Reach For The Sky

Ebbene si,
Ancora una volta alla breccia, cari amici, ancora una volta!
Stiamo arrivando al weekend e sento già il profumo degli alberi, del sole che scalda la terra (ah, il profumo della terra cotta al sole è indimenticabile… soprattutto se è carico dei miasmi del bitume. Una vera delizia per le vostre narici) e so che cavalcherò il vento.
Ma molto più probabilmente sarà all’insegna del cuffietta sui capelli (ah ah ah…), il grembiule da cameriera secsi, i guanti in lattice arancioni/gialli/verdi popolazione di Marte e tanta, tanta (ma veramente) tanta voglia di pulire quella tana per criceti che io chiamo amorevolmente casa. Poi non sarà una pulizia modello casalinga frustata (no, la dimenticanza di una lettera non è casuale, eheh), ma piuttosto una versione all’acqua di rose di un “metti sotto il tappeto e spolvera quello che vedi”. Non posso vedere il sole fuori dalla finestra come un cavia in laboratorio, non perché il mio obiettivo sia quello di diventare abbronzato… neanche se mi mettessi a 10 Km dal sole riuscirei a diventare un pò più scuro della versione tombale che sono adesso, ma diciamo che potrebbe essere una bella variazione sul tema “lavoro di spalle alla finestra”.
Anche se, cari miei, sto acquisendo una fantastica abbronzatura al neon che non tutti possono mostrare, colorito lento ma duraturo. Nel senso che perdura nel rimanere bianco. Vabbeh, non posso mica lamentarmi sempre no?
Ecco, per cercare di variare il menù di degustazione del weekend, ho in programma una gita in montagna con P. (che, onore a LEI, mi sopporta amorevolmente nonostante il mio umore più che mai ombroso di questi tempi… causato principalmente dall’avere a portata di mano le ferie e notare che l’orologio sia sempre più lento nel suo andare avanti). Le montagne non sono un problema in questa Provincia, anzi, ce ne sono in quantità e decisamente anche di qualità, perciò la meta è fissata verso il Nord, verso il punto in cui il cielo si specchia nella terra… il lago di Vernago. Non è altissimo come posto, questo è sicuro, ma lo specchio d’acqua è talmente blu (per essere un lago artificiale) che è un piacere guardarlo. Non ho ancora capito se è nuotabile (si, non è un verbo, ne italiano, ma non è importante), ma tanto il mio piacere rimane unicamente quello di girarci intorno e andare a trovare una malga che mi rifornisca di cibo e bevande (acqua, si, acqua… se no muoio in montagna). E allora posso mettere i miei piedoni 45 sui sassi, uno dopo l’altro, calmo, tranquillo, in armonia con la natura. Sperando ovviamente di non incontrare turisti. In tutte le forme. Sono estremamente intollerante nei confronti del turista.
Ed ecco che sorgono le immagini tipo Il Gladiatore, quella con la musica della pubblicità stile Mulino Bianco sotto, in cui io cammino tranquillamente in mezzo alle sterpaglie, i fili d’erba alti mezzo metro ed io con le mani aperte che sfioro tutto. Camminando in mezzo a tutto. Lasciando che tutto mi circondi e trovando il tempo di evitare quel maledetto sasso che mi farà finire ruzzoloni e faccia in giù qualche decina di metri più avanti. Cosa che mi renderebbe nervoso. Non poco eh. E il sole mi scalda il viso, il corpo, lo zaino, l’acqua nello zaino (ahhhh) e finisci per sudare come un lottatore di sumo in una sauna. Cose da star attento che scivoli su te stesso facilmente e senza neanche pensarci.
L’importante, comunque, è uscire di casa e lasciarsi alle spalle la sedia, il tavolo con il Pc ed il balcone rivolto rigorosamente a Nord… sole poco e malvolentieri. Il Feng-Shui mi fa una pippa. L’essere fuori con un ritmo naturale è qualche che è impagabile, insieme al silenzio ed all’ottima compagnia di P. Anche se io non cerco propriamente il silenzio (cioè, si, anche perché non è che parlo a rotta di collo, ma anche no, dipende un pò dalle giornate…), ma diciamo che il suono di una montagna che vive è meglio che quello di una città morta. Ed in estate è qualcosa di estremamente sgradevole quanto si propagano nell’aria le tonalità fastidiose del clacson e delle frenate, il suono del motorino. Vince il contest della cosa sgradevole estiva: il guidatore. Praticamente un gibbone al volante e bendato. Una delle forme di vita più primitive e pericolose in assoluto. Ma mi fermo qua. Il veleno lo lascio per altri post.
Qua c’è serenità. Qua c’è tranquillità.
E intanto i minuti passano e io mi rilasso sulla mia sedia, cercando di scollare le braccia dal tavolo e sperando che nessuno, ma dico NESSUNO, telefoni e mi chieda qualunque cosa. Anche solo l’ora d’uscita.

Storpiando un film di assoluta insipienza: IO SONO TAPPEZZERIA

E, sullo sfondo, gira questa canzone qua… che fa venire voglia di restare aggrappati al surf a sorseggiare un Cuba Libre e leggersi qualche romanzetto schifildo.

 

4 pensieri su “Reach For The Sky

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