Trainspotting (Irvine Welsh)

Ciao mondo,
ci sono libri che, volenti o nolenti, entrano nella tua vita con la forza di un Caterpillar in un negozio di origami.
Ecco, Trainspotting è stato uno di questi. Maledetto Welsh e, soprattutto, maledetto Danny Boyle ed il tuo maledettissimo film. Come poche volte succede, questo romanzo l’ho approcciato a passo di gambero: ho visto il film di Boyle e poi, fulminato dai dialoghi e dalla malattia palpabile dei protagonisti, ecco che sono andato alla ricerca del libro. Con esso, ovviamente, c’è stata la scoperta dell’autore e “amore a prima vista” (eheh – sic). Quanti di voi non stanno ancora ridendo alla scena del cesso di Edimburgo? Renton che corre come un disperato sotto gli effetti deleteri della diarrea e sogna bagni da 5 stelle per poi accontentarsi del peggior cesso di tutta la Scozia… un piccolo classico. Come anche la totale e irrazionale pazzia di Begbie nel pub? Altro gioiello.. Ecco, da queste perle sono partito e mi sono arenato di fronte al libro di Welsh, non sapendo che Danny Boyle aveva trasmesso su schermo una versione per educande del libro. Irvine Welsh ha gettato in Trainspotting tutto quanto di peggio c’è nella società scozzese (e tutto il meglio), paura, rancore, redenzione, vita e morte. La dipendenza da eroina è la guida del libro, ma sono più spesso le lotte per uscirne che ne condizionano l’andamento e la drammaticità. La società ferma in un rigore tutto thatcheriano e, nello stesso tempo, scossa dai fremiti di una ribellione alla privatizzazione (che poi saranno i prodromi di questo Trainspotting e cioè il prequel Skagboys). Il sesso è sporco, senz’anima, gettato alla rinfusa e strofinato via con uno straccio unto. Ma non sempre è così. Qualche volta, svanita la nebbia della dipendenza, ecco che emerge qualcosa di simile ad un sentimento, il barlume di un essere umano che c’era ed è stato annichilito a suon di oppiacei. Lo scozzese per eccellenza (Sean Connery – ma nella sua interpretazione più famosa: l’agente James Bond) viene posto come Virgilio a guida delle gesta di Simon “Sickboy” Williamson (pappone, drogato, arrivista ed infido amico di Mark “Rent” Renton – praticamente il lato calcolatore e cinico della coppia Renton – Sickboy) e, perciò, spogliato di sublime per renderlo quasi fantoccio. Di Renton, il protagonista, c’è poco da dire che non sia stato detto, letto, visto e conosciuto: il ragazzo in affitto è diverso dagli altri. Ha studiato, ha opinioni personali formate da anni di studio (anche universitari) ma la droga è stato il richiamo e il sedativo per la vita. Il percorso di “redenzione e consapevolezza” di Renton passa attraverso notti sballate e lutti ma anche attraverso l’amicizia con personaggi borderline come Begbie e l’affetto per Spud. Il primo è uno psicopatico violento (reso perfettamente da Carlyle nel film, ma nel libro è un colosso a quattro ante), con indole al machismo più assoluto ed al furto, il tutto ben carburato da una dipendenza all’alcool e alle anfetamine (ma niente eroina, Begbie è categorico e orgoglioso del suo status, senza riconoscere in sé stesso le stesse devianze); il secondo è il classico “buono”, quasi per caso nella compagnia degli sballati e fuori posto per i sentimenti che trasudano dal suo personaggio. Praticamente un anti-antieroe ma anche un caso irrisolto di indifferenza della società verso la persona in difficoltà.

La storia però, oltre che dare uno sguardo alla Scozia del secolo scorso (sembra distante anni e anni, ma è realmente dietro l’angolo) con tutte i suoi problemi personali, sociali e del nascente “circo della droga”, è un romanzo d’amicizia. Un’amicizia amara e avvelenata, pronta ad accoltellamenti e senza il finale rosa che tutti si aspettano nei libri. Il personaggio cattivo, seppur modificato dagli eventi, rimane vagamente spregevole e non sempre si è portati a supportarlo nelle sue attività. Anche se, indubbiamente, non si può non simpatizzare con lui.
Un unico input: la droga (anche quella socialmente accettata come il Valium) è il cordone ombelicale che tiene insieme tutti i personaggi come burattini, smuovendoli per le vie di una Edimburgo caotica e indifferente. Ma gli oppiacei sono anche la chiave per la liberazione e la crescita di uno dei protagonisti (nessun suggerimento per chi non ha visto né il film né letto il libro).

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4 pensieri su “Trainspotting (Irvine Welsh)

  1. Rent è uno dei miei grandi amori.
    Anyway, se ti è piaciuto Trainspotting leggiti anche Colla, sempre di Welsh. È pazzesco quel libro. Non so descriverlo bene come tu hai descritto Trainspotting, ma insomma…be, se ti capita leggilo.

    1. Grandissima, mi fa piacere che hai apprezzato la mia recensione. Trainspotting è uno dei miei libri preferiti e non posso che concordare anche su Colla. Praticamente è un prequel del prequel (visto che il prequel di Trainspotting è Skagboys, ottimo libro fra l’altro).
      Devo ammettere che tutti i libri di Irvine Welsh mi hanno emozionato e, pian piano, troveranno posto su questo blog 🙂

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