Dog Tired (in the fast lane)

Ciao mondo,
non so come, ma questa mattina mi sono svegliato urlando. Un urlo così profondo e doloroso, così terribile da farmi paura. E sanguinavo. Copiosamente. Ho tentato di tutto, mi sono tamponato la ferita con una maglietta, così da fermare l’emorragia ma è stato totalmente inutile. Finché non ho capito una cosa illuminante: stavo ancora dormendo.
E allora è stato il momento più bello della mia vita. Ho dormito così profondamente, con l’anima così tranquilla da rasentare uno stato di alterazione buddistico. Il buio era avvolgente, senza rumori, senza luci o colori. Solo dormire, una stanchezza così profonda e spossante da non farmi muovere.
Poi è suonata la sveglia. Quel maledetto cellulare aveva deciso che la sensazione di pace doveva finire. Immediatamente. Allora mi sono svegliato, appoggiandomi stancamente sui gomiti e aprendo forzatamente gli occhi. Terribile. Un peso. Capisco solo ora cosa significa per Atlante sostenere il peso del mondo. Per me è uguale quando devo alzare le palpebre. Titanico sforzo. Scendo dal letto e mi dirigo lentamente verso il bagno… sbattendo la testa contro lo spigolo. Non sto a raccontarvi i santi che ho tirato giù. Il rivolo di sangue che scendeva sulla fronte era la testimonianza del fatto che dall’incontro/scontro con la porta, la peggio non l’ha avuta il legno, ma il cranio del sottoscritto. Tanto per non farmi mancare nulla, nella cecità del dolore barcollo allegramente fra una porta e l’altra (sono due, ma ne vedevo quattro) e tiro una bella pedata contro la parte bassa della stessa. Gioite o Voi che sarete i primi. Sia lodato il Signore. E tutte queste fantastiche espressioni della mia fede sono sgorgate come rugiada dalla mia bocca ed il mio cuore pulsava dell’amore verso il Creato. Se il legno potesse ridere, riderebbe di me.
Poi è successo qualcosa di incredibile. Ho scoperto che, in realtà, stavo dormendo. La sveglia non era ancora suonata e io ero nel letto. Tranquillo, catatonico come solo uno estremamente spossato può essere. Vagamente simile al porfido, non come consistenza (sia mai) ma come mobilità. Un gatto di marmo in un letto.. meglio, un divano-letto.
Ed il sonno poteva continuare. Continuava senza essere smosso, increspato, da niente che non fosse un minimo fascio di luce del sole che incominciava a filtrare dalle tapparelle (ammetto che era quasi improbabile… visto che era solo uno scherzo di luce, prima del classico tempo uggioso).
Alla fine, come tutte le cose belle, suona la sveglia… ed anche il sonno ristoratore finisce. Mi alzo. Le tapparelle vengono alzate con un suono simile ad un panzer alla carica ed il barcollamento è quello conosciuto dai migliori alcolisti non anonimi. Il bagno è la luce in fondo al tunnel e io la raggiungo. I gesti sono meccanici. Programmati. La schiuma da barba è finita, con conseguente nuovo decalogo delle cose che mi piacciono di più nelle religioni esistenti. Vada per barba non fatta e sorriso smagliante. O, almeno, è quello che estraggo dal comodino dei sorrisi. Colazione spartana e via verso nuove avventure che significano lavoro e la coscienza del fatto che il mondo non ha apprezzato le lodi sperticate riservate di prima mattina. La pioggia è incessante, il freddo autunnale fa storgere il naso. Salgo in macchina ed eccoci intasati nel traffico e guardare le altre persone che, sfigurate dagli ultimi segni di un sonno inquieto, si dirigono verso il lavoro, insieme al sottoscritto. Fortunatamente il barcollamento finisce ed entro in ufficio con tutta la carica che può avere un condannato a morte. Gioia e Vivacità sono rimaste a dormire, maledette loro e la loro pigrizia. Domani le sveglio prima. Ti siedi e sfogliando il giornale ti tagli con la carta (succede no?), sottile apprezzamento verso la incredibilità disponibilità di Eva (si, quella Eva) e via. Ti getti a telefonare, preventivi e ordini come non ci fosse un domani. Se solo qualcuno rispondesse positivamente potrebbe essere una giusta ricompensa per il lavoro fatto. Ma sembra che la Fortuna stia giocando a ramino con tutte le altre Dee precedentemente vituperate. Giri gli occhi e tappi il naso. Si va avanti, coltello fra i denti e nessuna pietà. Il primo che cede è un codardo. Il primo che cede è spacciato. Siamo tutti sacrificabili, qualcuno più degli altri. Le telefonate si susseguono, i vaffa anche (non miei, ne ricevo minimo minimo 5 a giornata – da contratto se ne ricevo sotto vuol dire che devo fare una telefonata in più). E la penna perde inchiostro. E la matita è spuntata… Ah, potenti mezzi. O tempora, O mores. O che palle. Vedete voi.
Ma poi, incredibilmente scopro che…

Pensavate sì che dicessi, scopro che è solo un sogno e posso continuare a dormire?

No no, cari miei. Qua siamo nella verità più pura. Perciò scopro che.. è finita la giornata ed inizia il fine settimana. E la sveglia non segnerà più il momento di alzarsi, a quello ci penserà l’Abitudine. Ed il fatto di aprire gli occhi pensando di sentire la suddetta suonare in maniera disarmonica è forzatamente reale e usuale.

E ti ritrovi… stanco morto nella corsia di sorpasso. E non è una bella cosa.

Ci vogliono ferie.

E mentre dici questo capisci che la tua giornata di oggi ha un ritmo circolare, infinito. E tu la assecondi. Ti muovi lentamente e ciondolando passi da un tasto all’altro della tastiera, finché non capisci che è ora di finirla e far ripartire questa giornata.
Rimetterla in moto.

E continui a sentirti… stanco morto nella corsia di sorpasso.

E metti su i KYUSS con Phototropic e sai che è cosa buona giusta. E vedi che il mondo è bello. E metti la freccia per rientrare.

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10 pensieri su “Dog Tired (in the fast lane)

  1. io stamattina mi sono svegliata due/tre volte causa sogno/film. praticamente ero il protagonista di the walking dead Rick Grimes, circondata da zombie in ogni dove, e in una prigione volante… mi svegliavo ogni volta che venivo completamente circondata e stavano per mangiarmi… che brutte cose!

    1. Guarda, ti capisco. Nonostante ci siano volte che questi sogni morbosi mi prendano un casino (riesco a perdermici dentro), a volte sono talmente realistici che è incredibile. Ti svegli con la netta sensazione che non sia stato un sogno, ma solo un ricordo!! O.o

      1. Urco, ti piacciono i lunedì… praticamente sei come la classica “una su un milione” 😀 eheh. No no, i lunedì sono traumatici. Iniziare la settimana al martedì è un modello di vita eheheh

      2. ti capisco sul “non riesco a fare niente”, ma è proprio quando rientro dal lavoro che incomincia “il fare qualcosa” (qualcosa che mi piace, intendo eheh).

Si!?

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