Remember the Time…

Ebbene si.

Ho prenotato le ferie. Ok, niente di enorme, qualche giorno via. Ma diciamo che è un piccolo passo per l’umanità ed un grandissimo passo per il mio umore.
Ferie. Che parola armoniosa. Praticamente è come aprire la finestrella della tua stanza e incominciano ad entrare fragranze di erba tagliata, vento mattutino, un sole pigro ed il colore verde delle montagne. Vacanza. Sono sensazioni e emozioni, un ricordo di gioventù e di spensieratezza. Si, proprio spensieratezza. Quando finivi la scuola e sapevi che davanti a te c’erano tre mesi di completo ed assoluto relax dalla monotonia dello studio. Fluttuavi ed il riposo che hai avuto la prima notte finita la scuola sai che non lo avrai mai più… potrai dormire anche fino alle 4 pm ma non sarà mai come quella prima notte, così carica di aromi estivi e leggerezza.
E la coscienza che il giorno dopo sarà… vacanza. Queste emozioni, in piccolo e molto scolorite e slavate, le puoi assaporare nel momento dell’arrivo del weekend, quando ti stai avvicinando al meritato riposo e sai che il giorno più bello è venerdì sera. Si, venerdì sera. Non sabato. Sabato è un’ottimo giorno, la tranquillità del pieno fine settimana. Ma il venerdì ha la magia delle possibilità, delle potenzialità ampie e della risata. Il giorno dopo ci sono ancora due giorni di riposo. Il sabato presuppone l’arrivo della domenica e del suo carico di piccoli scricchiolii e destabilizzanti pensieri verso la settimana che verrà. Il venerdì non c’è niente di tutto questo, sei te e tutta una notte di fronte. Guardi fuori dalla finestra e sai che TU PUOI. Puoi essere quello che vuoi, quanto vuoi. E ripensi alle vacanze delle medie, quando non lavoravi, quando il tuo unico problema era quello di trovare abbastanza amici da fare una partita di calcetto nel giardino/campetto sotto casa tua. Le squadre, il pallone che rotola, le urla di gioia e, soprattutto, l’appropriazione del nome del proprio idolo calcistico. Quante volte ti sei ritrovato a giocare contro tre Klinsmann e un paio di Bergkamp. Aggiungi un paio di Rui Barros e qualche Caniggia e Valderrama (ma quanti avrebbero voluto battere i rigori come Völler – ah dio mio!!), potevi tranquillamente formare una nazionale di omonimi. Ma il divertimento c’era, perché il nome che ti prendevi determinava anche la capacità di giocare. Una sorta di osmosi della capacità pallonara solo perché tu eri… (aggiungi te il nome a piacimento). Il doppio passo e lo sguardo di Schillaci. Totò! Ah, quanti ricordi di bambini che segnavano o subivano un fallo e tentavano di fare pena con lo sguardo sgranato… ma se al Totò riusciva… beh, ecco. E poi i gol, le risate, le parolacce (miti, senza bestemmie, senza troppa pesantezza ma con quella punta di cattiveria che solo un bambino sa mettere) e le insolazioni. Le serie insolazioni. I colpi di caldo e l’acqua sempre scarsa. E le pause per andare a bere, sempre al limite della disidratazione e con la lingue che raschiava il pavimento. 

E noi eravamo la. Forti e presenti. Con tutte le vacanze davanti. 

Con il sole sulla faccia e la consapevolezza che fra un mese (o poco meno) sarò sulla breccia. Un pò come quel famosissimo quadro romantico… Il Viandante Sul Mare di Nebbia. 

 

Anche io sono così. Io Posso. 

E vedo l’orizzonte. 

E nel sottofondo gira questa canzone QUA.

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7 Replies to “Remember the Time…”

      1. Eh, ma stavolta vò da solo, pijio er volo e ‘namo 😀
        in verità vado in macchina… ahahaha

        Non so proprio i dialetti, oltre a quello della provincia vicina… ahahahahah 😀

Si!?

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