No Rest For The Trinker (aka Monaco-trip)

Eccomi qua, in pausa-casalingo, con tanto di Black Label Society in sottofondo (ahhh, grandissimo Zakk Wylde) che mi allieta il lavoro; in altri termini mi da quello sprint tutto metal nel mettere le mani nel cesso e raschiare a fondo. Perché chi è metal si vede, usa i guanti… rigorosamente giallo-shock. E qua metterei un punto a mio favore.

Now Playing: Black Label Society – The Blessed Hellride

Ritorniamo con il mio entusiasmante racconto dell’avventura monegasca (mi hanno già mandato mail di conforto, lettere scritte a mano in cui mi imploravano di proseguire il mio racconto, mutandine in scatola – avranno intuito che oltre a non avere tanta varietà non ho neanche tanti boxer? bah-… cioè, grazie, veramente… tanto lo facevo comunque ma continuate pure).
Monaco ha un fascino particolare, veramente. Mischia in maniera tutta sua un passato glorioso con un futuro tecnologico… facendo propendere tutto per il futuro e lasciando l’aura gloriosa solo come sottofondo, il che rende la città viva ma con storia. Al contrario di molte città americane che sembrano costruite sul nulla (hey, ma è vero!!). Il secondo giorno inizia con sprint e determinazione, infatti sposto la sveglia verso le 9 giusto per dare un tono alla giornata e gettarsi con armi e bagagli alla volta della colazione a buffet.
Signori miei, ci sono poche cose goduriose come un buffet a colazione… e io mi lancio come un pinguino dalla scogliera sfracellandomi con il sorriso all’interno di panini con il salame mischiati a frutta fresca. Il tutto anticipato da un’ottima spremuta d’arancia e un tè rigorosamente verde. Signori, la salute prima di tutto (e intanto bisogna decidere se 4 fette di salamazza nel panino di prima mattina sono sufficienti – io opto sempre per il carico supremo, metti te che muoio, almeno lo faccio contento).
La giornata è già sorridente di suo, il temporale della sera precedente ha lasciato spazio ad un cielo terso ed una temperatura da leccarsi le sopracciglia. Optando per un rapido cambio di vestiario per evitare di puzzare come un branco di gnu, guardo rapidamente la cartina e setto le destinazioni e, insieme, anche un rapido click sull’ipod (che oggi mi stupirà avendo messo la selezione casuale – a volte amo sorprendermi).
Obiettivo primario? Logico, qualcosa di estremamente metal e die-hard: Shopping. Come non ci fosse un domani. Come una donna in un negozio di scarpe non farò prigionieri. Eh lo so, c’è da chiedersi come fa un Signor Metallaro come il sottoscritto a dedicarsi allo shopping invece che, boh, andare a sacrificare una vergine e accendere candele nere nella mia stanza (è vietato qualsiasi fuoco, ecco perché). Perché ne ho voglia, ecco tutto.
Mi getto nuovamente all’interno del marasma di gente, come un pesce nell’oceano mi muovo sul vialone principale fra mendicanti, turisti, business-man e tanti/e ragazzi/e che suonano per strada. A qualcuno do persino il contentino di un euro. Sono un signore. La città si staglia maestosa e indaffarata, respira di un ritmo tutto suo e non si adagia a quello del turista improvvisato e questo è un fattore importantissimo. Lei c’è, tu passi. E io sono così, di passaggio da un punto all’altro dei negozi.
Non mi soffermo moltissimo sulle classiche mete turistiche avendo già visto tutto nelle precedenti visite, perciò lascio questa attività a chi è ancora alla ricerca del conosciuto e io mi getto nello sconosciuto. Devio dalla via principale ed entro in viottoli secondari, mi perdo ritrovandomi pian piano. Ogni volta che devio è lasciare e ritrovarsi leggermente. E intanto le borse nelle mie mani aumentano (eh si, quando ci vuole, ci vuole).
Il cibo è un richiamo da sirena e il mio sensore verso il grondante salute mi porta nella birreria HB (Staatliches Hofbräuhaus in München)

