Song For The Broken Ones

Ciao mondo,
ritorno nuovamente su un tema a me estremamente caro: la musica. Strano vero? La musica è unguento per il dolore, è voce dei depressi, degli sconfitti, di quelli che sono “rotti e piegati”, delle persone che non vedono una via d’uscita. La musica è terapia. Stiamo vivendo in un periodo tumultuoso, luttuoso ed insanguinato (leggete anche in versione metaforica please) e abbiamo poche vie di fuga, vie che non contemplano necessariamente (l’auto)distruzione di qualcosa/qualcuno e queste si possono riassumere nella poesia scaturita dalle parole di uno scrittore, nella magia fornita dalle immagini di un film che ci fa sognare (qualunque siano i sogni a cui ambite) e, per quanto mi riguarda, le emozioni racchiuse in un insieme di note o nella melliflua voce scandita dalle melodie – la musica in poche parole.
Quelle sequenze di note mi permettono di aggrapparmi a ciascuno spartito come ad un canotto di salvataggio, camminando in punta di piedi sulle rullate della batteria e pulsando di vita sulle corde del basso. La voce è la mia voce, il grido è parte dell’ansia che contraddistingue il dibattito interiore – la calma contro la tempesta, la pace contro la rabbia.
La musica è medicina per l’animo tormentato, grotta dove nascondersi e scudo contro l’esterno. Amplifica i nostri sentimenti ed è il ripetitore di parole che, per un motivo o l’altro, spesso non sappiamo di poter dire o di dover dire. Ed ecco che ci aiutano, ci prendono per mano e ci accompagnano verso la tranquillità, la sospensione.
Non ha importanza il genere che amate, non è questo il punto, ciascuna musica ha in sé qualcosa di magico e primitivo allo stesso tempo. Proviene da quando il tempo non era calcolato e perciò, pur essendo principalmente una questione “di tempo”, è fondamentalmente estranea al concetto di tempo e spazio. Impermeabile al concetto di decadimento ma non a quello di oblio… per questo le canzoni non muoiono, ma rimangono silenti e latenti, finché non vi ritrovano nuovamente. Perché esse, non seguendo né tempo né spazio, hanno volontà propria e vi trovano e non sarete mai voi a cercarle.  E così sia.

E visto che la musica è terapia, il mio medico personale, il Sig. Roger Waters dei Pink Floyd, mi consiglia una cura con Comfortably Numb. Come non concordare con loro quando ti chiedono:

“Come on, now,
I hear you’re feeling down.
Well I can ease your pain
And get you on your feet again.
Relax.
I need some information first.
Just the basic facts
Can you show me where it hurts?”

Enjoy,
S.

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Si!?

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