La Casa sull’Estuario

Ciao mondo,
anche oggi apriamo all’insegna dell’intellettuale, cosa che mi fornisce quella patina di credibilità quando sparo le mie amene minchiate. Bene, a parte le letture più o meno deviate o complicate, vorrei citare uno dei miei scritti preferiti in assoluto: La casa sull’estuario di Daphne Du Maurier. La scrittrice è sicuramente più conosciuta per altri libri (es. Uccelli di Rovo – che il sottoscritto non ha mai neanche letto) ma per me questo La casa sull’estuario è, e rimarrà, IL libro della Du Maurier. Strutturato su una base che mischia a piene mani due filoni conosciuti e navigati (il medioevo e il mai troppo citato “Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hide”), la casa sull’estuario vede un’incessante ed efficace gioco di backwards and forward temporali. L’ambientazione è suggestiva e rimanda ad un vivere più semplice, più a contatto della natura e datato nel tempo: la Cornovaglia. Essa diventa teatro di un doppio binario narrativo, quello “presente” e quello “passato”. Il primo vede il protagonista del racconto in vacanza  in Cornovaglia presso l’abitazione del suo amico Dottore, il quale lascia anche delle interessanti lettere con degli esperimenti che sta seguendo su una speciale droga (i cui flaconi sono stati opportunamente lasciata in casa…). Il protagonista, malleabile e curioso, non si lascia sfuggire l’occasione di provare l’ebbrezza di provarla e da qua incomincia il secondo binario narrativo ed anche più importante ai fini della riuscita del racconto.
L’ingestione delle droghe provoca un salto temporale in una Cornovaglia medievale. Qua il protagonista verrà a contatto con il suo alter-ego medievale, un cavaliere profondamente immerso nel substrato dell’epoca e perfettamente integrato in tutti i meccanismi di corte (che comprendono, come si può immaginare, anche trame, tranelli e omicidi). La guida medievale, ovviamente, non vede il visitatore del futuro, il quale, ammonito severamente dal suo amico Dottore di non toccare niente e nessuno, si limita a seguire con sguardo e scrupolo quasi giornalistico gli eventi accaduti diverse centinaia di anni prima.
Non entro maggiormente nel dettaglio per non far perdere il gusto di andare a leggere questo stupendo libro e seguire le vicende che accomunano il cavaliere-guida e il protagonista “moderno”. Quello che mi posso spingere ad affermare è la bravura della Du Maurier nel ricreare l’atmosfera, gli intrighi (spesso si avvicina ai lidi del thriller con cappa e spada) e il senso di spaesamento post-viaggio temporale.
Durante la lettura ammetto di essermi perso più e più volte a fantasticare, ad occhi aperti, sulle vicende del libro e, soprattutto, quanto potrebbe intrigante viaggiare a ritroso nel tempo e vivere da “protagonista” o, meglio, da osservatore quanto avvenne nel passato. Questo per poter finalmente dare una risposta concreta e sicura alla domanda: “chi siamo”, “da dove veniamo”?

Il finale è meno scontato del previsto e questo è punto a favore de La casa sull’estuario.

Ps: come tutte le pietanze prelibate a cui si accompagna un buon vino, io vi consiglio di accostare alla lettura del libro un brano dei Faun… ad esempio questa stupenda Satyros dall’album Reinassance.

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2 Replies to “La Casa sull’Estuario”

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