Pictures in a frame #2

Avete tremato abbastanza? Bene, posso ritornare alla carica con l’ondata dei ricordi zuccherosi. Talmente bello che anche il vostro dentista starà leggendo contento questo post. Ci sono momenti della vita che anche gli antipodi, la persona media e il dentista con il trapano in mano, si incontrano. Quello dei momenti alla Maria De Filippi, la Posta del Cuore, guardare Striscia la Notizia (che mi ha fatto ridere, l’ultima volta, il 25 febbraio 1995.. vedete un pò voi).
Comunque, non perderei altro tempo con le cose interessanti e mi getto immediatamente in quello che non volete leggere. Così, giusto per rendere la situazione più frizzante. La musica è qualcosa che mi ha permesso di ritornare indietro nel tempo con la memoria, fornendo parametri emotivi agli avvenimenti che sono successi, dei segnalibri esistenziali che mi permettono ancora adesso, a X anni di distanza di ricordarmi certi avvenimenti, certe sensazioni. Una cosa simile succede con gli odori, ma non tutti. Solo uno, l’odore di bosco bagnato. Avete presente? Per quelli che sono in città, i boschi sono quegli appezzamenti di terreno in cui ci sono molti molti alberi. A volte ci sono anche animali, diversi dall’uomo intendo. L’odore di bosco bagnato mi ricorda anche un periodo della mia vita, ma non è materia del contendere… anche se, in via indiretta, rientra in gioco.
Mi ricordo ancora la sensazione di libertà, di ribellione, di profonda empatia che ho provato quando sono capitati sotto i miei recettori musicali i gruppi grunge. Lo so, a molti il genere piace quanto stare in fila alle Poste, ma ammettiamo che per gli anni 90, i gruppi di Seattle erano qualcosa di forte. Qualcosa di nuovo. Un modo di suonare antico (facevano addirittura prove, invece che sfondarsi il cervello di droghe come le hair metal band) che aveva la freschezza del nuovo. Mi ricordo perfettamente quando ho messo la cassettina di Unplugged in New York dei Nirvana nel Walkman e ho sentito Kurt Cobain ululare alla luna un disperatissimo Where Did You Sleep Last Night? Mi ricordo ancora oggi lo sguardo stupefatto che mi è sorto quando, distintamente, si sentiva Kurt prendere fiato dopo l’ultimo grido e poi proseguire per le ultime disperate note. Mi ricordo che stavo camminando in montagna, mi ricordo che stavo andando in treno, mi ricordo che stavo tornando verso casa in autobus. Mi ricordo, soprattutto, che lui era morto. I libri, lo stupore e intanto le medie stavano finendo (ebbene si, non sono così vecchio). E con le medie anche un pò di fanciullezza… perché le superiori sono tutta un’altra storia. Ma intanto ti eri tirato via dalle medie e, perdonatemi, è la prima vera grande conquista dell’uomo.

Il grunge, però, non è mai sparito. Mi ha seguito, con alterne fortune e maggiori/minori innamoramenti al limite del Talebano, per molti anni.
Le superiori? Beh, il miglior patchanka musicale di tutti i tempi. Assolutamente. L’euforia, il delirio delle superiori non può che avere una colonna sonora che unisce indistintamente le più grandi hit dell’estate con la costante ricerca sonora. Praticamente mettere insieme un precotto Buitoni con la cucina di Vissani (e il precotto Buitoni è l’hit estiva). E così passavi le giornate vagando fra le note oscure dei Metallica di Enter Sandman e bruciavi di vitalità scoprendo che anche una delle lingue meno propense alla melodia (ah, la tua ignoranza) come il tedesco poteva partorire qualcosa come i Rammstein con Engel. E poi via, a mozzafiato, correndo sulle note e sugli spartiti sempre più semplici e ignoranti dei Green Day di Basket Case… e ti ritrovavi qualche anno più vecchio e schifi i Green Day e ti ritrovi fra le braccia di una bionda olandese che ti canta di essere… Nobody’s Wife. Strana la vita vero?

Lo ammetto, quello delle superiori è un periodo complicato. Velocissimo. Irriverente. Irridente e forse iridescente (solo perché volevo segnare una terza parola con Iri davanti….). Turbinavano sensazioni ed ormoni senza soluzione di continuità. Il primo viaggio all’estero (per studio)? Beh, cari miei, viaggiava sulle note di un grandissimo classico – Legend di Bob Marley. Quante volte ho consumato quella cassetta con dentro una Three Little Birds che ancora porto nel cuore. Ed è rimasta la colonna sonora dei successivi quattro viaggi in Germania. Certo, accompagnata da altra e sempre crescente musica… gli anni 90 stavano pian piano finendo… ma Bob c’era, solo lui, questa cassetta.

Anche se, beh, c’è un ricordo fortemente impresso nella mia mente. Mi ricordo come fosse ieri, anzi, avvenuto 5 minuti fa, il momento in cui il mio cuore è andato in tachicardia (no, non sto diventando smielato… ho ancora un pò di sana metallara dignità ah ah). Il segno del cambiamento. Il momento della crescita. Il momento in cui prendi e spari la tua musica nelle profondità dell’inferno: quando mi arrivarono i Black Sabbath fra le mani. Paranoid è ancora fortemente legata all’oscurità, alla notte, mi ricorda la solitudine di quando l’ho sentita la prima volta, da solo, in silenzio ed è arrivato come un lampo il riff… Ta Ta Ta – Tananananana – Ta Ta Ta… e poi Ozzy che parte con… “Finished with my woman/ cause she couldn’t help me with my mind…”.
I Sabbath rimango la memoria di serate all’aperto, la pazzia, la corsa infinita e la risata. Non ce n’è per nessuno. Sono loro. IL gruppo definitivo.

Anche stasera vi lascio con una piccola perla del passato… così, tanto per vedere quanta gente incomincia a tirar fuori il fazzoletto e accusarmi di truzzaggine. Guardate che ho capito che non è un capolavoro, ma quando sei giovane, hai anche la possibilità di gettarti a capofitto in certi tripudi di synth e batterie elettroniche. Qualcosa da far impallidire la LEGO. Il suono di un domani che sarebbe meglio morisse. Ma comunque ha un suo perché e perciò me l’ascolto.

E io che ho sempre odiato la cotonatura dei capelli… due su due… sto invecchiando…

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4 Replies to “Pictures in a frame #2”

  1. Belle scelte musicali per questo post! Anche se io alle medie e alle superiori ascoltavo solo musica tamarra (come tutt’ora del resto), ma per fortuna l’incontro con un romanaccio rockettaro nel mio erasmus maltese mi ha fatto avvicinare clamorosamente al rock, coi guns’n’roses, aerosmith, black sabbath, jethro trull, bon jovi (vabbeh, quello lo ascoltavo già a caso), goo goo dolls e via!
    poi l’ex metallaro, che si ascoltava solo Manowar, Pantera, Rammstein, ma anche scorpions e rock classico… ah che bei ricordi!

    1. Grazie mille per le belle parole. C’è poco da fare, sondo nei ricordi e mi vengono fuori questi gruppi. Mi hanno formato e continuo, anche se non sempre, ad ascoltarli e continuano a darmi emozioni e riportarmi alla mente ricordi.
      Io prendo sempre qualcosa dalle persone che frequento, assorbo come una spugna.. ehehehe. Poi, nell’assorbimento musicale, spero sempre di dare anche qualcosa 🙂

Si!?

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