATO!!!
(e domani sono nuovamente fuori casa)

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4 Replies to “A matter of water and hops (aka Monaco-trip)”

    1. Ehehe, grazie mille! Licenza cre(a)ti(v/n)a 😀

      Ammetto che il girovagare per il parco può causare questi sintomi, annebbiamento, giramento di occhi, congiuntivite cronica, affinamento dei sensi… un classico direi.

  1. BUONE FERIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!

    Anche se ho paura al tuo ritorno! XD
    Se per questa hai scritto tre post, per la prossima che farai?! DDD:
    ahahahaha tanti abbracciiii!

    1. Ahahaha… grazie! 😀 infatti, ho fatto 3 giorni di ferie e ho creato 3 post… un vero e proprio concentrato di aria fritta e tanti saluti. Ma almeno ci metto il mio scintillante umorismo e la proverbiale (nonché inimitabile) simpatia XD (spero che qualcuno noti l’ironia.. Oo).

      Te bene? Volevo mandarti una mail per sapere se eri ancora fra di noi, poi ho visto i post 😀

Si!?

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