Sweet Little Cult Isn’t Cult No More

Ciao mondo,
hai notato una delle più inquietanti, belle, contraddittorie e affascinanti pratiche degli appassionati di musica? Quella di difendere strenuamente la “propria” band dalle mani/orecchie della gente e potersene vantare come “cult band“. Cosa che è particolarmente ammirabile, visto che più la difendi, più questa band è TUA e rispecchia sempre più un tuo certo modo di intendere la musica/l’attitudine musicale. Condividerla significa pubblicizzarla, renderla visibile e “svenderla”, anche se, logicamente, in un termine molto generico. Il fenomeno della condivisione mortifica lo status della band, la rende “normale”, non più così speciale da meritare un tuo approccio quasi religioso. Ma, nello stesso tempo, si è spinti in maniera quasi fisica a farne menzione: sia essa casuale o mirata, la citazione della cult band diventa un modo per essere nella stretta cerchia di conoscitori, in una élite musicale in cui solo poche persone hanno accesso. Quando poi si trova lo sparring partner (anch’esso geloso del gruppo o convertito al suo culto), il nome della band diventa un passepartout verso comunicazioni in codice, risate cifrate e “link” extratestuali! Un miracolo di conversazione nascosta alle orecchie del popolo non eletto, dell’ascoltatore generalista. 
E proprio in questo momento sorge la spinta atavica alla condivisione della propria musica, un modo per contagiare il maggior numero di persone, con il preciso e sensibile retrogusto di amarezza verso la fine naturale che farà il gruppo: l’essere conosciuto ed apprezzato. Appena esso diventa di dominio pubblico, ecco che l’appassionato ha già il nuovo gruppo cult da proporre, il nuovo circolo esclusivo in cui inserirsi e vagheggiare una certa tecnocrazia, una monarchia illuminata. Ma è un cane che si morde la coda e, prima o poi, anche questo musicista/Cd/genere musicale sarà nuovamente rimesso in circolo per fargli acquisire la “meritata e sacrosanta” visibilità che merita a cui il popolo della radio non ha fornito necessaria attenzione. 
Questo fenomeno schizofrenico di conservazione-propagazione è assolutamente affascinante, probabilmente perché ne sono affetto io stesso e tendo a difendere a spada tratta le band che amo e poi provo, in maniera più diretta o con abili e subdole manovre, a promuoverle in cerchi concentrici sempre maggiori fino a raggiungere il massimo della visibilità che io, assoluto sovrano della propagazione della conoscenza (sic – cogliete l’ironia please), ho decretato potessero raggiungere. Logicamente non tenendo conto che ogni link creato, ogni collegamento con altra persona è potenzialmente un ripetitore per la stessa band. 

Perciò mentre voi popolo della radio vi deliziate le orecchie con l’ultima hit del momento, io mi giro dall’altra e vado a sondare l’act underground inneggiando alla sua purezza, all’essere esente da qualsiasi tentazione mainstream e, cosa più importante, dell’essere conosciuto dal sottoscritto e da una piccola (!?) moltitudine di gente. 

… E mi ascolto questa gemma QUA… ma non ditelo a nessuno!

Enjoy,
S.

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