Lynyrd Skynyrd – Wound Upon Wound #1

Ciao mondo,
dopo un pò di ragionevoli deliri, ritorno a frequentare un argomento di caratura musicale e, nello specifico, una delle mie band preferite di tutti i tempi. Ne ho millemila band che apprezzo, amo e seguo con fervore religioso, ma di tutti i Lynyrd Skynyrd hanno un posto speciale. E no, caro mio, non è Sweet Home Alabama che mi ha colpito, no no, anzi… la loro canzone più conosciuta, per quanto sia orecchiabile, apprezzatissima e anthemica, non è la mia preferita ed è stata solo la porta d’entrata per scoprire questa band. Quello che è di stupefacente nei Lynyrd Skynyrd è la loro sfiga cosmica unita ad un talento fuori dal comune. Nel southern rock sono considerati degli idoli (ma non solo), hanno messo paura persino ai The Who quando hanno aperto per loro (vorrei sottolineare un concetto, i The Who… non la prima band che passa nel pub sotto casa tua) ma la loro capacità musicale è, e sfortunatamente sarà, unicamente al secondo posto dietro alla quantità di scalogna che hanno avuto! Fra morti, incidenti, risse e via dicendo, i Lynyrd sono una delle band più tempestate di avversità che conosca (a parte, bisogna dirlo, i Soilent Green… anche loro hanno un carico di rogna mica da ridere).
Si può entrare nel mito dopo solo due album? Certo, se quella doppietta di LP non è che Lynyrd Skynyrd (pronounced ‘lĕh-‘nérd ‘skin-‘nérd) e Second Helping. Ragionate: trovatemi una band odierna che nel suo disco d’esordio ti colpisce con un knock-out del calibro di Free Bird, Tuesday’s Gone (no, non sono i Lynyrd Skynyrd che hanno coverizzato i Metallica… ma perdio!), Simple Man [solo per restare nel primo disco] e pezzi da novanta come I Need You (una delle canzoni più romantiche in assoluto), Working For MCA o Call Me The Breeze (cover di JJ Cale… ma ne guadagna in tutti gli aspetti, con buona pace del buon JJ). Nel caso foste interessati, basta cliccare sulla canzone per capire in maniera ottimale di cosa parlo e del perché non è facile resistere alla tentazione di diventare dei fan degli Skynyrd. Se pensate che uno dei main songrwriter non è altro che Allen Collins, uno che la chitarra l’aveva studiata da autodidatta, allora ti viene un colpo al cuore. Scherziamo? Non ho la metà del suo talento neanche a cercarlo su internet. Ai Lynyrd Skynyrd piace vincere facile ed avere qualcuno come Ronnie Van Zant alla voce (con buona pace del pur bravo Johnny Van Zant), capace di distillare clandestinamente un equilibratissimo mix di Rolling Stone, blues nero, Merle Haggard e quanto di più folk e roots puoi trovare nella calda prateria sudista, è un poker d’assi.
Come in ogni bella storia, logicamente, il successo richiede i suoi tributi (in sangue, in motivazioni o altro) ed ecco qua che il massacrante tour a seguito di Second Helping mette KO il batterista Bob Burns e fa entrare Artimus Pyle (l’uomo dalla configurazione di piatti sulla batteria più alta in assoluto ah ah) e anche l’atmosfera di amore&fratellanza che regnava con il produttore dalle mani d’oro (Al Kooper) viene meno – Nuthin’ Fancy ne è la prova tangibile. Album leggermente sotto tono, ma con qualche brano di uno splendore così illuminante che fa passare in secondo piano il conflitto interiore nella band: Saturday Night Special, Whiskey Rock-A Roller o il duo country/roots di I’m A Country Boy – Railroad Song.

Come anticipato, però, le ferite del fato si sommano e anche uno dei principali songwriting dopo Nuthin’ Fancy: il terzo chitarrista Ed King getta la spugna e sparisce, lasciando i Lynyrd Skynyrd privi delle loro tre bocche di fuoco (musicali). La formazione “ridotta” entra in studio e getta nel fuoco un disco piacevole (e prodotto, questa volta, dal leggendario Tom Dowd) ma non ai livelli dei precedenti. Gimme Back My Bullets ha degli ottimi momenti al suo interno, ma non raggiunge vette eccelse (per l’occasione viene rispolverato, nuovamente, anche il vecchio JJ Cale con I Got The Same Old Blues). L’anima country e folk emerge comunque, come anche l’attitudine “da strada” e storie di risse, tempi passati in carcere e sentimentalismi ambientalisti si mischiano e creano un Lp dalle potenzialità non espresse (ma pur sempre due o tre spanne sopra a 3/4 dei dischi che escono oggi).

Stiamo arrivando alla fine della prima parte caro mio, perciò resisti ancora poco poco, te ne prego. Il resto della storia te la racconto la prossima volta.
Dopo Gimme Back My Bullets i Skynyrd si imbarcano in un tour enorme (testimoniato da uno dei migliori live di sempre – insieme a quello della Allman Brothers Band – One More From The Road) e questo vede due novità fondamentali nella lineup dei Lynyrd: la prima è la presenza delle Honkettes (le tre coriste utilizzate anche durante le registrazioni di Gimme Back My Bullets) come backing vocals e la seconda, importantissima, novità è la presenza di Steve Gaines alla terza chitarra. Il trio di fuoco si ricompone con Rossington – Collins – Gaines che si dividono cortesie chitarristiche, assoli, slide (del buon Rossington, compositore assolutamente valido e tratto d’unione fra la nuova e vecchia formazione dei Lynyrd Skynyrd post-incidente aereo) e via dicendo.
La nuova lineup entra in studio ed incide un album dal titolo ironico (a posteriori): Street Survivors. Sfortunatamente è proprio la strada ad aver preteso la maggior parte dei tributi pagati da Ronnie&Co., ma LP in questione è un gioiello capace di riportare i Lynyrd Skynyrd alle vette dei primi due-tre album. La qualità delle canzoni è eccelsa, un mix perfetto di rock-blues bianco (qualcuno ha detto “Rolling Stones”? Ah, mi pareva… comunque era giusto cari miei), country, folk e, soprattutto, un Steve Gaines che si fa carico di aiutare Ronnie nella stesura delle canzoni. Il ruolo di Gaines come songwriter è fondamentale in questo momento della storia degli Skynyrd e si rivelerà la vera perla nascosta e solo per poco dischiusa: canzoni come You Got That Right, I Know A Little sono cooperazioni Gaines-Van Zant o solo Gaines… mentre non posso non citare That Smell (Collins – Van Zant) come brano di punta della vecchia tradizione boogie-rock dei Lynyrd Skynyrd.

Ma la fortuna non ha mai baciato i Lynyrd Skynyrd (e ce lo raccontano in diverse loro canzoni… leggetevi  i testi per capire meglio) e il tour seguente vede la fine della band con la formazione originale. Lo schianto dell’aereo su cui volava la band ci priva di Ronnie Van Zant, Steve Gaines, una Honkettes (la sorella di Gaines), il pilota e co-pilota, il manager. Il resto del gruppo rimase seriamente ferito.

Con lo schianto al suolo nasce il mito dei Lynyrd Skynyrd…. e dopo un pò di anni rinasceranno anche loro con una formazione rimaneggiata e capace di produrre ancora delle buone canzoni, ma senza l’alone di immortalità che contraddistingue questi primi, fondamentali, cinque album. Ma questa è un’altra storia e mantengo la promessa, te la racconto un’altra volta.

Enjoy,
Stefano

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