Weisswurst

per un primo modesto pasto a base di Wuerstel Bianco (Weisswurst) e senape dolce. Una birra Hefe è quello che accompagna il pranzo. Insieme, logicamente, al delirio umano che c’è dentro in questa storica birreria del centro (talmente storica che un certo uomo con i baffetti e una capigliatura emo anzitempo diceva i primi discorsi politici negli anni 20 – indovinate chi era…). Fra musica Oom-pah e brindisi e discorsi e il fascino di un posto rinnovato ma con un posto nella storia, il pranzo è una delizia. Anche perché avevo una fame da lupo della steppa.
Il pomeriggio, invece, viene dedicato al girovagare senza meta per il centro città. Il fuori, l’oscuro, il “Hic Sunt Leones” verrà lasciato per iniziative del giorno seguente.
Logicamente in un giro a Monaco non può mancare la tappa obbligata al negozio di Cd/DVD in centro. Perderci dentro delle ore è un’attività che mi da soddisfazioni (il mio portafoglio, solitamente, non è esattamente contento). Anche da questo posto di perdizione ne esco perfettamente rifornito e con il sorriso sulle labbra.
Ritornando sui miei passi devio nuovamente dal solito giro e mi ritrovo in un distretto mai visitato precedentemente… ed era unicamente una strada dietro a quella che, ormai, mi era famigliare. Il quartiere è decisamente diverso, perde lo stile standardizzato da Grande Vialone Commerciale (che puoi trovare in qualsiasi città) e assume un più mite alone residenziale. Il caotico muoversi è praticamente annullato, non essendoci niente non c’è turismo. Tranne io ed un solleone che mi sfida. E io, alzando arrogantemente il mio dito medio, vado avanti (per nascondermi in un cono d’ombra… maledetto sole). Scopro che c’è un museo ebraico, una sinagoga e tante altre cose interessanti. La Monaco che non avevo mai visto. Da qua procedo verso il Feldherrnhalle e lasciandomelo alle spalle mi godo lo spettacolo della Odeonsplatz e guardo dritto la Siegerstor (che, come mi dice ironicamente la guida dell’ostello è la porta dedicata alla vittoria dei monegaschi su Napoleone… il vero problema è che quando è stata fatta Napoleone era loro alleato (!!!) e perciò è un abile gioco di disinformazione storica. Malefici, ma decisamente intelligenti. Nessuno perde mai.
Il sole calante e la fame crescente settano la mia rotta verso un posto che fornisce cibo… e, nuovamente, il mio centro motore (la pancia) mi dirige verso una birreria del centro (l’Andachser Am Dom). Stavolta il menù vede la presenza di una Wienerschintzel e ampia verdura. Sia benedetto il maiale. Veramente. Mai bestia mi ha dato più soddisfazioni. Finito la cena e una chiaccherata con due turisti tedeschi (risultato, una cena amabile e una birra guadagnata… sarò simpatico? Anche in lingua straniera sono una vera macchietta ah ah ah – scherzo, non fa ridere.), mi dirigo verso il bar dell’ostello per gustarmi un pò di musica e casino dei ragazzi presenti.
Il mio fisico provato da una durissima giornata di shopping e mangiate mi indica il letto e con questo anche la fine della giornata…

E anche il secondo giorno è finito. Ringrazio tutti quelli che mi hanno spedito abbigliamento, con biglietti in cui soffrivano per la mia mancanza di vestiario. Dio vi abbia in gloria. Ma, per favore, se fate la carità, mandatemi almeno cose di marca, almeno faccio il figo con la mia ragazza. Se no poi me le sento e mi ricevo le botte. Non è bello, veramente. Fate i gentili. Pensate al prossimo.

Vi lascio con questa canzone. Ma vi chiedo una cortesia, ascoltatela senza rumori intorno. Mettetevi delle cuffie e gustatevela. Vi chiedo solo questo. Un attimo di tranquillità. Poi riprenderò a sradicarvi i timpani con bombe metal, ma…
Enjoy.

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