Pictures in a frame # 1

Volete sapere un segreto? Uso la musica come libro delle foto. Ogni canzone ha una storia, ha un’immagine che l’accompagna. Fino a pochissimi anni fa, il sottoscritto non aveva né una macchina foto digitale (ero rimasto con una marcissima macchina foto recuperata ad una pesca di beneficenza ed un regalo) né uno smartphone iperpotenziato comprensivo di macchina foto (ok, non ce l’ho neanche adesso, ma il cellulare che posseggo ha una macchina foto decente). Questo per dire cosa? Che i ricordi di quello che è successo non avevano altra testimonianza che l’impronta che avevano lasciato nel mio cervello. E vi posso assicurare che è una cosa difficile far restare dentro tanti ricordi, vista la capacità del mio cranio di fare un refresh ogni pochi anni… Incredibile, recuperare le informazioni diventa sempre più difficile. Ma ho trovato una soluzione assolutamente ingegnosa. Talmente semplice che quando l’ho ideata non l’avevo neanche pensata e, per tanti anni, non mi ero neanche accorto che fosse una idea rivoluzionaria (per me, almeno).
Una volta, parlando con qualche amico, mi sono accorto che i ricordi avevano una colonna sonora… una sorta di segnalibro musicale. Avevo, in altri termini, associato una canzone ad un determinato avvenimento o emozione. La cosa si è rivelata eccitante da subito, soprattutto quando ho scoperto che la musica è gelosa. Gelosa che una sola memoria si accoppi con lei. Non permette assolutamente che ci siano più memorie legate ad una brano. O, almeno, non ricordi di un certo spessore. Questo ha permesso di semplificare molto le cose. Spesso riesco ad andare indietro con i ricordi fin dove il resto mi è confuso, facendo fede alla musica che era presente nello stereo o radio del momento. Il nastro che andava, borbottando. Le compilation fatte registrando le trasmissioni radio. I primi Cd. E le ore spese a consumare quell’unico disco che avevi a casa fino a farlo bollire e rendere illeggibile la cassetta. E perciò mi ricordo come fosse ieri quante volte ho sentito Michael Jackson con Beat It e la scoperta di una musica decisamente più pesante di quello che mi avevano passato in precedenza (Pavarotti, per la cronaca… e vi posso assicurare che Pavarotti è un ricordo della mia infanzia). Il primo viaggio in macchina con possibilità di seduta davanti? Posso affermare senza problemi che aveva come colonna sonora i Dire Straits con Calling ElvisMi ricordo che sbuffavo ogni volta che questa canzone veniva alla luce, praticamente tremila volte nel corso di un viaggio, il walkman sembrava aver memorizzato unicamente questa canzone. Nient’altro. Il resto è una nube indistinta e sicuramente aveva su pezzi da novanta (scommetto altri dei Dire Straits, ma non ci giurerei).
Ah, le elementari sono state caratterizzate da un’unica colonna sonora… anzi, una era predominante, poi si sono aggiunte altre cose interessantissime. Ma LA canzone, o meglio, il gruppo che andava per la maggiore era sicuramente quello dei Queen. La voce di Freddy Mercury e la chitarra di May hanno dipinto un’epoca musicale per me, l’essere bambino alle elementari. Ma forse mi ritorna più alla mente lo shock di apprendere che Freddy era morto mentre stavo ascoltando qualche suo brano (non avevo molti Cd, meglio, cassette, allora). Ho sempre associato a quel momento una sola canzone, e non è banalmente Bohemian Rhapsody, no, la canzone è I Want It All. Diciamo un primo anticipo di musica dura, non credete? Ma l’assolo è stupendo. O forse la canzone. O forse i ricordi. O forse sono solo smancerie gratuite per far aumentare il saccarosio nel sangue! Eheh.
Quello che è bellissimo della musica, per quanto mi riguarda, è che mi regala delle colonne sonore alle delusioni. Dio mio, potrei mettere in bella mostra la mia delusione più grande… e paradossalmente mi ha aperto le porte per qualcosa di altrettanto interessante. La sountrack della delusione? Sicuramente gli Iron Maiden con Somewhere Back In Time. Volevo quest’album. Lo volevo veramente. Molto probabilmente per l’artwork. Era fighissimo quando l’ho visto. Spaziale e con Eddy quasi cyberpunk (o non era Eddy? Dovrei andare su Google)… Ma io soldi non ne avevo. Zero. Nada. Anche perché essere alle elementari non permette un grande guadagno. Perciò ho cosparso il capo di cenere e l’ho richiesto ai miei genitori, ai nonni e via dicendo. Il risultato? Beh. Dopo mesi (o forse anni, visto che la data d’uscita segnala 1986…) hanno regalato una cassetta, avvolta nella carta regalo. Io non stavo nella pelle. Mi avevano ascoltato!! Incredibile. Scarto vorace… ed ecco che mi si presenta davanti l’artwork de…. I Nomadi con l’album Ma Che Film La Vita (datato 1992, diciamo che lo scarto temporale è evidente – in mezzo dev’essere successo qualcosa, questo è sicuro). E non sapete che delusione… e quante volte mi sono trovato a singhiozzare quando partivano le note Auschwitz o Canzone per un’amica. Il bello però è che così ho scoperto anche Guccini. Lo chiamate poco? Io direi che, in fin dei conti, poteva andare peggio. Anche perché mi era permesso andare in giro per casa dicendo: Dio è morto. Ribellione punk. Ahhh.
Incredibile, più ci penso… e adesso che “mi sono costretto a farlo” è quasi una droga… più mi accorgo che andando a scavare nel mio passato, la musica è il segno che demarca molti degli avvenimenti. Molte esperienze. Ma per questa notte sono stanco e non riesco a trovare le parole giuste per descrivere tutto, perciò mi fermo e continuo un altro giorno.

E visto che ho gli occhi che mi si ribaltano… mi metto su un’ultima canzone, prima di spegnere questo dannato Pc e riprenderlo in mano nei prossimi giorni. Questa mi ricorda un libro… ma è un’altra storia che, forse, non verrà raccontata.

Europe – Prisoners in Paradise

A rivederlo adesso mi vengono le lacrime… non perché sia un ricordo così tenero, sia chiaro. Mi vengono le lacrime per l’ozono. Poveretto. Per tenere insieme la capigliatura degli Europe devono aver sparato spray a nastro ahah. Oltre, ovviamente, che in questi video c’è sempre una fastidiosissima brezza che sventola i capelli dei musicisti, anche quando sono incapsulati nel vuoto assoluto.
C’è poco da fare, un tempo li facevano veramente truzzi e genialmente bovari i video.

Enjoy.

4 pensieri su “Pictures in a frame # 1

    1. Come fai a non amare una canzone che inizia con un assolo?! Eheh. I Queen li ascoltavo a ripetizione quando ero un ragazzino, adesso molto molto meno (mea culpa), ma hanno un ruolo importante.

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